Frantz Fanon

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Frantz Fanon, ritratto fotografico

Frantz Fanon (Fort-de-France, 20 luglio 1925Washington, 6 dicembre 1961) è stato uno psichiatra, scrittore e filosofo francese, nativo di Martinica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Frantz Omar Fanon nacque in una famiglia discendente da schiavi africani, servi tamil e bianchi. La sua famiglia apparteneva alla piccola borghesia, ciò permise a Fanon di frequentare il liceo Schœlcher, una scuola per soli neri[1].

In seguito alla caduta della Francia nelle mani dei nazisti nel 1940, delle truppe della marina francese rimasero bloccate in Martinica. A causa della permanenza forzata sull'isola, i soldati francesi divennero "autentici razzisti". Vi furono numerose accuse di molestie sessuali. Gli abusi ai danni della popolazione locale da parte dell'esercito francese ebbero una notevole influenza su Fanon, in quanto rinforzarono i suoi sentimenti di alienazione e il suo disgusto per il razzismo coloniale. Durante la Seconda guerra mondiale combatté con la Resistenza Francese e in seguito proseguì i suoi studi di psichiatria, ottenendo la laurea nel 1951. Divenne responsabile di una divisione dell'Ospedale psichiatrico di Blida, in Algeria, lavorando soprattutto sull'adattamento dei test ai pazienti locali.

Durante la Guerra d'Algeria, egli collaborò apertamente con il Fronte di Liberazione Nazionale Algerino (F.L.N.) e ne divenne il portavoce. Nel 1957 venne espulso dal paese a causa della sua collaborazione con il Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (G.P.R.A.).

Si trasferì in Tunisia, dove scrisse molti saggi raccolti nel libro Pour la révolution africaine, uscito postumo. In questo libro Fanon si occupò di strategia militare e in un capitolo discusse in quale modo fosse possibile aprire un terzo fronte meridionale di guerra.

In questo periodo di frenetiche attività gli venne diagnosticata la leucemia. Si recò in Unione Sovietica per sottoporsi ad una terapia. Eseguì una ultima visita a Roma per incontrare Sartre, dopodiché si trasferì negli Stati Uniti, per seguire una nuova cura. Morì il 6 dicembre 1961, nel Maryland, sotto il nome di Ibrahim Fanon.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Nelle sue opere più famose, egli analizza il processo di decolonizzazione dal punto di vista sociologico, filosofico e psichiatrico.

La sua opera più conosciuta è I dannati della terra, che è stato concepito come un manifesto per la lotta anticoloniale e l'emancipazione del "Terzo Mondo". L'opera venne pubblicata per la prima volta nel 1961 da François Maspero con la prefazione di Jean-Paul Sartre. Ne I dannati della terra Fanon analizza il ruolo della classe, razza e violenza nell'ambito delle lotte di liberazione nazionale, si auspica l'avvento di un nuovo modello mondiale, totalmente svincolato dai modelli politico-sociali precedenti, realizzabile tramite una rivoluzione globale (avente qualche richiamo con le idee rivoluzionarie trozkiste) che innanzitutto formi una classe sociale svincolata dall'influenza e dai "benefici" degli imperialisti.[2]

Quest'opera ebbe una notevole influenza su leader rivoluzionari quali Ali Shariati in Iran, Steve Biko in Sudafrica e Ernesto Che Guevara a Cuba. Tra questi leader, solo Guevara si interessò alle teorie di Fanon sulla violenza; Shariati e Biko si interessarono rispettivamente all'idea dell'"uomo nuovo" e della "coscienza nera". L'influenza dell'opera di Fanon si estese ai movimenti di liberazione palestinese, ai tamil, agli irlandesi, alle Pantere Nere ad altri movimenti che lottavano per la autodeterminazione.

Durante il suo soggiorno in Francia Fanon scrisse il suo primo libro Peau noire et masques blancs, un'analisi degli effetti della soggiogazione coloniale sulla psiche umana, in particolare descrive la sua personale esperienza di intellettuale di colore immerso in un contesto bianco ed elabora, in questa opera che è a metà strada fra un saggio di analisi ed un manifesto, le modalità attraverso le quali le relazioni fra colonizzatore e colonizzato vengono, per così dire, normalizzate dalla psicologia e dalla cultura. Fanon, che, per cultura e istruzione, si riteneva un francese a tutti gli effetti, evidenziò tutto il suo disorientamento causato dal razzismo francese provato sulla sua pelle. Secondo Fanon, il linguaggio assume un ruolo importante nella formazione di una coscienza e di una consapevolezza individuale, quindi esprimersi in lingua francese vuole significare l'accettazione, volontaria o coercitiva, della cultura francese, comprendente l'identificazione del nero come simbolo del male. Questi valori della cultura dominante, quando vengono assimilati e interiorizzati, creano una frattura fra la coscienza, la consapevolezza dell'uomo di colore e il suo corpo, che produce una alienazione.[2]

In traduzione italiana sono disponibili le sue opere maggiori: "I dannati della terra" (Einaudi, 2000) e "Il negro e l'altro" (Il Saggiatore, 1965). La recente pubblicazione in due volumi degli Scritti politici per i tipi di Derive Approdi rende interamente disponibile in lingua italiana tutta la produzione dell'autore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Victor Schœlcher fu il promotore di un decreto per l'abolizione della schiavitù in tutte le colonie francesi (27 aprile 1848). Fanon ne parla in Peau noire, masques blancs, Seuil, 1952, p. 51
  2. ^ a b (EN) Frantz Fanon. URL consultato il 17-10-212.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Peau noire, masques blancs", 1952, tr. it. "Pelle nera maschere bianche", Marco Tropea Editore, 1996; "Il negro e l'altro", Il Saggiatore, Milano, 1965.
  • "L'An V de la révolution algérienne", 1959, tr. it. "Scritti politici - volume II. L’anno V della rivoluzione algerina", Roma, Derive Approdi, 2007
  • "Les Damnés de la terre", 1961, tr. it. "I dannati della terra", Einaudi, 2000)
  • "Pour la révolution africaine", 1964, tr. it. "Scritti politici - volume I. Per la rivoluzione africana" (Prefazione di Miguel Mellino; Postfazione di Paul Gilroy), Roma, Derive Approdi, 2006

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