Doppiaggese

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Il cinefonico durante un doppiaggio (Cinecittà, 1972)

Il doppiaggese è una variante di una lingua che compare in alcuni film come risultato del doppiaggio[1][2]. Questa variante è caratterizzata da un linguaggio molto influenzato dalla lingua di partenza (la lingua straniera parlata dagli attori nel film) e da una sintassi e un lessico che risultano innaturali o artificiosi nella lingua di destinazione (la lingua parlata dagli spettatori)[3]. Il più delle volte, è un risultato imposto dalla necessità di trovare un compromesso fra traduzione del copione e rispetto dei tempi e del labiale dell'opera originale.

Si tratta di un fenomeno linguistico che «ha influenzato direttamente non soltanto l'intera lingua del cinema italiano (il cosiddetto filmese), ma anche l'italiano scritto e parlato tout court»[1], sia attraverso i «numerosi calchi, soprattutto dall'inglese [sia] soprattutto per quella generale impressione di artificiosa formalità e azzeramento delle varietà tipica di quasi tutti i doppiaggi, nei quali lo scaricatore di porto parla come l'avvocato»[1]. In molti casi, a causa dell'influenza pervasiva dei media sulla cultura di massa, le forme artificiose del doppiaggese si sono affermate prepotentemente, insediandosi stabilmente nella lingua di destinazione, fino a far perdere la percezione del loro carattere originariamente innaturale.

Il termine "doppiaggese" nasce come neologismo nell'ambiente degli addetti ai lavori, coniato con un intento a metà tra l'autoironico e il dispregiativo[4].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Definito anche «forma paraletteraria dell'oralità»[5], il doppiaggese si contraddistingue per la forte presenza di calchi, talvolta anche di errori grammaticali[6] o lessicali[7], l'uso di registri linguistici inadeguati al contesto e al livello di istruzione del personaggio[1], e in generale uno stile piatto e scarsamente inventivo, che tende a replicare le strutture della lingua di partenza[8]. Fabio Rossi definisce il doppiaggese «quella forma d'italiano ibrida tra falsa colloquialità (ricca di calchi e stereotipi), pronuncia impeccabile e formalismo»[9].

L'impiego del doppiaggese può portare a delle modifiche al lessico della lingua comunemente parlata: alcuni verbi prima inutilizzati divengono, per effetto della lingua usata nei film, più frequenti e, talora, assumono significati che originariamente non avevano. Ne è un esempio realizzare per rendersi conto/capire/avere consapevolezza, ricalcato dall'inglese to realize[6].

Interferenze linguistiche e sincronizzazione labiale[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, è da specificare che talvolta risulta complesso, se non impossibile, rispettare i movimenti della bocca o la lunghezza delle battute degli attori sullo schermo, così come il numero di sillabe: alcune traduzioni risultano forzate proprio per evitare di apparire troppo difformi dalla mimica degli attori[10].

D'altro canto, come è stato osservato in uno specifico studio dedicato al linguaggio delle fiction televisive[11], spesso le scelte del doppiaggese sono il frutto della sciatteria delle traduzioni, con appiattimenti e fenomeni di adesione letterale del doppiaggio televisivo all'originale inglese (sia britannico, sia americano) anche laddove non esistano esigenze di sincronizzazione. I traduttori sconfinano nel gratuito calco sintattico anche quando l'equivalente espressione italiana non porrebbe problemi di lunghezza: è il caso, ad esempio, di absolutely reso molto spesso e impropriamente come "assolutamente sì", divenuto ormai un tormentone, laddove la traduzione naturale sarebbe "certamente"[11][12].

Esempi di luoghi comuni del doppiaggese[modifica | modifica wikitesto]

Numerosissimi sono i calchi e le forme tipiche del doppiaggese che spesso, per un fenomeno di profonda interferenza, sono entrati stabilmente nell'uso non solo del filmese, ma anche dell'italiano, non solo nella variante popolare[1]. La seguente tabella mostra come alcuni luoghi comuni del doppiaggese non sono giustificati da esigenze di sincronizzazione: in alcuni casi l'equivalente italiano ha una lunghezza compatibile con l'originale, ma a volte il calco ha una lunghezza diversa dalla parola originale.

Doppiaggese Originale Equivalenti italiani
"A-ah" U-uh[13] Sì, d'accordo[14]
"Alle due del mattino" At 2 A.M. Alle due di notte[15]
Andare a "vedere qualcuno" To see someone Andare a trovare qualcuno
"Assolutamente (sì)" Absolutely Certo / Certamente
Avere una certa "visione" (di una persona, di un problema) To have a certain vision of (a person, a problem) Avere una certa idea[16] (di una persona, di un problema)
"Bastardo" Bastard vari insulti comuni dell'italiano
"Bere una tazza di tè" To drink a cup of tea Bere un tè[17]
"Ci puoi scommettere!" / "Ci puoi giurare!"[17] You bet! / You can bet! Senza dubbio! / Lo credo bene!
"Che te lo dico a fare?" Forget about it! [17]
"Classificato" Classified Riservato / Segreto
"Contattare (qualcuno)" To contact (someone) Chiamare (qualcuno)[18]
"Crimine" Crime Reato / Delitto[18]
"Dacci un taglio!" Cut it out! Smettila! / Piantala!
"Dammi un'altra chance" / "Dammi un'altra occasione" Give me another chance / Give me another opportunity generiche espressioni equivalenti dell'italiano, calco linguistico inconsapevole[16]
"Dammi ancora cinque minuti" Give me five minutes more Mi serve più tempo[16]
"Dare il cinque" / "Batti il cinque" Gimme five calco linguistico inconsapevole[16]
"Dipartimento" Department Ministero / Reparto (per esempio di grande magazzino)
"Egli è incredibilmente dolce" He's incredibly sweet È dolcissimo / È tenerissimo
"(Ehi,) amico" / "(Ehi,) amica" Hey, man / Hey buddy / Hey mate Senti, bello / Senti, bella[9][19]
"Esatto!" / "Già!" Exactly! / Exact! Sì / Hai ragione / Sono d'accordo[18]
"Essere al posto giusto al momento giusto" To be in the right place at the right time generiche espressioni equivalenti dell'italiano[16]
"Essere in condizione di fare" To be in condition to do Poter fare / Essere in grado di fare
"Fa' la cosa giusta"[16][17] Do the right thing generiche espressioni equivalenti dell'italiano[16]
"Fottuto" Fuckin(g) vari insulti comuni dell'italiano[18]
"Hai fatto una domanda da un milione di dollari" You've asked a million-dollar question Hai fatto una domanda impossibile[16]
"Ho una domanda" I have a question Devo chiederti una cosa[16]
"I suoi lavori" His works Le sue opere / I suoi scritti
Il mio "appartamento" è in… My apartment is in… La mia casa è in… / Abito in…[20]
"In cosa posso aiutarla?" / "(Come) posso aiutarla?" How can I help you? / May I help you? (Cosa) desidera? / (Di cosa) ha bisogno?
Io sono "assolutamente convinto" che… I am absolutely convinced that… Sono del tutto certo che…[16]
Io sono "convinto" che… I am convinced that… Sono certo che…
"Là fuori" Out there In giro / Da qualche parte[21]
Le sue opere "includono" La primavera e La nascita di Venere His works include "The Primavera" and "The Birth of Venus" Tra le sue opere vi sono La primavera e La nascita di Venere
"Lasciami solo" Leave me alone Lasciami stare / Lasciami in pace / Vattene[22]
"Lasciare l'appartamento" To leave the apartment Traslocare / Andare via di casa[23]
"L'ha imparato sulle ginocchia di sua madre" He learned it at his/her mother's knee L'ha succhiato col latte[16]
"L'hai detto!" You said it! Proprio così
"Lo voglio!" (nella formula di assenso ai voti matrimoniali) I do! Sì![17]
"Maledizione!" / "Dannazione!" / "Maledetto!" / "Dannato!" Goddam (it)! esclamazioni comuni dell'italiano[18]
"Manipolare" Manipulate Fare il lavaggio del cervello[16]
Mi prendi in giro "o cosa?" / Sei pazzo "o cosa?" / altre tag question[14]) …or what? …o no? / …per caso? (oppure la semplice omissione, in quanto pleonasmo[9])
"Non c'è problema" No problem Va bene
"Non ci posso credere" / "Non posso credere" I can't believe (it) È incredibile[16]
"Non è come andare in bicicletta" It's not quite like riding a bike Non è semplice come bere un bicchier d'acqua[16]
"Pensi di poter fare questo per me?" You think you could do this for me? Puoi farmi questo favore?[16]
Pivello Newbie Principiante, dilettante
"Porta il tuo culo qui" Get your ass in here Vieni qui / Vieni da me
"Porta via il tuo culo da qui!" Take your ass out of here! / Get your ass out of here! Vattene! / Vattene via! / Via dalle palle!
Prendimi le "mie" scarpe[18] Take my shoes Prendimi le scarpe
"Puttana!" You bitch! Stronza!
"Qual è il problema?" What's the problem? Cosa c'è che non va? / C'è qualcosa che non va?[16]
"Qual è il tuo nome?" What's your name? Come ti chiami?[16]
"Realizzare" To realize Accorgersi / Rendersi conto di[17]
"Riesci a sentirmi (ascoltarmi, vedermi)?" / "Puoi sentirmi (ascoltarmi, vedermi)?" Can you hear (see) me? Mi senti (ascolti, vedi)?[24]
"Salve, Alan" Hi, Alan Ciao, Alan[23]
"Sì?" (rispondendo al telefono) Yes? Pronto?
"Sì!" (in contesti diversi dalla risposta telefonica) Yes! Eccomi! / Dica!
Sì, "per favore"! Yes, please! Sì, grazie!
"Si rilassi" Relax Stia calmo[16]
"Sicuro!" (come olofrastico in risposte affermative) Sure! Certo!
"Signore" (nelle forme allocutive) Sir espressioni più consone a seconda del contesto: "professore" a scuola, "dottore" in ospedale, eccetera[16]
"Sono fiero" I'm proud Mi fa piacere / Sono orgoglioso
"Sono le (ore) dodici" It's 12 o'clock È mezzogiorno[17]
"Sto perdendo il mio tempo" You’re wasting my time Mi stai facendo perdere tempo
"Suggestione" Suggestion Suggerimento / Consiglio
"Tranquilli!" Be quiet! Zitti! / Silenzio! / State calmi (buoni, zitti)!
"Ti amo" (fra persone non innamorate) I love you Ti voglio bene[14]
"Ti sei salvato il culo" You saved your ass Te la sei evitata / Te la sei scampata
"Ti voglio bene" (come formula di commiato al termine di telefonate o incontri) I love you Ti abbraccio / Ti aspetto[14]
"Tu, idiota!" You idiot! Idiota![25]
"Uàu!" / "Uào!"[26] Wow! qualsiasi espressione o interiezione italiana per esprimere meraviglia, stupore, sorpresa, entusiasmo, eccitazione[17][27]
"Una classe" di analisi matematica A class of calculus Un corso[16] di analisi matematica
"Va tutto bene" It's all right formula di rassicurazione non usata in italiano, tipica dell'intercalare nell'inglese americano
"Virtualmente" Virtually Praticamente
"Voglio dire…" I mean… Cioè… / Insomma…

Ipercorrettismi[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno del linguaggio del doppiaggio è l'ipercorrettismo di alcune forme della prosa, dovute al tentativo maldestro dei traduttori di perseguire la ricercatezza del linguaggio[18]. Un esempio è dato dal debordare del congiuntivo nei doppiaggi televisivi, che domina nettamente sull'indicativo nelle forme verbali rette da che, chi, quale (ad esempio, 187 contro 2 nella versione italiana del film Nata ieri di George Cukor[28]): nei fatti l'uso del congiuntivo è diventato automatico ogni qualvolta il verbo compaia in proposizioni relative improprie introdotte da che, chi, quale, con effetti linguistici aberranti[18].

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'uso di calchi e di forme linguistiche tipiche del doppiaggese è così diffuso, anche nel linguaggio comune, da non essere, spesso, nemmeno percepito come estraneo. Alcune forme sembrano associate soprattutto alla dimensione mediatica del bagaglio personale di conoscenze: si tratta di quei parlanti il cui lessico è profondamente influenzato dalla notevole frequenza con cui tali forme ricorrono nel linguaggio della programmazione televisiva e, in minor misura, di quella cinematografica. Alcune di queste forme sono in grado di ingenerare reazioni di irritazione e rigetto, come è il caso dell'espressione «assolutamente sì/assolutamente no» (o «assolutamente», come avverbio isolato)[29][30]. Ad esempio, è stato osservato l'uso e l'abuso insistente dell'avverbio «assolutamente», in funzione sia affermativa, sia negativa, da parte di Fedro Francioni[31], personaggio televisivo dell'edizione 2003 del reality show Il Grande fratello[12]. La stessa accanita insistenza nell'indulgere all'uso intensivo dell'avverbio «assolutamente» è stata imputata a Simona Ventura dal critico televisivo Aldo Grasso[31].

Satira del doppiaggese[modifica | modifica wikitesto]

In molti casi, l'uso insistito di forme del doppiaggese fornisce lo spunto per satire e stroncature ironiche e divertite. Famose sono alcune gag incentrate proprio sulle stranezze e i tic strampalati del doppiaggese televisivo e cinematografico, come, ad esempio, un dialogo da telenovela messo in scena dal Trio Lopez-Solenghi-Marchesini[18]:

«Bevi qualcosa, Pedro? Perché non bevi qualcosa, Pedro?»

Significativa è anche la gag Chiquito y Paquito, il duo comico interpretato da Massimo Olcese e Adolfo Margiotta[18]:

«Ehi amico, dici a me?

Sì, dico a te! Fottiti!»

Un esempio dell'affastellarsi di tic linguistici provenienti dal linguaggio del doppiaggio televisivo e cinematografico è stato offerto da Filippo Ottoni, traduttore teatrale, in un suo intervento al convegno Esperienze di multilinguismo in atto, organizzato dall'Accademia della Crusca nel maggio 2009, nel quale interveniva in veste di presidente dell'AIDAC - Associazione italiana dialoghisti adattatori cinetelevisivi. In quell'occasione, Ottoni ha presentato un filmato[32], in cui due giovani si risvegliano dopo aver trascorso la notte insieme al loro primo incontro occasionale, senza nemmeno conoscere i rispettivi nomi: lo scambio di battute durante la prima colazione, con il contrasto tra l'espressione ricercata e stupita del ragazzo (Giovanni, purista della lingua italiana e seguace dell'Accademia della Crusca) e il linguaggio che sfoggia la ragazza («il mio nome è Sara... Sara Crusca», impiegata al MiBAC, l'attuale Ministero della cultura), pieno zeppo, in maniera parossistica, di tic e tòpoi linguistici di origine mediatica, è in grado di illustrare, secondo Ottoni, «il tipo di linguaggio col quale si esprimono molti nostri giovani nutriti esclusivamente di fiction tv e film afflitti dal doppiaggese»[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Fabio Rossi, Doppiaggese, filmese e lingua italiana, in Perdere la faccia, metterci la voce, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  2. ^ Di Fortunato e Paolinelli 2005, pp. 19-20.
  3. ^ Di Fortunato e Paolinelli 1996, p. 103.
  4. ^ Fabio Rossi, Il linguaggio cinematografico, Roma, Aracne, 2006, p. 265.
  5. ^ Di Fortunato e Paolinelli 1996, p. 43.
  6. ^ a b Letizia Pozzo, Italiano, lingua di doppiatori, in Viva Verdi, SIAE, n. 4, 2005, p. 46.
  7. ^ Perdere la faccia, metterci la voce, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  8. ^ Di Fortunato e Paolinelli 1996, p. 83.
  9. ^ a b c Fabio Rossi, Doppiaggio e Lingua, su treccani.it, Enciclopedia dell'Italiano. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  10. ^ Elena Cappuccio, Ciak, si doppia. L'adattamento delle serie TV (PDF), in Link, 95-103 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  11. ^ a b Gabriella Alfieri, Simona Contarino, Daria Motta: Interferenze fraseologiche nel doppiaggio televisivo: l'italiano di "E.R." e di "Beautiful", 2002
  12. ^ a b Vera Gheno, Sull'uso di assolutamente, in La Crusca per Voi, n. 27, Accademia della Crusca, ottobre 2003 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2014).
  13. ^ (EN) Definition of uh-huh, su merriam-webster.com. URL consultato il 22 novembre 2019.
  14. ^ a b c d Fabio Rossi, Il linguaggio cinematografico, Roma, Aracne, 2006, p. 311.
  15. ^ In italiano, le ore del mattino sono quelle dopo l'alba, in cui finisce la notte e inizia la luce del giorno. Si veda il dialogo infarcito di tic linguistici indotti dal doppiaggese nell'intervento di Filippo Ottoni al convegno Esperienze di multilinguismo in atto, Accademia della Crusca, maggio 2009.
  16. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Daria Motta, "Non ci posso credere...". L'italiano del doppiaggio televisivo, da Magazine, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  17. ^ a b c d e f g h i Filippo Ottoni, Intervento al convegno "Esperienze di multilinguismo in atto", Accademia della Crusca, maggio 2009
  18. ^ a b c d e f g h i j Di Fortunato e Paolinelli 2005, p. 20.
  19. ^ "Amico" e "amica" sono spesso usate sia in forma intercalare che in funzione funzione fàtica o allocutiva. Si veda il dialogo infarcito di tic linguistici indotti dal doppiaggese nell'intervento di Filippo Ottoni al convegno Esperienze di multilinguismo in atto, Accademia della Crusca, maggio 2009.
  20. ^ «In italiano […] si parla normalmente della propria abitazione come di "casa", sia che si tratti di appartamento, di villa o di una piccola soffitta» (Marica Rizzo, Recensione a Match point (Gb/Usa 2005)], in aSinc. Rivista in rete in italiano e in inglese di critica del doppiaggio)
  21. ^ In molti casi appare un'espressione pleonastica, per cui sarebbe preferibile ometterne la traduzione.
  22. ^ Il vocabolario Treccani. Sinonimi e contrari, Volume 1, 2003 (p. 527)
  23. ^ a b Marica Rizzo, Recensione a Match point (Gb/Usa 2005)], in aSinc. Rivista in rete in italiano e in inglese di critica del doppiaggio
  24. ^ Applicabile a tutti i verbi di percezione.
  25. ^ In inglese, contrariamente all'italiano, in questo tipo di espressioni si utilizza anche il pronome personale.
  26. ^ uàu, Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana
  27. ^ wow, Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana
  28. ^ Di Fortunato e Paolinelli 2005, p. 17.
  29. ^ Diego Marani, Spazza dizionario 2003. Si conclude il gioco delle «parole da buttare», un inventario della parole che i nostri lettori vogliono avviare allo smaltimento, Supplemento domenicale del Sole 24 ORE, 28 dicembre 2003
  30. ^ Giuseppe Antonelli, L'italiano nella società della comunicazione, il Mulino, 2007 (p. 36)
  31. ^ a b Aldo Grasso, Assolutamente sì, Simona e la Crusca, Corriere della Sera, 27 settembre 2004
  32. ^ Un dialogo possibile?, video sul «doppiaggese» presentato da Filippo Ottoni dell'AIDAC, al convegno Esperienze di multilinguismo in atto dell'Accademia della Crusca (interpreti: Laura Amadei e Gianfranco Miranda)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]