Chiesa di Santa Maria dell'Orto

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima chiesa di Castellammare di Stabia, vedi Chiesa di Santa Maria dell'Orto (Castellammare di Stabia).
Santa Maria dell'Orto
Eglise Santa Maria dell'Orto.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
Religionecattolica
TitolareMaria
Diocesi Roma
Stile architettonicorinascimentale e barocco
Inizio costruzioneXVI secolo
Completamento1567
Sito webSito ufficiale

Coordinate: 41°53′12.82″N 12°28′29.93″E / 41.886895°N 12.474981°E41.886895; 12.474981

Santa Maria dell'Orto è una chiesa di Roma, situata nel rione Trastevere, situata in via Anicia, 10.

L'interno in stile barocco

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'affresco sul soffitto

L'area su cui sorge è al centro di quelli che fin dal 508 circa a.C. furono i prata Mutia o campi di Muzio, ossia i terreni su cui si era accampato il re etrusco Porsenna e che il Senato romano donò poi a Muzio Scevola quale segno della riconoscenza di Roma per il suo eroico gesto[1]. La chiesa deve la sua origine ad un miracolo che si sarebbe verificato alla fine del Quattrocento (probabilmente intorno al 1488) ed ebbe grande risonanza in tutto il rione: un contadino ammalato (la tradizione orale parla di una grave forma di paresi) ottenne infatti la guarigione dopo aver pregato un'immagine della Madonna dipinta accanto al portale di accesso al suo orto. Ne nacque una devozione popolare per l'immagine e fu eretta una prima piccola cappella votiva e quindi una vera chiesa più grande, i cui arredi e spese per il culto furono forniti da 12 associazioni professionali ("università")[2]. Nel 1492 papa Alessandro VI concesse l'istituzione di una confraternita e nel 1588 (con Breve del 20 marzo) papa Sisto V la decretò "Arciconfraternita", conferendole altresì il raro privilegio di poter chiedere ogni anno - in occasione della Festa titolare - la liberazione di un condannato a morte. In occasione del Giubileo del 1825, come testimonia Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, fu infine decorata anche del titolo di Venerabile. Poiché la dignità di Arciconfraternita conferiva altresì la facoltà di aggregare a sé altre Confraternite ovunque erette nel mondo, nell'anno giubilare 1600 - con strumento notarile in data 30 aprile - le fu aggregata la Confraternita dell'Oratorio di Nostra Signora di Castello fondata a Savona nel 1260.

Iniziata nel 1489 da un ignoto architetto, la chiesa fu completata nel 1567. Essa presenta una facciata attribuita al Vignola (ma alcuni la attribuiscono a Martino Longhi il vecchio[3]), mentre l'interno si deve a Guidetto Guidetti, rinomato allievo di Michelangelo, il quale trasformò il progetto originario a croce greca (quattro absidi) nell'impianto a croce latina e tre navate.

La Madonna dell'Orto, incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1657 compare nella raccolta della fine del Settecento dell'incisore romano Pietro Bombelli. Si conservano opere dei fratelli Federico e Taddeo Zuccari, di Corrado Giaquinto e di Giovanni Baglione. La chiesa è ancor oggi custodita dall'Arciconfraternita di S. Maria dell'Orto[4] che, per anzianità di istituzione pontificia, tra quelle ancora attive in Roma è la più antica dedicata alla Beata Vergine e tra le prime in assoluto[5].

Il porto, le "Università" e la Confraternita[modifica | modifica wikitesto]

La zona in cui la chiesa sorge era - e rimase fino alla fine dell'800 - ad uso agricolo e di commercio, soprattutto all'ingrosso. Posta ai margini delle mura, non lontano dalla Porta Portese e nei pressi del porto di Ripa Grande, aveva un notevole rilievo commerciale, e la chiesa divenne il punto di riferimento delle associazioni professionali legate al rifornimento alimentare della città e dei navigli che - via Tevere - arrivavano e partivano da Ostia: non solo i produttori e i commercianti di derrate, quindi, ma anche gli intermediari e i fornitori di servizi.

Lapide di intitolazione dell'Università dei Fruttaroli (1747)

L'Arciconfraternita, aperta anche alle donne, riuniva infatti ben 13 "Università" (le associazioni di mestiere che erano l'equivalente romano delle corporazioni), la cui lista rende bene l'idea della rilevanza economica della zona. Ne facevano parte, infatti:

  • gli Ortolani e Pizzicaroli, fondatori;
  • i Fruttaroli;
  • i Sensali di Ripa, mediatori dei commerci locali;
  • i Molinari - e si capisce, data l'importanza dei mulini sul Tevere nel rifornimento di farine;
  • i Vermicellari, produttori di paste alimentari;
  • i Pollaroli;
  • gli Scarpinelli (ciabattini);
  • i Vignaioli;
  • e i "giovani", garzoni e lavoranti di diverse università.

(Il termine università derivava dal latino universitas - che significava "unione, associazione" - ma qui inteso nel senso più specifico di "aggregazione di tutti coloro che praticano la stessa attività").

Culto e celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il culto è celebrato la domenica e le altre feste di precetto alle ore 11,00.

La sera del Giovedì Santo viene allestita la monumentale "Macchina delle Quarant'Ore", il tradizionale "Sepolcro", struttura ottocentesca (su disegno però seicentesco, a motivi floreali) di legno intagliato e dorato sulla quale vengono collocate oltre duecento candele che illuminano la mistica penombra. È tra le ultime del genere ancora allestita in Italia, insieme a quella di San Domenico Maggiore a Napoli.

La Festa Titolare di Maria SS. dell'Orto è fissata alla terza domenica di ottobre. Nel corso della suggestiva cerimonia vengono distribuite ai fedeli le mele benedette, sia in ricordo dell'antica corporazione dei Fruttaroli che tanto contribuì alla ricchezza artistica della chiesa, sia per un motivo devozionale: il capofamiglia, a tavola, dividerà il frutto in tanti spicchi per quanti sono i familiari, per significare "l'unità nella diversità" del corpo mistico della Chiesa, secondo l'insegnamento di San Paolo (I Cor. – XII, 12).

La chiesa è anche il tempio di riferimento per la comunità cattolica giapponese di Roma.[6].

Un aspetto molto significativo da rimarcare è che la chiesa non è semplicemente un sacro edificio dedicato alla Beata Vergine ma un vero e proprio santuario mariano, ricco di precisi simbolismi. Ad esempio, la gloria terrena di Maria si sussegue appunto a livello di terra, lungo le pareti, a cominciare dall'Annunciazione, per poi passare a tutti gli altri episodi della Sua vita (Natività, Presentazione al tempio, Sposalizio, Visitazione, Fuga in Egitto, ecc.). La Sua gloria celeste (Concezione, Assunzione, Incoronazione) è invece celebrata nelle volte che formano il “cielo” della chiesa. In tal modo viene a crearsi un'autentica concentrazione monografica che, forse, è possibile riscontrare solo in pochi altri luoghi sacri. Ulteriori momenti simbolici sicuramente interessanti sono dati dagli ornamenti che attorniano i sei finestroni della navata centrale. Tali aperture consentono alla luce di irrompere nella chiesa con tutto il suo fulgore meridiano e illuminarla con i raggi solari, immagine speculare della luce della Fede che scende a dissipare le tenebre del peccato. Allo stesso modo, attraverso Maria, si è manifestato Cristo Luce del mondo, ed è per questo che le sei finestre recano decorazioni che a Lei si riferiscono. Ognuna di esse è cimata da una conchiglia di stucco dorato contenente un simbolo e a sua volta sovrasta un festone. Sul lato destro, la prima finestra vede una porta al centro della conchiglia e la scritta Felix coeli porta nel festone. La seconda, in alto un sole e una stadera nel festone. La terza, in alto una stella e la scritta Maris stella nel festone. Sul lato sinistro, la prima reca una torre in alto e la scritta Iter para tutum in basso. La seconda, una luna in alto e una stadera in basso. La terza, un'arca in alto e la scritta Foederis arca in basso. Quanto alla chiave di lettura di tale complesso ornamentale, essa è tanto semplice quanto mirabile. La Torre, l'Arca, la Porta e la Stella sono altrettanti attributi che si ritrovano nelle Litanie Lauretane, mentre i motti sottostanti – a parte il Foederis arca – sono ripresi dai versi di quell'antico e meraviglioso inno mariano che è Ave Maris Stella. Le finestre di centro non recano scritte ma solo una stadera, in quanto emblema discreto dell'Università mestierale dei Pizzicaroli che finanziò gli stucchi. Le conchiglie evidenziano invece un sole e una luna che si fronteggiano da un lato all'altro o, se si vuole, si alternano nel ciclo infinito del giorno e della notte. In tema di luce non poteva quindi mancare il riferimento ai due grandi luminari del firmamento (Genesi I, 14 e segg.), gli stessi che S. Ambrogio chiamò gli occhi del cielo e fari del mondo (Exameron). In effetti, nel simbolismo teologico della Chiesa Maria è la Luna, che riflette la luce del Sole, che è Cristo. La luce divina può così diffondersi nel nostro mondo, poiché non potremmo ricevere direttamente una luce tanto sfolgorante senza rimanerne abbacinati: la mitezza e dolcezza della Madonna costituiscono l'indispensabile mediazione. Nell'iconografia religiosa, infatti, Maria è molto spesso raffigurata avvolta in un manto azzurro tempestato di stelle e con i piedi poggiati su una falce di luna. Una valenza mariana è pure individuabile nelle piccole e grandi conchiglie sparse tutte attorno all'Assunzione dipinta da Giacinto Calandrucci sulla volta centrale. Per porre un solo esempio tra i tanti, è in un testo protocristiano citato da Giovanni Damasceno - il Physiologus - che troviamo un'altra conferma alla vasta iconografia che vede in Maria il mezzo mirabile mediante il quale l'umanità ha potuto ricevere il Salvatore: Il fulmine divino è penetrato nella conchiglia più pura, in Maria, la madre di Dio, e ne è nata una perla oltremodo preziosa. Giovanni Paolo II considerava tali santuari come case della Madre, ossia spazi d'incontro con Dio mediante Maria. In dettaglio, il santo pontefice affermò che i santuari mariani sono luoghi che testimoniano la particolare presenza di Maria nella vita della Chiesa (All'Angelus, 26 giugno 1987), quindi la chiesa di S. Maria dell'Orto sembra adempiere molto bene alla missione di testimonianza.

La chiesa nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

L'aspetto maestoso della chiesa ha fatto sì che spesso – in interni o in esterni – il sacro edificio sia stato prescelto quale set cinematografico per molti film, anche importanti: fra tutti, ricordiamo che nel 1945 furono qui girate diverse scene del celebre Roma città aperta di Roberto Rossellini, e precisamente tutte quelle che rappresentavano l'interno della chiesa di cui nel film era parroco Aldo Fabrizi nei panni di don Pietro (per l'esterno era stata invece scelta Sant'Elena a Ponte Casilino). All'interno vengono celebrate anche le nozze tanto "temute" da Alberto Sordi nei panni del ragionier Paolo Anselmi nella scena finale de Lo scapolo (1955) con Nino Manfredi, regia di Pietrangeli.

Il sagrato della chiesa appare nell'episodio Presa dalla vita del film I mostri (1963) di Dino Risi.

Fra gli ultimi, in ordine di tempo, si ricorda Il papà di Giovanna (2007) con la regia di Pupi Avati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

La delegazione giapponese; il primo in alto a sinistra è Julião Nakaura
  1. ^ Ridolfino Venuti, Accurata e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma, vol. 2, pag. 198; Roma 1824
  2. ^ Per la dettagliata descrizione delle vicende della chiesa e delle sue Università si veda il Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai giorni nostri di Gaetano Moroni (1857), pagine 190 e seguenti
  3. ^ Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, La chiese di Roma, p. 135
  4. ^ Ne è Camerlengo dal 2005 Domenico Rotella
  5. ^ Antonio Martini, Matizia Maroni Lumbroso - Le Confraternite romane nelle loro chiese - Fondazione Marco Besso, Roma 1963
  6. ^ Il rapporto tra la comunità giapponese di Roma e la chiesa nasce in antico: una missione giapponese composta da quattro dignitari era giunta a Roma, nel 1585, per incontrare il Papa. Una delle feste date in onore degli ospiti venuti da così lontano consisteva nella discesa del Tevere dal porto di Ripa Grande ad Ostia, cui doveva seguire una festa in mare con musici e suonatori. Ma si leva una tempesta, e tutti temono per la vita. Pregano allora la Madonna dell'Orto che avevano visitato prima di partire, e la tempesta si placa. Da qui un Te Deum di ringraziamento (anche da parte dei musici) e l'uso di una messa cantata in occasione dell'anniversario l'8 giugno, cui intervenivano rappresentanti dell'ambasciata del Giappone presso la Santa Sede e della comunità giapponese a Roma (Fonte: Enrico Pucci). Dal 2007, tuttavia, per motivi di migliore visibilità, l'evento viene commemorato nel corso della Festa Titolare. Nel mese di ottobre 2009 un ritratto di Giuliano Nakaura - uno di quei quattro ambasciatori, morto martire nel 1633 e beatificato nel 2008 - è stato collocato in chiesa per la venerazione dei fedeli. L'Ambasciatore pro tempore del Giappone presso la Santa Sede viene tradizionalmente insignito della dignità di Guardiano d'Onore del sodalizio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Pucci - Maria SS. dell'Orto in Trastevere e la sua venerabile Arciconfraternita; a cura dell'Arciconfraternita; Roma, 2017
  • Liliana Barroero – S. Maria dell'Orto – Istituto di Studi Romani; Collana “Chiese di Roma illustrate”; Roma, 1976
  • Laura Gigli – Rione XIII/Trastevere – Parte Quarta; F.lli Palombi Editori – Collana “Guide rionali di Roma”; Roma, 1987
  • Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, La chiese di Roma, Roma, Newton Compton Editore, 1996, ISBN 88-7983-238-7
  • Bruno Forastieri, La devota pratica delle Quarant'Ore e l'antica "macchina" di S. Maria dell'Orto in Trastevere, 2010
  • Domenico Rotella - Piccolo dizionario di S. Maria dell'Orto/Cinque secoli di tradizioni romane" - Roma, Aracne Editrice, 2012, ISBN 978-88-548-4902-0
  • Michele Funghi, Williams Troiano, Santa Maria dell'Orto: il complesso architettonico trasteverino, Roma, Dei Merangoli editrice, 2015, ISBN 978-88-98981-04-5.

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