Carlo Tullio-Altan

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Carlo Tullio-Altan (San Vito al Tagliamento, 30 marzo 1916Palmanova, 15 febbraio 2005) è stato un antropologo, sociologo e filosofo italiano.

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nato da un'antica famiglia friulana di San Vito al Tagliamento, Carlo Tullio-Altan è stato uno dei massimi esperti di antropologia culturale in Italia. Inviato in Albania durante la seconda guerra mondiale, partecipò successivamente alla Resistenza, militando nel Partito d'Azione. Conosciuto Benedetto Croce nel 1945, fece il suo ingresso nel panorama culturale italiano.

Dal 1953, grazie all'influsso di Ernesto De Martino, si è occupato di antropologia.[1][2]

Nel 1961, gli viene assegnato il primo incarico di insegnamento di Antropologia culturale alla Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Pavia, successivamente ricoperto alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento. Poi, come ordinario della stessa materia, ha lavorato alla Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze e, dal 1978 fino al collocamento a riposo, nella Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Trieste, della quale è stato poi nominato professore emerito.

Negli ultimi anni ha vissuto tra Milano e un'antica casa rurale tra Aquileia e Grado, la stessa dove lavora il figlio Francesco Tullio Altan.

Sulla base della sua iniziale formazione universitaria in discipline storico-giuridiche e della sua vasta conoscenza filosofica, dopo una prima fase di originali ricerche sulla fenomenologia religiosa ed il simbolismo, volge la sua attenzione verso i metodi antropologici applicati all'analisi sociologica, quindi si dedica allo studio dei comportamenti e dei valori della gioventù italiana negli anni '60-'70, che lo hanno poi condotto ad approfondire, da una prospettiva storico-culturale e con una visione alquanto critica, la dimensione identitaria degli italiani.

Sollecitato poi dalla lettura de Il mondo magico di Ernesto De Martino, Altan ha quindi cercato di far capire all'opinione pubblica e ai politici italiani l'importanza di dare al suo paese una "religione civile".[3] In questo progetto, vanno inserite le sue opere più recenti come La coscienza civile degli italiani e il manuale di Educazione civica[4].

L'ultimo periodo della sua attività di ricerca, lo dedicò allo studio delle basilari componenti simboliche dell'identità etnica, concentrandosi, a tale scopo, sulla categoria dell'ethnos, individuandone ed analizzandone le sue cinque principali componenti, ovvero l'”epos“ (cioè, la memoria storica collettiva), l'”ethos“ (cioè, la sacralizzazione delle norme e delle regole in valori), il ”logos“ (cioè, il linguaggio interpersonale), il ”genos“ (cioè, l'idea di una comune discendenza) ed il ”topos“ (cioè, il simbolo di una identità collettiva comunitaria stanziata su un dato territorio), allo scopo di trovare una possibile soluzione razionale, dal punto di vista dell'antropologia, ai conflitti tra i vari etnocentrismi.[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo spirito religioso del mondo primitivo, Il Saggiatore, Milano, 1960.
  • Antropologia funzionale, Bompiani, Milano, 1968.
  • (con Alberto Marradi) Valori, classi sociali e scelte politiche, Bompiani, Milano, 1976.
  • Manuale di antropologia culturale: storia e metodo, Bompiani, Milano, 1979.
  • (con Roberto Cartocci), Modi di produzione e lotta di classe in Italia, Arnoldo Mondadori Editore-Isedi, Milano, 1979.
  • Antropologia, storia e problemi, Feltrinelli, Milano, 1983.
  • La nostra Italia, Feltrinelli, Milano, 1986.
  • Populismo e trasformismo, Feltrinelli, Milano, 1989.
  • Soggetto, simbolo e valore, Feltrinelli, Milano, 1992.
  • Ethnos e Civiltà, Feltrinelli, Milano, 1995.
  • Italia: una nazione senza religione civile. Le ragioni di una democrazia incompiuta, Gaspari Editore, Udine, 1995.
  • La coscienza civile degli italiani. Valori e disvalori nella storia nazionale, Gaspari Editore, Udine, 1997.
  • (con Marcello Massenzio) Religioni, simboli, società: sul fondamento umano dell'esperienza religiosa, Feltrinelli, Milano, 1998.
  • Gli italiani in Europa. Profilo storico comparato delle identità nazionali europee, Il Mulino, Bologna, 1999.
  • Le grandi religioni a confronto, Feltrinelli, Milano, 2002.

Opere disponibili su internet[modifica | modifica wikitesto]

Articoli e interviste[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Per la destra l'antropologia è roba per selvaggi; la sinistra pensa solo all'economia; altri sono ancorati a schemi anglosassoni, che vedono le strutture politiche come realtà a sé, da un'intervista rilasciata a Paolo Rumiz e pubblicata in La secessione leggera, Roma: Editori Riuniti, 1997, p. 202

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. http://www.controluce.it/notizie-old-html/giornali/a14n03/18-culturaecostume-altan.htm
  2. ^ Cfr. http://www.segnalo.it/TRACCE/NONPIU/tullio-altan.htm
  3. ^ Giulio Angioni, Un antropologo "anti-italiano": [1]
  4. ^ Enciclopedia multimediale della scienza filosofiche http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=328
  5. ^ Cfr. i ricordi di Umberto Galimberti e di Marcello Massenzio comparsi su La Repubblica del 16 febbraio 2005 e reperibili all'indirizzo http://njord.feltrinelli.it/FattiLibriInterna?id_fatto=4490

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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