Busti del Pincio

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pincio.

Busto di Angelo Secchi, uno dei tanti busti del Pincio

I busti del Pincio sono disposti lungo i viali del colle stesso. Al Pincio vi sono 224 busti.

Questi busti risalgono ad una tradizione rinascimentale italiana ed effigiano delle personalità celebri che tra la fine del XVIII secolo ed il XIX secolo che nel XVII secolo erano solamente una decorazione abituale, in seguito divennero dei piccoli monumenti in onore di personaggi famosi tra cui artisti, letterati e scienziati, sono caratterizzati secondo una moda europea che si sviluppa specialmente in Italia. La scelta dei personaggi è dovuta ad uno scopo decorativo, pedagogico e celebrativo, ma allo stesso tempo connessa al periodo storico del periodo di realizzazione e quindi di divulgare dei valori patriottico risorgimentali tramite dei modelli di esempio.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di collocare busti di personaggi meritevoli nei viali del Pincio risale al periodo della Repubblica Romana, il 28 maggio 1849 il Triumvirato stanziò infatti un fondo di 10.000 lire per la creazione di alcuni busti in marmo di personaggi famosi della storia d'Italia.

Ne vennero scolpiti 52, che finirono tuttavia nei magazzini comunali per essere rispolverati solo nel 1851, quando Pio IX, impegnatosi in una serie di lavori di rinnovamento urbanistico istituì (2 giugno 1851) una commissione per la collocazione di questi busti. Vennero scelti come siti di locazione adatti il Pincio e la casina Valadier.

Alcuni busti furono scartati in quanto considerati dal pontefice atei, eretici o rivoluzionari e, nel 1857, il conte Luigi Antonelli decise che questi ultimi avrebbero dovuto essere cambiati in "aspetto e denominazione". Girolamo Savonarola, Gaio Sempronio Gracco, Pietro Colletta, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Giovanni dalle Bande Nere e Vittorio Alfieri diventarono quindi, rispettivamente, Guido d'Arezzo, Vitruvio, Plinio il Vecchio, Zeus, Archimede, Lorenzo il Magnifico e Vincenzo Monti[2].

Tra i personaggi esclusi dal pontefice figuravano anche Arnaldo da Brescia, Giovanni da Procida e Napoleone Bonaparte[3]

Nel 1870 il comune di Roma divenne l'unico responsabile dei busti. Dal 1883 si decise che dovevano essere ritratti solamente personaggi morti almeno da 25 anni.

Busti al Pincio abbattuti dai vandali Roma 1984

Il numero dei busti aumentò comunque nel tempo, e alla fine degli anni sessanta i busti erano 228[4], al 1º gennaio 2012 229[5] e sono periodicamente afflitti da atti di vandalismo che ne attaccano preferibilmente i nasi, arrivando, in alcuni casi alla decapitazione completa. Gli atti vandalici, tra cui le scritte da parte di ignoti, sono stati appurati fin dal lontano 1863[6], e, nonostante i busti siano in massima parte copie, costituiscono un danno economico abbastanza importante[7].

Le donne ritenute meritevoli di un busto sono solo 3: Vittoria Colonna, santa Caterina da Siena e Grazia Deledda.

Uno dei busti del Pincio ha una storia particolare: nel 1860 fu collocata al Pincio, vicino alla Casina Valadier, la "mira" dell'Osservatorio astronomico del Collegio Romano per la determinazione del meridiano di Roma, su richiesta del suo direttore, l'astronomo gesuita Angelo Secchi. Era, in origine, una semplice scacchiera di legno poi ricostruita in marmo ed incastonata in una colonna con un foro che permetteva di illuminarla di notte. Nel 1878, alla morte del Secchi, il suo busto venne piazzato sulla colonna e circondato da un piccolo giardino[8]. Danneggiato nel 1960, fu ripristinato nel 2001 e fornisce ancora la mira (anche se non serve più).

La disposizione dei busti lungo i viali è del tutto casuale e non segue un filo logico, eccezion fatta per un gruppo di erme realizzate nel 1918 in onore dei caduti nella prima guerra mondiale e disposti lungo la piazza dei Martiri.

Lista dei busti principali[modifica | modifica wikitesto]

I busti del Pincio sono, tra quelli degni di nota[9]:

Personaggio raffigurato nel busto Anno di realizzazione Scultore realizzatore del busto
Leon Battista Alberti 1849 Giacomo Cerulli
Giacinto Albini 1923 Vito Pardo
Vittorio Alfieri 1947 Carmine Tripodi
Archimede di Siracusa 1860 Gaetano Sarocchi
Ludovico Ariosto 1849-51 Cesare Benaglia
Cesare Balbo 1871 Arnaldo Casetti
Cesare Beccaria 1917 Ercole Dante
Vincenzo Bellini 1947-48 Nino Giordano
Giuseppe Gioacchino Belli 1889 Antonio Spelta
Giovanni Boccaccio 1849 Raffaele Monti
Gian Lorenzo Bernini 1871 Giovanni Bertoli o Augusto Viola
Donato Bramante 1849 Ascanio Perucchini
Filippo Brunelleschi 1849-51  
Giordano Bruno 1871 Teodoro Forlivesi e Augusto Senepa
Antonio Canova 1871 Luigi Bellica
Federico Cesi 1849 Luigi Meneghini
Gaio Giulio Cesare 1849 Giovanni Battista Raggi
Damiano Chiesa 1926 Pietro Menghini
Cola di Rienzo 1871 Girolamo Masini
Cristoforo Colombo 1849-51  
Dante Alighieri 1849-50 Gioacchino Doppieri
Antonio Allegri detto Correggio 1850 Camillo Pistrucci
Ugo Foscolo 1872 Ettore Ferrari
Masaccio 1889 Emilio Aschieri
Masaniello 1871 Emilio Dies-Achille Zauli
Giotto 1849-51  
Carlo Goldoni 1849-50 Giovanni Cicala
Salvatore Greco dei Chiaramonte[10]
Leonardo da Vinci 1850 Carlo Salvatori
Giacomo Leopardi 1872 Ugolino Panichi
Francesco Lomonaco 1911 Vito Pardo
Niccolò Machiavelli 1871 Gaetano Sarocchi e Scipione Sarocchi
Alessandro Manzoni 1873 Giacomo Cerulli
Napoleone Bonaparte 1849 C. Formilli
Guglielmo Oberdan 1918 Giuseppe Guastalla
Quinto Orazio Flacco 1860 Gaetano Sarocchi
Mario Pagano 1908 Giuseppe Guastalla
Giuseppe Parini 1871 Enrico Sarocchi e Raffaele Fusi o Augusto Sarocchi e Raffaele Fusi
Silvio Pellico 1871 Giuseppe Salvi e Cesare Sannucci
Luigi Poletti[11][12]
Marco Polo 1850 Adriano Spanelli
Pitagora 1849 Giuseppe Lucchetti Rossi
Giacomo Puccini 1939 Omero Taddeini
Raffaello Sanzio 1849-52 Francesco Gianfredi
Salvator Rosa 1849-51  
Gioacchino Rossini 1871  
Santa Caterina da Siena 1927 Arturo Viligiardi
San Tommaso d'Aquino 1850 Giuseppe Guidi
Nazario Sauro 1917-18 Giovanni Mayer
Publio Cornelio Scipione Africano 1949-51  
Torquato Tasso 1849-52 Filippo Gnaccarini
Tiziano Vecellio 1850 Domenico Salpini
Giuseppe Valadier 1873 Luigi Maioli
Giovambattista Vico 1849 Giovanni Strazza
Alessandro Volta 1849 Antonio Rossetti
Marcantonio Colonna 1849-50 Giuseppe Setaccioli
Enrico Dandolo 1849 Fabio Provinciali
Massimo d'Azeglio 1871 o 1890 Tommaso Saraceni
Grazia Deledda 1947 Amalia Camboni
Francesco De Marchi 1849-50 Emanuele Trotti
Francesco de Sanctis 1922 Angelo Cives
Andrea Doria 1849-50 Antonio della Bitta
Gaetano Donizetti 1871 Giuseppe Bertini
Emanuele Filiberto di Savoia 1871-1872 Antonio Spelta
Fabio Filzi 1926 Publio Morbiducci
Vincenzo Gioberti 1871 Innocenzo Orlandi
Giovanni de' Medici 1849-51 Filippo Ferrari
Guido d'Arezzo 1860 Achille Stocchi
Alfonso La Marmora 1878 Napoleone Cocchinia
Lorenzo de' Medici 1860 Angelo Conti
Scipione Maffei 1859-60 Paolo Palombi
Pietro Metastasio 1850 Tito Tadolini
Michelangelo Buonarroti 1849-52 Filippo Gnaccarini
Antonio Nibby 1889 Giovan Battista Noto Millefiori
Pier Luigi da Palestrina 1860 Gaetano Sarocchi
Andrea Palladio 1849-50  
Guglielmo Pepe 1936 Francesco Parisi
Baldassarre Peruzzi 1889 Cesare Sannuzzi
Pico della Mirandola 1871 Achille della Bitta
Sidney Sonnino 1970 Riccardo Di Miceli
Publio Cornelio Tacito 1849 Luigi Valentini
Niccolò Tommaseo 1875 Ottaviano Ottaviani
Paolo Veronese 1901-02 Luigi Casadio
Angelo Secchi 1879 Giuseppe Prinzi
Carlo Cattaneo[13] 1911 Amleto Cataldi
Vittorio Emanuele Orlando 1959 Pasquale Platania

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalle stazioni Flaminio e Spagna.
Ferrovia Roma-Viterbo.svg
 È raggiungibile dalla stazione Piazzale Flaminio.
Tram
È raggiungibile dalla fermata Flaminio del tram 2
È raggiungibile dalla fermata Flaminio del tram 19

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nadia Sorace, I busti, in Il Pincio, Roma, Edizioni De Luca, 2000, p. 35-36, ISBN 88-8016-400-7.
  2. ^ Giovanni Di Benedetto, Claudio Rendina, Storia di Roma moderna e contemporanea, Newton Compton Editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0201-6
  3. ^ L'età presente: giornale politico-letterario, 15 febbraio 1859
  4. ^ fonte: Romaspqr.it
  5. ^ fonte: Dorli Photography www.dorli.it
  6. ^ Francesco Gasparoni, Arti e lettere. Scritti raccolti da Francesco e Benvenuto Gasparoni, vol. II, Tipografia Menicanti, Roma, 1865, pp. 41-42
  7. ^ Busti rotti, rifiuti, allagamenti. Pincio abbandonato al degrado, «Il Messaggero», 6 novembre 2011
  8. ^ Roberto Buonanno, Il cielo sopra Roma. I luoghi dell'astronomia, Springer-Verlag Italia, Milano, 2008, pp. 137. ISBN 978-88-470-0671-3
  9. ^ Autori Vari, I busti del Pincio, in Il Pincio, Roma, Edizioni De Luca, 2000, p. 38-43, ISBN 88-8016-400-7.
  10. ^ Busto n. 106 in questa mappa dei busti al Pincio, dal sito Curiosità romane
  11. ^ Christina Huemer, Rome ca. 1820: An Album of Drawings by Luigi Poletti at the American Academy in Rome, "Memoirs of the American Academy in Rome", Vol. 45, (2000), pp. 185-216
  12. ^ Busto n. 98 in questa mappa dei Busti del Pincio, dal sito Curiosità romane
  13. ^ Alessandro Cremona, Sabina Gnisci, Alessandra Ponente, Il giardino della memoria. I Busti dei Grandi Italiani al Pincio, Artemide Edizioni, Roma, 1999

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Di Benedetto, Claudio Rendina, Storia di Roma moderna e contemporanea, Newton Compton Editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0201-6
  • Nadia Sorace, I busti in Il Pincio, Roma, Edizioni De Luca, 2000
  • Alessandro Cremona, Sabina Gnisci, Alessandra Ponente, Il giardino della memoria. I Busti dei Grandi Italiani al Pincio, Roma, Artemide Edizioni, 1999

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