Vandalismo

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Il vandalismo sulla Pietà di Michelangelo nel 1972

Con il termine vandalismo si indica la tendenza a compiere azioni di interdizione, danneggiamento o distruzione di beni materiali o immateriali senza alcun motivo logico apparente, per cui sembra che il vandalo non ne apprezzi il valore. Tali azioni in realtà vengono compiute su beni che il vandalo riconosce (consciamente o inconsciamente) come "superiori" per bellezza o valore a tal punto da farlo sentire in una condizione di inferiorità confrontandosi con essi o con chi li ha prodotti, per cui distruggendoli spera di annullare o diminuire (almeno momentaneamente) tale complesso di inferiorità.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine venne utilizzato per la prima volta dall'abate Henry Grégoire, vescovo costituzionale di Blois, nel 1794 durante la Rivoluzione francese. L'abate, pur repubblicano e progressista, lo utilizzò in senso dispregiativo nei suoi rapporti alla Convenzione per denunciare l'operato dell'esercito repubblicano a danno di chiese, monumenti e opere d'arte, paragonando agli effetti che ebbero le terribili invasioni del popolo dei Vandali, nel V secolo d.C.

Il termine è dunque moderno, né ha una coloritura razzista bensì culturale, dacché sta generalmente per comportamento barbarico, e da allora si è diffuso in tutte le lingue occidentali. L'accezione originaria si riferiva dunque all'azione distruttiva nei confronti di opere d'arte o beni culturali. Per traslato ora viene genericamente riferito agli atti rivolti contro beni di qualsiasi natura.

Casistiche[modifica | modifica wikitesto]

Il vandalismo può assumere molti aspetti, in particolare:

Fatti di vandalismo[modifica | modifica wikitesto]

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