Basilica di San Gavino, San Proto e San Gianuario

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Basilica di San Gavino
Porto Torres - Basilica di San Gavino (01).JPG

StatoItalia Italia
RegioneSardegna Sardegna
LocalitàPorto Torres-Stemma.png Porto Torres
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Arcidiocesi Sassari
Stile architettonicoprotoromanico
Inizio costruzioneante 1065
Completamento1080 circa

Coordinate: 40°49′55.73″N 8°24′02.66″E / 40.832147°N 8.40074°E40.832147; 8.40074

La basilica di San Gavino a Porto Torres è la chiesa romanica più grande e antica della Sardegna.[1] Il tempio, uno dei monumenti più insigni dell'isola, è un importante luogo di culto legato alla venerazione delle reliquie dei martiri turritani. Già cattedrale, è attualmente la chiesa principale di Porto Torres e sede parrocchiale.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La città di Turris Libisonis fu sede episcopale dal 489 al 1441, anno in cui la sede si trasferì a Sassari.[2] La basilica di San Gavino, ex cattedrale, sorge nel monte Agellu, area in cui gli scavi archeologici hanno attestato la presenza di una necropoli paleocristiana e due antiche basiliche (una delle quali, a pianta centrale, era il Martiryon costruito sulla tomba di san Gavino, i cui resti furono inglobati nella cripta della basilica) databili al V - VII secolo.

La prima menzione documentaria della chiesa di San Gavino è databile intorno al 1065 ed è contenuta nel Condaghe di San Pietro di Silki.[2] Lo Pseudocondaghe di San Gavino, documento apografo del XVII secolo, riporta alcune vicende della costruzione della basilica. Secondo lo Pseudocondaghe, l'inizio dei lavori risale alla prima metà dell'XI secolo e si deve a Gonnario Comita,[2] giudice di Torres e di Arborea, che commissionò l'opera a maestranze pisane. Nello Pseudocondaghe si narra che il Judike: «feghit venner XI Mastros de pedra, et de muru sos plus fines, et megius qui potuerunt acatare in Pisas, et posit ad operare sa ecclesia.»[3] La costruzione proseguì sotto Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale, figlio di Gonnario Comita, e venne inaugurata dal giudice Mariano di Torres e dall'arcivescovo Costantino di Castra nel 1080.[4]

Portale principale in stile catalano (XV secolo)
Anticripta
Tombe di san Gavino e san Gianuario nella cripta

Nel prospetto settentrionale della basilica, due epigrafi incise sulla base marmorea della prima parasta a partire dall'abside orientale attestano la presenza nei pressi di altrettante sepolture privilegiate: un titulus, recante la data 1211, fa riferimento ad un defunto del quale non si è conservato il nome e invoca con decisione l'inviolabilità della tomba (...et nullus alius in hoc tumulo requiescat in pace) mentre l'altra iscrizione, antecedente alla prima, ricorda un personaggio di nome Guido de Vada.

Ancora un'epigrafe, datata 1492 e presente sul portale romanico, attesta i lavori compiuti nel XV secolo che introdussero nella costruzione elementi dello stile gotico-catalano.

Nel XVII secolo venne sistemata la cripta che accolse le reliquie dei martiri turritani rinvenute nel 1614 in seguito agli scavi voluti dall'arcivescovo Gavino Manca de Çedrelles.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La basilica è situata tra due cortili, detti "atrio Comita" e "atrio Metropoli", su cui si affacciano i due lati lunghi dell'edificio. Nel fianco meridionale si apre l'ingresso principale, costituito da un pregevole portale gemino del XV secolo in stile gotico-catalano; il grande arco a tutto sesto che sovrasta il portale è retto da colonnine e presenta la cornice dell'estradosso che poggia su due capitelli scolpiti con la raffigurazione di due angeli che reggono uno stemma ciascuno. La chiesa è biabsidata con absidi contrapposte infatti ce n'è una su entrambe i lati corti della basilica. Il paramento esterno della fabbrica, in pietra calcarea, è scandito da lesene e archetti pensili. La copertura del tetto è in lastre di piombo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Navata centrale

L'interno è a pianta rettangolare, diviso in tre navate tramite due serie di archi a tutto sesto retti da ventidue colonne di spoglio, in granito rosa e marmo grigio, e da tre coppie di pilastri cruciformi. I capitelli sono quasi tutti di epoca romana. La pianta a sviluppo longitudinale è conclusa su ambo i lati minori da un'abside. La navata centrale, molto più larga di quelle laterali con un rapporto di 3:1, è coperta a capriate lignee che riportano diverse scritte in colore rosso risalenti al XVII secolo, mentre le campate delle navatelle laterali sono voltate a crociera. Attuali studi effettuati dall'Università di Pisa stanno rilevando l'intero corpo basilicale con i più recenti metodi di scansione laser e fotogrammetria.

L'altare maggiore, fino alla metà del XX secolo collocato al centro della navata entro una quinta in stile gotico catalano, si trova ora nell'abside situata a sud ovest, ridotto a semplice mensa (è stato demolito anche il pregiato coro e altri altari secondari) mentre l'abside contrapposta, a nord est, ospita un catafalco ligneo del XVII secolo con le statue policrome dei santi martiri Gavino, Proto e Gianuario, raffigurati in posizione giacente.

Dalle navate laterali si accede all'anticripta e alla cripta, dove sono custoditi artistici sarcofagi romani, dentro i quali si conservano le reliquie dei martiri turritani. L'anticripta è un ambiente in stile classico rinascimentale, caratterizzato da numerose nicchie entro le quali si collocano statue marmoree di martiri locali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Porto Torres, Basilica di San Gavino URL consultato l'11 febbraio 2008
  2. ^ a b c R. coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, scheda 1 Op. cit. in bibliografia
  3. ^ fece arrivare 11 scalpellini e muratori tra i più abili e capaci che si potessero trovare a Pisa e si cominciò a costruire la chiesa
  4. ^ La Basilica di San Gavino URL consultato l'11 febbraio 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Coroneo, Architettura Romanica dalla metà del Mille al primo '300, Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X
  • Francesca Segni Pulvirenti, Aldo Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, Nuoro, Ilisso, 1994. ISBN 88-85098-31-2
  • Attilio Mastino, Cinzia Vismara, Turris Libisonis, Sassari, Carlo Delfino editore, 1994. ISBN 88-7138-089-4
  • Giuseppe Piras, Le iscrizioni funerarie medievali della basilica di San Gavino: contributi preliminari per una rilettura, in Il regno di Torres 2. Atti di «Spazio e Suono» 1995 - 1997, a cura di Giuseppe Piras, Sassari, Centro Studi Basilica di San Gavino Editore, 2003, pp. 302–342.
  • Giuseppe Meloni (a cura di), Il Condaghe di San Gavino, Cagliari, 2005.

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