Basilica di San Pietro Apostolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Basilica di San Pietro Apostolo
Pisa Grado 01.jpg
Veduta dell'esterno
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàSan Piero a Grado, Pisa
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
DiocesiArcidiocesi di Pisa
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneX secolo (terzo quarto)
CompletamentoXII secolo (seconda metà)

Coordinate: 43°40′46.94″N 10°20′47.97″E / 43.679706°N 10.346658°E43.679706; 10.346658

La basilica di San Pietro Apostolo, in località San Piero a Grado, è una delle più importanti chiese nella zona di Pisa. Mirabile esempio di architettura ecclesiastica precedente alla cattedrale pisana, la suggestiva basilica sorse in prossimità di uno scomparso scalo fluviale, chiamato Grado, dell'antico Porto Pisano, dove secondo la tradizione sarebbe approdato san Pietro nell'anno 44.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ripetuti scavi archeologici hanno permesso di ricostruire la storia della chiesa. Sul sito sorgeva un edificio romano non religioso le cui mura erano pressoché parallele a quelle della chiesa di oggi, ed avente un piano di calpestio circa un metro sotto quello attuale.

Un primo edificio paleocristiano fu costruito nel IV secolo. Era orientato verso est (leggermente inclinato rispetto alla chiesa di oggi), aveva tre navate di cui solo l'ultima terminante con abside semicircolare. Le mura di quest'ultima sono ancora visibili oggi e costituiscono il semicerchio più esterno messo in luce dagli scavi. Al centro dell'abside venne posta la colonna con l'altare di san Pietro visibile ancora oggi. Il piano di calpestio era poco meno di un metro sotto quello attuale.

Nel VI o VII secolo (ma secondo alcuni anche VIII o IX secolo) venne ricostruita una seconda chiesa, forse a causa di un incendio. In tale occasione vennero ampliate le navate laterali, aggiunte le due absidi laterali (di cui la sinistra visibile dagli scavi) e diminuita la dimensione di quella centrale con l'aggiunta di un secondo muro concentrico più interno, anch'esso visibile ancora oggi. Il piano di calpestio di questo edificio era circa 40 cm sotto quello attuale.

Nel terzo quarto del X secolo iniziarono i lavori della chiesa attuale che proseguirono fino all'inizio dell'XI secolo. La chiesa venne orientata in direzione nord-est e venne costruita da due cantieri che lavorarono in concomitanza a partire da tre archi trasversali (poi abbattuti) che si ergevano al livello dei due grossi pilastri delle mura centrali. Un cantiere procedette verso le absidi riportando nove archi laterali per lato, mentre l'altro procedette verso la facciata riportando ben otto archi laterali per lato e un ambiente molto più ampio di quello attuale.

La facciata occidentale della basilica con la grande abside e il basamento del campanile

Intorno alla metà del XII secolo un evento atmosferico eccezionale o una esondazione dell'Arno distrussero la facciata e la parte anteriore della chiesa. Venne quindi costruita l'attuale facciata con la sua grande abside, in posizione più avanzata rispetto alla facciata precedente e lasciati solo quattro degli otto archi originari. In tale occasione venne anche aperto la porta sul lato nord per consentire l'accesso all'edificio e costruito il grande campanile romanico oggi distrutto.

Nel corso dei secoli successivi la chiesa subì ulteriori rimaneggiamenti che vennero però eliminati nel corso dell'Ottocento per restituire alla chiesa l'aspetto originario.

Il campanile fu distrutto il 22 luglio 1944, dai soldati della Wehrmacht in ritirata, per impedire agli alleati di beneficiare di un punto strategico per avvistamenti a lungo raggio. Dopo la guerra si intraprese la costruzione di un nuovo campanile, ma i lavori si interruppero precocemente.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La basilica con il campanile negli anni venti

La basilica presenta una pianta rettangolare, con la facciata est chiusa da un'abside maggiore, a cui si affiancano le due minori; una quarta abside è posta sul fronte occidentale. L'esterno, composto da un paramento in pietre di diversa provenienza, è scandito da lesene ed archetti pensili sopra i quali sono inseriti preziosi bacini ceramici (copie; gli originali sono al Museo nazionale di San Matteo) di produzione islamica, maiorchina e siciliana decorati con ricercati motivi geometrici e figurati (X-XII secolo).

Dell'imponente campanile del XII secolo, distrutto il 22 luglio 1944, dai soldati della Wehrmacht in ritirata, è stato ricostruito solo il basamento per mancanza di fondi.[1] All'interno della basilica sono state collocate le tre campane recuperate dalle macerie del campanile abbattuto.

La basilica è stata proclamata Monumento messaggero di pace dai club UNESCO, come ricorda un cippo di granito collocato in prossimità del sacro edificio.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno

L'interno vasto e solenne, con copertura a capriate, è diviso in tre navate da colonne di spoglio con capitelli classici, confermando l'uso diffuso durante tutto il Medioevo di reimpiegare elementi classici di diversa provenienza nelle nuove costruzioni. Le colonne descrivono tredici archi per lato. Una colonna con capitello con sfingi bicorpi ha precise corrispondenze con uno ritrovato all'Auditorium di Mecenate a Roma.

Nella parte occidentale un ciborio gotico, degli inizi del XIV secolo, segna il luogo in cui San Pietro avrebbe predicato per la prima volta. Un Crocifisso ligneo settecentesco, in origine disposto sull'altare maggiore, è oggi collocato nella navata destra.

Sono stati completamente eliminati i numerosi altari laterali seicenteschi.

Nella zona occidentale sono visibili gli scavi archeologici condotti a più riprese nel 1919-25 e nel 1955-58.

Gli affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Deposizione di san Pietro e Deposizione di san Paolo

Sulle pareti della navata centrale si svolge un vasto ciclo di affreschi, recentemente restaurato, eseguito dal lucchese Deodato Orlandi (attivo agli inizi del XIV secolo), su commissione dell'importante famiglia longobarda pisana dei Gaetani in occasione del Giubileo indetto nel 1300 dal papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani), famiglia proprietaria di vasti territori a Pisa tra San Piero ad gradum Arni e San Giovanni ad ripam Arni e intorno al castello di Terriccio nella maremma pisana.

Nella parte inferiore sono raffigurati i Ritratti dei Pontefici, da san Pietro apostolo a Giovanni XVII (1003): questa serie di ritratti oggi è una fonte iconografica ancora più preziosa dopo il disastroso incendio del 1823 che distrusse quasi completamente la basilica di San Paolo fuori le mura a Roma e a causa del quale fu gravemente danneggiata anche la celebre serie di ritratti dei pontefici.

Nella zona intermedia, in trenta riquadri, si sviluppano le Storie della vita di san Pietro, comprendenti anche alcuni Episodi della vita di san Paolo, Costantino e san Silvestro, esemplati su quelli dell'antica basilica vaticana e sugli affreschi di Cimabue ad Assisi.

Nella zona superiore sono raffigurate le Mura della città celeste, in alcuni tratti completamente rifatte in epoche successive: si tratta di una serie di finestre ad arco dipinte con attenzione a particolari architettonici tridimensionali dove si affacciano ritmicamente angeli e santi.

Lungo le pareti e nelle absidi restano alcune testimonianze delle decorazioni pittoriche che in varie epoche hanno arricchito l'importante basilica. Da segnalare nell'abside laterale sinistra l'affresco della Assunzione della Vergine (XI secolo), in cui sono visibili gli apostoli acefali nel registro inferiore e la Vergine affiancata da Angeli in quello superiore. Lungo la navata laterale sinistra troviamo una Annunciazione (fine XIII secolo)

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Sodi e Mariagiulia Burresi, La basilica di San Piero a Grado, Edizioni ETS, Pisa, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN127135507 · GND: (DE4461395-7
  1. ^ Il Tirreno, Non ci sono più soldi per il campanile, su iltirreno.gelocal.it. URL consultato l'11 luglio 2017.