Badia Fiorentina

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Badia Fiorentina
Badia Fiorentina ingresso.JPG
L'entrata su Via del Proconsolo
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località FlorenceCoA.svgFirenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Ordine Fraternità monastiche di Gerusalemme
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Architetto Arnolfo di Cambio, Matteo Segaloni
Stile architettonico gotico, barocco
Inizio costruzione 978
Completamento 1631

Coordinate: 43°46′13.56″N 11°15′27.78″E / 43.770433°N 11.257717°E43.770433; 11.257717

La vecchia abside ancora visibile su via del Proconsolo

La badia Fiorentina è un importante luogo di culto cattolico di Firenze, situato nel cuore della città antica davanti al Bargello e intitolato alla Vergine Maria.

La storia dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

L'alto medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Antichissima esisteva in questo luogo la chiesa di Santo Stefano detta "del popolo", che è ricordata già nel 960, quando venne venduta da un privato a Willa di Toscana, madre del marchese Ugo, per costruirvi attorno l'abbazia benedettina detta poi Badia Fiorentina (badia significa abbazia). La primitiva chiesa si trova dove oggi sorge la cappella Pandolfini, a fianco della chiesa principale, ricostruita nel Rinascimento su disegno di Benedetto da Rovezzano.

L'abbazia fu fondata invece nel 978. Ugo, divenuto marchese di Toscana, accrebbe con grande munificenza le donazioni della madre e il suo ricordo è stato perpetuato nei secoli, tanto che ogni 21 dicembre viene ancora celebrata una messa per il nobile benefattore, detto da Dante il Gran barone: sulla sua tomba posto un cuscino di fiori bianchi e rossi (i colori del suo stemma) e celebrata all'altar maggiore una messa solenne di suffragio con la partecipazione di popolo e autorità.

Grazie ad altre ingenti donazioni ed anche ai privilegi concessi da papi e da imperatori, l'abbazia acquistò o ereditò varie proprietà ad essa circostanti, ove aprirono le loro attività cartolai, miniatori, legatori, librai, che connotarono la zona con una produzione legata alla realizzazione di libri e pergamene.

Nel 1071 fu annesso un ospedale al monastero. Fra le attività dei monaci c'era anche la viticoltura, come suggeritoci anche dal nome della vicina via della Vigna Vecchia.

Il Duecento: Arnolfo di Cambio[modifica | modifica wikitesto]

I resti della facciata di Arnolfo, nascosta da edifici, e la torre campanaria

Nel 1285 la chiesa subì un radicale rifacimento in stile gotico ad opera di Arnolfo di Cambio, che ne cambiò l'orientamento con l'abside verso via del Proconsolo. L'orientamento era quello più tradizionale, con le finestre del retro a oriente per ricevere la luce solare ogni mattina. Ancora sono chiaramente visibili su via del Proconsolo i profili delle finestre gotiche, ormai cieche, e la parete absidale esterna, sulla quale è stato appoggiato, con una strettissima intercapedine, la struttura della chiesa odierna.

Anche una parte dell'antica facciata gotica, sopravvissuta solo per la parte superiore con timpano e rosone, è visibile dal cortile della Pretura in via de' Magazzini: si possono notare ancora gli inserimenti di materiale ceramico a decorazione. La chiesa aveva tre navate ed il suo aspetto era molto colorato: aveva un pavimento in materiale ceramico colorato, più antico di quello odierno del battistero, del quale è stata trovata qualche traccia durante alcuni scavi; era coperta da capriate anch'esse coperte di motivi ornamentali, le quali sopravvivono ancora oltre il soffitto a cassettoni odierno; inoltre si era iniziato a istoriare le sue pareti di affreschi.

La chiesa è legata anche a memorie dantesche. Qui, secondo la Vita Nuova, Dante Alighieri vide Beatrice Portinari per la prima volta, durante una messa. In seguito Boccaccio tenne in questa chiesa le celebri letture della Divina Commedia.

Il Trecento[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile (1310-30) cuspidato e a base esagonale è un punto celebre del profilo cittadino e si staglia fra le torri di Palazzo Vecchio e del Bargello (ultimo restauro terminato nel 2001). Per secoli le sue campane hanno scandito le ore in tutta la città. Fu costruito a base esagonale al posto di un vecchio campanile a base circolare.

Nel 1307 il campanile fu abbattuto a metà per punire i monaci riluttanti a pagare una tassa cittadina, ma fu comunque restaurato presto nel 1330. La sua altezza attuale è di circa 70 metri.

Risalivano per lo più a questo secolo gli affreschi che istoriavano le pareti. Sotto l'intonaco bianco seicentesco sono state ritrovate ampie porzioni di pittura, soprattutto parti di una rappresentazione della Tebaide nella controfacciata odierna e nella cosiddetta "cappella di San Bernardo", che un tempo era alla testata della navata sinistra. Anche nell'intercapedine della parte posteriore della chiesa sono stati trovati affreschi nascosti. Tra gli esecutori sono stati fatti i nomi di Nardo di Cione e Maso di Banco. Sull'altare campeggiava un bellissimo polittico di Giotto che oggi si trova agli Uffizi.

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Ugo di Toscana

Nei secoli successivi, l'abbazia benedettina vide alternarsi periodi di decadenza a periodi di rinnovato splendore. Nel Quattrocento fu un centro di cultura umanistica sostenuto dall'abate portoghese Dom Gomes Eanes (OSB) ("il Beato Gomezio");[1] a quel periodo risale la costruzione e la decorazione del chiostro degli Aranci, opera di Bernardo Rossellino per l'architettura e di Giovanni da Consalvo per la maggior parte degli affreschi (1432-38). Numerose opere d'arte in stile rinascimentale la abbellivano: oltre alle sculture di Mino da Fiesole e di Bernardo Rossellino, l'Arte dei Giudici e Notai che aveva la sua sede proprio nel vicino palazzo in via del Proconsolo ed usava talvolta la badia per riunioni e funzioni pubbliche, aveva commissionato al grande Masaccio, tra l'altro egli stesso era figlio di un notaio, la realizzazione su un pilastro della badia di un Sant'Ivo affrescato, in quanto protettore dell'arte.

Pare che Cosimo il Vecchio si fosse offerto di finanziare la ristrutturazione della chiesa, ma il rifiuto dei padri benedettini di apporre il suo stemma lo fece ripiegare sulla chiesa di San Marco. Alla badia campeggia da secoli solo lo stemma del marchese Ugo di Toscana, visibile sia sul portale di via Ghibellina, sia al di sopra dell'altare maggiore.

Sempre al Quattrocento risale il preziosissimo parato di seta rossa ed oro con il classico motivo a "S", che nelle occasioni più importanti poteva coprire l'intera superficie interna della chiesa, cambiandone radicalmente l'aspetto. Quest'enorme quantità di tessuto prezioso ci è provvidenzialmente pervenuta e fu sorprendente quando questo apparato, il più antico del genere a Firenze e tra i più notevoli per antichità e preziosità in Europa, venne casualmente scoperto e riconosciuto nel suo valore durante un sopralluogo casuale di poche decine di anni fa, effettuato dalla professoressa dell'Università di Firenze Dora Liscia. Il tessuto, che ricopriva anche il soffitto, le pale d'altare, eccetera, è ovviamente tagliato sulle dimensioni della chiesa di Arnolfo, e per la sua inutilizzabilità venne relegato ad un armadio per circa tre secoli.

Ai primi del Cinquecento Giovan Battista Pandolfini fece ristrutturare a Benedetto da Rovezzano la parte del monastero all'angolo fra via del Proconsolo e via Dante Alighieri: vennero così costruiti la cappella Pandolfini e la loggia nord, che oggi si attraversa per entrare in chiesa.

La ristrutturazione seicentesca[modifica | modifica wikitesto]

Il senese Serafino Casolani, divenuto abate nel 1624, volle infatti trasformare completamente la chiesa arnolfiana, probabilmente suggerendo lui stesso il progetto di ristrutturazione all'architetto Matteo Segaloni che dette inizio ai lavori; fra il 1627 e il 1631 mutarono di nuovo l'orientamento dell'altare, ora posto a sud in direzione dell'Arno, realizzando un tempio a croce greca.

Soppresso nel 1810 il monastero venne frazionato e manomesso per essere occupato da abitazioni, negozi, magazzini, uffici.

Nel 1998 parte del complesso ha ripreso la funzione di monastero con l'arrivo della comunità religiosa delle Fraternità monastiche di Gerusalemme.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della chiesa, ulteriormente trasformata anche nel Settecento, presenta una sovrapposizione di stili e strutture. L'aula è dominata da un sontuoso soffitto ligneo intagliato, realizzato da Felice Gamberai entro il 1631, che nasconde le capriate gotiche. Il presbiterio, con un coro cinquecentesco di Francesco e Marco Del Tasso, presenta notevoli affreschi di Gian Domenico Ferretti (1734) e del quadraturista Pietro Anderlini.

Subito a sinistra dopo l'ingresso, spicca la grande pala di Filippino Lippi Apparizione della Vergine a san Bernardo, di altissima qualità pittorica (1482-1486). Commissionato da Piero di Francesco del Pugliese, il dipinto fu trasferito dalla chiesa di Santa Maria del Santo Sepolcro, nel monastero delle Campora, alla Badia nel 1530 per salvarlo dai danni dell'assedio di Firenze. Un particolare curioso è la raffigurazione di un demonio coperto di pelliccia e con minacciose zanne nascosto nella roccia sotto al santo, il quale è raffigurato in estasi per la visione mariana.

Tracce di affreschi trecenteschi si trovano sia sulla controfacciata, sia nella Cappella di San Bernardo, dove era presente un ciclo con Storie di Cristo attribuito a Nardo di Cione.

La barocca Cappella di San Mauro, a destra, anticamente la seconda campata della navata, è completamente stata affrescata da Vincenzo Meucci (1717), mentre sull'altare è presente una tela di Onorio Marinari con San Mauro risana gli storpi. Sopra la cappella si trova un grande organo in legno intagliato e dorato risalente al 1717.

Le due cappelle a fianco dell'altare ospitano le tele della Pentecoste di Mirabello Cavalori (a destra) e della Salita al Calvario di Giovan Battista Naldini (1570 circa, a sinistra).

Sulla parete sinistra, sopra il monumento a Ugo di Toscana, nella cantoria è conservata la pregevole tela dell'Assunta e due santi di Giorgio Vasari (1568).

Corredo scultoreo[modifica | modifica wikitesto]

Dossale di Mino da Fiesole

Numerosi sono i monumenti sepolcrali, fra i quali i più importanti sono quelli quattrocenteschi: il Sepolcro di Giannozzo Pandolfini (morto nel 1456) della bottega di Bernardo Rossellino, la Tomba di Bernardo Giugni di Mino da Fiesole, un celebre avvocato e diplomatico morto nel 1456, posta vicino all'ingresso, e soprattutto, dello stesso Mino, la Tomba del Marchese Ugo di Toscana (1466-1481), rifacimento della sepoltura del primo benefattore della Badia, morto nel 1001, in marmo e porfido, sormontata dalla personificazione della Carità e posta sotto la cantoria del braccio sinistro.

Di Mino da Fiesole è anche il dossale Neroni con la Madonna con Bambino fra i Santi Leonardo e Lorenzo.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria del braccio destro del transetto, si trova l'organo a canne[2], costruito nel 1558 da Onofrio Zeffirini e restaurato tra il 1979 e il 1981 da Pier Paolo Donati.

Lo strumento è a trasmissione meccanica ed è racchiuso all'interno di una cassa lignea riccamente decorata. La consolle è a finestra ed ha un'unica tastiera e pedaliera a leggio di 20 note, e dispone di 6 registri.

Il chiostro degli aranci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiostro degli aranci.
Il chiostro

Nonostante le trasformazioni subite nei secoli, la Badia ha mantenuto integro all'interno del complesso il suggestivo Chiostro degli Aranci realizzato tra il 1432 e il 1438 da Bernardo Rossellino. Al piano superiore del chiostro è presente un ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto dipinto dal 1436 al 1439 da un autore a lungo tempo considerato ignoto, ma che recentemente è stato finalmente identificato come il portoghese Giovanni da Gonsalvo (Joâo Gonsalves). Lo stile delle scene attinge dal meglio delle novità contemporanee, quali Beato Angelico e Filippo Lippi, mentre l'iconografia ha numerosi esempi coevi: uno dei più a portata di mano fu la sagrestia di San Miniato al Monte.

Una lunetta fu aggiunta in seguito dal giovane Agnolo Bronzino, mentre due lunette (angolo sud-est) hanno uno stile più tardo-gotico e forse appartengono a un periodo antecedente. Gli affreschi furono staccati nel Novecento ed oggi sono visibili in loco anche le sinopie delle opere.

Opere già nella Badia[modifica | modifica wikitesto]

Ex libris della biblioteca della Badia Fiorentina

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I principali avvenimenti della storia Rinascimentale della Badia si trovano documentati nell'opera di Anne Leader, The Badia of Florence: Art and Observance in a Renaissance Monastery (Bloomington: Indiana University Press, 2012), ISBN 978-0-253-35567-6. Un catalogo analitico di una sezione importante del carteggio dell'abate Gomes (Biblioteca Medicea Laurenziana, Cod. Ashburnham 1792) si trova in fase di stampa (2014) per la Portuguese Studies Review: http://www.trentu.ca/admin/publications/psr/21_1.html. Il link della prima parte: http://www.academia.edu/8455743/_The_Private_Archive_Carteggio_of_Abbot_Gomes_Eanes_Badia_di_Firenze_An_Analytical_Catalogue_with_Commentary_of_Codex_Ashburnham_1792_Biblioteca_Medicea_Laurenziana_Florence_--_Part_One_
  2. ^ Moretti, p. 561.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnaldo Cocchi, Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX, Firenze, Pellas, 1903.
  • Antonino Di Gaetano, Della Badia fiorentina, Firenze, Tipografia Fratelli Bonechi, 1951.
  • Alessandro Guidotti, La Badia fiorentina, Firenze, Becocci, 1982.
  • Corrado Moretti, L'Organo italiano, Monza, Casa Musicale Eco, 1989, ISBN 88-6053-030-X.
  • Anne Leader, The Badia of Florence: Art and Observance in a Renaissance Monastery, Bloomington, Indiana University Press, 2012, ISBN 978-0-253-35567-6.

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Controllo di autorità VIAF: (EN144329307