Palazzo Nonfinito

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Palazzo Nonfinito
Palazzo nonfinito, view 01.JPG
Angolo fra via del Proconsolo e borgo degli Albizi
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Indirizzo Borgo degli Albizi, 32 - via del Proconsolo, 12
Coordinate 43°46′18.12″N 11°15′30.24″E / 43.7717°N 11.2584°E43.7717; 11.2584Coordinate: 43°46′18.12″N 11°15′30.24″E / 43.7717°N 11.2584°E43.7717; 11.2584
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1593 - 1613
Uso Museo di storia naturale
Piani 2
Realizzazione
Architetto Buontalenti, Scamozzi, Caccini, Cigoli, Nigetti, Santi di Tito
Proprietario Stato
Proprietario storico Alessandro e Roberto Strozzi

Il Palazzo Nonfinito è un palazzo storico di Firenze posto con il fronte principale su via del Proconsolo, ma con un notevole prospetto anche su borgo degli Albizi del quale determina la cantonata denominata Canto de' Pazzi. L'origine del nome sta nel fatto che tanti architetti l'hanno iniziato e nessuno l'ha mai "finito". La denominazione di "Palazzo non finito" si legge per la prima volta in una Guida di Firenze pubblicata nel 1822[1] corretta da Bartolomeo Follini[2][3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura sul palazzo Nonfinito è abbastanza vasta. Molte sono le ipotesi fatte dagli storici sulle origini della sua costruzione, ma solo all'inizio del secolo scorso lo storico Jodoco Del Badia ha riportato una cronologia, supportata da indicazioni archivistiche[4], dove sono citati con precisione avvenimenti, committenti e primo progettista.

Il palazzo venne eretto sopra alcune case e torri, beni che Alessandro Strozzi acquistò da Camillo de' Pazzi, padre di santa Maria Maddalena de' Pazzi, nel novembre 1592. Furono incorporate altre proprietà adiacenti appartenenti alle famiglie Niccolini e Perini; dopo la demolizione di una bottega di speziale molto popolare, la realizzazione cominciò nel luglio 1593, come riportato in un'iscrizione sulla cantonata dell'edificio. Alessandro, per sopraggiunte difficoltà economiche, fu costretto a vendere l'intero complesso al fratello Roberto, metà nel 1596 e l'altra metà l'anno seguente. Spesso assente per lunghe permanenze d'affari a Venezia, Roberto lasciò comunque al fratello la direzione dei lavori, esonerandolo dalla compartecipazione alle spese. Un altro fratello, Bernardo, mise a disposizione le pietre estratte dalla propria cava sita in località Le Campora. Nella richiesta del permesso al comune per la realizzazione di finestre, viene citato l'architetto Bernardo Buontalenti[5].

È probabile che per il progetto il Buontalenti abbia tratto spunto dal lavoro di Michelangelo, come spesso faceva studiandone le opere[6][7][8].

Borgo degli Albizi, finestra inginocchiata del Buontalenti
Studio autografo del Buontalenti per le finestre inginocchiate

Gli architetti[modifica | modifica wikitesto]

La prima notizia del palazzo si trova nel trattato L'idea dell'Architettura Universale[9] di Vincenzo Scamozzi, architetto vicentino chiamato, a suo dire, da Roberto Strozzi con l'incarico della progettazione. Egli si attribuì interamente la paternità dell'opera; l'affermazione non poté essere smentita dal Buontalenti stesso, perché morto da alcuni anni, ma lo fu dagli storici successivi che invece evidenziarono l'alternarsi di più architetti.

Intorno alla metà del seicento Gherardo Silvani nel suo Vita di Bernardo Buontalenti[10] attribuì al Buontalenti la facciata di borgo degli Albizi.

Nel 1724 Ferdinando Ruggeri in Studio d'Architettura civile[11] fornì il primo rilievo del palazzo e attribuì la realizzazione a più architetti, senza però indicare le fonti[12].

Filippo Baldinucci, documentando le fasi costruttive[13], fornì la seguente cronologia, ripresa nel 1910 anche da Walther Limburger[14]:

  • dal 1593 al 1600 venne eseguito il progetto di Bernardo Buontalenti, coadiuvato da Matteo Nigetti. A loro vengono attribuiti l'inizio dei lavori, la realizzazione del piano terra, il portale di borgo degli Albizi e le finestre inginocchiate.
  • Nel 1600, entrato in contrasto con gli Strozzi circa la localizzazione dello scalone principale, poi realizzato a destra dell'atrio dall'architetto Santi di Tito, il Buontalenti abbandonò il cantiere.
  • dal 1600 al 1612 a Vincenzo Scamozzi venne dato l'incaricato di completare la progettazione e a Giovanni Battista Caccini di dirigere l'esecuzione dei lavori. A loro sono attribuiti l'altissimo ingresso su via del Proconsolo, ai tempi chiamata via de' Balestrieri, e il primo piano ornato con lesene ioniche a ordine gigante. Inoltre al Caccini, più noto come scultore, gli venne attribuito lo stemma degli Strozzi posto in alto sull'angolo del palazzo. Probabilmente lo Scamozzi ebbe a disposizione i disegni del Buontalenti[15] da cui prese spunto ma, contrariamente a quanto da lui affermato, trovò la fabbrica già avviata. Inoltre l'elenco cronologico delle sue opere riporta nello stesso periodo altri importanti cantieri avviati in Veneto e a Salisburgo[16], impegni che limitarono sicuramente la sua permanenza in città e la sua presenza in cantiere[17]. È lecito supporre che abbia solo avuto il tempo di rendersi conto dei lavori già fatti, fornire un nuovo progetto e trovare un architetto che lo eseguisse[18].
  • intorno al 1604 Lodovico Cigoli, allievo del Buontalenti, innalzò il cortile[19].
Cortile attribuito a Lodovico Cigoli
Terrazzino di Borgo degli Albizi
Stemma della famiglia Strozzi sul portale di via del Proconsolo

Dal 1612 in poi, morto il Caccini, ritornò di nuovo a dirigere i lavori il Nigetti.

Ipotesi sul mancato completamento[modifica | modifica wikitesto]

Sia nel progetto del Buontalenti che in quello dello Scamozzi il palazzo prevedeva altri due piani[20], ma di fatto non vennero portati a compimento nemmeno gli interni, né il prospetto principale, fatto questo che determinò la denominazione corrente di palazzo Nonfinito.

Altre notizie, circa le fasi costruttive degli interni e i passaggi di proprietà, sono contenute nel testo di Luigi Biadi Notizie sulle antiche fabbriche di Firenze non terminate. Pur in mancanza di riscontri archivistici, Biadi ritenne che il motivo che impedì il compimento del palazzo fosse la rivalità fra importanti famiglie tradizionalmente narrata. Egli scrive:

« Molte vertenze erano insorte fra la famiglia che discendeva dal Duca Salviati, tra quella De' Medici e Roberto Strozzi. Pretendevano i Salviati, tralasciando le questioni non interessanti all'uopo, che Roberto Strozzi non continuasse la fabbrica del Palazzo; e lo pretendevano, o forse perché vinti dal fanatico pregiudizio che nei Secoli decorsi pur troppo dominava nella maggior parte dei Grandi, di non permetter cioè la nuova costruzione di un Palazzo né in vicinanza, né quasi a fronte, né con splendidezza maggiore del proprio [...] Lo Strozzi non volendo sottoporsi a così dura legge, ricusando di transigere su questa e sulle rimanenti insorte vertenze, i Salviati, e De' Medici ricorsero alla Potestà Giudiciara facendo istanza di inibire in primo luogo il proseguimento della fabbrica del Palazzo e di decidere su tutti i capi di questione contro il medesimo Strozzi. La Sentenza dicesi che emanasse in qualunque rapporto favorevole ai Salviati, e De' Medici. [...] inutile ovunque restò la ricerca della precitata Sentenza... »

(Luigi Biadi[21])

Anche se un'ampia targa dedicatoria del 1607, posta sopra il portale di borgo degli Albizi a ricordo della munificenza di Ferdinando I de' Medici, farebbe pensare a rapporti più distesi almeno con i Medici, il Biadi ritenne che l'impedimento fosse stato la vera causa del mancato completamento, senza il quale Roberto Strozzi avrebbe potuto facilmente portare l'opera a compimento con la collaborazione dello Scamozzi, o del Caccini, o del Cigoli; il Biadi non accenna a probabili problemi economici della famiglia Strozzi.

Cortile, fontana di Giovanni Battista Lorenzi: Perseo che uccide il drago, XVI secolo

Passaggi di proprietà e destinazioni d'uso[modifica | modifica wikitesto]

Dagli Strozzi la proprietà nel 1802 passò a Giovanni Guasti che nel 1814 la rivendette al Regio Governo della Toscana[22]; Pasquale Poccianti fu chiamato ad adattare i locali per sistemarvi gli uffici della Regia Dogana, i dipartimenti della Camera di Comunità e del Soprasindaco, e l'ufficio della Deputazione di Mendicità. Nel 1850 vi si trovavano la Prefettura, l' Ufficio Stranieri e la Delegazione del Quartiere di San Giovanni.

Passato dal 1865 al Regno d'Italia, nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871) il palazzo fu scelto come sede del Consiglio di Stato e interessato da lavori di consolidamento, restauro e decorazione di alcuni ambienti su progetto dell'architetto Francesco Mazzei, con la direzione del cantiere affidata all'ingegnere Nicola Nasi.

Fu acquistato e utilizzato dalle Poste e Telegrafi dal 1901 al 1911; nel 1917 venne occupato da uffici militari dopo adeguati lavori per l'accasermamento.

Museo di storia naturale sezione di antropologia ed etnologia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Museo di storia naturale sezione di antropologia ed etnologia.

Dopo essere stato concesso all'Università degli Studi di Firenze nel 1919, il palazzo venne individuato quale sede del Museo nazionale di antropologia ed etnologia, fondato da Paolo Mantegazza, e qui trasferito nel 1924, ufficialmente inaugurato nel 1932. Il museo venne accresciuto in seguito da Aldobrandino Mochi e Nello Puccioni. Custodisce antichi reperti di popoli indigeni divisi per aree geografiche.

Ingresso al museo in via del Proconsolo
Scalone realizzato dall'architetto Santi di Tito

Restauri[modifica | modifica wikitesto]

Pochi anni dopo l'apertura del museo la facciata fu interessata da importanti restauri condotti tra il 1938 e il 1944 diretti da Piero Sanpaolesi. Subì alcuni danni durante il conflitto mondiale e venne restaurato nel 1948. Altri restauri furono effettuati nel 1956, 1967, 1972.

Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale[23].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il piano terreno è stato costruito tra il 1593 e il 1600 da Bernardo Buontalenti, coadiuvato da Matteo Nigetti. L'esterno è caratterizzato da bugne piatte, da monumentali pilastri angolari e da grandi finestre inginocchiate. Queste poggiano su grandi mensoloni, sono chiuse da una grata e coronate da un timpano. Alcuni timpani sono triangolari, altri sono spezzati e accartocciati, e recano all'interno una figura zoomorfa che ricorda un pipistrello dall'aspetto sinistro. Tali figure a fine ottocento ispirarono una leggenda scritta da Charles Godfrey Leland, secondo la quale Roberto Strozzi avrebbe fatto un patto con il diavolo, il quale, maledicendo l'edificio, ne avrebbe impedito il completamento per sempre[24].

Via del Proconsolo[modifica | modifica wikitesto]

Sei finestre inginocchiate sono disposte al piano terreno simmetricamente rispetto al grande e alto portone ad arco attribuito al Caccini. Il portone è sormontato da un balcone e dallo stemma degli Strozzi. In prossimità della cantonata in alto è ben visibile un altro stemma in marmo, molto ornato, con due figure femminili che sorreggono lo scudo con l'arme della famiglia; scultura questa riconducibile al Caccini.

Borgo degli Albizi[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto considerato prospetto secondario rispetto a quello di via del Proconsolo, l'edificio presenta su borgo degli Albizi un fronte completo in ogni dettaglio; a questa porzione Ferdinando Ruggieri dedica la maggior parte dei rilievi da lui effettuati, ribadendo la paternità del primo piano a Bernardo Buontalenti, quella del secondo a Vincenzo Scamozzi.

Le quattro grandi finestre inginocchiate al piano terreno si dispongono rispetto ad un asse centrale segnato da un grande portone, coronato in alto da una finestrella rettangolare e al di sopra dallo stemma Strozzi trattenuto da un leone alato. Superiormente si trova una balaustrata oltre la quale si apre un grande finestrone chiuso da un arco poggiante su colonne binate, sormontate da capitelli figurati. Sulla sinistra si trova una piccola edicoletta, inserita nel bugnato, che un tempo accoglieva al suo interno una Crocifissione purtroppo scomparsa[25].

Al piano terra, mascherata da un finto bugnato, è appena visibile una piccola porta segreta che corrisponde al numero civico 30, utilizzata come passaggio secondario dagli informatori che si recavano gli uffici della Regia Dogana.

Timpano con mostro alato

Il cortile[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile è caratterizzato da influenze venete forse ispirate dallo Scamozzi, reinterpretate con elementi tipicamente fiorentini. Dispone un loggiato a piano terra ornato da motivi a serliana su colonne tuscaniche; due dei quattro lati realizzati a squadra nel 1604, sono riconducibili a Lodovico Cardi detto il Cigoli. Gli altri due sono frutto del completamento in stile attuato dall'ingegner Nasi nel 1865-1866. In una nicchia, prospetticamente realizzata davanti all'ingresso principale, si trova una statua cinquecentesca, Perseo che uccide il drago, dello scultore Giovanni Battista Lorenzi[26]. Nel loggiato a destra si trovano un busto di Paolo Mantegazza, fondatore del Museo di Antropologia, realizzato da Ettore Ximenes, il ricordo marmoreo di Nello Puccioni e il medaglione a ricordo di Aldobrandino Mochi; entrambi arricchirono con le loro donazioni le collezioni del museo.

Lo scalone, causa dei contrasti fra il Buontalenti e gli Strozzi, si sviluppa a destra dell'atrio e occupa uno spazio considerevole; è coperto da volte a botte e si snoda ad angolo a gomito a tre rampe.

Al piano terra esiste un salone molto grande, rettangolare coperto da una volta a padiglione, con tre porte che accedono ad altre due sale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guida della città di Firenze ornata di pianta e vedute, books.google.it, Firenze, 1822, p. 84. URL consultato il 25 novembre 2015.
  2. ^ Ughetta Jacopino, Dai Palazzi finiti a Palazzo Nonfinito, Firenze, Istituto geografico militare, 2003, p. 41.
  3. ^ Bartolomeo Follini in Treccani.it, treccani.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  4. ^ Jodoco Del Badia (a cura di), Miscellanea fiorentina di erudizione e storia: vol. 1 e 2 con indice geografico, cronologico e onomastico, Firenze, Salvatore Landini, 1902, p. 38.
  5. ^ Del Badia, p. 38
  6. ^ Amelio Fara, II disegno espropriato. Buontalenti (e Michelangelo) al Palazzo Nonfinito e il progetto di Scamozzi, in Medicea: rivista interdisciplinare di studi medicei, 2008, p. 8.
  7. ^ Isabella Bigazzi, Il Palazzo Nonfinito, Bologna, Massimiliano Boni Editore, 1977, p. 107.
  8. ^ Sintesi dell'articolo: Il disegno espropriato. Buontalenti (e Michelangelo) al Palazzo Nonfinito e il progetto di Scamozzi, su Medicea, 2008. URL consultato il 25 novembre 2015.
  9. ^ Vincenzo Scamozzi, L'idea dell'Architettura Universale, books.google.it, Venezia, 1615. URL consultato il 25 novembre 2015.
  10. ^ Vera Daddi Giovannozzi, La vita di Bernardo Buontalenti scritta da Gherardo Silvani: appunti d'archivio, in Rivista d'arte vol. 14, 1932, pp. 505-524.
  11. ^ Ferdinando Ruggeri, parte II, in Studio d'Architettura civile, Firenze, 1724, Tavv. 15-35.
  12. ^ Bigazzi, p. 16
  13. ^ Filippo Baldinucci, Delle Notizie dei Professori del Disegno da Cimabue in qua, volume II, 1ª ed. 1681-1728, Firenze, Editore Ranalli, 1846, pp. 490-532.
  14. ^ Walther Limburger, Die Gebaude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetisches Verzeichnis, Leipzig, F. A. Brockhaus, 1910.
  15. ^ I disegni del Buontalenti relativi al Palazzo Nonfinito sono conservati alla Galleria degli Uffizi
  16. ^ Tommaso Temanza, Vita di Vincenzo Scamozzi, books.google.it, Venezia, 1770, p. XXX. URL consultato il 25 novembre 2015.
  17. ^ Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana. Architettura del cinquecento, Firenze, 1939, pp. 523 e 546.
  18. ^ Bigazzi, p. 98
  19. ^ Per l'attribuzione cfr.: Alessandro Gambuti, Lodovico Cigoli architetto, in Studi e documenti di architettura, 1973, p. 78.
  20. ^ Bigazzi, p. 93-94
  21. ^ Luigi Biadi, Notizie sulle antiche fabbriche di Firenze non terminate, Firenze, Stamperia Bonducciana, 1824.
  22. ^ Biadi, p. 242
  23. ^ Repertorio delle Architetture civili di Firenze
  24. ^ Charles Godfrey Leland, La leggenda del Palazzo Nonfinito, in Folklore fiorentino a traverso le leggende dei suoi monumenti, Illustrazione Toscana anno VII, n. 10, 1929, pp. 19-20.
  25. ^ Bigazzi, p. 92
  26. ^ Giovanni Battista Lorenzi in Treccani.it, treccani.it. URL consultato il 26 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Bocchi e Giovanni Cinelli, Le bellezze della città di Firenze (PDF), memofonte.it, Firenze, 1677, p. 371. URL consultato il 25 novembre 2015.
  • Guida della città di Firenze ornata di pianta e vedute, books.google.it, Firenze, 1822, p. 84. URL consultato il 25 novembre 2015.
  • Luigi Biadi, Notizie sulle antiche fabbriche di Firenze non terminate, Firenze, 1824.
  • Charles Godfrey Leland, La leggenda del Palazzo Nonfinito, in Folklore fiorentino a traverso le leggende dei suoi monumenti, Illustrazione Toscana anno VII, n. 10, 1929, pp. 19-20.
  • Ida Maria Botto, Mostra di disegni di Bernardo Buontalenti (1531-1608), Firenze, L.S. Olschki, 1968.
  • Leonardo Ginori Lisci, I palazzi di Firenze nella storia e nell'arte, Firenze, 1971, pp. 479-484.
  • Renato Tella, Palazzo Nonfinito Museo di Antropologia e Etnologia, in Francesco Gurrieri e Luigi Zangheri (a cura di), I musei Scientifici a Firenze, Firenze, 1976.
  • Isabella Bigazzi, Il Palazzo Nonfinito, Bologna, Massimiliano Boni Editore, 1977.
  • Ughetta Jacobino, Dai Palazzi finiti a Palazzo Nonfinito, Firenze, Istituto geografico militare, 2003.
  • Amelio Fara, II disegno espropriato. Buontalenti (e Michelangelo) al Palazzo Nonfinito e il progetto di Scamozzi, in Medicea: rivista interdisciplinare di studi medicei, 2008, p. 6-11.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]