Palazzo Gondi

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Palazzo Gondi
Palazzo Gondi facciata.jpg
Palazzo Gondi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
Indirizzopiazza San Firenze, 1-2
Coordinate43°46′11″N 11°15′26″E / 43.769722°N 11.257222°E43.769722; 11.257222Coordinate: 43°46′11″N 11°15′26″E / 43.769722°N 11.257222°E43.769722; 11.257222
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1490-1498
Stilerinascimentale
Piani3
Realizzazione
ArchitettoGiuliano da Sangallo
ProprietarioFamiglia Gondi
Lo spigolo del palazzo

Palazzo Gondi si trova in piazza San Firenze 1-2, a un isolato da piazza della Signoria, con affaccio anche su via de' Gondi 2-4, a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Su questa porzione della città si estendeva nell'antichità una porzione del teatro romano, di cui restano tracce dei setti murari delle antiche burelle e dell'inclinazione del calpestio tra piazza della Signoria e piazza San Firenze. Il primo Gondi a risiedere in questa zona fu Giuliano, marito di Maddalena Strozzi, che qui acquistò una casa nel 1455, successivamente ingrandita con varie case dei Giugni, degli Asini, del Tribunale della Mercatanzia e dello stesso Comune, poi demolite per far posto a un nuovo palazzo.

Fu edificato da Giuliano da Sangallo nel 1490 per Giuliano di Lionardo Gondi, prendendo come esempio altri importanti capolavori di edilizia signorile in città, come palazzo Medici e palazzo Strozzi. Tra gli elementi mutuati da queste opere precedenti c'è la forma cubica impostata attorno a un cortile centrale, il bugnato digradante su ciascuno dei tre piani verso l'alto, finestre centinate sulle cornici marcapiano, il cornicione.

Il palazzo ebbe una genesi molto lenta e rimase incompleto per diversi secoli. Nel 1495 ospitò Guidobaldo da Montefeltro, in visita alla città. Dal testamento dello stesso Giuliano redatto nel 1501 si può dedurre come in tale data il nuovo palazzo fosse già abitato, benché non ancora terminato e, nonostante il documento obbligasse gli eredi a portarlo a perfezione (non è chiaro se estendendosi sul lato sinistro o su quello destro), i desideri del testatore non furono ascoltati. A questa data (e fino al 1870) il palazzo si presentava su tre piani distribuiti per sei assi, con due portoni, a guardare la piazza, essendo il fianco sull'attuale via de' Gondi chiuso da un altro fabbricato in aderenza.

Alla fine del Seicento, su incarico di Vincenzio e Angelo di Amerigo Gondi, vi lavorarono Antonio Maria Ferri per l'architettura e Matteo Bonechi per la decorazione pittorica. Su via dei Gondi il palazzo era affiancato da un antico edificio della famiglia degli Asini, che venne demolito verso il 1870 per allargare la strada che fiancheggiava Palazzo Vecchio. In quell'occasione venne anche ingrandito il palazzo con la creazione del terzo portale (quello sinistro) e la costruzione di una nuova "fetta" di edificio che aumentò il numero delle finestre sulla facciata e creò un prospetto simile su via de' Gondi. Leonardo da Vinci abitava in una delle case distrutte per ampliare il palazzo, affittata da suo padre ser Piero per 30 fiorini l'anno proprio dai Gondi; si dice che proprio qui avesse dipinto La Gioconda (tradizione però infondata), e in ricordo di questo prestigioso primato fu posta nell'androne su via de' Gondi un'iscrizione dettata da Cesare Guasti:

LEONARDO DA VINCI
VISSE LA BENAUGURATA GIOVINEZZA
IN UNA CASA DELL'ARTE DEI MERCATANTI
CHE DA GIULIANO GONDI FU COMPRATA E DISFATTA
NEL MURARE QUESTO PALAGIO
AL QUALE DANDOSI PERFEZIONE NEL MDCCCLXXIII
IL COMUNE E IL SIGNORE CONCORDI
VOLLERO CHE LA MEMORIA DI TANTO NOME AL NOBILE E VAGO EDIFICIO
ACCRESCESSERO DECORO

Palazzo Gondi, androne, iscrizione Leonardo da Vinci
Stemma Gondi nel cortile
Cortile di Palazzo Gondi.jpg

La sistemazione del lato sud venne curata, tra il 1870 e il 1874, da Giuseppe Poggi, l'architetto del piazzale Michelangelo e dei viali di Circonvallazione, che bilanciò la facciata dandole la simmetria con un nuovo asse di finestre e una terza porta su piazza San Firenze, e cercò di mascherare con alcuni accorgimenti il fatto che la nuova forma del palazzo non fosse ormai più ad angolo retto, ma caratterizzata da uno spigolo acuto sul lato nuovo sinistro della facciata. Nel 1874 il palazzo poteva dirsi finalmente terminato, con l'apposizione dello stemma dei Gondi su quello che era diventata la cantonata laterale (d'oro, a due mazze decussate di nero, legate di rosso, sostituito nel 1972 da una copia realizzata dallo scultore Mario Moschi). Per rendere omogenei i fronti fu eseguita un'attenta scelta dei pietrami impiegati, tuttavia facilmente distinguibili guardando al prospetto principale.

Palazzo Gondi terrazzo.jpg

Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale. Tra il 1954 e il 1957 e ancora tra il 1960 e il 1972 sono documentati vari interventi di sistemazione interna per Amerigo Gondi su progetto dell'architetto Emilio Dori, che vi trasformò gli antichi locali di servizio in un appartamento. Fu affiancato negli anni settanta da Pietro Porcinai per la sistemazione di una scenografica terrazza posta a nord e orientata a guardare la cattedrale.

Oggi appartiene ancora ai discendenti della famiglia, ed è in parte visitabile su appuntamento. Al pian terreno si trovano un bar ed altri esercizi commerciali.

Nel 2008 un cantiere ha restaurato la facciata ottocentesca, le coperture e il cortile.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo fu fatto costruire da Giuliano Gondi il Vecchio nel 1489, su progetto di Giuliano da Sangallo e si allinea alla tradizione dei grandi palazzi patrizi fiorentini, come Palazzo Strozzi e Palazzo Medici Riccardi, ma con una rinnovata rilettura stilistica .

L’area in cui sorge, occupa quella che fu l’antico teatro della Florentia romana, la cui estensione comprendeva anche tutto il perimetro di Palazzo Vecchio.

Giuliano Gondi marito di Maddalena Strozzi, nel 1455 acquistò un palazzo della famiglia Giugni nel quartiere di Santa Croce, nel 1480 affittò la contigua torre dell’Arte dei mercanti, nella quale vi era l’ufficio di Ser Piero da Vinci padre di Leonardo, il quale divenne subaffittuario di Giuliano per 30 fiorini l’anno. Torre che poi comprò nel 1485, rimasta incorporta nel palazzo. Il 12 ottobre di quell’anno acquistò anche tutte le proprietà che aveva preso in affitto dall’arte dei mercanti, per intercessione di Lorenzo il Magnifico. Tecnicamente la proprietà fu barattata non venduta e l’atto fu firmato a Palazzo Medici Riccardi. All’inizio del 1489 completò la proprietà del terreno su cui voleva costruire il suo palazzo acquistando la casa degli Asini, con un arbitrato vincolante, visto i problemi economici della famiglia, per 1200 fiorini, in quell’anno dunque iniziò i lavori per costruire Palazzo Gondi.

Leonardo da Vinci frequentò quindi questa casa, e riprese dalle finestre il disegno del cadavere di Bernardo Bandini, dopo la congiura dei Pazzi , arrestato a Costantinopoli, dove i Gondi avevano un banco ed impiccato in Piazza San Firenze. In ricordo di ciò nell’androne di accesso da Via dei Gondi è posta la seguente iscrizione, “Leonardo da Vinci visse la beneaugurata giovinezza in una casa dell’Arte dei Mercanti che da Giuliano Gondi fu comprata e disfatta nel murare questo palagio, al quale dandosi perfezione nel MDCCCLXXIII il Comune e il Signore concordi, vollero che la memoria di tanto nome al nobile e vago edificio accrescesse decoro”. Inoltre Leonardo indicò i Gondi come suoi esecutori testamentari , per la parte fiorentina.

Giuliano da Sangallo disegnò inoltre la famosa Cappella Gondi in Santa Maria Novella dove i Gondi, su concessione di Cosimo I e dei Frati “posero per abbellirla” il Crocifisso ligneo del Brunelleschi, il famoso Cristo delle Uova.

Nel giugno del 1495 Guidobaldo da Montefeltro, Duca d’Urbino, venne accolto da Giuliano Gondi, suo segretario, con tutti gli onori nel palazzo appena finito.

Il palazzo ebbe un rinnovamento anche durante la trasformazione urbanistica di Firenze Capitale e l’allargamento della strada che costeggia Palazzo Vecchio, ora via de’ Gondi.

Già nel 1901 Palazzo Gondi appare come edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, nell’elenco redatto in quest’anno da la Direzione Generale delle Antichità e Belle arti, ed è citato nel vincolo UNESCO del centro storico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Disegno delle bugne delle finestre

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Rispetto ai suoi modelli il Sangallo seppe impostare un'evoluzione nell'uso degli elementi tipici fiorentini, facendone uno degli esempi più riusciti palazzi dell'epoca. Il palazzo si sviluppa attorno a un cortile monumentale, porticato su quattro lati. Le facciate sono disegnate su tre ordini, con bugnato digradante in pietra forte. Il piano terreno si presenta caratterizzato da ricorsi di bugne a cuscino, con tre portali incorniciati ad arco e piccole finestre quadre. Il primo piano è a bugne piatte e l'ultimo a paramento liscio, ambedue con finestre centinate (in origine spartite a croce guelfa e lunetta soprastante) che ripetono la forma dei portali. L'elemento più innovativo è il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera, che assomiglia alle sfaccettature di una pietra preziosa. Le finestre del secondo piano inoltre vennero realizzate impercettibilmente più alte, per compensare otticamente lo scorcio prospettico.

Altri elementi architettonici sono la panca di via che crea una specie di zoccolo in pietra attorno al palazzo, l'elegante cornicione a mensole di modesto aggetto, e l'altana con colonne sulla sommità del palazzo, in asse con il portone al n. 2. Dal portone al n. 1 (condue bei ferri portabandiera ai lati) si accede al cortile.

La facciata su via dei Gondi, di Giuseppe Poggi mostra cinque assi e tre portali.

I tre piani della sobria facciata si ergono maestosi, passando dal bugnato aggettante in pietra forte accuratamente lavorata del piano terreno,alla più levigata del primo piano , per terminare infine con i conci lisci dell'ultimo piano.

L'elemento più innovativo è il disegno intorno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera, simile alle sfaccettature di una pietra preziosa, il diamante mentre fra una finestra e l'altra ci sono pietre a croce modificata con due lunghi bracci e due corti, le cui estremità finiscono a punta. Questo disegno da un senso di verticalità che fa da contrappeso alle fasce marcapiano dentellate . Palazzo Gondi, come Palazzo Strozzi,ha la panca di via caratteristica dei palazzi dei banchieri fiorentini di quell'epoca. Le finestre del palazzo erano a bifora, come quelle di Palazzo Strozzi,ma con una traversa in pietra e con le lunette con le armi dei Gondi, ma in occasione dei lavori del Poggi furono tolte per aprire il palazzo alla luce . Durante il recente restauro, una delle lunette è stata ritrovata ed ora è esposta in cortile .

L’intervento di Giuseppe Poggi intorno al 1870 a conferire l’aspetto attuale del palazzo. Il proprietario di allora il Marchese Eugenio Gondi, dopo la distruzione della torre inglobata nel palazzo e di altri manufatti, imposta dal Comune per allargare via delle Prestanze, ora via dei Gondi, incaricò Giuseppe Poggi, architetto storicista, di completare l’idea del suo predecessore, Giuliano il Vecchio. Quindi fu prolungata la facciata antica sulla piazza di una finestra e di una terza porta, mentre la nuova facciata su via de’ Gondi fu disegnata con cinque assi e tre portali, di cui quello mediano, trova giustamente corrispondenza con il centro del cortile. Per questi lavori il Poggi utilizzò molti materiali di recupero, capitelli , colonne recuperati dalle case distrutte e le bozze della famosa torre per fare la facciata sotto la terrazza in via dei Gondi.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

il cortile

Nel cortile centrale, porticato su quattro lati con colonne corinzie a tre e a due svelte arcate per lato (i capitelli sono leggermente differenziati l'un l'altro), si trova una fontana a doppia tazza del 1652, che sfrutta per antica concessione granducale l'acqua proveniente dal giardino di Boboli, che alimenta anche la fontana del Nettuno. Da qui, sul lato settentrionale, inizia lo scalone monumentale per i piani superiori, coi gradini decorati sul profilo da figure zoomorfe e fitomorfe (gli originali oggi sono al Victoria and Albert Museum). Sotto il porticato è presente una statua togata di epoca romana (II secolo), , proveniente forse dal vicino teatro romano, già destinata, secondo Vasari, a ornare la fiancata del palazzo. Vi si trovano inoltre vari stemmi Gondi, con le mazze incrociate. È stato scritto sul cortile: "più che essere un compromesso tra l'esterno e l'interno e segnare il passaggio dalla vivacità della strada alla quiete della casa, qui sembra già far parte dell'appartamento, e ci si stupisce di non trovarvi qualche mobile che l'arredi" (Gino Chierici).

Il palazzo si sviluppa intorno ad un grande e monumentale cortile dove vi è un porticato su quattro lati con colonne di ordine corinzio, con capitelli dal disegno uno differente dall'altro e una elegante fontana di marmo seicentesca, che sfruttava, per concessione granducale, l'acqua proveniente dal Giardino di Boboli, che alimentava Palazzo Vecchio ed anche la Fontana del Nettuno dell’Ammannati, in Piazza della Signoria, detta “il Biancone". Sotto il porticato è presente una statua romana del II Sec. d.C. che raffigura il Senatore Macrino, grande generale e fondatore delle Terme di Firenze, fatta acquistare da Giuliano da Sangallo per metterla sull'angolo del palazzo, come racconta il Vasari. Dal lato a settentrione del loggiato inizia lo scalone esterno, anche questo è opera del Sangallo, con gradini con rilievo raffigurate elementi animali e vegetali. Su ogni gradino della scalinata si trovano degli innovativi balaustri decorati con scanalature a tortiglione e foglie di acanto. Il Sangallo usò per il soffitto, dei riquadri di pietra ricoperti di decorazioni. I riquadri parlano della ricchezza dei Gondi e le loro relazioni sociali. Delle cornucopie appaiate stracolme di fiamme stanno accanto a dei diamanti con lingue di fuoco che circondano un diamante centrale decorato con foglie. Sia le cornucopie che i diamanti, emblemi personali di Giuliano Gondi, comunicano ricchezza e abbondanza. Dei nastri che recano iscritte le lettere SIN tengono legate insieme le cornucopie. Secondo Corbinelli, SIN pare si riferisca al motto di Giuliano Non Sine Labore, composto come dono per il mercante fiorentino dal re di Napoli e da suo figlio Alfonso, duca di Calabria. Al piano nobile, da un sontuoso vestibolo con decori a rilievi di pietra serena, si accede al grande salone dove è conservato, oltre agli undici grandi ritratti dei più importanti membri di Casa Gondi del ramo francese, partendo da Giuliano il Vecchio, il bellissimo e monumentale Camino di pietra forte, realizzato su disegno sempre di Giuliano da Sangallo tra il 1501 e il 1505. Ricco di bassorilievi allegorici e coronato da due grandi statue, Ercole e Sansone, costituisce in sé uno dei più importanti esempi di camino cinquecentesco ancora integri nella sua collocazione originaria.

Con i secoli altri artisti hanno lasciato la loro testimonianza. All'inizio del Settecento, l’architetto Antonio Ferri fu incaricato da Vincenzo e Angelo di Amerigo Gondi di trasformare alcuni ambienti secondo le esigenze del tempo.

Furono costruite delle nuove scuderie e al primo piano alcuni ambienti di abitazione. Tra questi la nuova alcova, eseguita nel 1710 in occasione del matrimonio di Angelo Gondi con Elisabetta, figlia del senatore Filippo Cerretani.

Per l’alcova il Ferri coinvolse molti artisti. I rilievi di stucco con gli angeli che sorreggono lo stemma Gondi sono di Giovanni Battista Ciceri, gli affreschi della volta sono di Matteo Bonechi e Lorenzo Del Moro decorò i soffitti a cassettone. Inoltre furono decorate la “Sala del Tempo che ghermisce la Bellezza” e la “Sala dei Paesaggi” da Niccolò Contesatbili e “Sala di Giove ed Ebe” con uno splendido fregio continuo a grisaille di Luigi Catani.

Il Poggi, inoltre per facilitare l’accesso al piano nobile dall'androne delle carrozze, ideò una nuova rampa di scale, che senza passare dall'esterno del cortile come l’antica che portava direttamente al vestibolo del salone, duplicò specularmente quella originale abilmente scolpita in pietra serena degna dell’originale del Sangallo.

Il camino monumentale

Palazzo Gondi nel ventesimo secolo si identifica con la vita di Amerigo Gondi, , conosciuto universalmente come Bibi, , era nato nel 1909, figlio di Guido e di Isabella Ginori, nipote di Eugenio. Nell'aprile del 1954 Amerigo incaricò l’architetto Emilio Dori della progettazione e la direzione dei lavori dell’ultimo piano del palazzo, che ha eseguito un recupero molto equilibrato, lasciando intatta l’antica altana rinascimentale che si affaccia sulla facciata del Complesso di San Firenze e vari terrazzi a più livelli, tra cui un piccolo giardino pensile disegnato dall'architetto paesaggista Pietro Porcinai. Tra il 1960 e il 1972 proseguono vari lavori di manutenzione e abbellimento, sempre sotto la direzione dell’architetto Dori, come la sostituzione dello stemma della cantonata con una copia realizzata dallo scultore Mario Moschi di Forte dei Marmi nel 1972. Anche palazzo Gondi subì i danni dell’Alluvione del 1966, tale calamità è ricordata con una piccola lapide posta nell'ingresso ad un’altezza del piano di calpestio di circa 3 metri, con la frase lapidaria, appunto, di “il 4 novembre 1966 l’acqua dell’Arno arrivò qui “. Nel 2005 Bernardo Gondi eredita il palazzo e con sua moglie Vittoria intraprendono dei lunghi restauri conservativi della durata di 6 anni seguiti dall'architetto Paolo Fiumi, per far vivere un nuovo rinascimento e vivere in modo contemporaneo il palazzo.

Oggi è uno dei pochi palazzi fiorentini che appartiene ancora ai discendenti della famiglia che lo fece costruire. Il Palazzo è stato sottoposto ad un accurato restauro e la famiglia Gondi si occupa della sua gestione. Palazzo Gondi si trova in piazza San Firenze, e via de’Gondi lo divide da Palazzo Vecchio.

Al Poggi compete l'ingresso carrozzabile, a cui corrisponde una rampa di scale separata, modellata su quella del Sangallo, che porta direttamente al vestibolo del salone. Le decorazioni in pietra serena, degne di quelle cinquecentesche, mostrano balaustri ai parapetti, gradini con l'emblema del diamante e la folgore di Giuliano Gondi, e parementi lapidei nel soffitto con rilievi araldici, oltre alle lesene e i peducci.

Veduta dall'altana di Palazzo Gondi.jpg
Le cantine

Al piano nobile si trova infatti il grande salone con undici ritratti di membri di Casa Gondi, da Giuliano il Vecchio in poi, e con un camino monumentale realizzato su disegno di Giuliano da Sangallo tra il 1501 e il 1505, caratterizzato da bassorilievi allegorici e due grandi statue di coronamento raffiguranti Ercole e Sansone.

Al Settecento risale la sistemazione del lato posteriore, con le scuderie e numerosi ambienti negli appartamenti al primo piano, tra cui l'alcova disegnata da Antonio Maria Ferri (1710), creata per celebrare il matrimonio tra Angelo Gondi ed Elisabetta Cerretani, figlia del senatore Francesco. In essa lavorarono numerosi artisti: lo stuccatore Giovan Battista Ciceri, che realizzò i rilievo degli angeli che sostengono lo stemma Gondi sull'arco d'entrata, Matteo Bonechi agli affreschi sulla volta, Lorenzo del Moro alla decorazione dei palchi, delle spallette e degli imboti delle finestre.

Il terzo piano, ristrutturato nella seconda metà del Novecento, presenta un appartamento che gode dell'altana affacciata su piazza San Firenze e di vari terrazzi su più livelli, su uno dei quali Pietro Porcinai realizzò un notevole giardino pensile.

Nei sotterranei sono state recentemente aperte le cantine.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La scalinata del Sangallo
Un gradino del Sangallo al V&A Museum
Palazzo Gondi dettaglio.jpg
La fontana
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  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, p. 263;
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  • Toscana esclusiva, pubblicazione edita in occasione dell’iniziativa Firenze: cortili e giardini aperti, 18 e 25 maggio 2003, a cura dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, Sezione Toscana, testi a cura dell’Associazione Culturale Città Nascosta, Firenze, ADSI, 2003, pp. 25-26;
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