Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai

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Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai
Palazzo dell'arte dei giudici e notai 12.JPG
Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàFirenze
IndirizzoVia del Proconsolo 16r
Caratteristiche
Tipoarte, archeologia
Sito web

Coordinate: 43°46′15.56″N 11°15′29.33″E / 43.770989°N 11.258147°E43.770989; 11.258147

Il Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai o del Proconsolo si trova in via del Proconsolo 16 rosso a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, sede della corporazione dalla quale prende il nome, risale alla prima metà del Trecento, sorto a fianco di una torre dell'XI secolo che venne inglobata nella costruzione. L'ingresso era situato originariamente su via dei Pandolfini, mentre oggi è murato e vi si accede da via del Proconsolo.

Gli affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'edificio si conserva un prezioso ciclo di affreschi appena restaurato, che, sebbene molto compromesso, conserva alcune tracce della Firenze medievale altamente significative: innanzitutto il ciclo sui poeti fiorentini, dove è raffigurato il più antico ritratto documentato sia di Dante che di Giovanni Boccaccio. In particolare il ritratto dantesco ha suscitato un largo interesse perché, assieme al ritratto di pochi anni successivo nella cappella del Bargello, dimostrerebbe che le fattezze del poeta sono ben lontane dall'iconografia tradizionale derivata dal Rinascimento in poi, con il naso pronunciatamente aguzzo e la fronte accigliata. Dante doveva avere sì un naso lungo, ma non aquilino come siamo abituati a immaginarlo dopo la celebre serie di incisioni per illustrare la Divina Commedia di Gustave Doré.

La celebrazione degli scrittori fiorentini rientrava nel programma espresso da Coluccio Salutati, umanista famoso e cancelliere fra il 1375 e il 1406, che aveva commissionato per Palazzo Vecchio un ciclo di poeti, condottieri ed eroi fiorentini a voler testimoniare il primato culturale della città come nuova Roma.

Il ritratto di Dante
Il soffitto con i simboli di Firenze

Perduto il ciclo di Palazzo Vecchio, ecco che la versione in scala ridotta di questo palazzo rappresenta un'importante testimonianza di quella cultura.

Per quanto riguarda l'autore e la datazione, i documenti sul palazzo riportano come fosse stato incaricato Jacopo di Cione, fratello dell'Orcagna, nel 1366 di affrescare le volte e le pareti di quella che era la sala maggiore dell'Arte. Nella lunetta dei poeti, oltre a Dante e Boccaccio, si vedono le gambe (i busti e i volti sono andati perduti) di altre due figure identificate con Francesco Petrarca e Zanobi da Strada. Boccaccio era il più giovane del gruppo e morì nel 1375, per cui sono stati avanzati dei dubbi sulla reale datazione del lavoro.

Successivamente, nel 1406, Ambrogio di Baldese veniva incaricato di aggiungere al gruppo dei quattro poeti Claudiano, un poeta latino che si riteneva fiorentino e l'appena scomparso Coluccio Salutati stesso. Nel 1444 il giovane Andrea del Castagno fu chiamato a dipingere la figura di Leonardo Bruni nella prima stanza e in seguito Piero Pollaiolo avrebbe rappresentato Poggio Bracciolini e Giannozzo Manetti, opere oggi perdute.

Al centro della volta resta ben conservato una raffigurazione "araldica" di Firenze: un cerchio di mura, quelle di Arnolfo di Cambio delinita un campo con decorazioni stemmi disposti a raggiera: a partire dal quello del Comune al centro, si diramano attorno quelli del giglio fiorentino, dell'aquila di parte guelfa e della croce, poi dei quartieri fino a quelli delle ventidue Arti. La forma della circonferenza richiama anche la perfezione e l'armonia di una nuova Gerusalemme.

Nelle vele si trovano le raffigurazioni della Giustizia, della Fortezza, della Prudenza, della Temperanza e una immagine barbuta non meglio identificata. Nelle altre tre lunette, oltre a quella già citata dei poeti, tutte più deteriorate della volta, si riconoscono un santo con cinque figure, le personificazioni delle qualità della Dialettica e della Retorica e altre, infine una con i resti di quattro teste senza elementi che aiutino l'interpretazione. Gli affreschi si sono deteriotati anche per la noncuranza dell'ultimo secolo, quando nei locali era ospitato un negozio di tessuti, che aveva scaffalature poggiati direttamente sulle pareti, con i rotoli di stoffa che battevano liberamente sulla superficie dipinta.

I resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il palazzo inoltre sono stati condotti alcuni scavi archeologici, in parte ancora in corso, che hanno ritrovato alcune tracce della Florentia romana, addirittura risalenti al I secolo fino alle fondamenta di altri edifici alto medievali fino al IX secolo circa. Suggestivi sono una serie di pali in legno conficcati nel terreno, che dovevano essere utilizzati in conche per la tintura della lana.

Oggi il palazzo ha una doppia fruibilità: come museo nelle ore diurne (su prenotazione) o come ristorante. Il restauro è stato infatti curato da privati che, nel pieno rispetto del valore storico e culturale del sito, lo utilizzano anche per questa attività commerciale.

Opere già in loco[modifica | modifica wikitesto]

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