Quattro Santi Coronati (Nanni di Banco)

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Coordinate: 43°46′15.02″N 11°15′17.99″E / 43.770839°N 11.254997°E43.770839; 11.254997

Quattro Santi Coronati
Museo di orsanmichele, nanni di banco, quattro santi coronati, 01.JPG
Autore Nanni di Banco
Data 1409 circa-1416/17
Materiale marmo
Altezza 203 cm
Ubicazione Museo di Orsanmichele, Firenze
La nicchia

Il gruppo dei Quattro Santi Coronati di Nanni di Banco fa parte del ciclo delle quattordici statue dei protettori delle Arti di Firenze nelle nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele. Fu commissionato dall'Arte dei Maestri di Pietra e Legname e risale al 1409 circa-1416/17. È in marmo apuano ed è composto da quattro figure; la più alta misura 203 cm. Oggi si trova conservato all'interno del Museo di Orsanmichele, mentre all'esterno è sostituito da una copia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Quattro santi coronati (Casorio, Claudio, Sempronio e Nicostrato) furono quattro martiri del tempo di Diocleziano. Essi erano tradizionalmente scultori che si rifiutarono di erigere una statua al dio Esculapio per l'imperatore, a causa della loro fede cristiana, e per questo vennero perseguitati. Il loro ruolo di protettori della categoria di scultori e architetti è testimoniato dal rilievo alla base del tabernacolo, dove i Quattro Santi sono raffigurati alle prese con opere di costruzione, di falegnameria, di calcolo architettonico e di scultura.

Per quest'opera, come per le altre due di Nanni di Banco in Orsanmichele (San Filippo e Sant'Eligio (Nanni di Banco)), non ci sono pervenuti i documenti di allogagione, ma tutte le fonti concordano nell'attribuzione. Più controversa è la datazione: il loro carattere classicista è stato di volta in volta messo come punto di partenza o punto di arrivo dell'esperienza di Nanni di Banco, ma oggi gli studi, sulla base di documenti inediti e di approfondita osservazione dei dettagli, tendono a collocare il gruppo nel periodo della prima maturità artistica dell'autore, tra il 1409 e comunque non oltre il 1416/1417.

Vasari racconta un curioso episodio riguardo alla creazione delle statue, con un aiuto da parte di Donatello:

« Dicesi che, avendoli finiti tutti tondi e spiccati l'un da l'altro e murata la nicchia, che a mala fatica non ve ne entravano dentro se non tre, avendo egli nelle attitudini loro ad alcuni aperte le braccia, perché disperato e mal contento andò a trovar Donato, e contandoli la disgrazia e poca acortezza sua, rise Donato di questo caso e disse: “Se tu mi paghi una cena con tutti i miei giovani di bottega, mi dà il core di farli entrar nella nicchia senza fastidio nessuno”. E così convenutosi, lo mandò a Prato a pigliare alcune misure, dove aveva d'andare esso Donato. E così Nanni partito e Donato preso i discepoli andatosene al lavoro, scantonò a quelle statue a chi le spalle et a chi le braccia talmente, che facendo luogo l'una all'altra, le accostò insieme, facendo apparire una mano sopra le spalle di una di loro. E le commesse così unite, che co' 'l savio giudizio suo ricoperse lo errore di Nanni di maniera che, murate ancora in quel luogo, mostrano indizii manifestissimi di concordia e di fratellanza; e chi non sa la cosa, non si accorge di quello errore. Nanni trovato nel suo ritorno che Donato aveva corretto il tutto e rimediato ad ogni disordine, gli rendette grazie infinite, et a lui insieme con suoi creati pagò la cena, la quale lietamente e con grandissime risa fu da loro finita. »

In realtà si è scoperto che la storia dev'essere una mistificazione vasariana, poiché le due statue che dovrebbero essere state avvicinate da Donatello in realtà sono scolpite in un blocco unico di marmo.

Il gruppo venne rimosso nel 1999 e restaurato dall'Opificio delle Pietre Dure nel 2001. In quell'occasione vennero tolti i residui della patina scura di fine Settecento/inizio Ottocento, che era stata stesa sulle statue marmoree della serie di Orsanmichele per farle sembrare tutte di bronzo e dare quindi uniformità visiva all'insieme.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il rilievo alla base del tabernacolo

L'opera fu una vera prova di virtuosismo per la difficoltà di mettere quattro figure in una nicchia creata per ospitarne una. Lo scultore ne rimpicciolì leggermente le dimensioni e creò una disposizione a semicerchio, accompagnando in questo modo lo spazio semicilindrico della nicchia, con riferimenti e giochi di sguardi tra le figure, come in una reale conversazione. La composizione ebbe molta influenza sull'arte del tempo, come nel cerchio degli apostoli attorno a Cristo nell'affresco del Tributo di Masaccio alla Cappella Brancacci.

Le statue vennero ricavate da tre soli blocchi di marmo, con le due di destra composte in un unico blocco e caratterizzate dalla maggiore sofisticatezza delle pose e da un più accentuato naturalismo nei gesti. La ricca volumetria plastica dei corpi è accentuata dal ricco panneggio all'antica, secondo una moda nata proprio nel primo decennio del Quattrocento a Firenze e che ha in quest'opera uno degli esempi più antichi.

Le figure sono pervase da una forte componente anticheggiante, che caratterizza le pose solenni, l'abbigliamento e la volumetria dei corpi e delle teste, ispirate ai ritratti imperiali romani.

Rispetto alle opere coeve di Donatello (come il San Giorgio di poco posteriore, sempre in una nicchia di Orsanmichele) le statue di Nanni di Banco sono caratterizzate da una solenne staticità, prive di quell'energia trattenuta ma ben vibile che è tipica dei lavori del collega e amico. Con la loro nobile austerità, i santi di Nanni di Banco esprimono la ritrovata dignità dell'individuo tramite la lezione dell'antico, coronando il severo ideale civile dell'umanesimo fiorentino di stampo trecentesco[1].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 31.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Grifoni, Francesca Nannelli, Le statue dei santi protettori delle arti fiorentine e il Museo di Orsanmichele, Quaderni del servizio educativo, Edizioni Polistampa, Firenze 2006.
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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