Arte dei Tintori

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Lo stemma

L'Arte di Tintori, importante attività collegata al processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze fin dal XIII secolo e raggiunse il suo massimo splendore durante i primi anni del XIV secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'attività tessile fu, in quei due secoli, un'industria cittadina di importanza decisiva per l'economia della città soprattutto grazie al contributo dei prestigiosi membri della più importante Arte della Lana e dell'Arte di Calimala.

All'interno di questa organizzazione di lavoro fin dall'inizio ebbe grande rilievo l'Arte dei Tintori alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all'interno di un ciclo produttivo molto complesso.

Ai membri dell' “Arte dei Tintori” tuttavia, asserviti economicamente alla potente “Arte della Lana”, fu sempre negato un proprio autonomo riconoscimento corporativo nonostante le continue richieste in tal senso che erano motivate della importanza del proprio ruolo nel ciclo di produzione dei tessuti. Tutto quello che erano riusciti a ottenere era uno stemma proprio.

Solo nel 1378, in seguito a vere e proprie rivolte, i tintori riuscirono a dar vita ad una autonoma organizzazione corporativa che tuttavia, solo dopo quattro anni, venne sciolta per ricondurre i suoi membri sotto il controllo dei ben più potenti lanaioli. Alla fine del ‘300, con la crisi della produzione della lana, i tintori ebbero minor peso nell'economia cittadina e dovettero adattarsi ad una nuova realtà di mercato perché costretti a lavorare con tecniche e materiali più economici al fine di contenere i costi.

La categoria dei Tintori si divideva in tre gruppi, quelli dell'Arte Maggiore, forse la meglio organizzata, che tingeva i tessuti nei colori più vari, quelli dell'Arte Minore, specializzati nelle diffuse tinture di color rosso utilizzando come colorante la robbia (rubia tinctorum), sostanza vegetale dalle cui radici si estraeva il principio attivo, e infine quelli dell'Arte del Guado (isathis tinctoria), altro vegetale usato per ottenere una vasta gamma di azzurri. Il colore più difficile era il "morato", ovvero il nero lucido, che era prodotto col gallato di ferro, un segreto gelosamente custodito a Firenze. A parte il rosso e il verde, praticamente ogni coloritura aveva un proprio segreto, dagli azzurri ravvivati con "bagni di campeggio", alle scalature, i toni intermedi più delicati. Prima della tintora i tessuto dovevano essere sgrassati completamente bollendo nel sapone, per questo era necessario poter disporre di abbondante acqua corrente: non a caso le tintorie erano collocate lungo l'Arno, concentrate nella zona che ancora oggi si chiama Corso dei Tintori.

La straordinaria padronanza di questa complessa Arte, e dei tanti segreti che si tramandarono da una generazione all'altra, consentì di produrre enormi quantità di stoffe: manufatti che ancora oggi vediamo nelle numerose rappresentazioni pittoriche della Firenze rinascimentale e che si fanno apprezzare per la persistenza e la luminosità dei colori ma anche per la straordinaria varietà di tinte disponibili che doveva rispondere e adattarsi alle mutevoli esigenze di un mercato interno e internazionale molto evoluto.

Possedimenti[modifica | modifica wikitesto]

I tintori erano proprietari della chiesa di Sant'Onofrio in quello che era chiamato Corso dei Tintori. Organizzavano un palio, il palio di Sant'Onofrio, e possedevano, quasi tutto l'ampio isolato oggi delimitato da via Tripoli, via delle Casine, via dei Malcontenti e piazza Piave. Qui esisteva un complesso di edifici che ospitavano l'Università dei Tintori, lo spedale di Sant'Onofrio, e ampi orti. Di esso quale oggi rimane a memoria soltanto (almeno per quanto riguarda i prospetti esterni) il tabernacolo posto sull'angolo tra via delle Casine e via dei Malcontenti, che appunto su quest'ultima strada ancora reca lo stemma con il pillo e il mazzapicchio incrociati, insegna dell'arte. Si trattava di due strumenti detti anche "follatoi", i quali, simili a clave, servivano a spingere i tessuti nelle conche piene di tintura.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]