Via delle Casine

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Coordinate: 43°46′05.51″N 11°15′57.99″E / 43.768196°N 11.266108°E43.768196; 11.266108

Via delle Casine

Via delle Casine si trova a Firenze, dal lungarno della Zecca Vecchia a via Ghibellina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Strada alquanto antica, deve il suo nome all'architettura semplice e popolare che la caratterizza, contrando coi palazzi nobiliari di qualche isolato più verso il centro. Era infatti appartata e caratterizzata da abitazioni architettonicamente modeste, legate ai pescatori d'Arno, che risiedevano nel tratto prossimo a via Ghibellina, e ad altri lavoratori umili. La via è divisa in tre tratti che un tempo avevano altrettanti nomi: da quella che era la riva a via Tripoli si chiamava via del Renaio, in onore a un antico mestiere che si svolgeva sul fiume, e fu aperto solo nel 1880 sui terreni dello spedale della Torricella; fino a via San Giuseppe via tra due Orti (l'orto di Santa Croce e quello dello Spedale dei Tintori di Sant'Onofrio); e infine propriamente via delle Casine nel tratto fino a via Ghibellina.

L'unificazione del tracciato sotto uno stesso nome fu deliberata dalla giunta comunale il 25 novembre 1876.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lungo il tracciato della strada si innestano: via Tripoli, via San Giuseppe, via dei Malcontenti, via dei Conciatori e via Pietro Thouar.

All'incrocio con via dei Malcontenti e via San Giuseppe si trova un grande tabernacolo eretto in conforto ai condannati a morte che percorrevano anticamente questa strada. Raffigura la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni e Pietro ed è di un seguace di Niccolò Gerini (oggi sostituito da una copia).

Edifici[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente la strada, soprattutto nel tratto da via San Giuseppe a via Ghibellina, mostra numerosi edifici eretti e riconfigurati nell'Ottocento che affiancano le più antiche "casine" comunque fatte oggetto di interventi di restauro e riqualificazione, per cui si pone come area residenziale di discreto fascino e interesse.

In angolo con via Tripoli si trova il palazzo Pontenani, caratterizzato da un grande stemma sulla cantonata e uno minore sul portale carrozzabile, dai cui si accede anche al giardino. Nel tratto adiacente, verso via dei Malcontenti si trovava lo spedale dei Tintori, eretto da quest'Arte e dedicato a sant'Onofrio.

Fino a via Pietro Thouar la strada costeggia la Pia Casa di Lavoro di Montedomini: soprattutto su questo lato, dove ebbero sede il monastero di Montedomini e l'ospizio dei Monellini, sono visibili nell'esterno resti cospicui dell'architettura originaria del convento di Monticelli. Sul lato opposto, in un edificio addossato al fianco della chiesa di San Giuseppe, si trovava il convento delle Fanciulle del Ceppo.

Il tratto verso via Ghibellina, in cui si vendono le "casine" che hanno ispirato il nome della strada, contiene, al 31 rosso, l'ingresso dell'edificio che ospitò il teatro Brendel, o teatro dell'Accademia dei Fidenti, in cui recitò Eleonora Duse. Al 25 un edificio forma un acuto sprone con via Ghibellina, evidentemente riconfigurato nei prospetti e soprelevato, ma che nell'insieme dei suoi volumi rende ragione alla denominazione di "casina"; sulla cantonata ha una piccola edicola in pietra serena, oltremodo abrasa, di fattura seicentesca, che dal 2003 accoglie una pittura murale di Alan Pascuzzi raffigurante la Resurrezione. L'edificio dirimpetto invece ha un antico pilastro d'angolo con le memorie di due alluvioni: del 1517, del 1844. Guardando in alto, ad altezza più che doppia, si scorge la targa dell'alluvione del 1966.

Lapidi[modifica | modifica wikitesto]

La strada è ricca di iscrizioni. Nel tratto tra via Tripoli e via San Giuseppe, vicino al tabernacolo di Sant'Onofrio, una targa del 1398 parla di un fosso che passava di qui sbucando in Arno (è abrasa per metà, ma nota da trascrizioni):

MCCCLXXXXVIII DEL MESE DI NOVEMBRE FU COCE(n) DUTO
E CO(n) SENTITO P(er) L'OFFICIO ET OFFICIALI DELLA TORRE ALLA C
OMPAGINA ET SPEDALE DI SMTO NOFRI IN LUOGO D'ELEMO
SINA P(er) PIU LORO COMODITA ET P(er) PIU BELLEZZA DELLE VIE
DALLATO DI POTERE MURARE DENTRO A QUESTE MUR
A LA FOSSA CHE VA VERSO EL FIUME D ARNO LA QUALE E
TUCTA DEL COMUNE ET FU RISERVATO I(n) P(er) PETUO AL
DECTO COMUNE ET OFFICIO POTERE DOGNI TEMPO
ENTRARE NEL PRESENTE GIARDINO A VEDERE ET P
ROVEDERE LE RAGIONI D ESSO COMUNE ETFARE
TENERE NETTA ET RIMONDA LA DETTA FOS
SA COME ET QUANTO NELLA LORO DELIBERA
TIONE APPARISCE

2977 - Firenze, Cappella gotica in via delle Casine - Foto Giovanni Dall'Orto, 28-Oct-2007b.jpg

Al n. 13 e al n. 68 due lapidi che ricordano l'alluvione dell'agosto del 1547; poco lontano da via Ghibellina una targhetta di ferro segnala l'altezza raggiunta dalla piena del 3 novembre 1844. Al 17, in angolo con via dei Conciatori, una memoria dell'alluvione del 3 ottobre 1740, su un edificio con un tabernacolo settecentesco che conserva una terracotta raffigurante la Madonna con il Bambino (copia con varianti da un originale di Benedetto da Maiano), sotto al quale è un cartiglio con una invocazione alla Vergine ("Regina advocata nostra ora pro nobis"); il traguardo dell'alluvione è frammentario (manca una significativa porzione centrale, che risultava ancora integra ai tempi della compilazione del repertorio di Francesco Bigazzi e quindi di quello di Bargellini e Guarnieri); decisamente più in alto, sempre da questo lato, è un ulteriore traguardo che indica il livello raggiunto dall'alluvione del 4 novembre 1966[1].

Al 16 una memoria degli Anni di Piombo, legata a Fausto Dionisi, un Agente della Polizia ucciso durante un fallito tentativo di alcuni militanti di Prima Linea, che volevano far evadere alcuni detenuti dal carcere delle Murate:

QUI CADDE
IL 20 GENNAIO 1978
NELL'ADEMPIMENTO DEL SUO DOVERE
FAUSTO DIONISI
APPUNTATO DI PUBBLICA SICUREZZA
VITTIMA DEL TERRORISMO
IL COMUNE DI FIRENZE 1999

Via delle casine, montedomini, targa fausto dionisi.JPG

Via Pietro Thouar[modifica | modifica wikitesto]

Via Pietro Thouar

Una diramazione di via delle Casine è via Pietro Thouar, che conduce fino al viale della Giovine Italia. La brave strada, dedicata all'educatore che fu ospite nell'infanzia e direttore nella maturità della Pia Casa Montedomini. La strada fu aperta verso il 1870, costeggiando il lato nord di Montedomini appositamente ampliato in quell'occasione con una nuova ala, dotata di un ingresso secondario. Sul lato opposto, al numero 8, si trova l'Istituto di Nostra Signora del Sacro Cuore, preceduto da una fila d'alberi e un piccolo giardino. Al 2, infine, in angolo col viale della Giovine Italia si trova il Villino Coppini.

Al 14 un piccolo tondo robbiano mostra una Madonna col Bambino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bigazzi 1886, p. 231; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, I, 1977, p. 261.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune di Firenze, Stradario storico e amministrativo della città e del Comune di Firenze, Firenze, Tipografia Barbèra, 1913, p. 27, n. 186;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, I, 1977, pp. 211-212.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.

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