Spedale di Sant'Onofrio dei Tintori

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Coordinate: 43°46′01.21″N 11°15′56.29″E / 43.767003°N 11.265636°E43.767003; 11.265636

Ex-spedale dei Tintori
Lo stemma dei tintori

L'ex-spedale di Sant'Onofrio dei Tintori è un edificio di Firenze, situato in via Tripoli 4-6, e oggi occupato dalla caserma Curtatone e Montanara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In antico - presumibilmente dal 1339 - l'ampio isolato oggi delimitato da via Tripoli, via delle Casine, via dei Malcontenti e piazza Piave era occupato da un complesso di edifici che ospitavano l'Università dei Tintori, lo spedale di Sant'Onofrio, una chiesa e ampi orti, il tutto ricadente nelle proprietà dell'Arte dei Tintori e del quale oggi rimane a memoria (almeno per quanto riguarda i prospetti esterni) il tabernacolo posto sull'angolo tra via delle Casine e via dei Malcontenti, che appunto su quest'ultima strada ancora reca lo stemma con il pillo e il mazzapicchio incrociati, insegna dell'arte. L'arte aveva acquistato il terreno dai monaci di San Salvi, in una zona fangosa detta "il Renaio". Alla costruzione contribuì con generosità Albertozzo di Lapo degli Alberti, tanto che i tintori concessero alla sua famiglia in perpetuo il privilegio di presenziare con un loro membro le riunioni del Consiglio dell'Arte.

L'ospedale era di dimensioni relativamente piccole: quattro letti erano riservati agli appartamenti all'arte che per malattia o per età fossero inabili a lavorare; altri otto letti erano per i poveri della città senza alloggio. Più ricca era la chiesa dei Tintori: la si diceva affrescata da Giotto e dotata di tavole d'altare di pregio.

Nel 1500 l'ospedale fu temporaneamente convertito in conservatorio per le fanciulle abbandonate dette di Santa Caterina, ma tornò ai tintori poco dopo. Nel 1630 e ancora nel 1633 fu confiscato dal magistrato della Sanità e ridotto a lazzaretto per il periodo in cui la città fu interessata da pestilenze. Nel 1719, per interessamento del granduca Cosimo III e grazie alle elargizioni di Giovanni Battista Botti, l'Università dei Tintori cedette infine le proprietà, che furono adattate a monastero e chiesa per le Cappuccine di Perugia, su disegno dell'architetto Giovanni Filippo Ciocchi, mentre i Tintori si spostavano nella zona di San Frediano in Cestello. Il cantiere, chiuso nel 1724, era stato promosso da tre nobili perugine, una Oddi, un'Aureli e un'Ingegneri, che fecero ristrutturare la chiesa secondo lo stile cappuccino, senza le decorazioni (che vennero coperte o asportate) e con una prevalenza di intonaci bianchi e legni verniciati di marrone.

Passato al demanio dello Stato in occasione delle soppressioni napoleoniche del 1808, il complesso fu comunque mantenuto nella disponibilità delle religiose, e come monastero delle Cappuccine risulta ancora nelle note di Federico Fantozzi. Presumibilmente attorno al 1880 - alienate ampie porzioni dal lato di via delle Casine e della piazza Piave dove presto sorsero villini e palazzine - il nucleo centrale fu trasformato in caserma, originariamente denominata delle Cappuccine e quindi Curtatone e Montanara.

Dismesso dal demanio militare, dopo un lungo periodo di abbandono, è stato nel 2003 concesso alla vicina Biblioteca Nazionale per essere adibito ad emeroteca (bando di gara per l'appalto dei lavori del dicembre 2008, direttore dei lavori architetto Vincenzo Vaccaro).

Negli spazi interni si conserva un refettorio con un'Ultima Cena di Niccolò Lapi (1725), restaurata nel 1984. Recenti ricerche condotte da Divo Savelli, Ludovica Sebregondi e Ulisse Tramonti hanno ipotizzato che proprio in uno degli spazi interni, già dell'"Università dei Tintori", abbia lavorato per alcuni mesi tra il 1504 e il 1505 Michelangelo Buonarroti nella definizione dei cartoni per la Battaglia di Cascina da eseguirsi nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lo spedale nella pianta della Catena (1470 circa)
L'ospedale e i suoi annessi nella carta del Buonsignori (1589)

Nonostante la ricchezza della storia l'edificio si mostra sulla strada con un fronte di disegno ottocentesco, non particolarmente caratterizzato, ancor più anonimo dal lato di via dei Malcontenti.

Tra gli ambienti interni, si conserva un cenacolo affrescato da Niccolò Lapi (1725).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico artistico critica della città e contorni di Firenze, Firenze, Giuseppe e fratelli Ducci, 1842, pp. 174-176, n. 21;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, pp. 216-217, n. 532;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, p. 169, n. LX.
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978.
  • Ludovica Sebregondi, Spedale di Sant'Onofrio, in Gli istituti di beneficenza a Firenze. Storia e architettura, catalogo della mostra (Firenze, Montedomini, aprile-maggio 1998) a cura di Francesca Carrara, Ludovica Sebregondi, Ulisse Tramonti, Firenze, Alinea, 1999, pp. 37-38.

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