Cappella della Madonna della Neve (Firenze)

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Cappella della Madonna delle Neve
Cappella di santa maria della neve alle murate 01.JPG
StatoItalia Italia
Divisione 1Toscana
LocalitàFirenze
ReligioneCattolica
Consacrazione1587
Sconsacrazione1985
Stile architettonicoRinascimentale

L'ex oratorio di Santa Maria della Neve a Firenze si trova in via Ghibellina, e fa parte del Complesso monumentale delle Murate.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

L'ex oratorio si innesta sulla struttura di un edificio sacro preesistente, come dimostra la presenza di un affresco databile attorno al 1480-1485 rappresentante un Christus patiens[1].

interno

All'origine della nuova costruzione c'è un evento calamitoso. Il 13 settembre 1557 una forte alluvione si abbatté su Firenze, arrecando gravi danni a molti edifici e monumenti della città, compreso il complesso delle Murate. Nel disastro che coinvolse l'intero Monastero, si allagarono l'infermeria, la chiesa, la sagrestia e il monastero, facendo crollare il muro dell'orto e distruggendo la spezieria. Nell'alluvione rimase danneggiata anche una statua di Desiderio da Settignano raffigurante una Madonna con il bambino. Una monaca, rispondente al nome di suor Marta, recuperò i frammenti e li fece ricomporre, proponendo di ricollocare la statua esternamente nel nuovo muro di recinzione, riedificato nel 1570, «come una memoria delle grazie ricevute»[2]. Poiché la scultura di Desiderio fu presto ritenuta miracolosa, essa venne ricollocata, dapprima, presso un tabernacolo coperto costruito appositamente (fu l'arcivescovo di Firenze Antonio Altoviti a disporre il trasferimento), e, poi, presso il nuovo oratorio, ristrutturato e consacrato nel 1587.

I lavori di costruzione, inaugurati nel 1586 con una cerimonia solenne celebrata da Alessandro de' Medici, beneficiarono delle donazioni di molte famiglie nobili, e non solo fiorentine, come, probabilmente, i Benci, i Sangalletti, gli Ximenes, i Mormorai e i Cybo Malaspina.

I molti interventi architettonici e decorativi che interessarono varie aree de Le Murate nel Seicento e alla fine del Settecento lasciarono l'oratorio sostanzialmente immutato.

Dall'Ottocento a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Chisto patiens nella cappella a sinistra

Le soppressioni delle corporazioni religiose di età napoleonica (culminate con il decreto imperiale del 25 aprile 1810), nel 1808 determinarono la dismissione del complesso de Le Murate come centro religioso e, con esso, anche dell'annesso oratorio[3]. Dopo ciò, si susseguirono vari programmi di rifunzionalizzazione parziale e temporanea, senza una pianificazione organica che guardasse globalmente alla struttura. L'edificio, dichiarato bene inalienabile dello Stato nel 1817, venne riutilizzato sia come Caserma militare per le truppe austriache che come sede della fabbrica statale di fuochi d'artificio; alcune sue parti e altri settori furono assegnati alla Pia Casa del Lavoro (con sede presso l'ex Convento di Montedomini), come studio di artisti e alloggi per famiglie.

Dopo l'annuncio della chiusura del Carcere delle Stinche, già dal 1830 i detenuti cominciarono a essere trasferiti presso Le Murate. Nel 1832 nel complesso venne istituita ufficialmente la "Casa di correzione per maschi" della città.

La prima notizia sull'oratorio successiva alla soppressione del 1808, è del 1842: si tratta dell'atto di vendita dell'edificio, in precedenza ceduto ai Padri della Missione, alle Regie fabbriche granducali per «unirsi allo Stabile Correzionale»[4]. L'inglobamento dell'oratorio nella struttura penitenziaria risale agli anni '60 dell'Ottocento: esso divenne la cappella del carcere. All'epoca di tali lavori la scultura di Desiderio da Settignano si trovava ancora nella cappella (traslata però dalla nicchia originaria in una delle sagrestie)[5]; dal 1942, invece, essa non risulta più in loco. Nella nicchia dietro l'altare, dalla seconda metà dell'Ottocento e almeno fino al 1942, venne ubicato un bassorilievo marmoreo, di autore ignoto, raffigurante anch'esso una Madonna con bambino; a partire dagli anni '80 nemmeno di esso si ha più testimonianza: attualmente la nicchia è vuota[6].

Dal 1985, da quando il carcere è stato ufficialmente chiuso[7], la cappella non ospita più funzioni religiose, e dal 2005 è sede della redazione della rivista Testimonianze[8].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, intonacata in bianco e prospiciente via Ghibellina, è contenuta nel più alto recinto de Le Murate. Lo stile è sobrio, la composizione degli elementi simmetrica, e i caratteri architettonici tardo-cinquecenteschi. Il finestrone, al centro, sovrasta il portale con frontone triangolare; sotto quest'ultimo si trova l'iscrizione con l'intitolazione dell'oratorio: «Sanctae Mariae ad Nives». Il portale è affiancato da due finestre quadrate con grate, e da due porte più piccole con frontoncini ellittici sormontati da finestrelle a forma di oculo. L'ipotesi di attribuzione più accreditata indica come autore della facciata Giovanni Antonio Dosio.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Contenitore di olio benedetto

Della struttura originaria sono osservabili la volta a botte del soffitto, dipinto a finti lacunari con rosoni, e l'arco, sorretto da due pilastri in pietra serena, sotto il quale è collocato l'altare. Subito a sinistra, appena entrati, si apre un piccolo vano che conduce sul retro dell'oratorio; sopra la porta che dà sull'esterno si trova un affresco di scuola botticelliana raffigurante un Christus patiens, con i simboli del martirio, che risorge dal sarcofago. L'affresco, risalente al 1480-1485 e attualmente in avanzato stato di deterioramento, è l'ultima testimonianza dell'edificio preesistente la ricostruzione del 1586.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giampaolo Trotta, Le murate : un microcosmo nel cuore di Firenze, Firenze, Comune aperto, 1999, p. 9-10.
  2. ^ Vincenzo Follini e Modesto Rastrelli, Firenze antica e moderna illustrata, vol. VI, Firenze, presso Anton Giuseppe Pagani e comp., 1789-1802 [1795], p. 18. URL consultato il 9 maggio 2018.
  3. ^ Federigo Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500, Firenze, Coi tipi della Galileiana, 1843, p. 222. URL consultato il 13 maggio 2018.
  4. ^ Il documento, conservato nell'Archivio di Stato di Firenze (Fondo: Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, Fabbriche granducali, filza 2152, ins. 165), è riportato in Giampaolo Trotta, Le Murate : un microcosmo nel cuore di Firenze, Firenze, Comune aperto, 1999, p. 63.
  5. ^ Federigo Tozzi, Nuova guida, ovvero Descrizione storico-artistica della città e contorni di Firenze, Firenze, per Gius. e Fratelli Ducci, 1842, p. 281. URL consultato il 22 maggio 2018.
  6. ^ Giampaolo Trotta, Le Murate : un microcosmo nel cuore di Firenze, Firenze, Comune aperto, 1999, p. 30.
  7. ^ Le funzioni detentive, e i detenuti stessi, furono trasferiti presso l'attuale carcere di Firenze di Sollicciano.
  8. ^ Inaugurazione della nuova sede di Testimonianze, su Testimonianzeonline.com. URL consultato il 9 maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Mosi, La nuova sede di Testimonianze alle Murate, in Testimonianze, 500-501, 2015, pp. 118-122.
  • Giampaolo Trotta, Le Murate: un microcosmo nel cuore di Firenze, Comune di Firenze, 1999.