Torre della Zecca

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Coordinate: 43°45′59.09″N 11°16′06.7″E / 43.766414°N 11.268528°E43.766414; 11.268528

La torre della Zecca, vista dall'opposto lungarno

La torre della Zecca chiudeva le mura di Firenze verso l'Arno a est, per questo si può parlare di "torre terminale". Oggi si trova isolata in mezzo a uno svincolo stradale dei viali di Circonvallazione in piazza Piave, vicino all'omonimo lungarno della Zecca Vecchia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La torre prima della demolizione delle mura

La torre fu eretta a protezione del mai eseguito ponte Reale (progettato negli anni precedenti alla disastrosa alluvione 1333 e così intitolato in onore di Roberto d'Angiò) e a difesa della parte della cerchia di mura che insisteva in questo tratto, a costituirne il termine sull'Arno. A differenza della gemella torre di San Niccolò, sull'altra sponda dell'Arno, la torre della Zecca è sempre stata cieca, senza nessun passaggio. Tra le due torri la pescaia di San Niccolò sbarrava il passaggio a eventuali imbarcazioni nemiche verso la città; inoltre dentro la pescaia corre un passaggio difensivo "segreto", oggi allagato e non più percorribile.

La Zecca organizzava ogni 24 giugno una festa in onore del suo protettore, san Giovanni Battista, facendo sfilare per la città un alto carro da fieno sulla cui sommità un uomo vestito di pelo di cammello rappresentava il profeta. Il suo aspetto trasandato e ciondolante gli valse il soprannome di "Brindellone", e così viene ancora oggi chiamato il carro che sfila in città la mattina di Pasqua e dà vita allo Scoppio del Carro.

Nel 1532, scapitozzata, fu incorporata su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, a fungere da bastione, nella fortezza Vecchia o "baluardo di Mongibello", a sua volta collegata a gore, mulini e ad altri edifici che formavano in questa zona un tipico agglomerato. Tale progetto era stato voluto da Alessandro de' Medici per migliorare le difese della città dopo il rischioso episodio dell'assedio di Firenze.

La torre della Zecca ospitò per un certo periodo l'officina della Zecca fiorentina, dove venivano coniati i fiorini della Repubblica fiorentina, da cui la denominazione corrente. Il conio delle monete richiedeva l'uso di magli che venivano sollevati tramite ruote dentate azionate dal flusso dell'acqua. Più anticamente la zecca era stata nei pressi di Palazzo Vecchio, sotto l'attuale loggia dei Lanzi, dove veniva utilizzata l'acqua del torrente Scheraggio che correva lungo l'attuale via della Ninna. Per poter funzionare i magli dovevano essere a un livello sufficientemente basso e vicino all'acqua, per questo si trovavano negli scantinati della torre, dove non mancava mai l'acqua, tenuta sufficientemente in colmo dalla pescaia di San Niccolò.

Verso la fine del Settecento Gaspare Paoletti vi realizzò un complesso sistema idrico che raccoglieva le acque d'Arno sulla sommità della torre e poi, lungo tubatura dislocate sulle mura, arrivavano ad alimentare le fontane dei giardini di villa La Mattonaia.

Nel corso dei lavori di ingrandimento della città di Firenze progettati da Giuseppe Poggi (sono documentati per questa zona espropri condotti sulla base di perizie redatte da Felice Francolini nel 1868) fu isolata e posta a traguardo dei viali di Circonvallazione. Negli anni cinquanta del Novecento alcuni ambienti furono occupati da un circolo ricreativo.

La torre appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione generale delle antichità e belle arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La lapide dantesca

All'esterno la torre si presenta semplice e massiccia, con alcune piccole feritoie e senza coronamento merlato: ampie e ben leggibili (come altrimenti non potrebbe essere) le porzioni frutto di restauro. Sul lato che guarda alla città è la porta d'accesso con al lato un bel portabandiera in ferro di fattura novecentesca, dal lato che prospetta verso l'Arno è una targa con alcuni versi di Dante dedicati al fiume. All'ultimo piano esiste una terrazza dalla quale si gode un bel panorama. Per raggiungerla si devono salire alcune strettissime scale in pietra, per questo non è accessibile al pubblico.

All'interno sono presenti ambienti voltati un tempo ad uso dei soldati di guardia, e piani sotterranei dai quali si dipartono stretti corridoi fognari coperti da volte, uno dei quali (oggi allagato e quindi non più praticabile) passerebbe, secondo la letteratura, sotto il fiume consentendo di raggiungere la sponda opposta. Del circolo ricreativo resta un bancone in pietra abbandonato, i residui dell'impianto elettrico e dei servizi igienici.

Un targa all'esterno riporta alcuni versi danteschi che ricordano l'Arno.

« Per mezza Toscana si spazia / un fiumicel che nasce in Falterona, / e cento miglia di corso nol sazia. »

(Pg XIV, 16-18)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, p. 217, n. 534;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d'osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, pp. 406-407;
  • Emilio Bacciotti, Firenze illustrata nella sua storia, famiglie, monumenti, arti e scienze dalla sua origine fino ai nostri tempi, 3 voll., Firenze, Stabilimento Tipografico Mariani e Tipografia Cooperativa, 1879-1886, III, 1886, p. 18;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 257;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Leipzig, F.A. Brockhaus, 1910, n. 727;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, p. 169, n. LVIII;
  • Enrico Barfucci, Giornate fiorentine. La città, la collina, i pellegrini stranieri, Firenze, Vallecchi, 1958, pp. 178-179;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Firenze delle torri, Firenze, Bonechi, 1973, pp. 211-215;
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 362;
  • Borsi-Maresca 1984, pp. 56-58;
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, p. 423.
  • Le Torri di Firenze e del suo territorio, Lara Mercanti e Giovanni Straffi, Alinea Editrice, Firenze 2003
  • Claudio Paolini, La Caserma Baldissera e il quartiere della Zecca Vecchia, in Le caserme Tassi e Baldissera a Firenze. Opere e arredi, a cura di Maria Sframeli, Firenze, Edizioni Polistampa, 2012, pp. 78-96.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Senso antiorario:
Porta alla Croce

Strutture conservate nelle
Mura di Firenze
Senso orario:
Porta San Niccolò
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