Arfvedsonite

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Arfvedsonite
Arfvedsonite-sea34d.jpg
Classificazione Strunz (ed. 10[1]) 9.DE.25[1]
Formula chimica NaNa2(Fe2+4Fe3+)Si8O22(OH)2[2]
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico[3]
Sistema cristallino monoclino[3]
Classe di simmetria prismatica[3]
Parametri di cella a=10,007(2) Å, b=18,07(2) Å, c=5,332(1) Å, β=104,101(7)°, V=935,48 Å³, Z=2[3]
Gruppo puntuale 2/m[3]
Gruppo spaziale C2/m[3]
Proprietà fisiche
Densità misurata 3,44[4] g/cm³
Durezza (Mohs) 5-6
Sfaldatura perfetta secondo {110}
Frattura scabra
Colore nero[4], verde grigiastro, grigio bluastro
Lucentezza vitrea
Opacità da traslucido ad opaco
Striscio grigio bluastro
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L'arfvedsonite è un minerale, un anfibolo di sodio e ferro appartenente, secondo la nomenclatura degli anfiboli del 2012 (IMA 2012), al sottogruppo degli anfiboli di sodio[2].

Il minerale è stato descritto nel 1823 da Henry James Brooke in base ad un ritrovamento avvenuto in Groenlandia che attribuì il nome in onore di Johan August Arfwedson[4].

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

L'arfvedsonite si trova comunemente in prismi allungati, striati e non terminati lunghi fino a 60 cm[5]. Si rinviene anche come aggregati di fibre radiali[5].

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

L'arfvedsonite si rinviene principalmente nelle rocce plutoniche alcaline[3]. È particolarmente diffusa associata ai minerali tipici delle rocce agpaitiche nelle quali si forma durante le ultime fasi di cristallizzazione[3]. È anche la principale fase ferromagnesiaca dei graniti alcalini[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Arfvedsonite mineral information and data — mindat.org. URL consultato il 4 settembre 2014.
  2. ^ a b Hawthorne (2012), p. 2037
  3. ^ a b c d e f g h i Hawthorne (1976), p. 346
  4. ^ a b c Brooke, p. 381
  5. ^ a b John W. Anthony, Richard A. Bideaux, Kenneth W. Bladh, Monte C. Nichols, Handbook of Mineralogy, Chantilly, VA 20151-1110, Mineralogical Society of America.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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