Angeli del fango

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Angeli del fango all'opera, Firenze 1966
Volontari agli Uffizi, Firenze 1966
Gli allievi del 59º Corso Sottufficiali Carabinieri, anno 1966/67, si rifocillano alla meglio
Allievi Sottufficiali Carabinieri di Firenze del 59º Corso si rifocillano durante le operazioni di soccorso, Firenze 1966

Con l'espressione angeli del fango, in Italia, sono state definite quelle persone, in prevalenza giovani, provenienti sia dalla città colpita che da altre parti d'Italia e da altre Nazioni, che giungono spontaneamente in un luogo colpito da una grave alluvione per aiutare le popolazioni e facilitare il recupero delle aree.

Costituiti da volontari, rappresentarono uno dei primi esempi di mobilitazione spontanea giovanile italiana nel XX secolo.

Antonio Randazzo, allievo del 59º corso sottufficiali dei Carabinieri, alla deriva nel cortile interno della Scuola su una zattera improvvisata a Firenze, 1966.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione nacque a seguito dell'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, quando migliaia di giovani volontari, di cui alcuni stranieri già abitanti nella città toscana ed altri giiunti subito dopo, si misero all'opera per aiutare le popolazioni colpite e per recuperare, salvandoli dal fango, le opere d'arte, i dipinti, le statue, i libri antichi, i manufatti, patrimoni dell'umanità, che altrimenti sarebbero andati perduti.

Ad aver creato la definizione Angeli del fango fu il giornalista Giovanni Grazzini[1], in un articolo sul Corriere della Sera il 10 novembre 1966[2].

Ad essi, sono stati poi accomunati i 700 allievi del 59º corso Sottufficiali dei Carabinieri di piazzale Stazione, i quali, pur non essendo ancora operativi proprio per il loro status di allievi, nonché privi di mezzi tecnici e soprattutto provati a loro volta dalla catastrofe, diedero prova di grande altruismo e spirito di sacrificio, sia nell’azione dei singoli, e sia con la mobilitazione corale, meritando alti riconoscimenti al valore civile.

Gli angeli si mobilitarono in seguito anche a Vicenza, Genova e Parma, per aiutare le popolazioni colpite dalle alluvioni del 1970, del 2010[3] e 2011 e nel 2014[4].

Ad essi la città di Genova ha dedicato una strada, nel quartiere di Marassi [5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta, Donzelli, 2005, p. 196.
  2. ^ Giovanni Grazzini, Si calano nel buio della melma, in Corriere della Sera, 10 novembre 1966.
    «Chi viene, anche il più cinico, anche il più torpido, capisce subito [...] che d’ora innanzi non sarà più permesso a nessuno fare dei sarcasmi sui giovani beats. Perché questa stessa gioventù [...] oggi ha dato [...] un esempio meraviglioso, spinta dalla gioia di mostrarsi utile, di prestare la propria forza e il proprio entusiasmo per la salvezza di un bene comune. Onore ai beats, onore agli angeli del fango.».
  3. ^ Alluvione a Vicenza. La città scopre i suoi "Angeli del fango"
  4. ^ Alluvione Genova: 1970- 2011, tornano gli Angeli con il fango sulle magliette[collegamento interrotto]
  5. ^ La decisione - A Genova ci sarà “via Angeli del fango”. URL consultato l'11 ottobre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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