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Aichi D3A

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Aichi D3A
Una replica del D3A durante un Airshow
Una replica del D3A durante un Airshow
Descrizione
Tipo bombardiere in picchiata imbarcato
Equipaggio 2
Costruttore Giappone Aichi
Data primo volo gennaio 1938
Data entrata in servizio 1940[1]
Utilizzatore principale Giappone Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu
Altri utilizzatori Indonesia Angkatan Udara Republik Indonesia
Esemplari 1 486[1]
(470 D3A1)
(1 016 D3A2)
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 10,20 m
Apertura alare 14,36 m
Altezza 3,85 m
Superficie alare 34,90
Peso a vuoto 2 408 kg
Peso max al decollo 3 650 kg
Propulsione
Motore un Mitsubishi Kinsei 44, radiale a 14 cilindri raffreddati ad aria
Potenza 1 070 CV (787 kW)
Prestazioni
Velocità max 385 km/h
Autonomia 1 500 km
Tangenza 9 300 m
Armamento
Mitragliatrici 2 Type 97 da 7,7 mm
1 Type 92 da 7,7 mm
Bombe 370 kg
(1 da 250 kg e 2 da 60 kg)
Note Dati relativi alla versione D3A1

Dati tratti dal sito Virtual Aircraft Museum[2], salvo dove diversamente indicato.

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Aichi D3A1 dalla portaerei Akagi.
Aichi D3A1 in volo.
Aichi D3A2 durante la manutenzione.
Una formazione di Aichi D3A1 "Val" si prepara al decollo dal ponte di volo della portaerei giapponese Akagi il mattino del 7 dicembre 1941 per l'attacco a Pearl Harbor. Sullo sfondo la portaerei Sōryū.

L'Aichi D3A (愛知99式艦上爆撃機 Aichi-kyuu-kyuu-shiki-kanjou-bakugeki-ki?, nome in codice alleato Val[3]) fu un bombardiere in picchiata imbarcato, monomotore monoplano ad ala bassa, sviluppato dall'azienda aeronautica giapponese Aichi Tokei Denki KK negli anni trenta e impiegato durante la seconda guerra mondiale.

Adottato dalla Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, la componente aerea della Marina Imperiale Giapponese, l'AichiD3A fu il primo aereo nipponico a bombardare obiettivi americani nell'ultimo conflitto mondiale. Durante il primo anno di utilizzo, nella guerra del Pacifico, si affermò come uno dei migliori bombardieri in picchiata dei suoi tempi. E prima della fine della guerra aveva affondato più naviglio nemico di ogni altro tipo di aereo.[4] Ne vennero prodotti quasi 1 500 esemplari in tre versioni principali. [4] Nel 1944, ormai sorpassato, fu impiegato per l'addestramento ed in seguito assegnato a unità kamikaze. Ma la sua inferiorità nei confronti dei più moderni caccia statunitensi risultò in pesanti perdite e molti dei piloti suicidi furono abbattuti prima ancora di avvicinarsi alle navi.[5] Il D3A era in grado di gettarsi praticamente in verticale sugli obiettivi da colpire. Tra i suoi pochi punti deboli - emersi soprattutto alla fine del conflitto - la bassa velocità (dovuta anche al carrello fisso) e il carico di bombe non sempre sufficiente a infliggere danni decisivi a navi corazzate.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

A metà del 1936, la Marina imperiale giapponese emise le specifiche 11-Shi per la realizzazione di un bombardiere in picchiata monoplano a sostituire l'ormai sorpassato D1A con configurazione alare biplana, imbarcato nelle portaerei.[1] Al bando di concorso parteciparono Aichi, Nakajima Hikōki KK e Mitsubishi, con la richiesta alle prime due di presentare due prototipi ciascuna.

Il progetto Aichi iniziò ispirandosi alla configurazione alare di forma ellittica utilizzata dall'Heinkel He 70 Blitz e che caratterizzerà la produzione dell'azienda tedesca negli anni successivi. La fusoliera era simile a quella degli A6M Zero ma irrobustita per sopportare le maggiori sollecitazioni strutturali dovute al ruolo assegnatogli. Benché la scelta di utilizzare un carrello d'atterraggio fisso, caratterizzato da robuste gambe di forza, avesse come conseguenza una non elevata velocità massima, questo non fu considerato un problema, apprezzando anzi la maggior semplicità tecnica costruttiva.[6] Fu scelto il radiale 9 cilindri Nakajima Hikari 1 da 710 CV (523 kW).

Il primo prototipo fu completato nel dicembre 1937, ma le prove di volo del mese successivo diedero risultati deludenti. Il velivolo risultò sottopotenziato, gravato da una congenita instabilità direzionale nelle virate larghe mentre nelle strette tendeva ad entrare in frullino. Inoltre i freni aerodinamici entravano in risonanza causando una forte vibrazione quando il velivolo oltrepassava la velocità in picchiata di 370 km/h, mentre le specifiche imposte richiedevano che raggiungesse una velocità di 440 km/h.[7]

Il secondo velivolo fu ampiamente modificato per risolverne i problemi prima di effettuare le prove comparative. Alla carenza di potenza si ovviò con il Mitsubishi Kinsei da 840 CV (618 kW), e sostituendo la cappottatura con una più aerodinamica. Inoltre si ingrandì la deriva, per compensare le carenze di stabilità. L'ala fu leggermente allungata e le sezioni esterne del bordo d'attacco sottoposte a washout (riduzione della portanza man mano che ci si avvicina all'estremità alare) per combattere le rollate e diminuire lo stallo in prossimità dell'estremità dell'ala; i freni aerodinamici furono rinforzati. Gli interventi portarono alla risoluzione dei problemi, tranne quello dell'instabilità direzionale, e furono sufficienti per dichiarare il D3A1 vincitore nei confronti del Nakajima D3N1[8].

Tra il dicembre 1939 e l'agosto 1945 ne furono prodotti 1 495 esemplari.[4]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1939 la Marina imperiale ridenominò il modello bombardiere navale imbarcato Tipo 99 modello 11. I modelli di serie erano caratterizzati da ali leggermente più piccole e dal Kinsei 43 da 1 000 CV (735 kW) o il Kinsei 44 da 1 075 CV (791 kW). Il problema dell'instabilità direzionale fu finalmente risolto con una lunga pinna dorsale che diede al velivolo una grande manovrabilità.

Per l'armamento si adottarono due diversi tipi di mitragliatrici da 7,7 mm, due Type 97 installate anteriormente integrate da una Type 92 brandeggiabile installata nella parte posteriore dell'abitacolo a scopo difensivo. La normale dotazione prevedeva inoltre una bomba da 250 kg installata sotto la fusoliera ed agganciata ad un dispositivo trapezoidale per evitare che potesse finire nell'elica allo sgancio. Due ulteriori bombe da 60 kg potevano essere installate in piloni alari all'esterno dei freni aerodinamici.

Dopo l'attacco di Pearl Harbor, nei primi dieci mesi di guerra il D3A1 prese parte a tutte le principali operazioni delle portaerei della Marina imperiale, raggiungendo la notorietà durante il raid nell'Oceano indiano dell'aprile 1942, quando la precisione di tiro superò l'80% nell'attacco portato alle unità della Royal Navy[9], gli incrociatori pesanti HMS Cornwall ed HMS Dorsetshire oltre la portaerei HMS Hermes. Benché in qualche caso ingaggiati dai caccia britannici, grazie alla loro manovrabilità uscirono indenni dai loro attacchi.[10]

Nel giugno 1942 fu sviluppata una versione migliorata del D3A, dotata del Kinsei 54 da 1 300 CV (956 kW), il "Modello 12". Dato che la maggior potenza disponibile incideva negativamente sull'autonomia, la struttura fu modificata con serbatoi supplementari portando la capacità totale a 900 L, garantendogli così la possibilità di operare nel teatro delle Isole Salomone. Ridenominato dalla Marina imperiale "Modello 22", cominciò a sostituire il "Modello 11" dall'autunno 1942 come velivolo di prima linea, relegandolo al ruolo di aereo da addestramento.

Quando furono disponibili gli Yokosuka D4Y Suisei, i D3A2 furono trasferiti alle unità operative a terra o a portaerei di dimensioni minori che non potevano dotarsi dei Suisei a causa della sua necessità di una maggiore lunghezza per l'appontaggio. Quando il contrattacco delle forze statunitensi riuscì, nel 1944, a riconquistare le Filippine, i D3A2 di stanza a terra presero parte alla difesa del territorio uscendo però irrimediabilmente sconfitti dai caccia nemici, con pesanti perdite. Da quel momento molti D3A1 e D3A2 furono convertiti al ruolo di addestratori, modificati con l'adozione dei doppi comandi e rinominati "Addestratore navale Tipo 99 modello 12" (D3A2-K). Durante le ultima fasi della guerra furono riutilizzati per missioni kamikaze.

Nel 1945 la guerriglia indonesiana occupò numerose basi aeree abbandonate dai giapponesi. Diversi D3A Val furono catturati dai guerriglieri, anche durante le operazioni alla Bugis Air Base di Malang (ritornata in territorio indonesiano il 18 settembre 1945). Molti di questi furono distrutti nel 1945-1949 durante le operazioni militari nel conflitto tra le ex Indie Orientali Olandesi ed i Paesi Bassi.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Giappone Giappone
Indonesia Indonesia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Chant 1999, p. 16
  2. ^ Starostin, Aichi D3A Val su Virtual Aircraft Museum
  3. ^ Mikesh 1993
  4. ^ a b c Angelucci e Matricardi 1978, p. 142
  5. ^ Angelucci e Matricardi 1978, p. 143
  6. ^ Francillon 1979, p. 272
  7. ^ Francillon 1979, pp. 272-273
  8. ^ Francillon 1969, p. 24
  9. ^ B. Millot, La Guerra del Pacifico, pagg. 162-169 fa salire la percentuale a 90%
  10. ^ Francillon 1969, p. 25

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, World Aircraft: World War II (Sampson Low Guides), Volume II, Maidenhead, UK, Sampson Low, 1978, ISBN 0-562-00096-8.
  • (EN) Chris Chant, Aircraft of World War II - 300 of the World's Greatest aircraft 1939-45, Amber Books Lts, 1999, ISBN 0-7607-1261-1.
  • (PL) Seweryn Fleischer, Zygmunt Szeremeta, Aichi D3A Val, Nakajima B5N Kate, Warszawa, Wydawnictwo Militaria, 2001, ISBN 83-7219-118-2.
  • (EN) Réne J. Francillon, Japanese Aircraft of the Pacific War, 2nd edition, London, Putnam & Company Ltd. [1962], 1979, ISBN 0-370-30251-6.
  • (EN) Réne J. Francillon, Japanese Bombers of World War Two, Volume One, Windsor, Berkshire, UK, Hylton Lacy Publishers Ltd., 1969, ISBN 0-85064-022-9.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, Annapolis, Naval Institute Press, 1990, ISBN 1-55750-563-2.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Japanese Aircraft Code Names & Designations, Schiffer Publishing, Ltd., 1993, ISBN 0-88740-447-2.
  • (EN) M.C. Richards, Donald S. Smith, Aichi D3A ('Val') & Yokosuka D4Y ('Judy') Carrier Bombers of the IJNAF (Aircraft in Profile, Volume 13), Windsor, Berkshire, UK, Profile Publications Ltd., 1974, pp. 145-169, ISBN 0-85383-022-3.
  • (EN) Peter C. Smith, Aichi D3A1/2 Val, Ramsbury, Marlborough, Wiltshire, UK, The Crowood Press Ltd., 1999, ISBN 1-86126-278-7.
  • (EN) Osamu Tagaya, Aichi 99 Kanbaku 'Val' Units of World War 2, Botley, UK, Osprey Publications, 2007, ISBN 978-1-84176-912-7.

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