Yahagi (incrociatore)

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Yahagi
La Yahagi a largo di Sasebo, novembre 1943
La Yahagi a largo di Sasebo, novembre 1943
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Incrociatore leggero
Proprietario/a Naval Ensign of Japan.svg Dai-Nippon Teikoku Kaigun
Ordinata 1939
Cantiere Sasebo Ship Yard
Impostata 11 novembre 1941
Varata 25 ottobre 1942
Entrata in servizio 29 dicembre 1943[1]
Radiata 20 giugno 1945 (d'ufficio)
Destino finale Affondata il 7 aprile 1945 durante l'Operazione Ten-Go
Caratteristiche generali
Dislocamento 6.652 t
Lunghezza 162 m
Larghezza 15,2 m
Pescaggio 5,6 m
Propulsione 4 turbine Gihon

4 eliche
6 caldaie Kampon

100.000 shp
Velocità 35 nodi  (65 km/h)
Autonomia 6.300 nmi a 18 nodi (11.670 km a 33 km/h)
Equipaggio 736 tra ufficiali e marinai
Equipaggiamento
Sensori di bordo 1 radar a ricerca aerea Type 13 (installato nel 1944)
1 radar di superficie e controllo tiro Type 22 (installato nel 1944)
Armamento
Artiglieria Batteria principale:

Batteria secondaria:

  • 4 cannoni da 80 mm/65 Type 98

Armi contraerei:

  • Alla costruzione:
    • 32 cannoni contraerei da 25 mm/60 Type 96
  • 1944
    • 48 cannoni contraerei da 25 mm/60 Type 96
Siluri 8 tubi lanciasiluri da 610 mm
Altro 48 mine
Corazzatura Scafo: 60 mm
Ponte: 20 mm
Mezzi aerei 2 idrovolanti

[senza fonte]

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La Yahagi (矢矧 軽巡洋艦 Yahagi keijun'yōkan?) è stata un incrociatore leggero della Dai-Nippon Teikoku Kaigun, appartenente alla classe Agano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Yahagi fu la seconda dei 4 incrociatori leggeri classe Agano completati e, come le altre navi della sua classe, fu pensata come nave ammiraglia di una flottiglia di cacciatorpediniere. Fu completata il 29 dicembre 1943 e nel febbraio 1944 fu inviata a Singapore per pattugliare Lingga e per effettuare alcuni test. Nel mese di maggio salpò da Singapore verso Tawi-Tawi assieme alle portaerei Taihō, Zuikaku e Shōkaku ed agli incrociatori Myōkō e Haguro. Durante la battaglia del Mar delle Filippine, combattuta il 19 giugno 1944, la Yahagi era parte della "Force A" dell'ammiraglio Jisaburō Ozawa che si scontrò a largo di Saipan con la Fift Fleet statunitense in quella che doveva essere una battaglia decisiva. La Yahagi era al comando dei cacciatorpediniere Asagumo, Urakaze, Isokaze, Tanikaze, Wakatsuki, Hatsuzuki, Akizuki e Shimotsuki. Durante gli scontri con la Task Force 58 statunitense, l'aviazione navale nipponica subì pesanti perdite, tante che le battaglia passò alla storia come "'Il grande tiro al tacchino delle Marianne", a sottolineare la facilità con cui gli aerei statunitensi abbatterono quelli nemici.

La Yahagi sotto pesanti attacchi aerei durante l'Operazione Ten-Go, 7 aprile 1945

Nel corso della battaglia la Yahagi e la Uarakaze trassero in salvo 570 uomini della Shōkaku dopo che essa fu silurata dal sottomarino Cavalla. Tra la fine del giugno e l'inizio del luglio 1944 la Yahagi fu sottoposta a lavori nei cantieri navali di Kure. Furono installate 2 ulteriori torrette triple di cannoni contraerei da 25 mm, portando a 48 il totale di armi di questo calibro. Inoltre la Yahagi fu dotata di un radar a ricerca aerea Type 13 e di un radar di superficie e controllo tiro Type 22. La Yahagi era inquadrata nella seconda sezione della Force A della Central Force ai comandi del viceammiraglio Takeo Kurita che prese parte alla battaglia del Golfo di Leyte, iniziata il 22 ottobre 1944. La Yahagi comandava una forza composta dai cacciatorpediniere Kiyoshimo, Nowaki, Urakaze, Yukikaze, Hamakaze e Isokaze. Le navi era accompagnate dagli incrociatori da battaglia Kongō e Haruna e dagli incrociatori pesanti Tone, Chikuma, Kumano e Suzuya. La Central Force di Kurita si scontrò con le navi statunitensi della Task Force 38 il 24 ottobre, in quella prese il nome di battaglia del mare di Sibuyan. Durante i combattimenti la flotta giapponese subisce 11 incursioni da parte di oltre 250 aerei, decollati dalle portaerei Enterprise, Essex, Intrepid, Franklin, Lexington e Cabot. Nella battaglia viene affondata la Musashi e rimangono danneggiate la Yamato e la Nagato, mentre la Yahagi non riporta alcun danno. Il giorno successivo prende parte alla battaglia a largo di Samar, anche in questo caso senza riportare danni. Il 26 ottobre, a largo di Panay, la Force A fu attaccata da 80 aerei, seguiti da 30 bombardieri pesanti Consolidated B-24 Liberator ed infine da ulteriori 60 aerei. Nessuno degli aerei colpì la Yahagi, che poté tornare a Brunei in sicurezza. Il 16 novembre 1944 la Yahagi divenne la nave ammiraglia del retroammiraglio Keizō Komura. Lo stesso giorno fu ordinato alla Yahagi di tornare in Giappone per essere sottoposta a lavori. Rimase nelle acque giapponesi fino al marzo 1945.

Operazione Ten-Go[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Ten-Go.

Il 6 aprile 1945 la Yahagi ricevette l'ordine di unirsi alla Task Force Yamato dell'ammiraglio Seiichi Itō, che avrebbe preso parte all'Operazione Ten-Go, ultima grande offensiva della Marina Imperiale il cui obiettivo era di attaccare la forza navale statunitense fuori Okinawa. Inizialmente era stata rigettata in quanto considerata una missione suicida, ma il viceammiraglio Ryūnosuke Kusaka riuscì a convincere l'alto comando della Marina Imperiale che l'attacco sarebbe stato utile per distogliere l'attenzione degli aerei statunitensi dalle loro navi, così da permettere ai kamikaze di attaccarle con maggiore facilità.

L'affondamento della Yahagi

La Yahagi si unì quindi alla Yamato, salpata da Tokushima. Alle 12:20 del 7 aprile la Task Force Yamato, composta oltre che dalla Yamato e dalla Yahagi, da una scorta di 8 cacciatorpediniere e 115 aerei, in prevalenza kamikaze, attaccò la Task Force 58, composta da 11 portaerei per un complessivo di 386 aerei (180 caccia, 75 bombardieri, 131 aerosiluranti), 6 navi da battaglia ed un nutrito numero di incrociatori e cacciatorpediniere. Alle 12:46 un siluro colpì la Yahagi direttamente nella sala macchine, uccidendo tutti gli addetti ai motori e lasciando l'incrociatore immobile. Ferma in acqua, la Yahagi fu colpita da più di sei siluri e da 12 bombe lanciati dalle numerose ondate di attacchi aerei. La Isokaze tentò di venire in aiuto della Yahagi ma fu attaccata e, pesantemente danneggiata, affondò poco dopo. Alle 14:05 la Yahagi si capovolse ed affondò. Persero la vita 445 membri equipaggio. Il retroammiraglio Keizō Komura e Tameichi Hara, capitano della Yahagi, furono tra sopravvissuti tratti in salvo dalla Hatsushimo e dalla Yukikaze. I superstiti poterono vedere la Yamato in lontananza, allontanarsi fumante verso sud sotto gli attacchi degli aerei statunitensi.[2] Pochi minuti dopo, alle 14:23, la Yamato esplose.

La Yahagi fu radiata d'ufficio il 20 giugno 1945.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Eric Lacroix, Linton Wells, Japanese Cruisers of the Pacific War, Naval Institute Press, 1997, ISBN 0-87021-311-3.
  2. ^ (EN) Tameichi Hara, Fred Saito; Roger Pineau, THE LAST SORTIE in Japanese Destroyer Captain, New York e Toronto, Ballantine Books, 1961, p. 298, ISBN 978-1-59114-354-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) David Brown, Warship Losses of World War Two, Naval Institute Press, 1990, ISBN 1-55750-914-X.
  • (EN) Andrieu D'Albas, Death of a Navy: Japanese Naval Action in World War II, Devin-Adair Pub, 1965, ISBN 0-8159-5302-X.
  • (EN) ISBN 0-87021-097-1 Paul S. Dull, A Battle History of the Imperial Japanese Navy, 1941-1945, Naval Institute Press, 1978.
  • (EN) George Feifer, Operation Heaven Number One in The Battle of Okinawa: The Blood and the Bomb, The Lyons Press, 2001, ISBN 1-58574-215-5.
  • (EN) Stephen Howarth, The Fighting Ships of the Rising Sun: The drama of the Imperial Japanese Navy, 1895-1945, Atheneum, 1983, ISBN 0-689-11402-8.
  • (EN) Hansgeorg Jentsura, Warships of the Imperial Japanese Navy, 1869-1945, Naval Institute Press, 1976, ISBN 0-87021-893-X.
  • (EN) Janusz Skulski, The Battleship Yamato, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1989, ISBN 0-87021-019-X.
  • (EN) Russell Spurr, A Glorious Way to Die: The Kamikaze Mission of the Battleship Yamato, April 1945, Newmarket Press, 1995, ISBN 1-55704-248-9.
  • (EN) M.J. Whitley, Cruisers of World War Two: An International Encyclopedia, Naval Institute Press, 1995, ISBN 1-55750-141-6.

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