Wi-Fi

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Il termine Wi-Fi, nel campo delle telecomunicazioni, indica una tecnologia ed i relativi dispositivi che consentono a terminali di utenza di collegarsi tra loro attraverso una rete locale in maniera wireless (WLAN) basandosi sulle specifiche dello standard IEEE 802.11.

A sua volta la rete locale così ottenuta può essere allacciata alla rete Internet per il tramite di un router e usufruire di tutti i servizi di connettività offerti da un ISP.

Qualunque dispositivo o terminale di utenza (computer, cellulare, palmare, tablet ecc.) può connettersi a reti di questo tipo se integrato con le specifiche tecniche del protocollo Wi-Fi.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

È convinzione di tanti che Wi-Fi rappresenti l'acronimo di "Wireless Fidelity", così come Hi-Fi rappresenti l'acronimo di "High Fidelity".

La stessa Wi-Fi Alliance ha indicato in alcuni documenti ufficiali il termine come acronimo di "Wireless Fidelity".[1][2]

Secondo quanto dichiarato da Phil Belanger, co-fondatore della Wi-Fi Alliance, il termine Wi-Fi non ha alcun significato[3] ma semplicemente rappresenta il marchio commerciale utilizzato per indicare la famiglia di protocolli IEEE 802.11.

Il nome è stato utilizzato per la prima volta nell'agosto del 1999, ed è stato ideato dall'azienda di consulenza Iterbrand.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Scheda PC card Wi-Fi per portatile

La rete Wi-Fi è una rete di telecomunicazioni, eventualmente interconnessa con la rete Internet, concettualmente paragonabile a una rete a copertura cellulare a piccola scala (locale), con dispositivi di ricetrasmissione radio come gli access point (AP) in sostituzione delle tradizionali stazioni radio base delle reti radiomobili (modello di architettura client-server).

Per aumentare il range di connettività di un singolo access point (100 m circa), la cui potenza di trasmissione è limitata da normative specifiche di sicurezza legate al rischio elettromagnetico (100 mW), e poter coprire così una desiderata area si usano comunemente più Access Point (e relative celle di copertura) collegati tra loro tramite cablaggio in rete locale. La parte radio o interfaccia radio Access Point-utente costituisce la rete di accesso, mentre la LAN cablata che collega tutti gli Access Point rappresenta la rete di trasporto. Le celle di copertura degli AP sono spesso parzialmente sovrapposte per evitare buchi di copertura del segnale creando un'area di copertura totale detta ESS (Extended Service Set), mentre la parte cablata è generalmente una rete Ethernet che può essere a bus condiviso oppure commutata ovvero switchata. I singoli AP hanno funzionalità di bridge e hanno il compito d'inviare in broadcast alle stazioni ricetrasmittenti wireless nel loro raggio di copertura l'SSID che identifica la rete o le reti che stanno servendo, mentre l'insieme delle stazioni servite dagli AP è detto BSS (Basic Service Set). La rete totale così ottenuta può essere connessa alla rete Internet per il tramite di un router usufruendo dei relativi servizi di internetworking.

Sono possibili anche soluzioni architetturali senza dorsale cablata che collegano direttamente in maniera wireless gli Access Point consentendo loro una comunicazione come sistema wireless distribuito ovvero con scambio di informazioni interamente tramite le interfacce radio pur con una perdita in efficienza spettrale del sistema oppure architetture completamente wireless senza alcun access point (modello di architettura peer-to-peer) con ciascuna stazione base che riceve/trasmette direttamente da o verso altre stazioni (IBSS Indipendent Basic Service Set o rete ad-hoc mobile). Soluzioni architetturali di questo tipo, cioè senza cablaggio, comportano ovviamente costi e tempi di realizzazione sensibilmente inferiori a prezzo di prestazioni di collegamento inferiori.

La differenza del Wi-Fi con le altre reti a copertura cellulare risiede invece nei protocolli di comunicazione ovvero nello stack protocollare che ridefinisce i primi due livelli (fisico e di collegamento) ovvero i protocolli di strato fisico e i protocolli di accesso multiplo o condiviso al mezzo radio, cioè nella comunicazione access point-terminali, e i protocolli di trasporto per quanto riguarda la parte cablata. In particolare dato che la trasmissione di ciascuna stazione avviene alla stessa frequenza operativa (2,4 o 5 GHz) per evitare collisioni in ricezione si utilizza il protocollo di accesso multiplo CSMA/CA. I protocolli Wi-Fi consentono anche di adattare la velocità di trasmissione nella tratta wireless di accesso in funzione della distanza della stazione mobile ricetrasmittente dall'Access Point minimizzando le perdite di trasmissione.

Per poter comunicare con stazioni riceventi poste nell'area di copertura di altri Access Point ogni stazione a livello logico deve potersi registrare/deregistrare, all'atto della connessione, sull'Access Point della cella di appartenenza (ed eventualmente riassociarsi su un altro AP se la stazione mobile cambia nel tempo cella di copertura (handover)) il quale poi dovrà comunicare agli altri Access Point la presenza nella sua cella di copertura di ogni stazione servita con rispettivo indirizzo per il roaming. In particolare la registrazione della stazione sull'Access Point avviene attraverso l'invio di un normale pacchetto dati al cui interno è contenuto l'indirizzo di sorgente e quello di destinazione utilizzati per l'indirizzamento. Tale pacchetto è poi incapsulato all'interno di una trama di livello MAC per il trasporto sulla parte cablata, mentre la segnalazione agli altri AP della stazione servita per il roaming sull'eventuale pacchetto di risposta da parte delle altre stazioni riceventi avviene aggiungendo alla trama formatasi l'indirizzo dell'AP ricevente (per ulteriori dettagli si veda lo standard IEEE 802.11). Gli indirizzi Wi-Fi hanno lo stesso formato degli indirizzi MAC cioè stringhe di 48 bit espresse in forma esadecimale risultando pertanto indistinguibili da questi e sono memorizzati nella scheda di rete Wi-Fi dei dispositivi coinvolti (stazioni e AP).

L'installazione delle antenne ovvero degli access point è semplice. Si tratta di antenne piccole: normalmente sono scatolotti larghi circa 20 cm e spessi qualche centimetro, ma possono essere anche più piccole.

D'altra parte una rete Wi-Fi può disporre di un accesso a Internet diretto. In tal caso l'architettura Internet è del tutto simile ai tradizionali ISP che forniscono un punto di accesso (il PoP) agli utenti che si collegano da remoto tramite collegamento wireless attraverso il cosiddetto hotspot. La fonte di connettività a banda larga cui l'hot-spot si appoggia può essere via cavo (ADSL o HDSL) oppure via satellite. Oggi esistono connessioni a internet satellitari bidirezionali che consentono alte velocità di trasferimento dei dati sia in download sia in upload. La trasmissione satellitare ha tuttavia tempi di latenza elevati; il tempo di attesa prima che cominci l'invio dei pacchetti è infatti dell'ordine di 1-2 secondi, e quindi un tempo molto grande se confrontato ai pochi centesimi di secondo necessari a una connessione DSL. A partire dalla fonte di banda si può espandere la rete attraverso la tecnologia Wi-Fi.

Le reti Wi-Fi sono infrastrutture relativamente economiche e di veloce attivazione e permettono di realizzare sistemi flessibili per la trasmissione di dati usando frequenze radio, estendendo o collegando reti esistenti ovvero creandone di nuove.

Tipo di copertura[modifica | modifica sorgente]

Le coperture di queste antenne sono fondamentalmente di due tipi: omnidirezionali e direttive.

Le antenne omnidirezionali vengono utilizzate di norma per distribuire la connettività all'interno di uffici, o comunque in zone private e relativamente piccole (questo è stato storicamente lo scopo principale per cui fu ideato il protocollo Wi-Fi). Oppure, con raggi d'azione più grandi, si possono coprire aree pubbliche (come aeroporti, centri commerciali ecc.).

Successivamente il Wi-Fi si è evoluto per coprire aree più vaste: con l'utilizzo di antenne direttive è infatti possibile coprire grandi distanze esterne a edifici, definibili in termini di chilometri, e sono proprio questi collegamenti a portare la banda larga nei territori scoperti dalla rete cablata. In questo caso, è possibile aggregare più reti in un'unica grande rete, portando la banda in zone altrimenti scollegate.

Le antenne direttive Wi-Fi generalmente sono parabole poste sui tralicci della corrente elettrica e dietro i campanili (che tipicamente sono i punti più alti nel paesaggio nazionale). Ciò evita un onere elevato per la costruzione di torrette dedicate. Le antenne delle singole case sono poste sui tetti. È importante porre in alto i trasmettitori perché in assenza di barriere in linea d'aria il segnale dell'access point copre distanze di gran lunga maggiori. Le antenne direttive che amplificano il segnale dell'access point, a parità di distanza in cui è ricevibile il segnale, sono utilizzabili da più utenze se poste in alto.

Con un access point omnidirezionale è possibile coprire con banda larga fino a una distanza di 100 metri teorici (uso domestico) se non vi è alcuna barriera in linea d'aria. In presenza di muri, alberi o altre barriere il segnale decade a circa 30 metri. Tuttavia, con 2-3 antenne direzionali dal costo ancora inferiore la copertura dell'access point sale a 1 km. Il segnale delle antenne direzionali, diversamente da quello dell'access point, è sufficientemente potente (in termini di watt di potenza trasmissiva) da mantenere lo stesso raggio di copertura di 1 km, inalterato anche in presenza di barriere in linea d'aria.

Una buona rete è capillare (molti access point, antenne che ripetono il segnale) ed è standardizzata. Conta meno lo standard wireless utilizzato (l'evoluzione della tecnologia, col superamento dello standard e mancata interoperabilità con le nuove reti, è un fattore messo in conto nella progettazione delle reti).

Protocolli[modifica | modifica sorgente]

Alcune reti si affidano al protocollo OLSR oppure a OSPF, come il network Wireless Leiden. La maggior parte utilizza software open-source, o pubblica il suo set-up di configurazione sotto licenza open source (come GPL o Creative Commons, di recente riconosciuta da apposita legge in sede UE).

Il protocollo HiperLan lavora su frequenze di 2,4 gigahertz e 5,4 gigahertz (nel caso di HiperLan 2), utilizza un software diverso come protocollo e copre un raggio di 2–3 km dall'antenna con potenze d'emissione dell'ordine dei decimi di watt (come quelle dell'antenna di un telefonino). Esistono antenne che lavorano su frequenze del Wi-Fi e di HiperLan, aumentando in questo modo la copertura. Con una serie di rilanci successivi che mettono in serie un certo numero di antenne HiperLan si coprono fino a 20 km teorici e 11 effettivi.

L'elaborazione dei protocolli da parte dei terminali è compito della scheda di rete Wi-Fi.

Certificazione[modifica | modifica sorgente]

Un dispositivo, anche se conforme alle specifiche dello standard, non può utilizzare il logo ufficiale Wi-Fi se non ha superato le procedure di certificazione stabilite dal consorzio Wi-Fi Alliance (Wireless Ethernet Compatibility Alliance), che testa e certifica la compatibilità dei componenti wireless con gli standard 802.11x (della famiglia 802.11). La presenza del marchio Wi-Fi su di un dispositivo dovrebbe quindi garantirne l'interoperabilità con gli altri dispositivi certificati, anche se prodotti da aziende differenti.

Classi[modifica | modifica sorgente]

Esistono varie classi di Wi-Fi con prestazioni diverse (come specificato meglio nei dettagli dello standard IEEE 802.11), le principali sono:

  • classe b a 11 Mb/s
  • classe g a 54 Mb/s
  • classe n a 450 Mb/s
  • classe ac a 3 Gb/s

Aspetti positivi e negativi[modifica | modifica sorgente]

Comodità
  • Molte reti riescono a fornire la cifratura dei dati e il roaming potendosi spostare dalla copertura di un access point a un altro senza una caduta della connessione internet, al di fuori del raggio di azione che delimita un hot-spot.
  • Diversamente dal cellulare, l'esistenza di uno standard certificato garantisce l'interoperabilità fra apparecchio e rete anche all'estero, senza i costi della cablatura (essendo tecnologia wireless) per una più rapida e facile installazione ed espansione successiva della rete.
  • La presenza di parecchi produttori ha creato una notevole concorrenza abbassando di molto i prezzi iniziali di questa tecnologia.
Svantaggi tecnici
  • Il tempo di latenza delle schede Wi-Fi è leggermente superiore a quelle basate su cavo con una latenza massima nell'ordine di 1-3 ms (per cui questo particolare è trascurabile, a differenza delle connessioni GPRS/UMTS che hanno latenze nell'ordine di 200-400 ms).
  • Uno svantaggio delle connessioni Wi-Fi 802.11a/g può essere la stabilità del servizio ovvero dunque la qualità di servizio (QoS) offerta all'utente, che per via di disturbi sul segnale talvolta può essere discontinua (il segnale può ad esempio essere disturbato da forni a microonde nelle vicinanze che quando sono in funzione disturbano la frequenza operativa di 2,4 GHz, problema risolto con l'utilizzo della frequenza operativa a 5 GHz).
  • Secondo alcuni recenti studi, è possibile riscontrare rischi per la salute dell'organismo nell'utilizzo della rete Wi-Fi (si veda il paragrafo più avanti).

Riservatezza[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle reti Wi-Fi non prevede alcuna forma di protezione da un uso non autorizzato (autenticazione), da sniffing dei dati della comunicazione (confidenzialità) e sul fronte integrità dei dati. Questo è dovuto al fatto che all'atto dell'acquisto le impostazioni predefinite non impongono all'utente l'utilizzo di nessun metodo di protezione (di conseguenza l'utente medio non le modifica o per ignoranza o per comodità). Questo ha portato al proliferare in zone urbane di un numero considerevole di reti private liberamente accessibili.

A volte accade di utilizzare reti altrui senza autorizzazione, se esse hanno un livello di segnale più forte della propria. Questo comporta problemi di sicurezza nel caso vengano trasmessi dati personali (numeri di carte di credito, numeri telefonici, coordinate bancarie).

I metodi per evitare utilizzi non autorizzati sono nati di pari passo con lo sviluppo di nuove tecnologie e la "rottura" di algoritmi di protezione precedenti. Il primo sistema sviluppato è stato il WEP, Wired Equivalent Protocol, che però soffre di problemi intrinsechi di sicurezza che lo rendono, di fatto, inutile. È possibile sopprimere la trasmissione dell'SSID di identificazione oppure limitare l'accesso a indirizzi MAC ben definiti, ma si tratta di metodi facilmente aggirabili. Per sopperire ai problemi del WEP sono stati inventati i protocolli WPA e WPA2 che offrono livelli di sicurezza maggiori.

Per avere un livello di sicurezza maggiore è però necessario implementare sistemi di autenticazione a un livello della pila ISO/OSI superiore. Essi possono essere l'autenticazione basata su radius server, la creazione di tunnel PPPoE o di VPN crittografate.

Ovviamente il miglior metodo di protezione rimane contenere la propagazione delle onde radio dove sia strettamente necessaria. Ciò si può attuare limitando via software la potenza di trasmissione oppure utilizzando antenne con un lobo di radiazione indirizzato esclusivamente alle zone in cui si richieda la connettività.

Rischi per la salute[modifica | modifica sorgente]

I livelli dei campi elettromagnetici dei dispositivi Wi-Fi sono più bassi dei telefoni cellulari, poiché il segnale emesso è tipicamente di 100 milliwatt, sia dei router sia delle schede di rete dei computer, quindi le radiazioni sono al di sotto di quelle considerate "pericolose". Sulla base degli studi finora effettuati, l'Health Protection Agency britannica non vede alcun motivo per cui il Wi-Fi non dovrebbe continuare a essere utilizzato. Tuttavia, come qualsiasi nuova tecnologia, è altamente consigliato prendere precauzioni, come è accaduto con i telefoni cellulari, in attesa di ulteriori studi che approfondiscano la situazione.[4]

Esistono inchieste, tra cui quella di BBC Panorama,[5] che investigano sulle accuse di alcuni scienziati secondo i quali lo smog elettromagnetico potrebbe provocare, a lungo termine, danni alla salute. In particolare va notato che le frequenze del Wi-Fi sono le medesime (seppur con potenze decisamente inferiori) usate dai forni a microonde e che permettono la cottura del cibo (2,45 GHz). Oltre a questo effetto termico, i tecnici evidenziano la possibilità di un ulteriore effetto biologico non correlato all'aumento di temperatura ma comunque significativo.

La trasmissione di Rai 3 Report, l'11 maggio 2008 ha riproposto l'inchiesta BBC e ha documentato gli allarmi, specialmente in relazione ai danni che si possono creare a bambini e a persone elettrosensibili, che chiedono a molte istituzioni nel mondo di impedire l'installazione di reti Wi-Fi nelle scuole o negli asili. Secondo alcuni,[6] durante questa inchiesta non sarebbero stati forniti dati numerici precisi e dettagli tecnici. La gran parte dei tecnici interpellati si sarebbero schierati esclusivamente sul versante dell'allarmismo e l'unico che invece ha dato una versione tranquillizzante in materia sarebbe stato tacciato di connivenza con le aziende del settore (in quanto in effetti costui ha lavorato per alcune di esse). La stessa BBC ha poi dichiarato che il trattamento degli intervistati non è stato equilibrato.[7] Tuttavia, benché non fossero forniti dati assoluti, è stato evidenziato come negli ambienti chiusi le emissioni del Wi-Fi fossero molto superiori a quelli della telefonia mobile: va infatti ricordato che le bande radio attualmente utilizzate nel sistema UMTS hanno frequenze molto vicine a quelle del Wi-Fi (vedi bande del sistema UMTS).

Il governo tedesco nel 2007 ha deciso di informare i cittadini tedeschi dei possibili rischi per la salute causati dall’eccessiva esposizione alle radiazioni Wi-Fi.[8] La decisione di Berlino segue l'apertura dell'inchiesta della Health Protection Agency (HPA) inglese, tesa a valutare gli effettivi pericoli di un utilizzo esteso del Wi-Fi nelle scuole del Regno. Il portavoce del governo tedesco ha dichiarato «Non dimentichiamo che il Wi-Fi è una tecnologia relativamente nuova, ancora da sviluppare. Mentre gli hot-spot pubblici hanno livelli ridotti di radiazioni, all'interno di ambienti domestici o di lavoro si può facilmente raggiungere una soglia critica». La comunità scientifica e istituzionale, nel 2012, riconosce ormai i rischi, anche gravi, che le installazioni di wifi fanno correre soprattutto a bambini, ragazzi e giovani in età riproduttiva. Raccomanda che l'uso delle tecnologie Wi-Fi sia limitato il più possibile, chiede di revisionare i limiti correnti all'esposizione alle radiofrequenze, di far sì che gli utilizzatori del Wi-Fi siano allertati con avvisi sulla pericolosità, raccomanda di evitare l'uso di questa tecnologia nelle scuole, nei luoghi residenziali e nei luoghi pubblici, promuove le reti cablate, scoraggia l'uso del telefonino soprattutto da parte dei più giovani.

Il Parlamento Europeo il 2 aprile 2009 ha votato una risoluzione sulle "Preoccupazioni per la salute connesse ai campi elettromagnetici", riconoscendo che talune conoscenze sono ormai unanimemente condivise, ad esempio quelle che riguardano il carattere individuale delle reazioni all'esposizione, la necessità di effettuare test di esposizione per valutare gli effetti non termici associati alle radiofrequenze, la particolare vulnerabilità dei bambini in caso di esposizione, ed esorta a tenere conto, nelle scelte, del potenziale impatto sulla salute della radiazione elettromagnetica, considerato anche che alcuni studi hanno evidenziato gli effetti più dannosi ai livelli più bassi.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, ritiene che circa il 3% della popolazione dei paesi occidentali denuncia i sintomi dell'elettrosensibilità: emicranie, sudorazione, tachicardia, vertigini e stanchezza, ma anche disturbi del sonno, del comportamento, dell'attenzione, ansia, perdita della memoria e stati depressivi. Il 27 maggio 2011 il comunicato dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, colloca i campi elettromagnetici a radiofrequenza, microonde, Wi-Fi e cellulari, tra i fattori potenzialmente cancerogeni.[senza fonte] Alcuni eurodeputati, vista la stretta correlazione tra esposizione ai campi elettromagnetici e forme diverse di patologie, tra cui tumorali, dimostrati dai recenti studi epidemiologici,[senza fonte] hanno chiesto formalmente alla Commissione Europea che la più larga applicazione del principio di precauzione, già unanimemente condiviso, venga sostituito dal principio di prevenzione.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Localizzazione degli access point[modifica | modifica sorgente]

Accessi Wi-Fi sono attualmente disponibili in vari aeroporti, stazioni ferroviarie, internet café, alberghi, edifici pubblici (ministeri, università, scuole, uffici, ospedali) e privati sparsi per il mondo. In Europa è diffusa la rete dei "Totem Freestation".

Nella wireless community network è disponibile un elenco mondiale delle reti Wi-Fi.

Sono, infine, in via di rapida espansione le iniziative FON che puntano a costituire una grande community Wi-Fi mondiale consentendo l'accesso a Internet sia ai membri della stessa community (quando si trovano in viaggio), sia a utenti occasionali, dietro pagamento di un corrispettivo minimo.

Il futuro del Wi-Fi[modifica | modifica sorgente]

Per i bassissimi costi della tecnologia, il Wi-Fi è una delle soluzioni più comode per il digital divide, che esclude numerosi cittadini dall'accesso alla banda larga. A tal fine diverse comunità amatoriali al mondo sono nate per promuovere e realizzare reti wireless libere (Wireless community network). Al contempo stanno nascendo, in questi anni, numerose reti civiche che chiedono la loro disinstallazione, a causa degli effetti riscontrati sulla salute delle persone, oltre che degli animali e delle piante.

Wi-Fi è usato da anni in tutto il mondo per portare connettività veloce nelle zone isolate e nei piccoli centri. Negli USA (laddove l'UMTS si è rivelato un fallimento, che ha messo in luce l'esigenza di non intervenire solo sui protocolli e sul software, ma di un investimento ben più consistente per aggiornare un'infrastruttura ventennale obsoleta), si è sperimentata anche un'integrazione con la telefonia mobile dove il Wi-Fi dovrebbe sostituire le vecchie antenne GSM/GPRS/UMTS, con una nuova rete in grado di dare le velocità sperate e i servizi di videotelefonia.

Ci sono prospettive di integrare fonia fissa e mobile in un unico apparecchio che con lo stesso numero funzioni da fisso/cordless nel raggio di 300 metri da casa e oltre come un normale cellulare.

Con il Wi-Fi, anche i centri più piccoli hanno spesso possibilità di accesso veloce a Internet, pur non essendo coperti da ADSL.

In molti sostengono che i dispositivi Wi-Fi sostituiranno i telefoni cellulari e le reti GSM. Nel futuro più prossimo, costituiscono ostacoli a questo fatto: l'impossibilità del roaming e delle opzioni di autenticazione (802.1x, SIM e RADIUS), la limitatezza dello spettro di frequenze disponibili e del raggio di azione del Wi-Fi.

Molti operatori cominciano a vendere dispositivi mobili per accedere a Internet, che collegano schede wireless dei cellulari e ricevitori Wi-Fi per trarre benefici da entrambi i sistemi. Ci si attende che in futuro i sistemi wireless operino normalmente fra una pluralità di sistemi radio.

Talvolta, il termine 4G è utilizzato per indicare Wi-Fi, a causa del fatto che la larghezza di banda e le prestazioni sono analoghe a quelle promesse dagli standard dei telefoni 3G.

Sotto questo punto di vista il Wi-Fi, spesso offerto gratuitamente dall'installatore, è uno standard direttamente concorrente all'accesso a Internet per il tramite di GSM e UMTS nelle reti cellulari che è invece a pagamento.

Wi-Fi 2[modifica | modifica sorgente]

Con la tecnologia Free space optics (FSO) il 11 settembre 2008 al CNR di Cisanello (Pisa) si è stabilito il nuovo record mondiale di velocità per una connessione wireless, 1,2 terabit al secondo, 10 volte superiore alla velocità di trasmissione di 160 gigabit al secondo raggiunta un anno prima da un gruppo di ricercatori coreani[9]. La velocità di trasmissione massima del Wi-Max era invece di 70 megabit al secondo. Il salto di prestazioni è tale che alcuni ricercatori parlano già di Wi-Fi 2. I due terminali usati nell'esperimento, posti in due palazzi vicini del CNR, sono stati realizzati con tecnologie ottiche e un sistema di lenti, simile a quelle di un telescopio. La banda di trasmissione è stata raggiunta, dopo quasi dodici ore ininterrotte di esperimenti.

Secondo i ricercatori italiani della Scuola superiore di studi universitari Sant'Anna e i giapponesi della Waseda University e del National Institute of Information and Communication Technology di Tokyo, la velocità di 1,2 Tbit/s è a oggi già sostenibile nel raggio di alcuni chilometri dal terminale emittente il segnale. Per la prima volta nella storia delle telecomunicazioni una connessione wireless ha una velocità di trasmissione superiore a quella massima raggiungibile con la fibra ottica, segnando più che un superamento l'inizio di una competizione fra le due tecnologie, fibra e wireless, in precedenza nemmeno confrontabili.

La massima velocità raggiungibile con trasmissioni su fibra ottica è di 448 gigabit/secondo, nuovo record mondiale battuto il 25 marzo 2011 da una collaborazione fra università italiane e Ericsson, durante la conferenza internazionale Mobile World Congress tenutasi a Barcellona, attraverso il primo sistema al mondo di trasmissione coerente funzionante su doppia portante ottica inserito in un apparato commerciale di rete in fibra ottica[10]. In altre parole, la velocità può essere raggiunta senza aumentare il numero di fibre ottiche e la larghezza dei cavidotti attuali per ottenere una maggiore banda disponibile, e senza cambiare gli apparati di rete, con l'eccezione dei modem di terminazione, emittente e quello dell'utente finale.

In pratica, con il nuovo strumento le informazioni vengono aggregate a livello elettronico e poi trasmesse sotto forma di segnale luminoso attraverso un cavo ottico per centinaia di chilometri, senza interferenze e perdite di qualità. Oltre a un enorme incremento della velocità, la tecnologia fotonica promette comunicazioni pressoché istantanee in tutto il pianeta. Smentendo pregiudizi diffusi, il wireless ha ancora il record teorico di velocità, 1,2 Tbit/s contro 448 Gbit/s massimi della fibra ottica.

Le maggiori velocità di trasmissione sono state raggiunte in ogni caso con wireless ottico e con fibra ottica, non con le tradizionali radiocomunicazioni a radiofrequenza che sono superate dal punto di vista teorico, sia in termini di velocità sia di stabilità del segnale, che decade dopo percorsi più lunghi. Il wireless ottico elimina il problema dell'elettrosmog, richiede infatti quantità minime di energia per il sistema di lenti che invia e riceve il segnale luminoso, al contrario delle potenze in antenna necessarie per protocolli wireless con HiperLan, Wi-Fi, Wi-Max.

Lo svantaggio del wireless ottico è quello di esser una tipologia di rete punto-punto ovvero di poter collegare solo 2 host perfettamente allineati in più senza ostacoli intermedi. Per questo ha applicazioni del tutto diverse dal wireless tradizionale[11]. Infatti le reti wireless tradizionali sono a bus condiviso e inoltre non richiedono che gli host restino allineati tra loro. Ciò permette la connessione in mobilità mentre la tecnologia FSO permette la connessione solo tra host fissi e allineati e sarebbe dunque dedicata solo a connessioni di dorsale.

Disciplina normativa nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Reti civiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rete civica.

Negli ultimi anni, alcune province e amministrazioni comunali hanno avviato progetti per la realizzazione di reti cittadine (le c.d. reti civiche) con tecnologia Wi-Fi. Al contempo cittadini, associazioni, pediatri e medici stanno chiedendo da più parti la loro dismissione perché alcuni ricercatori hanno affermato nel maggio 2011 la loro potenziale cancerogenicità, insieme con i cellulari.

La città di Bra (Cuneo) ha una rete Wi-Fi che copre buona parte del suo territorio e di alcuni comuni limitrofi come Dogliani, Cherasco e Benevagienna . La rete è gestita dall'associazione Brain.

La città italiana che più fermamente prosegue l'intendimento di una rete Wi-Fi è Milano, avvantaggiata dal fatto che in sede di concessione della cablatura a fibra ottica, il comune si era riservato il diritto di usufruire della rete.[12]

Degno di nota anche il caso della città di Venezia che con il progetto "//venice>connected - Cittadinanza Digitale" dal 2008 ha messo in opera oltre 124 km di cavo a 144 fibre ottiche e ha installato 215 hot-spot Wi-Fi che collegano 80 sedi pubbliche sul territorio comunale,[13] offrendo connettività gratuita a residenti e "city user" e a costi agevolati per i visitatori tramite il portale "Venice Connected".[14]

Anche la città di Salerno ha esteso il Wi-Fi a tutta la città nel biennio 2010-2012, cominciando con piccole iniziative nei parchi pubblici, per poi passare al centro storico e via via agli altri quartieri della città.[15]

Le reti collegano le pubbliche amministrazioni del territorio locale e forniscono un accesso diffuso alla banda larga in quelle zone in cui gli operatori nazionali non intendono investire per via degli alti costi (es. territori montuosi).

Il decreto Pisanu antiterrorismo (D.L. n. 144/2005, convertito in legge n. 155/2005), imponeva la licenza del questore per gli internet point, e l'identificazione degli utenti tramite documento di identità. Pensato come transitorio, è stato prorogato più volte dal governo Berlusconi IV, e infine cancellato dal governo Monti. Il decreto Pisanu non è più in vigore dal 1º gennaio 2012.[16][17]

Il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (c.d decreto del fare) - convertito in legge 9 agosto 2013, n. 9 - ha abolito, a partire dal 16 giugno 2013, anche l'obbligo di identificazione degli utenti del WI-FI, rimasta obbligatoria per ottenere dal gestore del punto WI-FI il codice di accesso.[18]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Wireless Ethernet Compatibility Alliance (WECA) Awards New Wi-Fi Interoperability Certification, Wi-Fi Alliance. 2000-05-08. Retrieved 2009-11-30.
  2. ^ Six Wi-Fi Interoperability Certifications Awarded By The Wireless Ethernet Compatibility Alliance (WECA), Wi-Fi Alliance. 2000-07-19. Retrieved 2009-11-30.
  3. ^ WiFi isn't short for "Wireless Fidelity", email di Phil Belanger inviata al noto blog americano BoingBoing.net.
  4. ^ HPA - Wi-Fi
  5. ^ BBC NEWS | Programmes | Panorama | Wi-Fi: A warning signal
  6. ^ Fabio M. Zambelli, Report semina terrore sul Wi-Fi in setteB.IT, 11 maggio 2008. URL consultato il 13/5/2008.
  7. ^ http://www.bbc.co.uk/complaints/news/2007/11/30/51156.shtml
  8. ^ I tedeschi temono il Wi-Fi |oneADSL
  9. ^ Corriera della Sera, 11 settembre 2008
  10. ^ Comunicato della Scuola Sant'Anna di Pisa
  11. ^ http://web.mit.edu/chan/www/vincent_project.htm
  12. ^ Milano studia il Wi-Fi, Londra lo realizza
  13. ^ La Rete è in Città... Cittadinanza digitale, sito della Città di Venezia
  14. ^ //venice>connected sito ufficiale del turismo della Città di Venezia
  15. ^ Wi-fi a Salerno
  16. ^ DECRETO-LEGGE 29 dicembre 2011, n. 216, in G.U. n. 302 del 29 dicembre 2011 - in vigore dal 29 dicembre 2011 - Proroga di termini previsti da disposizioni legislative).
  17. ^ Zambardino su La repubblica, 31 dicembre 2011
  18. ^ Francesco Gaeta, settimanale "Famiglia Cristiana", pag. 43 del numero 25 del 23 giugno 2013, editrice "Periodici San Paolo s.r.l." con sede in Alba (CN), piazza San Paolo 14

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]