Elettrosensibilità

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L'elettrosensibilità (ES) o elettroipersensibilità (EHS) è un insieme di sintomi fisici e/o psicologici che un soggetto afferma essere causati da campi magnetici, elettrici o elettromagnetici, a un livello di esposizione tollerato dalle altre persone.

L'ES non è riconosciuta come una vera e propria malattia dalla organizzazione mondiale della sanità e dalla comunità scientifica. La principale obiezione è la mancanza di evidenze scientifiche che forniscano parametri in grado di dimostrare il rapporto di causa-effetto tra sintomi e esposizione. Da quando, nel 2005 una revisione sistematica[1] ha rilevato che non c'è alcuna prova che tali malesseri siano causati dai campi elettromagnetici, molti studi in doppio cieco sono stati pubblicati, ognuno dei quali suggerisce che coloro che affermano di essere malati non riescono a distinguere la presenza del campo elettromagnetico.[2][3][4]

La OMS rileva che studi ben controllati hanno mostrato come i sintomi non sono causati dai campi elettromagnetici[5] e che ci sono alcune indicazioni che tali sintomi sono dovuti a preesistenti condizioni psichiatriche, stress o sono causati dalla stessa paura dei campi elettromagnetici[5]. La OMS aggiunge che la mancanza di evidenti basi tossicologiche o fisiologiche e di verifiche indipendenti la rendono simile ad una altra condizione patologia: la sensibilità chimica multipla[5].

Tale posizione della OMS è contestata dalle associazioni dei malati, diffuse in tutto il mondo[6].

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Una piccola parte della popolazione che si definisce ES dichiara di esserne fortemente colpita. Come esempio, uno studio ha stimato che circa il 10% dei soggetti ES in Svezia sono in malattia o sono in pensione anticipata o pensione di disabilità, paragonati al 5% della popolazione generale[7], mentre una seconda ricerca ha riportato che su 3406 persone che accusavano "disturbo" da dispositivi elettrici l'11% riporta "molto" disturbo[8]. L'ES può avere un impatto significativo sulla qualità di vita causando un deterioramento fisico, mentale e sociale e distress psicologico[9].

Eziopatogenesi[modifica | modifica sorgente]

Le persone soggette ad elettrosensibilità affermano di presentare differenti livelli di risposta ai campi elettrici, campi magnetici e alle diverse frequenze delle onde elettromagnetiche.

È una materia controversa, poiché nonostante l'imponenza dei sintomi accusati da alcuni soggetti colpiti, nessuna sperimentazione a doppio cieco è riuscita sinora a dimostrare univocamente il legame fra i campi elettromagnetici e la sindrome e si ritiene che la fonte prima possa avere natura psicosomatica[5].

Coloro che ne sostengono la natura organica rilevano come molti apparecchi elettrici siano stati sospettati essere causa della sintomatologia, e una ricerca del 2004 ipotizza che le antenne per i telefoni cellulari e per i cordless, le linee elettriche ad alta tensione ravvicinate, i trasformatori e i telefoni cellulari sarebbero le più comuni fonti dei disturbi da elettrosensibilità[9].

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 la OMS[5] ha suggerito che si possa utilizzare la il termine "Intolleranza ambientale idiopatica" per descrivere l'ES, poiché tale definizione ha carattere generale, ovvero raggruppa condizioni patologiche varie delle quali non si conosce l'origine ed è eziologicamente neutrale. Essa tuttavia è molto meno diffusa di "elettrosensibilità". Pur riconoscendola quale "potenziale fattore di disabilità funzionale", la OMS ribadisce in particolare che “non esistono criteri diagnostici chiari per l’ipersensibilità ai capi elettromagnetici e non esiste alcuna base scientifica per associarne i sintomi all’esposizione ai campi elletromagnetici”[5].

Studi scientifici condotti in doppio cieco[1], tesi a provare la relazione tra l'esposizione a un campo elettromagnetico e l'incidenza dei sintomi di elettrosensibilità hanno dimostrato che i soggetti colpiti non sono generalmente in grado di distinguere i campi elettromagnetici reali da quelli che credono tali. I risultati hanno portato l'autore dello studio a concludere che: «Gli studi osservativi disponibili non permettono di individuare una differenza tra gli effetti biofisici dovuti all'elettrosensibilità e un effetto nocebo[10]».

La posizione ufficiale della OMS è contestata dalle associazioni dei malati che, supportate da alcuni studi che ne collocherebbero l'origine nell'esposizione a campi elettromagnetici" [11], la ritengono un'"intolleranza ai campi elettromagnetici" e ne definiscono protocolli diagnostici e terapeutici[12].

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Nessun trattamento efficace per coloro che affermano di essere affetti da elettrosensibilità è ancora noto, principalmente perché l'esistenza stessa della condizione resta non accertata.

La principale strategia è di evitare, il più possibile, l'esposizione ai campi elettromagnetici per chi soffre di grave ES; ciò presenta difficoltà pratiche nella società moderna. Gli altri metodi usati spesso dai pazienti includono: schermatura (ad es. con reti metalliche messe a terra), filtri elettrici e al trattamento delle condizioni correlate.

Una rivista del 2006 ha identificato nove trial clinici testando diversi trattamenti per l'ES[13]: quattro provarono filtri visivi per gli schermi, uno un dispositivo che emetteva campi elettromagnetici "schermanti", uno ha testato l'agopuntura e un altro studio l'assunzione giornaliera di vitamina C, E e selenio. L'autore ha concluso che: «Ulteriori ricerche sono necessarie prima che qualche definitivo trattamento clinico possa effettuarsi. Comunque, la migliore prova attualmente disponibile suggerisce che la terapia cognitivo-comportamentale sia efficace per coloro che riferiscono ipersensibilità a campi elettromagnetici di debole entità.».

Posizioni governative e politiche[modifica | modifica sorgente]

In Svezia l'EHS non è riconosciuta come malattia ma è riconosciuta dal Governo come causa di invalidità funzionale[14].

L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha raccomandato agli Stati Membri di "prestare un'attenzione particolare alle persone elettrosensibili che soffrono di una sindrome di intolleranza ai campi elettromagnetici e di introdurre specifiche misure per proteggerli, inclusa la creazione di aree wave-free, non coperte dalle reti wireless"[15]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Electromagnetic Hypersensitivity: A Systematic Review of Provocation Studies, J. Rubin, J.D. Munshi, S. Wessely, 2005.
  2. ^ Sabine Regel, Sonja Negovetic, Martin Roosli, Veronica Berdinas, Jurgen Schuderer, Anke Huss, Urs Lott, Niels Kuster, and Peter Achermann, UMTS Base Station-like Exposure, Well-Being, and Cognitive Performance in Environ Health Perspect, vol. 114, nº 8, August 2006, pp. 1270–5, DOI:10.1289/ehp.8934, PMC 1552030, PMID 16882538.
  3. ^ James Rubin, G Hahn, BS Everitt, AJ Clear, Simon Wessely, Are some people sensitive to mobile phone signals? Within participants double blind randomised provocation study in British Medical Journal, vol. 332, nº 7546, 2006, pp. 886–889, DOI:10.1136/bmj.38765.519850.55, PMC 1440612, PMID 16520326.
  4. ^ J Wilen, A Johansson, N Kalezic, E Lyskov, M Sandstrom, Psychophysiological tests and provocation of subjects with mobile phone related symptoms in Bioelectromagnetics, vol. 27, nº 3, April 2006, pp. 204–14, DOI:10.1002/bem.20195, PMID 16304699.
  5. ^ a b c d e f Electromagnetic fields and public health sul sito dell'Organizzazione mondiale della sanità (in Italiano)
  6. ^ Associazione Italiana Elettrosensibili, la FEB (Associazione svedese degli elettroipersensibili), le Collectif des electrosensibles de France.
  7. ^ Hillert et al, 2002
  8. ^ Carlsson et al, 2005
  9. ^ a b Röösli et al, 2004
  10. ^ «The available observational studies do not allow differentiating between biophysical from EMF and nocebo effects.» Radiofrequency electromagnetic field exposure and non-specific symptoms of ill health: A systematic review. [1] M. Röösli, 2008
  11. ^ (EN) Andrew Marino, McCarty DE, Carrubba S, Chesson AL, Frilot C, Gonzalez-Toledo E, Electromagnetic hypersensitivity: evidence for a novel neurological syndrome in International Journal of Neuroscience, Dicembre 2011.
  12. ^ D. Belpomme, Le syndrome d'intolérance aux champs électromagnetiques (SICEM), Paris 2010.
  13. ^ Rubin et al, 2006
  14. ^ Nordic Council of Minister, Nordic Adaptation of classification of Occupationally Related Disordes (Diseases and Symptoms) to ICD-10 - ISBN 92-893-0559-2.
  15. ^ Consiglio d'Europa, risoluzione 1815 (2011) The potential dangers of electromagnetic fields and their effect on the environment, par. 8.1.4.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Röösli M, Moser M, Baldinini Y, Meier M and Braun-Fahrländer C. Symptoms of ill health ascribed to electromagnetic field exposure - a questionnaire survey. International Journal of Hygiene and Environmental Health 2004;207:141-150.
  • Irvine, N (2005). "Definition, epidemiology and management of electrical sensitivity". Report for the Radiation Protection Division of the UK Health Protection Agency, HPA-RPD-010.
  • Hillert L, Berglind N, Arnetz BB and Bellander T. Prevalence of self-reported hypersensitivity to electric or magnetic fields in a population-based questionnaire survey, International Journal of Hygiene and Environmental Health 2002;205:353-60
  • Carlsson F, Karlson B, Ørbæk P, Österberg K and Östergren P-O. Prevalence of annoyance attributed to electrical equipment and smells in a Swedish population, and relationship with subjective health and daily functioning. Public Health 2005;119:568-577.
  • Levallois P, Neutra R, Lee G and Hristova L. Study of self-reported hypersensitivity to electromagnetic fields in California. Environmental Health Perspectives 2002;110(suppl 4):619-623
  • Bergqvist U, Vogel E, Aringer L, Cunningham J, Gobba F, Leitgeb N, Miro L, Neubauer G, Ruppe I, Vecchia P and Wadman C. "Possible health implications of subjective symptoms and electromagnetic fields. A report prepared by a European group of experts for the European Commission, DG V." Arbete och Halsa 1997:19.
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  • Rubin GJ, Hahn G, Everitt BS, Cleare AJ & Wessely S. Are some people sensitive to mobile phone signals? Within-participants, double-blind, randomised provocation study. British Medical Journal 2006;332:886-889. [2] Responses: [3]
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  • Grant, Lucinda (1995). The Electrical Sensitivity Handbook: How Electromagnetic Fields (Emfs) Are Making People Sick, Weldon Publishers, Arizona. ISBN 978-0-9635407-2-0
  • Freiburger Appeal (2002): see [5] (PDF)
  • Rubin GJ, Das Munshi J and Wessely S. A systematic review of treatments for electromagnetic hypersensitivity. Psychotherapy and Psychosomatics 2006:75;12-18.