Survival horror

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Versione arcade di The typing of the Dead, un particolare videogioco in stile survival horror in cui a differenza dello sparatutto The house of the dead 2 (SEGA), dallo sviluppo e dalla storia praticamente uguale, il giocatore dovrà, invece di sparare ai nemici, scrivere frasi nel minor tempo possibile con la corrispettiva tastiera

Il termine inglese survival horror (letteralmente "horror di sopravvivenza") definisce una categoria di videogiochi basati sulla sopravvivenza del personaggio giocato in un'atmosfera di paura e suspense. Definisce quindi il tema del gioco, e non le meccaniche del gioco, che rientrano solitamente nei generi dell'avventura grafica e dell'azione[1].

Il personaggio controllato è solitamente armato, ma ha disposizione risorse limitate[1], ad esempio deve trovare delle armi di fortuna durante l'avventura. Il suo scopo nel gioco può essere il trovare una via d'uscita e tornare in un luogo e in una situazione normale, oppure scoprire il motivo per cui si trova in quella particolare situazione e porre rimedio. I nemici del giocatore solitamente risultano essere zombi, fantasmi, mostri o esseri umani mutati o impazziti, e nella maggior parte dei casi lungo la trama viene scoperta la causa di tale mutazione o presenza paranormale. L'ambientazione di questi giochi solitamente è costituita da spazi chiusi e claustrofobici, oppure luoghi aperti ma particolarmente bui o nebbiosi o ancora spazi ampi e chiusi, ma aventi elementi macabri e scarsa illuminazione. Tra gli esempi più celebri, le saghe di Alone in the Dark, Resident Evil e Silent Hill.

Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine survival horror è stato coniato nel 1992, quando comparve per la prima volta Alone in the Dark, per MS-DOS, Mac OS e 3DO. Secondo altri pensano che il genere sia nato con il primo Clock Tower per Super Nintendo, uscito nel 1995, che però aveva una giocabilità molto diversa dai titoli di cui sopra, vicina ad un'avventura grafica vecchio stile, ma con un'ambientazione di fatto simile a un gioco della serie Silent Hill. Un'altra scuola di pensiero, invece, vede la nascita del survival horror o comunque alcune prime manifestazioni di esso, nella serie Splatterhouse di Namco, i cui episodi erano di fatto dei picchiaduro a scorrimento orizzontale, ma l'ambientazione degli ultimi due episodi risulta estremamente familiare alla villa di Resident Evil, pure di matrice Capcom.

Il genere si può dire sia di molto cresciuto dopo l'avvento di Resident Evil, dando la spinta a diversi produttori nella creazione di giochi simili (a volte indicati come meri cloni del suddetto gioco). Alcuni di questi si sono però distinti per aver creato un sottogenere all'interno di questo filone, basando il proprio gameplay focalizzato maggiormente sul terrore psicologico più che sulla mera violenza splatter. Avviene così che per questi titoli la componente d'azione viene sacrificata nella creazione di una trama più robusta e studiata al fine di procurare un certo grado di tensione narrativa. Alcuni di questi giochi sono Clock Tower (1997) per Playstation (sequel del gioco per Super Nintendo), Silent Hill (1999), Forbidden Siren e Project Zero.

Possibili precursori del genere[modifica | modifica wikitesto]

Già negli anni ottanta diversi videogiochi presentavano elementi Horror ed alcuni di questi vengono anche citati come possibili fonti di ispirazione per il moderno concetto di genere Survival Horror: Haunted House del 1982 sviluppato dalla Atari, Ghost House del 1986 sviluppato dalla SEGA e Ant Attack del 1983 sviluppato dalla Quicksilva per ZX Spectrum e Commodore 64 sono alcuni dei titoli da nominare.

Seppur mai indicato come musa ispiratrice del genere, Project Firestart del 1989 sviluppato da Dynamix e pubblicato da Electronic Arts per Commodore 64 è probabilmente il primo videogioco che si avvicina al concetto odierno di Survival Horror, e presenta un'ambientazione fantascientifica che ne fanno una sorta di precursore di fortunate serie di giochi come Dead Space; alcune caratteristiche di tale gioco le ritroviamo molti anni dopo nei giochi Survival Horror: mix di elementi di azione ed avventura, munizioni limitate, armi deboli su avversari resistenti ma lenti nell'incedere e con scarsa intelligenza artificiale, protagonista fortemente vulnerabile, sensazione di isolamento, gioco inframezzato dalla narrazione e dalla comunicazione verso l'esterno, scene di sangue, assenza di una base musicale fino al momento dell'apparizione di un nemico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) David Thomas, Kyle Orland, Scott Steinberg, The videogame style guide and reference manual, Power Play Publishing, 2007, p. 76, ISBN 978-1-4303-1305-2.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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