Polygonum

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Poligono
Heliotropium curassavicum02.jpg
Polygonum maritimum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Caryophyllidae
Ordine Polygonales
Famiglia Polygonaceae
Genere Polygonum L. (1753)
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
Ordine Caryophyllales
Famiglia Polygonaceae
Specie
(Vedi: Specie di Polygonum )

Poligono (nome scientifico Polygonum L. 1753) è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Polygonaceae, dall’aspetto di erbacee annuali o perenni con piccoli fiori.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di questo genere è mediamente numerosa (una cinquantina di generi per circa un migliaio di specie), mentre il genere comprende diverse centinaia di specie, di cui almeno 25 circa sono spontanee della nostra flora (ridotte a metà secondo le ultime classificazioni – vedi sotto).
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Polygonaceae all'ordine delle Polygonales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Caryophyllales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
La presenza di questo genere sul nostro globo è antichissima: di alcune sue specie sono state trovate tracce fossili nei giacimenti del terziario in Europa (un arco di tempo che va da 65 milioni di anni fa ad oggi). Ma anche dal punto di vista tassonomico questo genere era già largamente noto alla fine del secolo di Linneo; infatti prima di appartenere all'attuale famiglia, Linneo stesso lo aveva assegnato al gruppo della Octandria Monogynia e Antoine-Laurent de Jussieu (1748 -1836) alla famiglia delle Polygonate.
Qui di seguito è indicata la classificazione scientifica di questo genere[1][2]:

Famiglia : Polygonaceae, definita dal botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (1748-1836) in una pubblicazione del 1789 dal titolo Genera Plantarum, secundum ordines naturales disposita juxta methodum in Horto Regio Parisiensi exaratam.
Sottofamiglia : Polygonoideae, definita dal botanico americano Amos Eaton (1776-1842) nel 1836.
Tribù : Polygoneae, definita dal botanico e ornitologo tedesco Heinrich Gottlieb Ludwig Reichenbach (1793 – 1879) in una pubblicazione del 1832 dal titolo “Flora germanica excursoria”.
Sottotribù : Polygoninae, Horan. (1847)
Genere : Polygonum, definito dal naturalista svedese L. (1707 – 1778) in una pubblicazione dal titolo "Species Plantarum" nel 1753.

Variabilità e ibridi[modifica | modifica sorgente]

Il “Poligono” è un genere molto diversificato e variabile : alcune unità specifiche sono xerofitiche (Polygonum arenarium), altre sono più o meno acquatiche (Polygonum amphibium, ora assegnata al genere Persicaria), altre sono polimorfiche (Polygonum aviculare); in effetti in questi ultimi tempi molti botanici lo hanno diviso in più generi (Persicaria, Fallopia e Fagopyrum).
Limitatamente alle sole specie spontanee della nostra flora una buona analisi è stata fatta dal Fiori (Adriano Fiori, botanico italiano 1865 – 1950) riassunta nell'elenco sottostante, analisi interessante anche perché in parte è alla base delle attuali suddivisioni del genere:

Sezione FAGOPYRUM (ora genere Fagopyrum) : i fusti sono eretti e l'infiorescenza è del tipo racemoso terminale (ma sono presenti anche infiorescenze ascellari); il frutto è un achenio e sporge dal perigonio.
Sezione TINIARIA : fusti in genere prostrati; l'infiorescenza è sempre ascellare; il frutto è un achenio completamente nascosto dal perigonio.
  • Gruppo 2A : le stipole ocreate hanno un orlo fogliaceo patente all'infuori (sono caduche); le foglie hanno una lamina molto larga;
Sezione AMBLYGONIUM (ora genere Persicaria)
  • Gruppo 2B : le ocree sono disposte ad angolo retto; le foglie sono lanceolate e comunque strette;
  • Gruppo 3A : i fusti sono semplici (non ramosi) ed hanno una sola spiga terminale; la radice è un rizoma ingrossato a tubero;
Sezione BISTORTA (Mill.) DC. (Scop.) D.Don (ora genere Persicaria)
  • Gruppo 3B : i fusti sono ramosi; l'infiorescenza è composta da più spighe oppure da fiori solitari all'ascella delle foglie (queste piante però non sono mai tuberose);
Sezione PERSICARIA (ora genere Persicaria) : l'infiorescenza è composta da racemi; le foglie sono più lunghe di 4 cm; le ocree hanno la lamina intera; i cotiledoni sono “accombenti”, ossia nel seme le “radicicole” sono piegate sul margine dei cotiledoni, e si sviluppano sulla linea di fenditura di separazione degli stessi[3].
Sezione AVICULARIA : i fiori sono in fascetti ascellari; le foglie non sono più lunghe di 4 cm; le stipole sono guainanti ed hanno un margine fimbriato ma non cigliato; i cotiledoni sono inoltre “incombenti”, ossia nel seme la “radicicola” poggia nel verso dei cotiledoni[3].

Dato il carattere polimorfo del genere in altre aree sono state adottate altre sottodivisioni. In America ad esempio si usa suddividere il genere Polygonum in tre sezioni : Polygonum, Duravia e Monticola[4].
Altre sezioni usate per questo genere sono le seguenti :

  • Aconogonon Meisn.
  • Cephalophilon Meisn. (sinonimo = Persicaria (Mill.) DC.)
  • Echinocaulon Meisn. (sinonimo = Persicaria (Mill.) DC.)
    Per le specie spiccatamente ornamentali esiste una diversa classificazione in base a caratteri più evidenti :
  • Gruppo 1A : piante rampicanti;
  • Gruppo 1B : piante non rampicanti;
  • Gruppo 3A : fusto erbaceo;

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della nostra flora) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche.

  • SEZIONE A : le piante di questa sezione hanno un portamento cespuglioso con fusti legnosi; i rami sono però flessibili; le foglie non sono persistenti (secondo Pignatti rappresentano un tipo ancestrale);
Polygonum scoparium Req. - Poligono scopario : i fiori si trovano all'ascella di brattee scariose la cui lunghezza è minore del perianzio dei fiori stessi; le ocree hanno il margine intero a parte una fessura laterale. È una pianta con forma biologica nano-fanerofita/camefita suffruticosa (NP/Ch suffr); è un endemismo della Sardegna e si trova raramente negli incolti umidi fino a 300 m s.l.m..
Polygonum equisetiforme S. & S. - Poligono equisetiforme : i fiori si trovano all'ascella di foglie più lunghe del perianzio dei fiori stessi; le ocree hanno il bordo completamente sfrangiato. È una pianta con forma biologica nano-fanerofita/camefita suffruticosa (NP/Ch suffr); il tipo corologico è Eurasiatico; si trova raramente al sud dell'Italia e in modo discontinuo fino a 600 m s.l.m..
  • SEZIONE B : le piante di questa sezione hanno un portamento erbaceo; il ciclo biologico può essere annuo o perenne; le foglie sono persistenti fino all'autunno, ed hanno la lamina intera; i fiori sono disposti all'ascella delle foglie cauline;
  • Gruppo 1A : i frutti acheni hanno un diametro di 4 – 6 mm; le ocree si presentano con 8 – 12 nervi e avvolgono quasi per intero il fusto; il colore della pianta è più o meno glauco;
Polygonum maritimum L. - Poligono marittimo : il fusto ha un portamento prostrato; le foglie sono sempreverdi con riflessi bluastri; il perianzio del fiore è bianco-rossastro. Il ciclo biologico di questa pianta è perenne; la forma biologica è emicriptofita reptante (H rept); il tipo corologico è Subcosmopolita; si trova al livello del mare (dune e spiagge) ed è abbastanza comune.
  • Gruppo 1B : i frutti acheni hanno un diametro di 2 – 3,5 mm; le ocree si presentano con 4 – 6 nervi e si trovano solo alla base degli internodi; le piante sono verdi;
  • Gruppo 2A : le piante hanno un ciclo biologico perenne e i fusti sono legnosi solo alla base;
Polygonum romanum Jacq. - Poligono romano : il portamento del fusto è del tipo prostrato a raggiera; la parte apicale delle foglie è acuta e la pagina inferiore si presenta con dei nervi secondari ben evidenti; le ocree in genere sono minori degli internodi; i fiori, disposti alle ascelle delle foglie, hanno un perianzio biancastro e arrossato alla base. Il ciclo biologico di questa pianta è perenne; la forma biologica è camefita suffruticosa (Ch suffr); è una specie endemica e si trova, ma raramente, negli incolti aridi fino a 600 m s.l.m. nell'Italia del sud.
Polygonum gussonii Tod. - Poligono di Gussone : la parte apicale delle foglie è arrotondata e la pagina inferiore si presenta solamente con il nervo centrale; le ocree in genere sono più lunghe degli internodi. Il ciclo biologico di questa pianta è perenne; la forma biologica è emicriptofita reptante (H rept); probabilmente anche questa specie è endemica e si trova lungo le strade e sentieri fino a 500 m s.l.m. ad Ischia, Capri e in Sicilia.
  • Gruppo 2B : le piante sono annue e i fusti hanno un carattere prevalentemente erbaceo;
  • Gruppo 3A : i fiori sono più grandi delle rispettive foglie ascellari;
Polygonum patulum Bieb. - Poligono con foglie allargate : i fusti sono eretti; le foglie superiori sono più piccole di quelle inferiori che sono grandi 12 x 40 mm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Eurimediterraneo; si trova soprattutto nei campi a cereali fino a 1600 m s.l.m.; è comune su tutto il territorio italiano.
Polygonum arenarium W. & K. - Poligono arenario : il portamento del fusto è prostrato; le foglie ascellari sono più piccole delle altre; la forma delle foglie è strettamente lanceolate. La forma biologica è terofita reptante (T rept); si trova negli incolti aridi fino a 600 m s.l.m.; è segnalata solo al sud.
  • Gruppo 3B : le foglie lungo il fusto sono uguali alle foglie ascellari dei fiori; il portamento del fusto in genere è prostrato (questo gruppo è anche definito come : Gruppo di Polygonum aviculare);
  • Gruppo 4A : i semi sono rugosi, opachi e non superano il perianzio;
  • Gruppo 5A : il tubo del perianzio è lungo; le foglie sia inferiori che superiori sono indistinguibili come dimensioni;
  • Gruppo 5B : il tubo del perianzio è brevissimo; le foglie lungo il fusto sono progressivamente più piccole verso l'alto;
  • Polygonum rurivagum Boreau – Poligono campagnolo : le foglie maggiori sono larghe fino a 4 mm; il portamento di questa specie è (come dice il nome) più gracile della specie aviculare; gli internodi (distanza tra foglie e foglie) sono più lunghi; mentre le foglie sono lanceolate – lineari con evidenti nervature longitudinali; il perianzio è più breve e i vari segmenti sono ben separati (non sovrapposti). Il ciclo biologico di questa pianta è annuale; la forma biologica è terofita reptante (T rept); il tipo corologico è Subcosmopolita; si trova su terreni incolti ma anche soggetti a calpestio; in Italia è comune su tutto il territorio fino a 1000 m s.l.m..
  • Polygonum aviculare L. - Poligono centinodia : le foglie maggiori sono più larghe di 4 mm (da 5 a 18 mm); i segmenti del perianzio si sovrappongono (almeno in parte). Il ciclo biologico di questa pianta è annuale; la forma biologica è terofita reptante (T rept); il tipo corologico è Cosmopolita; si trova su terreni incolti ma anche soggetti a calpestio; in Italia è comune su tutto il territorio fino a 1900 m s.l.m..
  • Gruppo 4B : i semi sono lisci e lucidi e in lunghezza superano il perianzio;

La polimorfia di questo genere si manifesta anche attraverso l'ibridazione con generi diversi : ibridazione intergenerica, oltre all'ibridazione interspecifica (ossia nell'ambito dello stesso genere). Infatti esiste un “genere ibrido” denominato xPolygonorumex Weill (1947)[5], appartenente sempre alla famiglia delle Polygonaceae, ma i cui componenti sono degli ibridi tra il genere Polygonum e il genere Rumex. Uno di questi componenti è xPolygonorumex guinetii Weill (1947) ibrido tra Polygonum hydeopiper (ora passato al genere Persicaria) e Rumex obtusifolius.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Polygonum.

Generi simili[modifica | modifica sorgente]

I generi che più si avvicinano a quelli della nostra scheda sono ovviamente quelli che sono stati separati ultimamente.

  • Fagopyrum Miller : (per le caratteristiche di questo genere vedere il paragrafo “Variabilità e ibridi”) questo genere in precedenza era incluso nel genere Polygonum.
  • Fallopia Adanson : sono piante unicamente terrestri, con fusti volubili e rampicanti e infiorescenze con numerose spighe ramificate. Questo genere in precedenza era incluso nel genere Polygonum.
  • Persicaria Miller (1754) : (per le caratteristiche di questo genere vedere il paragrafo “Variabilità e ibridi”) questo genere in precedenza era incluso nel genere Polygonum.
  • Polygonella Michaux (1803) : questo genere ha molte somiglianze con il genere Polygonum (nella struttura dei fiori e del polline) ma non è presente in Italia, si trova solo in America del Nord: probabilmente è un genere endemico di quelle zone. Alcuni botanici non riconoscono la sua autonomia tassonomica per cui spesso le sue specie sono incluse nel genere Polygonum.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere è stato formato da Linneo nell’anno 1737 coniugando le parole di due radici greche  : polys (= molto) e gonu (= nodo o ginocchio), alludendo all’aspetto dei numerosi nodi (internodi) che si formano lungo il fusto delle sue specie.
Ma secondo altre ricerche etimologiche sembra che il nome del genere, nella seconda parte, derivi dalla parola greca gònos (= discendenza, o seme o sementi); e quindi formando, insieme alla prima parte, la frase “tanta discendenza” o “tante sementi”; qui si allude alla facilità di propagazione delle piante di questo genere. Quest'ultima interpretazione secondo alcuni è grammaticalmente più corretta.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Sono piante erbacee (annuali o perenni) a portamento molto variabile : strisciante, prostrato, eretto o rampicante. La dimensione è estremamente variabile : da pochi centimetri per quelle erbacee, ai 3 - 4 metri per quelle perenni, fino a 20 – 30 metri per quelle legnose e rampicanti.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono generalmente a fittone e comunque sono fibrose o legnose.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto è perlopiù cilindrico, a volte striato; la ramosità è varia ma in genere il fusto è più ramoso verso la parte alta della pianta. All'altezza degli internodi sono presenti delle stipole tubolari ocreate (struttura tipica della famiglia di questo genere) di colore rossastro o argenteo. Alcune sono bi-lobate, altre divise finemente in fibre.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie lungo il fusto sono a disposizione alterna; la lamina è semplice e intera. Possono essere pelose o glabre, picciolate o sessili. La forma può essere lanceolato – stretta oppure ovale allargata; ma anche a forma di cuore o triangolare o a freccia (sagittata).

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è formata da piccoli fiori disposti all'ascella delle foglie. I peduncoli possono essere presenti come no. Ogni infiorescenza può contenere al massimo una decina di fiori.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

La struttura dei fiori delle specie di questo genere è diversa dal “classico” Fiore delle angiosperme in quanto il calice e la corolla non sono ben differenziati; abbiamo quindi un perigonio con diversi tepali (e non un perianzio con un calice e i suoi sepali e una corolla con i suoi petali). Questa “diversità” non sempre è chiara e ben definita, o accettata dai vari botanici, per cui in alcuni casi strutture di questo tipo si definiscono come “perianzio corollino con tepali”[6] oppure “perianzio aciclico”[7]
I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, pentameri e persistenti.

* P 5, A 8, G 3[8]

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni piriforme (a forma di fiamma) ad un solo loculo e quindi un solo seme; la sezione dei frutti è triangolare (sono trigoni) e sono appuntiti all'apice, mentre alla base sono arrotondati; le tre facce sono lievemente concave. Il frutto rimane racchiuso nei tepali che sono persistenti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le specie di questo genere popolano tutti i paesi temperati del mondo su terreni in prevalenza calcarei. Delle 11 specie spontanee della nostra flora solo 4 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione di queste 4 specie alpine.

Specie Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
Polygonum patulum collinare
montano
Ca Si neutro alto secco B1 B2 TO
Polygonum aviculare collinare
montano
subalpino
Ca Si neutro alto medio B1 B2 B7 tutto l'arco alpino
Polygonum rurivagum collinare
montano
Ca Ca-Si neutro-basico alto medio B1 BL
Polygonum arenastrum collinare
montano
subalpino
Ca Si neutro alto medio B2 AO, da CO a UD

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province); mentre la comunità vegetale per tutte e 4 le specie è la stessa:

Formazione : comunità terofitiche pioniere nitrofile
Classe : Stellarietea mediae
Ambienti:
B1 = campi, colture e incolti
B2 = ambienti ruderali, scarpate
B7 = parchi, giardini, terreni sportivi

Usi[modifica | modifica sorgente]

A parte qualche unità particolare (usata nell'alimentazione o nella medicina popolare) la maggior parte delle specie di questo genere hanno in prevalenza un utilizzo ornamentale. È all'inizio del XVIII secolo i primi impieghi di queste piante nei giardini d'Europa, questo per la loro facilità di coltivazione facendo attenzione al tipo di terreno (se calcareo o siliceo).
Queste piante formano anche oggetto di curiosità scientifica in quanto presentano delle caratteristiche difficilmente riscontrabili in alti gruppi: le varie forme di viviparità (i bulbilli di Polygonum viviparum); il dimorfismo di alcune specie (come Polygonum amphibium); la facile moltiplicazione vegetativa in Polygonum bistorta; oppure la presenza della ocrea, una stipola caratteristica di questo genere.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Spohn, Aichele, Golte-Bechtle, Spohn, Che fiore è questo?, 2012, Franco Muzzio editore, Roma, pagine 496, ISBN 978 88 7413 2430
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 390.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 138, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 366.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 28-11-2008.
  2. ^ ZipCodeZoo. URL consultato il 28-11-2008.
  3. ^ a b 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  4. ^ Flora of North America. URL consultato il 28-11-2008.
  5. ^ INDEX SYNONYMIQUE DE LA FLORE DE FRANCE. URL consultato il 28-11-2008.
  6. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  7. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 24-11-2008.

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