Patto d'Acciaio

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Patto d'Acciaio
Stahlpakt
La cerimonia della firma. Da sinistra, seduti: Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri Italiano, il Cancelliere del Reich Adolf Hitler, il Ministro degli Esteri del Reich Joachim von Ribbentrop. Dietro Hitler, in piedi, Hermann Göring
La cerimonia della firma. Da sinistra, seduti: Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri Italiano, il Cancelliere del Reich Adolf Hitler, il Ministro degli Esteri del Reich Joachim von Ribbentrop. Dietro Hitler, in piedi, Hermann Göring

Data 22 maggio 1939
Luogo Cancelleria del Reich a Berlino
Esito Alleanza politico-militare tra Italia e Germania
Parti contraenti
Rappresentanti
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Il Patto d'Acciaio (in tedesco Stahlpakt) fu un accordo tra i governi del Regno d'Italia e della Germania nazista, firmato il 22 maggio 1939 dai rispettivi ministri degli Esteri Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop. Venne stipulato a Berlino nella Cancelleria del Reich, alla presenza di Hitler e dello Stato Maggiore tedesco.

La sostanza dell'accordo[modifica | modifica wikitesto]

Giugno 1943, ambasciata tedesca a Roma: le due bandiere, italiana e tedesca, sventolano assieme.

Il patto stringeva un'alleanza sia "difensiva" che "offensiva" fra i due Paesi. Nello specifico le parti erano obbligate a fornire reciproco aiuto politico e diplomatico in caso di situazioni internazionali che mettevano a rischio i propri "interessi vitali". Questo aiuto sarebbe stato esteso al piano militare qualora si fosse scatenata una guerra; i due Paesi si impegnavano, inoltre, a consultarsi permanentemente sulle questioni internazionali e, in caso di guerra, a non firmare eventuali trattati di pace separatamente; la durata del trattato era inizialmente fissata in dieci anni.[1][2]

Nell'ampio preambolo veniva garantita l'inviolabilità della frontiera tra Reich e Regno d'Italia del Passo del Brennero e si riconosceva l'esistenza di uno "spazio vitale" dell'Italia che la Germania si impegnava a non infrangere. Il patto propriamente detto, che fu subito reso pubblico, era completato da un protocollo segreto nel quale si rimarcava l'alleanza politica fra le due dittature e si dava accenno ai metodi attraverso cui la collaborazione economica, militare e culturale già prevista dal patto avrebbe dovuto implementarsi.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto che l'accordo avesse sia carattere difensivo che offensivo costituiva una sostanziale novità nella storia delle relazioni internazionali, in quanto la durata inusitata (dieci anni) e lo sbilanciamento della potenza bellica delle due nazioni forniva alla Germania il potere di iniziativa, che comportò la definitiva soppressione dell'autonomia italiana circa la propria politica estera. Alcuni membri del governo italiano, compreso il firmatario Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, si erano opposti al patto, ma invano. A riguardo lo stesso Ciano, nel dicembre 1943, mentre era detenuto in vista del processo di Verona che lo avrebbe condannato a morte, scrisse nelle note introduttive al suo diario:

« L'alleanza era stata firmata nel maggio. lo l'avevo sempre avversata ed avevo fatto in modo che le persistenti offerte tedesche fossero per lungo tempo rimaste senza seguito. Non vi era – a mio avviso – nessuna ragione per legarci – vita e morte – alla sorte della Germania nazista. Ero stato invece favorevole ad una politica di collaborazione perché, nella nostra posizione geografica, si può e si deve detestare la massa di ottanta milioni di tedeschi, brutalmente piantata nel cuore dell'Europa, ma non si può ignorarla. La decisione di stringere l'alleanza fu presa da Mussolini, all'improvviso, mentre io mi trovavo a Milano con Ribbentrop. Alcuni giornali americani avevano stampato che la metropoli lombarda aveva accolto con ostilità il ministro tedesco e che questa era la prova del diminuito prestigio personale di Mussolini. Inde ira [da ciò l'ira]. Per telefono ricevetti l'ordine, il più perentorio, di aderire alle richieste tedesche di alleanza, che da più di un anno avevo lasciato in sospeso e che pensavo di lasciarcele per molto tempo ancora. Così nacque il Patto d'acciaio. E una decisione che ha avuto influenze tanto sinistre sulla vita e sul domani dell'intero popolo italiano è dovuta, esclusivamente, alla reazione dispettosa di un dittatore contro la prosa, del tutto irresponsabile e senza valore, di alcuni giornalisti stranieri...[3] »

Pur non essendo stabilita la data dell'inizio dei conflitti, cosa che appariva ormai inevitabile, Benito Mussolini si assicurò di comunicare più volte a Adolf Hitler che l'Italia non sarebbe stata pronta alla guerra prima di due o tre anni, e ribadendolo nell'agosto dello stesso anno, attraverso una lettera conosciuta comunemente come "memoriale Cavallero", dal nome dell'ufficiale incaricato di consegnare il messaggio.

Il 23 maggio, tuttavia, il giorno dopo la firma del Patto d'Acciaio Hitler tenne un consiglio di guerra segreto: all'ordine del giorno c'era l'attacco alla Polonia. Per i tedeschi, il compito degli italiani doveva essere quello di contenere la reazione di Francia e Inghilterra nel Mediterraneo.

Mussolini ad ogni modo avrebbe potuto rifiutarsi di seguire in guerra la Germania, a causa della mancata consultazione dell'Italia prima dell'invasione della Polonia e della mancata comunicazione del patto Ribbentrop-Molotov, che poteva essere denunciata come una violazione dell'obbligo di consultazione permanente contenuto nel Patto d'Acciaio. Dopo nove mesi di forzata "non belligeranza", Mussolini entrò in conflitto al fianco della Germania nel giugno 1940. Dopo due mesi, la Germania perdeva la Battaglia d'Inghilterra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Testo del patto
  2. ^ Patto d'Acciaio - Alleanza Italia e Germania
  3. ^ Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, a cura di Renzo De Felice, 11ª ed., Milano, BUR Storia, 2010, ISBN 978-88-17-11534-6, p. 20.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Deakin, Frederick W.: Die brutale Freundschaft. Hitler, Mussolini und der Untergang des italienischen Faschismus. Übers. Karl Römer. Kiepenheuer & Witsch, Köln 1964. Exlibris, Zürich 1964; Deutscher Bücherbund, Stuttgart 1964 (The brutal friendship. Mussolini, Hitler and the fall of Italian fascism. Penguin, Harmondsworth 1966)
  • (DE) Gianluca Falanga: Mussolinis Vorposten in Hitlers Reich. Italiens Politik in Berlin 1933-1945. Christoph Links, Berlino 2008 ISBN 9783861534938
  • (IT) Gianluca Falanga: L'avamposto di Mussolini nel Reich di Hitler. La politica italiana a Berlino (1933-1945) Marco Tropea Editore, Milano 2009 ISBN 9788855801164
  • (DE) Richard Collier: Mussolini. Aufstieg und Fall des Duce. Übers. aus dem Engl. Elisabeth Ambrozy & Brigitte John. Heyne, Monaco 1974, 1983 (feuilletonistisch)
  • (DE) Jens Petersen: Vorspiel zu "Stahlpakt" und Kriegsallianz. Das deutsch-italienische Kulturabkommen vom 23. November 1938. in Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte. 36. Jahrgang 1988, Heft 1. Oldenbourg, Monaco 1988
  • (DE) Hegner, H. S. (d. i. Harry Wilde): Die Reichskanzlei 1933 - 1945. Anfang & Ende des Dritten Reiches. Kap. 12: Der Stahlpakt. Die Achse Berlin-Rom. - Societäts, Francoforte 1966
  • (IT) Ministero degli Affari Esteri (ed.): I documenti diplomatici italiani. Otava Serie: 1935-1939. Volume XI (1 gennaio - 22 maggio 1939). 3 MB, 1064 p.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]