Olpe Chigi
| Olpe Chigi (part.) | |
|---|---|
| Autore | Ignoto |
| Data | 640 a.C. ca. |
| Tecnica | figure nere e policromia |
| Dimensioni | 26 cm |
| Ubicazione | Museo nazionale etrusco di Villa Giulia 22679, Roma |
L'Olpe Chigi è una ceramica greca policroma (h 26 cm) realizzata a Corinto da un anonimo artista intorno al 640 a.C. (tardo protocorinzio) e attualmente custodita presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
Indice |
Storia [modifica]
Capolavoro della pittura policroma del VII secolo a.C. avanzato, l'olpe è un esempio della qualità cui giunse la ceramica del nord-est del Peloponneso convenzionalmente designata come protocorinzia. Quando questa olpe venne prodotta l'artigianato corinzio era in un momento di grande splendore, del quale l'Olpe Chigi rappresenta un prodotto singolare e senza seguito: dopo questo vaso la tecnica a figure nere rimase la principale tecnica corinzia e il fregio continuo con animali il tema corinzio per eccellenza.
I personaggi della scena che rappresenta il giudizio di Paride sono identificati tramite iscrizioni in un alfabeto non corinzio. Corinto era guidata in questi anni dalla dinastia dei Cipselidi (Cipselo dal 657 al 627 a.C., il figlio Periandro dal 627 al 585 a.C.), tiranni particolarmente magnanimi nel sostenere le arti e la prosperità artistica di questa città attirava i migliori artigiani provenienti dalle altre poleis greche.
Le iscrizioni didascaliche sono un elemento nuovo nella ceramica protocorinzia, una pratica forse in uso nella grande pittura (Plinio il Vecchio, Nat. Hist. XXXV, 15-16), che insieme a policromia e spazialità, anch'esse forse derivate dalle megalografie contemporanee, rendono l'Olpe Chigi, creata in un periodo caratterizzato da nuove scoperte e sperimentazioni, uno degli esperimenti più riusciti.[1]
Ad alcuni studiosi[2] è parso riconoscere la mano dell'anonimo artista in altri vasi di dimensioni minori appartenenti allo stesso ambito culturale così che l'autore dell'olpe, noto come Pittore dell'Olpe Chigi, viene chiamato anche Pittore di Ecfanto (Ecfanto è il nome del pittore ricordato da Plinio il Vecchio come l'inventore della pittura policroma inventata a suo dire a Corinto o a Sicione, cfr. Nat. Hist. XXXV, 15-16) o più comunemente Pittore di MacMillan, dall'ariballo a testa leonina della collezione MacMillan del British Museum di Londra.
L'Olpe Chigi proviene da una tomba di Formello, vicino a Veio, dove fu ritrovata nel 1882.[3] La tomba era formata da tre camere; la prima era stata saccheggiata da scavi clandestini che ne avevano disperso il materiale, la seconda era vuota mentre la terza, bloccata dalle frane della volta, non era mai stata aperta. Quest'ultima conteneva, oltre all'olpe, un'anfora di bucchero (anche questa conservata a Villa Giulia) importante per l'alfabeto etrusco inciso sui suoi fianchi. Altro materiale simile, con la stessa associazione di vasi protocorinzi, anfore di bucchero a spirali e grandi anfore etrusche orientalizzanti decorate con animali fantastici, si trova in altre due tombe, scavate a Veio e appartenenti alla stessa epoca.[4]
Descrizione [modifica]
Il vaso sembra mostrare le attività nelle quali i giovani dell'aristocrazia corinzia potevano trovarsi ad essere impegnati e in questo modo indicare quali fossero le virtù che essi dovevano sviluppare.
Il fregio superiore (h 5 cm) rappresenta un combattimento oplitico che dimostra la nascita di una nuova tecnica di combattimento ovvero l'istituzione della falange, lo schieramento serrato di opliti in battaglia. La scena era un omaggio ad una tecnica di combattimento nata in quegli stessi anni, che era la forza delle poleis greche e la garanzia dell'integrità dello stato. Guerrieri armati con scudi blasonati e lance procedono contro i nemici, ma la scena ha la stessa vivacità delle scene sottostanti e sulla sinistra, mentre un gruppo di soldati si sta ancora armando, un altro gruppo corre ad unirsi alla schiera già formata determinando una asimmetria sottolineata dalla posizione del suonatore di doppio flauto (diaulos), che si trova leggermente spostato rispetto al centro.[1]
Il fregio centrale riporta scene che non sembrano narrativamente collegate tra loro; la fascia è divisa a metà da una figura di doppia sfinge con unico volto di prospetto. A sinistra vi è un corteo di carri, cavalli e cavalieri che si sovrappongono. A destra vi è una sanguinosa caccia al leone, colpito ai fianchi dalle lance dei cacciatori. Al di sotto dell'ansa si incontra l'unico elemento mitico in un complesso di scene di vita reale: il pittore ha indicato i personaggi con i nomi di Alessandro (Paride), Atena, Artemide, Era ed Ermes. Grazie alle didascalie a grandi lettere è possibile identificare la scena come la prima raffigurazione del giudizio di Paride.[5]
Nel fregio inferiore il tipico fregio orientalizzante con gli animali che si rincorrono è stato trasformato in una movimentata scena di caccia alla lepre, in mezzo a cespugli che appaiono come agitati dal vento. Oltre alla lepre si scorge una volpe; un cacciatore inginocchiato dietro un cespuglio porta sulle spalle due lepri già catturate e trattiene un cane pronto a slanciarsi.[6]
Tecnica [modifica]
La composizione è ottenuta con i quattro colori fondamentali, il nero, il rosso bruno, il giallo bruno chiaro e il bianco dipinti direttamente sulla superficie del vaso ed è completata con l'incisione tipica della ceramica a figure nere. Il disegno bianco su fondo nero è indirizzo seguito in tutto il vaso per quanto concerne gli ornati, mentre le parti figurate sono ottenute con tecnica policroma e a contorno sul fondo giallastro-chiaro dell'argilla.[6] Il complesso è di grande ricchezza e varietà tonale e vi appare evidente, nei due fregi maggiori, l'interesse precoce e l'abile soluzione nei confronti della rappresentazione dello spazio e del movimento. La profondità è suggerita dalla tecnica della sovrapposizione che indica la presenza di piani differenti particolarmente evidenti nella zona che si apre intorno al flautista, determinata sia dalla sovrapposizione delle figure che lo circondano, sia dallo scarto cromatico tra la sua tunica scura e i colori circostanti.[1]
Stile [modifica]
L'olpe ripropone i principi decorativi che si trovano in tanti vasi di piccole dimensioni del protocorinzio medio: una fascia decorata con palmette e fiori di loto finemente incisi circonda la bocca del vaso chiudendo in alto il fregio figurato superiore, altre fasce decorative si trovano nelle zone intermedie, mentre una zona verniciata in nero e una decorazione a raggi chiudono il campo figurato presso il piede del vaso. La caccia alla lepre è tema frequente nella ceramica protocorinzia, mentre la caccia al leone è motivo assiro.[6]
I guerrieri dell'Olpe Chigi possiedono l'armonia di certa produzione in stile dedalico[7], ma sono scomparsi i capelli a ripiani e li si vedono invece scendere divisi in trecce sulle spalle; sono una versione evoluta dei guerrieri che decorano l'ariballo MacMillan, meno sottili e incorporei rispetto a questi ultimi. Cavalli e giovani cavalieri ricordano da vicino lo stile delle figure di Pegaso e Bellerofonte sulla più antica coppa del Pittore di Bellerofonte i cui frammenti sono conservati presso il Museo archeologico di Egina (inv. 1376, h 14,7 cm).
La posizione marginale della scena con il giudizio di Paride è l'emblema dell'indifferenza dell'arte corinzia orientaleggiante nei riguardi del mito e della narrazione in genere.[1]
Note [modifica]
- ^ a b c d Hurwit 1985, pp. 159-161.
- ^ Humfry Payne in primis, seguito da molti altri.
- ^ Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Olpe Chigi. URL consultato in data 7 marzo 2012.
- ^ Villard 1948, pp. 18-20.
- ^ Beazley 1986, p. 22.
- ^ a b c Ducati 1922, pp. 153-56.
- ^ Bianchi Bandinelli 1986, scheda 90.
Bibliografia [modifica]
- Pericle Ducati, Storia della ceramica greca, Firenze, Istituto di Edizioni artistiche Fratelli Alinari, 1922, pp. 153-156. URL consultato il 14 gennaio 2012.
- François Villard (1948). La chronologie de la céramique protocorinthienne. Mélanges d'archéologie et d'histoire 60 (1): 7-34 (in fr). 0223-4874. URL consultato in data 11 marzo 2012.
- Ernst Homann-Wedeking, Grecia arcaica, Milano, Il Saggiatore, 1967, pp. 52-54.
- Jean Charbonneaux; Roland Martin; François Villard, La Grecia arcaica : (620-480 a.C.), Milano, Rizzoli, 1978, pp. 29-35. ISBN 88-17-29506-X stampa 1997.
- Jeffrey Mark Hurwit, The art and culture of early Greece : 1100-480 b.C. (in inglese), London, Cornell University Press, 1985. ISBN 0801417678
- Ranuccio Bianchi Bandinelli; Enrico Paribeni, L'arte dell'antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986. ISBN 88-7750-183-9.
- John Beazley, Development of the Attic Black-Figure, Revised edition, Berkeley, University of California Press, 1986. ISBN 0520055934
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- The Beazley Archive. (EN) 9004217, Rome, Mus. Naz. Etrusco di Villa Giulia, 22679. URL consultato in data 29 febbraio 2012.
- The Beazley Archive. (EN) Chigi Olpe. URL consultato in data 6 marzo 2012.