Nesebăr

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Un panorama della parte più antica di Nesebăr
Nesebăr
comune
Несебър
Nesebăr – Stemma
Nesebăr – Veduta
Localizzazione
Stato Bulgaria Bulgaria
Regione Burgas
Territorio
Coordinate 42°39′N 27°43′E / 42.65°N 27.716667°E42.65; 27.716667 (Nesebăr)Coordinate: 42°39′N 27°43′E / 42.65°N 27.716667°E42.65; 27.716667 (Nesebăr)
Abitanti 9 580 (2005)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Bulgaria
Nesebăr
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Antica città di Nesebăr
(EN) Ancient City of Nessebar
Nesebar-oldtown-imagesfrombulgaria.jpg
Tipo Culturali
Criterio (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1983
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Case in legno sulla penisola di Nesebăr

Nesebăr o Nessebar (in bulgaro: Несебър, traslitterato in diversi modi), conosciuta anticamente col nome di Mesembria (in greco: Μεσημβρια) e prima ancora col nome di Menebria, è un'antica città della Bulgaria, situata sulle coste del Mar Nero nella regione di Burgas.

Oggi Nesebăr è una popolare meta turistica in quella che è diventata una zona in cui gli alberghi per turisti sono cresciuti come funghi (l'area turistica più famosa, quella di Sunny Beach, si trova pochi chilometri a nord di Nesebăr).

Questa città si è trovata più volte nel corso della sua storia vicino al confine di un impero, e questa è la ragione per cui Nesebăr ha una ricchissima storia. La parte più antica della città si trova su di una penisola (originariamente un'isola) collegata con la terraferma mediante un istmo costruito dall'uomo. L'abbondanza delle testimonianze architettoniche ha spinto l'UNESCO ad includere la città nel 1983 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità.

La popolazione di Nesebăr nel 2005 contava 10.194 abitanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In origine Nesebăr era un insediamento dei Traci conosciuto col nome di Menebria, fondato nel II millennio a.C. Nel VI secolo a.C. la città divenne una colonia greca, popolata dai Dori provenienti da Megara; da allora fu un importante centro di commerci, rivale di Apollonia (l'odierna Sozopol). Il nome odierno di Nesebăr è in uso fin dall'XI secolo.

Le rovine dell'epoca ellenistica comprendono un'acropoli, un'agorà e un tempio di Apollo. Sul lato nord della penisola si può ancora vedere un muro che faceva parte delle fortificazioni greche. Dal V secolo a.C. nella città vennero coniate monete di bronzo e d'argento, dal III secolo a.C. anche monete d'oro.

La chiesa di Cristo Pantocratore

Nel 71 a.C. la città venne conquistata dai Romani, anche se mantenne privilegi come quello di coniare le proprie monete. Dal V secolo divenne una delle roccheforti dell'Impero bizantino, conquistata nell'812 dal khan Krum dopo un assedio durato due settimane. Nell'864 venne ceduta ai Bizantini da Boris I di Bulgaria e poi riconquistata dal figlio Simeone I.

Durante il Secondo impero bulgaro venne contesa dagli eserciti bulgari e bizantini; godette di una certa prosperità durante il regno dello zar Ivan Alessandro (1331-1371), fino a che venne conquistata dai Crociati guidati da Amedeo VI di Savoia nel 1366, che la restituirono ai Bizantini.

La cattura della città da parte dell'Impero ottomano nel 1453 segnò l'inizio del declino di Nesebăr, anche se il patrimonio architettonico accumulato nei secoli rimese pressoché intatto e venne arricchito durante il XIX secolo dalla costruzione di case in legno tipiche dello stile della Rumelia. Nel 1878 venne liberata dal giogo ottomano e divenne parte della provincia ottomana della Rumelia orientale, fino a che nel 1886 entrò a far parte del Principato di Bulgaria.

Nel XIX secolo Nesebăr era un piccolo centro di pescatori e viticoltori, fino a che nel XX secolo si sviluppò in uno dei principali centri turistici della costa bulgara, con la costruzione di una città nuova e il restauro della città vecchia.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Si dice che Nesebăr è la città col maggior numero di chiese per abitante.[1], [2] Anche se questo è sbagliato, il loro numero e le diverse epoche che rappresentano è veramente impressionante. Tra le più famose ricordiamo:


Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Valutazione dell'International Council on Monuments and Sites, del giugno 1983 (PDF)

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