La Scarzuola

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Coordinate: 42°53′54.88″N 12°09′10.41″E / 42.898577°N 12.152892°E42.898577; 12.152892 La Scarzuola è una località rurale dell'Umbria, ubicata nella frazione Montegiove del comune di Montegabbione, in provincia di Terni. È ben conosciuta per l'antico convento dove, secondo tradizione, avrebbe dimorato San Francesco d'Assisi, e per la città-teatro, concepita e costruita nel ventesimo secolo dall'architetto milanese Tomaso Buzzi[1][2] come personale interpretazione del tema della "città ideale".[3][4][5]

Una vista della città-teatro di Buzzi
Veduta di una parte del complesso architettonico della Scarzuola
Particolare dell'interno del parco
L'antico convento, mausoleo dei Conti di Marsciano

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La località è citata dalle cronache medievali per essere quella in cui, nel 1218, San Francesco costruì una capanna nel punto in cui aveva piantato una rosa e un alloro e da cui era sgorgata miracolosamente una fontana. La capanna fu realizzata con una pianta palustre di nome Scarza, da cui deriverebbe il nome Scarzuola. Successivamente, per ricordare l'avvenimento, i Conti di Marsciano vi fecero costruire una chiesa e successivamente un convento, entrambi affidati ai Frati Minori, che vi rimasero fino agli ultimi anni del Settecento, quando ne presero possesso i Marchesi Misciatelli di Orvieto.

Nella seconda metà del Novecento, più precisamente nel dicembre 1957, l'architetto milanese Tomaso Buzzi acquisì la proprietà dell'intero complesso, creandovi accanto una "città ideale" che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell'esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell'aristocrazia massonica del Settecento.

La città ideale di Buzzi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1958 al 1978, l'architetto progettò e costruì, nella valletta dietro al convento, una grande scenografia teatrale che egli definì "un'antologia in pietra", rimasta volontariamente incompiuta, che permise il recupero di esperienze visive del passato: Villa Adriana per la palestra, piscina, terme eccetera, Villa d'Este (Tivoli) per la Rometta dell'architetto-archeologo Pirro Ligorio, i sette edifici nell'Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide, Torre dei venti, Tempio di Vesta, Torre campanaria); Bomarzo per l'effetto di gioco e meraviglia (barca, Pegaso, mostro). Solo in funzione teatrale sono pienamente legittimate le costruzioni fuori tempo, le false rovine, le città ideali. L'aggancio in tema di scenografia è quello di modelli rinascimentali di Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi e Sebastiano Serlio.

Il complesso si sviluppa dentro una spirale formata dai pergolati. All'interno di questi vi è un asse verticale che dalla statua scheletrica del Pegaso, attraverso un sistema di terrazzamenti, conduce a un anfiteatro, al teatro agnostico, al teatro erboso, per finire alla torre colonna rotta e a un asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro delle api, al centro dal palcoscenico con labirinto musicale, e a destra dalla città Buzziana con al culmine l'Acropoli. Una contraddittoria relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra l'antico convento e le intellettualistiche fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni: dalle allusioni a divinità sia pagane sia cristiane, ai ricordi delle Ville di Plinio, al “AB OLIMPO” di Montagna, al Polifilo di Frate Colonna, alle idee non concretate di Francesco Borromini e Filarete.[6]

Lo stile che meglio interpreta l'ansia di licenza di Buzzi è il neo-manierismo che egli identifica anche nell'uso di scale e scalette in tutte le dimensioni, allungamenti di membrature architettoniche, varietà di modi alla rustica, un po' di mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi all'Arcimboldi, affastellamento di edifici, di monumenti, un che di labirintico che arriva a un certo surrealismo, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, astronomico, magico.[7]

Alla morte di Buzzi, nel 1981, la città era stata realizzata solo in parte ma, grazie agli schizzi lasciati, l'erede Marco Solari terminò l'opera.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articolo su Tommaso Buzzi. URL consultato il 12 luglio 2014.
  2. ^ (PDF) Tra sogno e realtà9. URL consultato il 12 luglio 2014.(da pagina 29)
  3. ^ La città ideale di Tomaso Buzzi. URL consultato il 12 luglio 2014.
  4. ^ La città ideale di un genio. URL consultato il 12 luglio 2014.
  5. ^ Tomaso Buzzi, progetti. URL consultato il 12 luglio 2014.
  6. ^ descrizione. URL consultato il 12 luglio 2014.
  7. ^ (PDF) relazione. URL consultato il 12 luglio 2014.
  8. ^ scarzuola.net. URL consultato il 4 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Bottini, Marco Nicoletti, Scarzuola. Il sogno ermetico di Tomaso Buzzi, Perugia, Per Corsi d'Arte, 2007. ISBN 9788890291326
  • Silvia Mantovani. La Scarzuola, ovvero "opera classica, medioevale,rinascimentale, manieristica, e anche, perché no, decadente”, in Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio, Università di Firenze. numero 1 – volume 3 – settembre-dicembre 2004. Firenze University Press, http://www.unifi.it/ri-vista/quaderni/2004/quaderno_03/pdf/5_scarzuola_mantovani.pdf
  • Jacqueline Spaccini, « La Scarzuola de Tomaso Buzzi, exemple d'architecture pseudo-urbaine. Entre rêve et réalité » in Cités imaginaires (Éric Leroy du Cardonnoy, dir.), Paris, Éditions PÉTRA, 2013, p. 149-164 (Actes du Colloque « Cités imaginaires », Université de Caen Basse-Normandie, 27-28 novembre 2009). ISBN 9782847430493

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