La Bastardella

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La Bastardella, ritratto attribuito a Pietro Melchiorre Ferrari (1735-1787)
Estensione vocale della "Bastardella"
Caricatura di Giuseppe Colla con Lucrezia Agujari

La Bastardella, o La Bastardina, nome d'arte di Lucrezia Agujari (Ferrara, 1743/1746Parma, 18 maggio 1783), è stata un soprano italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia naturale di un nobile ferrarese, forse del marchese di Bentivoglio, o forse una semplice trovatella, la Agujari, che nei cartelloni comparve sempre come "La Bastardella", era un apprezzato soprano di coloratura ed era dotata di una straordinaria estensione: negli anni migliori pare la sua voce si estendesse per tre ottave e mezzo, fino al Do6. Fu adottata da tale Lorenzo Agujari e studiò in Ferrara con Brizio Petrucci, maestro di cappella del Duomo, poi con l'abate Lambertini.

Dopo il debutto a Firenze nel 1764, dove fu acclamata per il suo virtuosismo, fu a Padova, Genova, Lucca e Verona nel 1765, a Genova, ancora Lucca e Parma, dove si stabilì, nel 1766. In questo periodo si parla di una sua possibile relazione con il compositore ceco Josef Mysliveček, anch'egli in quel periodo a Parma. Il primo gennaio 1768 fu nominata virtuosa di camera alla corte di Parma: è ormai una delle cantanti più famose d'Italia. Canta a Napoli nelle Nozze di Peleo e Tetide di Paisiello (maggio 1768) in occasione delle nozze del re Ferdinando di Borbone con l'arciduchessa Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, ottenendo un trionfo. Paisiello compose due arie su misura per lei: alcuni dissero che l'estremo virtuosismo dei pezzi era pensato per metterla in difficoltà. L'anno successivo La Bastardella intervenne alle celebrazioni per un altro matrimonio principesco rientrante nella politica di appeasement tra Asburgo e Borboni: a Parma, nel mese di agosto, interpretò un duplice ruolo nello spettacolo operistico Le feste d'Apollo, curato da Christoph Willibald Gluck su musiche da lui composte, in parte nuove, in parte tratte da opere precedenti. Lo spettacolo era organizzato nel quadro dei festeggiamenti connessi con il matrimonio tra il duca Ferdinando I di Borbone-Parma e l'arciduchessa Maria Amalia, sorella di Maria Carolina.

Josef Mysliveček

A Parma aveva incontrato il compositore Giuseppe Colla (1731-1806) con cui, al ritorno da Napoli, entrò in una collaborazione artistica e personale esclusiva: i due si sposeranno nel 1780 dopo aver convissuto per molti anni. Presentando opere di Colla canterà a Venezia (1770), Genova (1771), Torino (1772, 1773), Parma (1773), Milano (1774) e ancora Torino (1775).

Dopo aver cantato, in luglio, a Parigi, debuttò a Londra, scritturata dallo storico della musica Charles Burney, il 12 ottobre 1774, al teatro Pantheon in Oxford Street. Cantò alla presenza, tra gli altri, di Benjamin Franklin (una sua lettera, in cui invia a Franklin la musica che canterà quella sera, è conservata nei carteggi di Franklin). Per l'ingaggio le fu pagata l'allora enorme somma di 100 sterline per cantare due sole canzoni. Tornò in Italia nel 1776 e calcò le scene per altri quattro anni prima di ritirarsi.

Burney aveva di lei un'opinione estremamente lusinghiera, e attribuiva la terza ottava di Lucrezia all'uso del falsetto:

« Davvero è stata un'interprete formidabile. Il registro grave era pieno, rotondo, d'eccellente qualità e la sua tessitura, dopo che ella aveva abbandonato il suo registro naturale, andava oltre qualunque cosa sia mai stata data d'udire prima. Raggiungeva due ottave nel suo registro naturale e sopra a questo, in gioventù, aggiungeva un'altra intera ottava. Sacchini mi ebbe un giorno a dire di averla sentita raggiungere un Si bemolle nel registro altissimo. I suoi trilli erano aperti e perfetti, la sua intonazione accurata, la sua esecuzione spiccata e veloce e il suo stile nobile e maestoso. Sebbene i registri patetici e teneri non fossero nelle sue corde, e il suo aspetto non vi si addicesse, aveva tuttavia espressioni toccanti e avrebbe potuto raggiungere la perfezione se appena la sua esecuzione fosse stata più aggraziata in queste parti, e il suo aspetto temperato da una dolcezza e timidezza più femminile. »
(Charles Burney[1])

L'avventuriera ed epistolarista Sarah Goudar fu invece meno clemente (e alquanto acida):

« L'Agujari è detta l'usignolo delle scene, ma è appunto solo questo, un usignolo. Il suo canto non esprime che la brillantezza della sua esecuzione. Ella emette suoni innaturali, che troppo spesso ricordano dei fischi. È molto a proposito chiamata la Bastardina, perché la sua musica non ha nulla di legittimo; tutte le arie che ella canta diventano bastarde. »
(Sarah Goudar[2])

Nel 1770, a Parma, aveva cantato alla presenza dei Mozart, padre e figlio, allora in viaggio in Italia. Leopold Mozart, il padre di Wolfgang, parlò di lei nella sua lettera alla sorella da Bologna datata 24 marzo 1770:

« Il soprano ha cantato tre arie per noi. Solo sentendola ho potuto credere che riuscisse a cantare il Do sopra acuto. Nei passaggi trascritti da Wolfgang, che erano nella sua aria, ella cantò in realtà alquanto più piano che nelle note più gravi; ma così bene che pareva l'ottavino dell'organo. Insomma, fece i trilli e tutto il resto così come li ha annotati Wolfgang, nota per nota. Inoltre ha una buona voce di contralto che scende fino al sol. Non è bella, ma neanche brutta; negli occhi ha talvolta un lampo selvaggio, come gli epilettici, ed è zoppa da un piede. Per il resto è affascinante, di buon carattere e gode di un'ottima reputazione »
(Leopold Mozart)

La lettera prosegue con un post scriptum di Wolfgang:

« A Parma abbiamo conosciuto una cantante e l'abbiamo sentita cantare benissimo nella sua casa: si tratta della famosa Bastardella, che possiede una voce bellissima, un'ugola assai flessibile e un'estensione incredibile »
(Wolfgang Amadeus Mozart)

e con la trascrizione di alcuni dei passaggi che furono cantati, dall'opera Filemone e Bauci di Gluck: quest'ultimo aveva scritto il ruolo di Bauci per l'Agujari, che l'aveva interpretò nel 1769 per la prima rappresentazione a Parma, nel corso delle "Feste di Apollo".

Morì a soli 36 anni, nel 1783, per "infermità di petto", come allora chiamavano la tubercolosi, e fu sepolta nella Chiesa del Carmine (demolita nel 1912). Ci fu chi disse che era stata avvelenata da una rivale.

Un suo ritratto si trova nella Sala Dorata del Museo Glauco Lombardi a Parma.

Principali ruoli creati[3][modifica | modifica sorgente]

  • Fulvia in Ezio di Tommaso Traetta (Padova, 1765)
  • Dircea nel pasticcio ‘'Demofoonte (Lucca, 1765)
  • Beroe in La Nitteti di Brizio Petrucci (Mantova, 1766)
  • Cleofide nel pasticcio Alessandro nell'Indie (Lucca, 1766)
  • Cleopatra in Tigrane di Giuseppe Colla (Parma, 1767)
  • Ipermestra nella non attribuita Ipermestra (Parma, 1767)
  • Tetide in Le nozze di Peleo e Tetide di Giovanni Paisiello (Napoli, 1768)
  • Arcinia and Bauci in Le feste d'Apollo di Christoph Willibald Gluck (Parma, 1769)[4]
  • Berenice in Vologeso di Giuseppe Colla (Venezia, 1770)[4]
  • Andromeda in Andromeda di Giuseppe Colla (Torino, 1772)
  • Zama in Tamas Kouli-Kan nell'Indie di Gaetano Pugnani (Torino, 1772)
  • Argea in Argea di Felice Alessandri (Torino, 1773)
  • Erasitea in Urano ed Erasitea di Giuseppe Colla (Parma, 1773)
  • Cleonice in Demetrio di Josef Mysliveček (Pavia, 1773)
  • Andromeda in Andromeda di Giovanni Paisiello (Milano, 1774)
  • Cleopatra in Tolomeo di Giuesppe Colla (Milano, 1774)
  • Aurora in Aurora di Gaetano Pampani (Torino, 1775)
  • Andromeda in Andromeda di Giuseppe Colla (Firenze, 1778)
  • Didone nel pasticcio Didone abbandonata (Firenze, 1778)
  • Emirena in Adriano in Sira di Felice Alessandri (Venezia, 1780)
  • Cleonice in Demetrio di Francesco Bianchi (Venezia, 1780)
  • Cleopatra nella non attribuita Tigrane (Genova, 1782)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Citato da Emmanuelle e Jérôme Pesqué
  2. ^ Citata da Emmanuelle e Jérôme Pesqué
  3. ^ Fonte: Claudio Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, Cuneo, Bertola & Locatelli, 1990-1994 (quando non diversamente indicato)
  4. ^ a b fonte: italianopera.org, (ad nomen) (consultato il 4 novembre 2010)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gaspare Nello Vetro "Lucrezia Agujari, La Bastardella", Parma 1993, Zara Editrice, ISBN 1-135-26520-8
  • Ian Woodfield, Opera and Drama in Eighteenth-Century London: The King's Theatre, Garrick and the Business of Performance, Cambridge Studies in Opera, Cambridge University Press ISBN 0-521-80012-9
  • Charles Burney, A General History of Music, vol. IV, 1789, p. 504.

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