Giovanni di Bretagna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Blasone

Giovanni di Bretagna, o Jean de Bretagne, III conte di Richmond (1266 circa – Bretagna, 17 gennaio 1334), era figlio di Giovanni II di Bretagna e Beatrice d'Inghilterra, e per parte di madre nipote di Enrico III d'Inghilterra.

Fu al servizio di Edoardo II e combatté nelle guerre di indipendenza scozzesi. Il 15 ottobre 1306 ereditò dal padre il titolo di Conte di Richmond.[1] Sebbene sia rimasto leale a Edoardo II durante il tempo della rivolta dei baroni, finì per sostenere Isabella di Francia e Ruggero Mortimer, I conte di March. Si ritirò quindi nei propri possedimenti francesi rimanendo estraneo alla lotta politica per il resto della vita.

Giovanni di Bretagna non era un soldato provetto, e tra i conti inglesi era politicamente abbastanza insignificante.[2] Ciononostante era un diplomatico capace, tenuto in conto sia da Edoardo I che da Edoardo II per le sue capacità negoziali. Non contrasse matrimonio, e alla sua morte il titolo e le proprietà passarono al nipote, Giovanni III di Bretagna.

La famiglia e la giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Giovanni era il secondo figlio sopravvissuto del duca Giovanni II di Bretagna e della di lui moglie Beatrice d'Inghilterra: Beatrice era figlia di Enrico III d'Inghilterra, il che fece di Giovanni il nipote del figlio ed erede di Enrico, Edoardo I.[3] Suo padre portava il titolo di conte di Richmond, ma era ben poco coinvolto negli affari politici inglesi.[4] Giovanni crebbe alla corte d'Inghilterra insieme al figlio di Edoardo I, Enrico d'Inghilterra, che morì a sette anni nel 1274.[5] In gioventù partecipò a tornei, senza però distinguersi particolarmente.[6] Quando nel 1294 il re di Francia confiscò a Edoardo il ducato d'Aquitania, Giovanni si imbarcò per la Francia[7] ma non riuscì a prendere Bordeaux, e la Pasqua del 1295 dovette abbandonare la città di Rions.[8] Nel gennaio 1297 divise la sconfitta all'assedio di Bellegarde con Henri de Lacy, dopodiché tornò in Inghilterra[9].

Nonostante l'insuccesso francese rimase tenuto in alta considerazione da Edoardo I, che lo considerava quasi come un figlio.[10] Dopo il ritorno in Inghilterra fu coinvolto nelle guerre d'indipendenza scozzesi; era probabilmente alla battaglia di Falkirk e sicuramente prese parte all'assedio del castello di Caerlaverock nel 1300[9]. Suo padre morì nel 1305 e gli successe nel titolo di duca di Bretagna il fratello maggiore di Giovanni, Arturo. L'anno successivo, tuttavia, Edoardo I conferì a Giovanni l'altro titolo paterno, quello di conte di Richmond[11].

Al servizio di Edoardo II[modifica | modifica sorgente]

Sebbene militarmente e politicamente insignificante, il governo inglese lo teneva in considerazione come un affidabile diplomatico.[6] Era un abile negoziatore, e le sue relazioni in terra di Francia erano per lui un patrimonio su cui contare.[12] Nel 1305 Edoardo I lo nominò Guardiano di Scozia, carica confermata anche da Edoardo II nel 1307.[6] A quel tempo Giovanni era anche uno dei più anziani conti della nazione.[13] Al deteriorarsi delle relazioni tra Edoardo II e la nobiltà, Giovanni rimase leale al re; nel 1309 prese parte all'ambasciata a papa Clemente V al fianco del favorito di Edoardo, Pietro Gaveston.[14] Nel 1310 tuttavia i rapporti tra Edoardo II e i suoi conti si deteriorarono a tal punto che un comitato di magnati prese il controllo del governo. Giovanni fu uno degli otto conti che facevano parte del gruppo di 21 persone, i cosiddetti "Lords Ordainers".[15]

Il castello di Richmond, sede della contea omonima.

Giovanni viaggiò quindi in Francia per trattative diplomatiche, prima di tornare in Inghilterra. Gaveston, esiliato dai Lord, ma in seguito tornato clandestinamente in patria, fu assassinato nel giugno 1312 da Tommaso Plantageneto ed altri nobili.[16] Toccò a Giovanni, con Gilberto de Clare, VIII conte di Gloucester, riconciliare le due parti dopo quel tragico evento.[17] Nel 1313 seguì Edoardo in una visita di Stato in Francia, a testimonianza della fiducia che la monarchia riponeva in lui. Nel 1318 fu testimone del trattato di Leake, che reintegrava Edoardo nei pieni poteri.[18]

Nel 1320 accompagnò nuovamente il re in Francia, e l'anno successivo condusse trattative di pace con gli Scozzesi.[19] Quando nel 1322 Tommaso Plantageneto si ribellò e venne sconfitto alla Battaglia di Boroughbridge, Giovanni presenziò al processo e alla sentenza di condanna a morte[20] Dopodiché Edoardo condusse un'infruttuosa campagna militare contro gli scozzesi; Giovanni gli coprì la ritirata alla battaglia di Old Byland, permettendogli di sfuggire alla cattura[21], ma venne lui stesso preso prigioniero: rimase in cattività sino al 1324, quando fu liberato per un riscatto di 14 000 marchi[22][6]. Dopo il rilascio continuò nell'attività diplomatica, in Scozia e in Francia.

Deposizione di Edoardo II e ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo 1325 Giovanni fece un ultimo ritorno in Francia, e per la prima volta si schierò chiaramente contro il sovrano: i suoi possedimenti in Inghilterra vennero allora confiscati dalla Corona[6], e lui si avvicinò alla regina Isabella, che, inviata in missione diplomatica in Francia, non era tornata disobbedendo agli ordini del marito.[23] Nel settembre 1326 Isabella, il suo amante Mortimer, ed un piccolo esercito, sbarcarono in Inghilterra; nel gennaio 1327 Edoardo II fu costretto ad abdicare, e venne proclamato re suo figlio, Edoardo III.[24] Sebbene i possedimenti confiscati gli fossero stati restituiti, Giovanni di Bretagna trascorse i suoi ultimi anni in Francia, restando tagliato fuori dagli affari politici inglesi. Morì il 17 gennaio 1334 e fu sepolto nella chiesa dei francescani a Nantes.[6][9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fryde (1961), p. 446.
  2. ^ Phillips (1972), pp. 9–10.
  3. ^ Phillips (1972), p. 16.
  4. ^ Prestwich (1997), p. 235.
  5. ^ Johnstone (1923).
  6. ^ a b c d e f Jones (2004).
  7. ^ Prestwich (1997), pp. 378–9.
  8. ^ Prestwich (1997), pp. 381–2.
  9. ^ a b c Cokayne (1910–59).
  10. ^ Prestwich (1997), p. 132.
  11. ^ Prestwich (2007), p. 361.
  12. ^ Phillips (1972), p. 271.
  13. ^ McKisack (1959), p. 1.
  14. ^ Hamilton (1988), p. 69.
  15. ^ Prestwich (2007), p. 182.
  16. ^ Chaplais (1994), p. 88.
  17. ^ Phillips (1972), pp. 42–4.
  18. ^ Phillips (1972), p. 172.
  19. ^ Phillips (1972), pp. 192, 204.
  20. ^ Maddicott (1970), pp. 311–2.
  21. ^ Barrow (1965), p. 317.
  22. ^ Unità di conto corrispondente a 160 penny
  23. ^ McKisack (1959), p. 82.
  24. ^ McKisack (1959), pp. 83–91.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. W. S. Barrow, Robert Bruce and the Community of the Realm of Scotland, London, Eyre & Spottiswoode, 1965, ISBN.
  • P. Chaplais, Piers Gaveston: Edward II's Adoptive Brother, Oxford, Clarendon Press, 1994, ISBN 0-19-820449-3.
  • George Cokayne, The Complete PeerageThe Complete Peerage of England, Scotland, Ireland, Great Britain and the United Kingdom, x, New, London, The St. Catherine Press, 1910–59, pp. 814–8.
  • E. B. Fryde, Handbook of British Chronology, Second, London, Royal Historical Society, 1961, p. 446, ISBN.
  • Chris Given-Wilson, The English Nobility in the Late Middle Ages, London, Routledge, 1996, ISBN 0415148839.
  • J. S. Hamilton, Piers Gaveston, Earl of Cornwall, 1307–1312: Politics and Patronage in the Reign of Edward II, Detroit; London, Wayne State University Press; Harvester-Wheatsheaf, 1988, ISBN 0814320082.
  • Hilda Johnstone, The wardrobe and household of Henry, son of Edward I in Bulletin of the John Rylands Library, Manchester, vol. 7, 1923, pp. pp. 384–420.
  • Michael Jones, Brittany, John of, earl of Richmond (1266?–1334) in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford, Oxford University Press, 2004, DOI:10.1093/ref:odnb/53083.
  • May McKisack, The Fourteenth Century: 1307–1399, Oxford, Oxford University Press, 1959, ISBN 0-19-821712-9.
  • J.R. Maddicot, Thomas of Lancaster, 1307–1322, Oxford, Oxford University Press, 1970, OCLC 132766, ISBN 0198218370.
  • J.R.S. Phillips, Aymer de Valence, Earl of Pembroke 1307–1324, Oxford, Oxford University Press, 1972, OCLC 426691, ISBN 0198223595.
  • Michael Prestwich, Edward I, updated, New Haven, Yale University Press, 1997, ISBN 0300072090.
  • Michael Prestwich, Plantagenet England: 1225–1360, new, Oxford, Oxford University Press, 2007, ISBN 0198228449.
  • G.A. Lobineau, Histoire de Bretagne, 1707.
  • Inna Ivanovna Liubimenko, Jean de Bretagne comte de Richmond Sa vie et son activité en Angleterre en Écosse et en France (1266–1334), Lille, 1908.

Controllo di autorità VIAF: 136460806