Gia - Una donna oltre ogni limite

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Gia - Una donna oltre ogni limite
Gia-Jolie.JPG
Scena del film
Titolo originale Gia
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1998
Formato film TV
Genere biografico, erotico, drammatico
Durata 126 min
120 min (versione censurata)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio stereo
Crediti
Regia Michael Cristofer
Soggetto Jay McInerney, Michael Cristofer
Sceneggiatura Jay McInerney
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Fotografia Rodrigo García
Musiche Terence Blanchard
Costumi Robert Turturice
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Data 31 gennaio 1998
Rete televisiva HBO

Gia - Una donna oltre ogni limite (Gia) è un film per la televisione del 1998 diretto da Michael Cristofer, con Angelina Jolie, Elizabeth Mitchell e Faye Dunaway.

È una versione romanzata della biografia di Gia Carangi (1960-1986), modella lesbica[1][2] dipinta nel film come bisessuale[3], scomparsa in giovane età a causa di complicanze associate all'AIDS, protagonista delle passerelle e del jet set a cavallo degli anni settanta e gli anni ottanta.

La pellicola, prodotta per il canale via cavo HBO, vinse due Golden Globe (premiate le interpretazioni della Jolie e della Dunaway) e contribuì a lanciare la Jolie come nascente sex symbol statunitense.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Filadelfia, anni settanta: l'italoamericana Gia Marie Carangi lascia la famiglia (il padre e i fratelli) per trasferirsi a New York dove inizia la carriera da modella, impressionando positivamente l'agente Wilhelmina Cooper, che con il suo aiuto la fa diventare una star, grazie anche a numerosi servizi fotografici senza veli, rilasciati con trasgressività coniugata a naturalezza.

Cresciuta nel culto della bellezza con la complicità della madre (che aveva abbandonato la famiglia dopo le continue infedeltà), Gia è ribelle, anticonformista e ben presto diviene richiestissima da tutti i più grandi stilisti. Entra nella spirale della cocaina e con l'andar del tempo abusa di ogni tipo di droga. Inizia una relazione passionale con la truccatrice Linda e cerca di "ripulirsi" frequentando una comunità di recupero, invano: quando entra nel giro dell'eroina inizia il suo declino.

Abbandonata da Linda, dalla madre, dall'agente ed infine da tutti, Gia viene violentata e massacrata di botte da un feroce spacciatore di droga. Quando viene soccorsa in ospedale, scopre di avere l'AIDS, probabilmente a causa dell'uso di un ago infetto. Ormai conscia del proprio destino, prima di morire Gia si riappacifica con la madre, con Linda - l'unica relazione profonda della sua vita - cui lascia il suo diario e i suoi scritti.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Polemiche[modifica | modifica sorgente]

Il film ha suscitato il disappunto della famiglia Carangi, di diversi amici e colleghi, secondo i quali il film fornisce un'immagine di Gia completamente estranea alla realtà, tanto che risulta assai difficoltoso ricordarla attraverso le gesta dell'attrice protagonista.[4] Il fratello Joe Jr. in un'intervista telefonica affermò: "Non capisco come girano film su una persona e dove prendono le informazioni senza parlare con coloro che la conoscevano". Anche l'amico della modella durate la permanenza in riabilitazione espresse il suo disappunto: "Lei non avrebbe voluto che la sua storia fosse ridotta ad un diatriba contro le droghe. Gia voleva che si indagasse sul perché la gente si sballa". La zia, a cui la Carangi era molto legata, si disse dispiaciuta del fatto che la nipote sarebbe stata rappresentata come una fastidiosa mocciosa che commetteva stramberie per attirare l'attenzione, anziché come un individuo complesso ed emotivamente fragile. "Gia era una donna molto affascinante ed estremamente attraente [...] Stava solo cercando di essere felice: cercava qualcosa e non l'ha mai trovata".

Il film non si basa ufficialmente sulla biografia curata da Stephen Fried, sebbene sia stata in parte usata come base per la sceneggiatura.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Voguepedia: Gia Carangi, Vogue.com. URL consultato il 30 marzo 2014.
  2. ^ Stephen Fried, Thing of Beauty, phillymag.com, novembre 1988. URL consultato il 30 marzo 2014.
  3. ^ When a Lesbian is RAPED, it doesn’t mean she's Bisexual. URL consultato il 2 aprile 2014.
  4. ^ Scott Foundas, Review: ‘The Self-Destruction of Gia’, ariety.com, 8 agosto 2002. URL consultato l'11 aprile 2014.
  5. ^ Dianna Marder, Filmmakers Didn't Consult Model's Family, philly.com, 28 gennaio 1998. URL consultato il 30 marzo 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]