Felice Benuzzi

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Felice Benuzzi (Vienna, 16 novembre 1910Roma, 4 luglio 1988) è stato un diplomatico, scrittore e alpinista italiano, funzionario coloniale, nel 1941 fu internato dagli inglesi in Kenya. È protagonista di una memorabile evasione nel 1943, con Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Dopo la guerra entrò in carriera diplomatica fino a divenire Ambasciatore d'Italia in Uruguay.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza e la nomina a Funzionario coloniale[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Vienna il 16 novembre 1910 da madre austriaca e padre italiano e cresce a Trieste. Sin da giovanissimo si dedica all’alpinismo nelle Alpi Giulie (con Emilio Comici), nelle Dolomiti e nelle Alpi Occidentali. Si laurea in giurisprudenza all’Universita` di Roma nel 1934 e contemporaneamente svolge un'intensa attività sportiva, partecipando a numerosi campionati di nuoto internazionali fra il 1933 ed il 1935[1]. Viene nominato Volontario coloniale nel ruolo di Governo del Ministero dell’Africa Italiana nel 1938 e nel 1939 viene destinato al Governo Generale dell’Africa Orientale Italiana ad Addis Abeba.

La prigionia, l'evasione e la scalata del Monte Kenya[modifica | modifica sorgente]

Nel 1941, quando l'Etiopia è occupata dagli inglesi, viene fatto prigioniero e avviato ai campi di prigionia del Kenya, allora sotto il protettorato inglese. Nel 1943 si trova nel campo 354 a Nanyuki, alle pendici del Kenya dove progetta e realizza la sua fuga (e quella di altri due prigionieri di guerra, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti) sul Monte Kenya, riuscendo a conquistare, nel febbraio, la Punta Lenana (4985 metri). L'impresa è narrata nel suo libro "Fuga sul Kenya, 17 giorni di libertà" pubblicato per la prima volta in italiano nel 1947 e successivamente in molte altre edizioni in diverse lingue (inglese, francese, tedesco, svedese e finlandese) L'edizione francese esce nel 1950 e nel 1952 appare la prima edizione in inglese col titolo "No Picnic on Mount Kenya".

Gli anni della diplomazia[modifica | modifica sorgente]

Entra in carriera diplomatica in seguito a concorso nel 1948. Nel 1949 è Vice Console a Parigi in Francia e nel 1951 a Brisbane in Australia. Nel 1955 è Primo Segretario a Karachi in Pakistan. Dal 1956 al 1959 è Consigliere a Canberra in Australia. Rientra al Ministero, alla Direzione Generale Affari Politici, nel 1959. Dal 1963 al 1969 è Console Generale a Berlino negli anni della guerra fredda. Dal 1969 al 1973 è Ministro consigliere alla Rappresentanza permanente presso l’O.C.S.E. a Parigi. Nel 1973 viene nominato Ambasciatore a Montevideo[2] in Uruguay dove rimane fino al 1976, quando va in pensione per raggiunti limiti di età.

Incarichi pubblici e privati[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere stato collocato a riposo viene incaricato dal Ministero degli Affari Esteri di condurre i negoziati relativi all'Antartide. Si adopera, fino alla firma del trattato nel 1981, affinché l'Italia possa essere inclusa nell'ambito della ricerca nel continente ghiacciato. È nominato, dal Ministero degli Affari Esteri, membro della Commissione Istitutiva della SISSA di Trieste. È Tra i soci fondatori della Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze (FIT). È membro dell'Istituto per il Medio e l'Estremo Oriente, presidente del Centro Culturale Italia-Pakistan ed è tra i padri fondatori di Mountain Wilderness, associazione ambientalista internazionale per la protezione della montagna nel mondo. È deceduto a Roma il 4 luglio 1988.

Libri e pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Oltre al libro "Fuga dal Kenya", Benuzzi ha pubblicato anche il volume "Mattia Zurbriggen, guida alpina" dedicata alla mitica figura del grande alpinista della fine dell'XIX secolo. Ha scritto articoli e brevi saggi su numerosi quotidiani e riviste, tra cui "Giovane Montagna" e l'Universo (Istituto Geografico Militare). In molti articoli scrive delle sue scalate in montagna nei luoghi dove è vissuto o ha viaggiato (Nuova Zelanda, Australia, Bolivia, Stati Uniti, oltre naturalmente alle Alpi).[3] Negli anni settanta ha avuto una lunga collaborazione con "Il Piccolo" di Trieste, dove ha pubblicato sotto lo pseudonimo di "Arrigo Risano".

Opere su Felice Benuzzi[modifica | modifica sorgente]

La vita di Felice Benuzzi ha ispirato il libro Point Lenana di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara pubblicato nel 2013 per Einaudi. Una miscela di romanzo, biografia, inchiesta storica e reportage che, tra le tante, annovera le testimonianze della moglie di Benuzzi, Stefania Marx Benuzzi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Felice Benuzzi, Fuga sul Kenya, Corbaccio, 2012, Pag. 5 (Nota dell'editore)
  2. ^ Ministero degli Affari Esteri, Annuario Diplomatico, 1974
  3. ^ Felice Benuzzi, cit., pag. 6

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri di Felice Benuzzi[modifica | modifica sorgente]

Nella bibliografia sono riportate solo le prime edizioni nelle rispettive lingue. Unica eccezione è l'ultima edizione italiana (2012).

  • Benuzzi, Felice. Fuga sul Kenya, L'Eroica, Milano, 1947, pp. 417.
  • Benuzzi, Felice. Kenya ou la Fugue Africaine, B. Arthaud, Paris, 1950, pp. 302.
  • Benuzzi, Felice. No Picnic on Mount Kenya, Kimber, London, 1952, pp. 230.
  • Benuzzi, Felice. Flucht ins Abenteuer. Drei Kriegsgefangene besteigen den Mount Kenya, *Hans E. Günther, Stuttgart, 1953, pp. 296.
  • Benuzzi, Felice. Flykt till aventyret, Natur och kultur, Stockholm, 1953, pp. 243
  • Benuzzi, Felice. Fuga sul Kenya, Tamari, Bologna, 1966, pp. 343.
  • Benuzzi, Felice. Mattia Zurbriggen guida alpina: le sue imprese, i suoi uomini, i suoi monti, Museo Nazionale della Montagna, Torino 1987, pp. 104.
  • Benuzzi, Felice. Ikke Nogen Skovtur, Forlaget Det Bedste, Kobenhavn, 1994, pp. 404–510.
  • Benuzzi, Felice. Fuga sul Kenya. 17 giorni di libertà, Corbaccio, Milano, 2012, pp. 343 , ISBN 9788863803464

Libri su Felice Benuzzi[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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