Eucalyptus camaldulensis

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Eucalipto rosso
700 yr red river gum02.jpg
Un eucalipto rosso di 750 anni
nel Nuovo Galles del Sud, Australia
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Myrtales
Famiglia Myrtaceae
Genere Eucalyptus
Specie E. camaldulensis
Nomenclatura binomiale
Eucalyptus camaldulensis
Dehnh., 1832
Sinonimi

Eucalyptus rostrata

L'eucalipto rosso (Eucalyptus camaldulensis, Dehnh. 1832) è un albero della famiglia Myrtaceae[1] originario dell'Australia che al giorno d'oggi si può trovare in molte zone del mondo dal clima temperato. In Italia è presente dal 1803. Il suo nome scientifico deriva dalla Collina dei Camaldoli, presso Napoli, dove la specie venne descritta per la prima volta.

Si tratta di un albero assai diffuso lungo molti corsi d'acqua nell'interno del continente australiano[2]. L'albero produce un'ombra assai gradevole nel caldo infuocato delle zone dell'Australia centrale e gioca un ruolo importante nella stabilizzazione delle sponde dei fiumi, consolidando il suolo e limitandone l'erosione.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

L'eucalipto rosso raggiunge l'altezza di 20 m ma può arrivare fino a 45 m e oltre (il suo congenere Eucalyptus regnans sfiora i 90 m).

La sua corteccia è spessa (3 cm) e spugnosa. Da giovane è rossastra, col tempo diventa grigia chiazzata di rosso, bianco e verde[3]. Dalle fessure nella corteccia trasuda una linfa di colore rossastro (da qui il suo nome inglese di red gum).

Le foglie sono ovate da giovane, ma la pianta adulta presenta foglie lunghe lanceolate[4].

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

L'albero si sviluppa rapidamente sia da semi freschi che essiccati o tenuti al fresco. La pianta diventa rapidamente forte e può sopportare la siccità già nei tubi usati nella riforestazione. Con essa si producono eccellenti bonsai e la pianta può facilmente ricrescere sia dalla base che dalle gemme epicormiche.

Si tratta di uno degli eucalipti più coltivati nel mondo[5] (5000 km² di piantagioni nel 1980). Si può trovare in Argentina, Brasile, Burkina Faso, Egitto, Europa (in Spagna e in altre zone dal clima temperato- caldo), Kenya, Marocco, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sierra Leone, Sri Lanka, Sudan, Tanzania, Uruguay, USA (Arizona e California) e Zimbabwe.[senza fonte]

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Il legno dell'eucalipto rosso

Dall'eucalipto rosso si ricava un legno rosso brillante che può variare da un colore rosa chiaro a una tonalità molto scura, a seconda dell'età e delle condizioni ambientali. Il legno è piuttosto friabile e spesso nodoso, quindi è difficile da lavorare. Tradizionalmente veniva usato soprattutto per applicazioni come palchi, pali per recinzioni e travicelli ma di recente ha cominciato ad essere usato come legname per mobili, per il suo spettacolare colore rosso[4] e i caratteristici contorni delle nervature. Deve essere fatta particolare attenzione nella scelta del legno perché questo è assai sensibile ai cambiamenti dell'umidità dell'aria. Esso è denso (circa 900 kg/m³), piuttosto duro, facile da pulire e intagliare. Il legno è anche apprezzato dagli ebanisti, in particolare se secco e ben stagionato.

Il legno degli eucalipti rossi della foresta di Barmah viene spesso usato come legna da ardere. Il legno della pianta produce inoltre un eccellente carbone usato in Brasile per la produzione di oggetti in ferro e acciaio. La pianta è mellifera e viene utilizzata in apicoltura per produrre il miele d'eucalipto[4], soprattutto in Brasile e Australia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. camaldulensis in The Plant List. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  2. ^ Wilson, N., The Flooded Gum Trees: Land Use and Management of River Red Gums in New South Wales, Sydney, Nature Conservation Council of NSW, 1995.
  3. ^ Plantnet, Eucalyptus camaldulensis Dehnh, Sydney, Australia, Royal Botanic Gardens & Domain Trust, 1999-2000. URL consultato il 16 giugno 2012.
  4. ^ a b c River Red Gum in Eucalyptus camaldulensis var. obtusa, 2006. URL consultato il 17 gennaio 2013.
  5. ^ E. camaldulensis. URL consultato il 4 gennaio 2014.

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