Classe Marconi (sommergibile)

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Classe Marconi
Il sommergibile Da Vinci della classe Marconi in arrivo a Bordeaux
Il sommergibile Da Vinci della classe Marconi in arrivo a Bordeaux
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile
Numero unità 6
Cantiere CRDA di Monfalcone
Caratteristiche generali
Dislocamento in emersione: 1.191 t
in immersione: 1489 t
Lunghezza 70,04 m
Larghezza 6,82 m
Pescaggio 4,72 m
Profondità operativa 100 m
Equipaggio 7 Ufficiali
50 Sottufficiali e Comuni
Armamento
Artiglieria 1 cannone da 100/47 Mod. 1938,
4 mitragliere AA Breda Mod. 31 da 13,2mm (2 binate)
Siluri 8 tubi lanciasiluri da 533 mm

fonti citate nel corpo del testo

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La classe Marconi fu una classe di sommergibili della Regia Marina costruita negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale costruita nei cantieri CRDA di Monfalcone.

Fu la prima classe di sommergibili italiani sulla quale fu sperimentata la saldatura elettrica, sebbene limitatamente al fasciame dello scafo resistente[1].

Unità[modifica | modifica wikitesto]

Le unità della classe Marconi furono:

Durante il secondo conflitto mondiale operarono quasi esclusivamente in Atlantico, dove si dimostrarono i sommergibili italiani di maggior successo: ottennero infatti il discreto risultato di 39 mercantili affondati per 222.643 tonnellate di stazza lorda (cui si aggiunge un solo affondamento in Mediterraneo, quello del cacciatorpediniere Escort ad opera del Marconi), cui il solo Da Vinci contribuì per 17 bastimenti e 120.243 tsl, risultando in assoluto il miglior sommergibile italiano; questo successo fu però pagato con la perdita di cinque unità su sei, fra cui lo stesso Da Vinci.

Nella primavera del 1943 l'unico superstite della classe, il Torelli, fu trasformato in sommergibile da trasporto e inviato in Estremo Oriente; lì fu catturato in seguito all'armistizio e fu una delle due sole unità navali a prestare servizio in tutte le tre Marine dell'Asse (Regia Marina, Kriegsmarine, Marina Imperiale Giapponese).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 211

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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