Classe Soldati (cacciatorpediniere)

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Classe Soldati
Camicianera.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo cacciatorpediniere
Numero unità 19
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Caratteristiche generali
Dislocamento 1850 t
Stazza lorda 2450-2550 tsl
Lunghezza 106,7 m
Larghezza 10,2 m
Pescaggio 4,4 m
Propulsione vapore:
Velocità Ia serie 35 nodi
IIa serie 32 nodi
Autonomia 2200 miglia a 20 nodi
Equipaggio 13 ufficiali 174 sottufficiali
Armamento
Armamento artiglieria alla costruzione
Iª serie:

armamento antisommergibile:

[senza fonte]

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La classe Camicia Nera o classe Soldati era una serie di cacciatorpediniere italiani realizzati per la Regia Marina immediatamente prima e durante la Seconda guerra mondiale, che venne ampiamente impiegata in prima linea nelle battaglie combattute dalle unità di squadra.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Un cacciatorpediniere della classe Soldati fotografato da una unità navale italiana inquadrata da salve di artiglieria durante la seconda guerra mondiale.

Le navi di questa classe erano simili alle precedenti unità della Classe Oriani, con 2 impianti binati da 120/50 Mod. 1936/37 capaci di 19 km di gittata, ma con un alzo ridotto, ed una minore precisione e cadenza di tiro. Lo scafo era dotato di un elevato bordo libero, il torrione molto grande e pesante con una struttura massiccia, con sofisticate apparecchiature di controllo del tiro situate nella parte superiore ed un unico fumaiolo massiccio e inclinato all'indietro. Nell'insieme queste unità erano simili come profilo alla moderna Classe Maestrale.

Propulsione[modifica | modifica sorgente]

L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons il cui vapore era fornito da tre caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000 cavalli e consentiva alla nave di potere raggiungere la velocità massima di quasi 40 nodi, ma non aveva per contro un'elevata autonomia.

Armamento[modifica | modifica sorgente]

L'armamento principale era costituito da quattro cannoni da Ansaldo 120/50 Mod. 1936 e 1937 in due impianti binati ed un obice da 120/15 per il tiro illuminante, posto tra i lanciasiluri, che non venne mantenuto a lungo, essendo sostanzialmente inutile e che nel Carabiniere venne sostituito con un quinto cannone da 120/50 Mod. 40 singolo, cosa che venne confermata anche su sei delle sette unità della seconda serie che vennero impostati durante la guerra.

Il Legionario con il radar De.Te. nel 1942

Le unità della seconda serie vennero costruite durante il conflitto, ma, vista la difficoltà della cantieristica italiana, solo sette delle dodici unità previste furono impostate per la mancanza di scali disponibili, occupati nella costruzione degli incrociatori della Classe Capitani Romani, e solo cinque di queste unità entrarono in servizio e furono i soli cacciatorpediniere realizzati dall'Italia nel corso del conflitto, contro 22 navi perse solo nel 1940.

Il progetto costruttivo prevedeva rispetto alla prima serie un maggior armamento antiaereo a scapito di quello silurante, ma con l'inizio del conflitto e la perdità, in soli 50 giorni di guerra, di ben 5 navi di questo tipo venne deciso la costruzione di altrettanti navi, seguite nei mesi successi da altre due unità e allo scopo di evitare perdite di tempo nell'approntamento progettuale fu stabilito di costruire navi uguali alla prima serie. L'armamento antisommergibile era praticamente uguale alla prima serie.

Tuttavia durante la costruzione furono apportate alcune modifiche minori suggerite dall'esperienza bellica; venne diminuita di circa 4000 cavalli la potenza dell'apparato motore, che causò la diminuzione della velocità di circa di circa 3 nodi, per garantire una maggior affidabilità ed economicità di funzionamento, ed uno dei cacciatorpediniere, il Legionario, venne dotato di un radar di fabbricazione tedesca (il De.Te., visibile nella foto davanti all'albero prodiero), divenendo così la prima unità italiana ad essere dotata di tale strumento.

Unità[modifica | modifica sorgente]

Unità Iª serie[modifica | modifica sorgente]

Il cacciatorpediniere Alpino in navigazione nel marzo 1942.

Alpino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alpino (cacciatorpediniere 1939).

Fu costruito ad Ancona, in servizio dal 20 aprile 1939. Contraddistinto dalla sigla identificativa AP, nel 1942 imbarcò l'ecogoniometro ed ebbe un potenziamento dell'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa. Il 19 aprile 1943, mentre era ormeggiato nel Porto della Spezia, durante un bombardamento inglese, venne colpito da varie bombe incendiarie,[1] diventando subito preda di incendi a bordo e nelle acque circostanti a causa della fuoriuscita della nafta; colpito poi nel deposito munizioni da una bomba dirompente, saltò in aria, perdendo la poppa ed affondò, con la morte di gran parte dell'equipaggio.[2]

Artigliere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Artigliere (cacciatorpediniere 1937).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 15 febbraio 1937 e varato il 12 dicembre successivo.

Entrato in servizio il 14 novembre 1938, con la sigla identificativa AR, all'inizio del secondo conflitto mondiale era inquadrato nella XI Squadriglia Cacciatorpediniere della III Divisione Incrociatori della II Squadra ricoprendo il ruolo di capo squadriglia

L'Artigliere venne affondato la mattina seguente lo scontro notturno presso Capo Passero avvenuto nella notte dell'11-12 ottobre 1940. Attirato sul posto da uno scontro fra l'incrociatore leggero inglese HMS Ajax e tre torpediniere italiane, alle 2.29 attaccò l'Ajax colpendolo con due proiettili e lanciando un siluro, che andò a vuoto; a sua volta centrato dal tiro dell'incrociatore, in tre minuti fu messo fuori combattimento. La nave fu incendiata ed immobilizzata con molti morti, fra cui il comandante Carlo Margottini e l'aiutante di squadriglia Corrado Del Greco, decorati entrambi di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

Con l'arrivo di altre unità inglesi si rese necessario l'abbandono della nave, che fu finita a cannonate dall'incrociatore pesante HMS York alle 9.15.

Il cacciatorpediniere Ascari, affiancato dal Lanciere, in porto dopo lo scontro di Capo Teulada.

Ascari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ascari (cacciatorpediniere).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 6 maggio 1939, contraddistinto dalla sigla identificativa AI nel 1941 venne sostituito l'obice illuminante con il 5° pezzo da 20/50 Mod. 40 singolo, mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e successivamente venne installato l'ecogoniometro. Il 24 marzo 1943, mentre assieme ad altri tre cacciatorpediniere (Camicia Nera, Leone Pancaldo e Lanzerotto Malocello) trasportava truppe in Tunisia, soccorse il Malocello che aveva urtato una mina, ma ne urtò una a sua volta, con la distruzione della prua. Continuò nell'opera di soccorso sino a quando, dopo l'urto di una seconda mina a poppa, iniziò ad andare alla deriva; affondò nel pomeriggio, spezzandosi in due, dopo aver urtato una terza mina. I morti furono 194, più centinaia di soldati tedeschi che l'unità aveva a bordo[3].

Il cacciatorpediniere Aviere durante le prove di annebbiamento nel porto di Messina (gennaio 1941).

Aviere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aviere (cacciatorpediniere 1938).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, varato il 19 settembre 1937 ed entrato in servizio il 31 agosto 1938, contraddistinto dalla sigla identificativa AV, nel 1942 ebbe un potenziamento dell'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa.

Durante la seconda guerra mondiale dopo avere effettuato 41 missioni di scorta e 16 di ricerca del nemico affondò il 17 dicembre 1942 silurato dal sommergibile inglese HMS Splendid, mentre insieme al gemello "Camicia Nera" scortava la Motonave tedesca Ankara sulla tratta Napoli - Biserta. L'Aviere fece da scudo alla motonave tedesca e, centrato da un siluro, esplose e affondò in breve tempo sbandato sulla dritta, una quarantina di miglia a nord di Biserta; erano le 11.15. Solo trenta uomini dell'equipaggio riuscirono a salvarsi[4]. Il comandante, il Capitano di Vascello Ignazio Castrogiovanni[5], che durante l'affondamento cedette il suo posto sulla zattera di salvataggio ad un marinaio inabissandosi con l'unità venne decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

Il nome Aviere attualmente è stato assegnato ad un pattugliatore di squadra della classe Artigliere.

Il cacciatorpediniere Bersagliere a Taranto nel 1942 con la nuova livrea mimetica.

Bersagliere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bersagliere (cacciatorpediniere 1939).

Costruito a Palermo, in servizio dal 1º aprile 1939, contraddistinto dalla sigla identificativa BG, nel 1942 ebbe un potenziamento dell'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa.

Durante il secondo conflitto mondiale prese parte alla battaglia di Punta Stilo, alla battaglia di Capo Matapan alla prima e alla seconda battaglia della Sirte operando anche due volte in assistenza di motonavi danneggiate da attacchi nemici.

Dopo 146 missioni e 53700 miglia percorse, l'unità venne affondata il 7 gennaio 1943 durante un bombardamento aereo nel porto di Palermo, mentre era ormeggiata. A ricordo delle decine di giovani marinai ed ufficiali periti, sul molo dove era ormeggiata che oggi porta il suo nome, nel punto esatto in cui era attraccata, una lapide con i nomi dei caduti ed una grande ancora ricordano l'affondamento.

Il nome Bersagliere è stato ereditato ad un pattugliatore della Classe Soldati.

Camicia Nera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camicia Nera (cacciatorpediniere).

Rinominato Artigliere,dopo la caduta del fascismo, in onore dell'unità gemella affondata nel 1940, venne costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrando in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa CN, il 30 giugno 1938. Nel 1941 venne sostituito l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50, mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e successivamente venne installato l'ecogoniometro. In base alle clausole del trattato di pace venne ceduto in conto riparazione danni di guerra all'Unione Sovietica (rinominato LovkiiЛовкий), prestando servizio nella flotta del Mar Nero fino al disarmo avvenuto nel 1960.

Carabiniere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carabiniere (cacciatorpediniere 1938).

Costruito a Riva Trigoso, in servizio dal 20 dicembre 1938, contraddistinto dalla sigla identificativa CB, sin dalla sua costruzione ebbe installato, al posto dell'obice illuminante, il 5° pezzo da 120/50 sulla tuga centrale. Durante la seconda guerra mondiale prese parte a 159 missioni di scorta percorrendo 53.700 miglia, prendendo parte alla battaglia di Punta Stilo alla battaglia di Capo Matapan e alla prima battaglia della Sirte. Il 16 febbraio 1942 venne colpito da un siluro che gli asportò la prora, e rientrato a rimorchio a Messina venne successivamente trasferito a Napoli e Livorno dove rimase ai lavori sino al 6 gennaio 1943. Nel corso di questi lavori ebbe anche potenziato l'armamento antiaereo con altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e sostituiti i lanciasiluri poppieri con 2 mitragliere da 37/54 e venne dotato di un radar italiano tipo EC 3/ter Gufo che successivamente sarebbe stato sostituito da un modello inglese. Fu tra le navi che soccorsero i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari, dove venne internato insieme al suo equipaggio. Dopo la guerra prestò servizio nella Marina Militare Italiana, fino al disarmo, avvenuto il 18 gennaio 1965.

Il Corazziere

Corazziere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corazziere (cacciatorpediniere 1939).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 4 marzo 1939, contraddistinto dalla sigla identificativa CR, nel 1941 sostituì l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50, mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli laterali a ridosso della torretta telemetrica e successivamente venne installato l'ecogoniometro.

Nel 1941 subì gravi danni, con asportazione della prora, per una collisione con il Granatiere. La prora venne nuovamente distrutta nel 1943 durante un bombardamento nel porto di Napoli.

All'armistizio, impossibilitato a muoversi, per non cadere in mano ai tedeschi, venne autoaffondato il 9 settembre 1943 dal suo equipaggio.

Dopo la guerra il suo scafo venne recuperato e demolito.

Il Fuciliere nel 1939

Fuciliere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fuciliere (cacciatorpediniere 1937).

Costruito ad Ancona, in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa FC dal 10 gennaio 1939. Nel 1942 ebbe potenziato l'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa e nel 1943 vennero sostituiti i lanciasiluri poppieri con 2 mitragliere da 37/54 e venne dotato di un radar italiano tipo EC 3/ter Gufo. Fu tra le navi che soccorsero i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari, dove venne internato insieme al suo equipaggio. Dopo la guerra in base alle clausole del trattato di pace venne ceduto in conto riparazione danni di guerra all’Unione Sovietica (rinominato Liogkii - Лёгкий), prestando servizio nella flotta del Mar Nero fino al disarmo avvenuto nel 1960.

Il Geniere nel 1941.

Geniere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geniere (cacciatorpediniere 1938).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa GE, il 14 dicembre 1938; nel 1941 sostituì l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50, mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa. Andò perduto il 1º marzo 1943 durante un bombardamento americano del porto di Palermo. Recuperato fu trasferito a Taranto per la demolizione, ma durante il tragitto affondò definitivamente. Il relitto si trova a poche miglia a est di Capo Spulico (CS) adagiato a circa 35m di profondità.

Il Granatiere nel 1941.

Granatiere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Granatiere (cacciatorpediniere 1939).

Costruito a Palermo, in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa GN dal 1º febbraio 1939, nel 1942 ebbe potenziato l'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa.

Nel 1943 venne installato l'ecogoniometro e il lanciasiluri poppiero venne sostituito con 2 mitragliere da 37/54.

Dopo la guerra presto servizio nella Marina Militare Italiana, fino al disarmo avvenuto il 1º luglio 1958.

Lanciere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lanciere (cacciatorpediniere 1939).

Costruito a Riva Trigoso, in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa LN, dal 25 marzo 1939. Il 23 marzo 1942, mentre assieme al resto della squadra da battaglia italiana rientrava in porto dopo la Seconda Battaglia della Sirte, andò in avaria e si ritrovò immobilizzato, in balia del mare in burrasca. Alle 9.58 fu lanciato l'SOS, e nove minuti più tardi giunse dalla nave l'ultimo messaggio nel quale si diceva che l'unità era in affondamento. Dopo sei giorni di ricerche, la nave ospedale Arno recuperò solo sedici sopravvissuti, uno dei quali morì appena tratto in salvo[6]. Tra i morti il comandante, c.f. Costanzo Casana.

Unità IIª serie[modifica | modifica sorgente]

Bombardiere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bombardiere (cacciatorpediniere).

Costruito ad Ancona, in servizio dal 15 luglio 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa BR, era armato di 5 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in impianto singolo sulla tuga centrale.

L'armamento antiaereo era costituito da 10 mitragliere Breda 20/65 Mod. 35 binate alle quali si aggiungevano due complessi singoli Mod. 1940 dello stesso calibro.

Il 17 gennaio 1943, mentre assieme al Legionario scortava una motonave da Biserta a Palermo, fu colpito da un siluro del sommergibile britannico United e affondò assieme a 175 dei 224 uomini dell'equipaggio, fra cui il comandante Giuseppe Moschini[7].

Il cacciatorpediniere Corsaro

Carrista[modifica | modifica sorgente]

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, venne impostato sugli scali nel 1941 e la sigla identificativa prevista era CR e l'armamento previsto era uguale a quello del Bombardiere. Durante la sua costruzione subì l'asportazione dell'originaria prua e successivamente della poppa, destinate rispettivamente al Carabiniere e al Velite per riparare i danni subiti in missioni di guerra..

Catturato dai tedeschi venne ribattezzato TA 34, ma la sua costruzione non venne completata.

Corsaro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corsaro (cacciatorpediniere).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 16 maggio 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa CA, era armato di 5 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in impianto singolo sulla tuga centrale e 10 mitragliere da 20/65 in 4 impianti binati e in 2 impianti singoli. Il 9 gennaio 1943, avvicinatosi al cacciatorpediniere Maestrale (che aveva urtato una mina) per soccorrerlo, saltò su due mine e affondò, trascinando con sé 187 uomini[4].

Il cacciatorpediniere Legionario con la livrea di cobelligeranza.

Legionario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legionario (cacciatorpediniere).

Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio dal 1º marzo 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa LG, era armato di 4 cannoni da 120/50 in un impianto binato a poppa e in due impianti singoli.

L'armamento antiaereo era costituito da dieci mitragliere da 20/65mm in quattro complessi binati e due complessi singoli.

Sin dalla sua entrata in servizio era dotata di un radar tedesco Modello Fu.Mo 21/39 (FUnkMess Ortung), nome definitivo assunto dal radar "DETE" (DEzimeter TElegraphie), che venne utilizzato per la prima volta durante la Battaglia di mezzo giugno, nella quale il Legionario fece parte della scorta alle navi da battaglia Littorio e Vittorio Veneto.

Nel 1943 due mitragliere da 37/54mm sostituirono i lanciasiluri di poppa. Dopo la guerra in base alle clausole del trattato di pace venne ceduto, nel 1948 in conto riparazione danni di guerra, alla Francia dove venne ribattezzato Duchaffaultt prestando servizio fino al giugno 1954.

Il cacciatorpediniere Mitragliere in navigazione di guerra nel 1942.

Mitragliere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mitragliere (cacciatorpediniere).

Costruito ad Ancona, in servizio dal 1º febbraio 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa MT, era armato di 5 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in impianto singolo sulla tuga centrale e 10 mitragliere binate da 20/65 cui si aggiungevano altre due mitragliere singole dello stesso calibro. Durante il conflitto a bordo della nave era imbarcato in qualità di ufficiale Fabio Inghirami che nel dopoguerra sarebbe stato un industriale del tessile noto come il re delle camicie.[8]

All'armistizio fu tra le navi che soccorsero i profughi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari.

Dopo la guerra in base alle clausole del trattato di pace venne ceduto nel 1948 in conto riparazione danni di guerra alla Francia dove venne ribattezzato Jurien de la Graviere prestando servizio fino al 1956.

Squadrista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Squadrista (cacciatorpediniere).

La sua costruzione avvenne nel cantiere OTO di Livorno e la sigla identificativa prevista era SQ, ma durante la sua costruzione venne rinominato Corsaro dopo la caduta del regime fascista, senza essere completato. Catturato dai tedeschi, che ne completarono la costruzione, venne rinominato TA 33, ma non arrivò ad entrare in servizio nella Kriegsmarine, in quanto venne affondato mentre effettuava le prove in mare il 4 settembre 1944 a Genova.

Il cacciatorpediniere Velite

Velite[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Velite (cacciatorpediniere).

Costruito nel cantiere OTO di Livorno, entrato in servizio il 31 agosto 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa VL, era armato di 4 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa, e fu l'unica unità della IIª serie ad essere equipaggiata dell'obice illuminante da 120/15mm nella tuga centrale.

L'armamento antiaereo era costituito da dodici mitragliere da 20/65mm in sei impianti binati.

Nel 1948 venne ceduto, in conto riparazione danni di guerra, alla Francia dove venne ribattezzato Duperre prestando servizio fino al 1951.

Armistizio e affondamento della corazzata Roma[modifica | modifica sorgente]

All'armistizio dell'8 settembre le unità della classe in servizio si trovavano nella base di La Spezia dove ricevettero l'ordine di consegnarsi agli alleati a Malta. Fuciliere Mitragliere, Carabiniere e Velite costituivano la XII Squadriglia, i cacciatorpediniere Legionario, Artigliere insieme a Oriani e Grecale costituivano la XIV Squadriglia. Insieme a queste unità nella base si trovavano gli incrociatori della VII Divisione Montecuccoli, Eugenio di Savoia e Attilio Regolo, le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia della IX Divisione, e ad una Squadriglia di torpediniere formata da Pegaso, Orsa, Orione, Ardimentoso e Impetuoso. La formazione prese il mare nella notte dell'8-9 settembre per congiungersi con il gruppo navale proveniente da Genova, formato dalle unità della VIII Divisione, costituita da Garibaldi, Duca degli Abruzzi e Duca d'Aosta e dalla torpediniera Libra e dopo il ricongiungimento delle due formazioni navali, per ottenere una omogeneità nelle caratteristiche degli incrociatori, il Duca d'Aosta passò dalla VIII alla VII Divisione, sostituendo l’Attilio Regolo che entrò a far parte della VIII Divisione, assumendo il compito di conduttore di flottiglia del gruppo cacciatorpediniere di squadra. Durante il trasferimento, la corazzata Roma, nave ammiraglia dell'Ammiraglio Bergamini, affondò tragicamente il pomeriggio del 9 settembre al largo dell'Asinara centrata da una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe. Fuciliere, Mitragliere e Carabiniere, insieme al Regolo e alle torpediniere Pegaso, Orsa e Impetuoso invertirono immediatamente la rotta per recuperare i superstiti, mentre a prendere il comando del resto della flotta diretta a Malta fu l'ammiraglio Oliva, con insegna sull'Eugenio di Savoia. I naufraghi della corazzata Roma, recuperati dalle unità navali inviate in loro soccorso furono seicentoventidue, di cui cinquecentotre recuperati dai tre cacciatorpediniere, diciassette dall’Attilio Regolo e centodue dalle tre torpediniere; mentre le sette navi si erano fermate a recuperare i morti e i feriti della nave affondata, il resto della squadra, il cui comando venne preso dall'ammiraglio Oliva con insegna sull'Eugenio di Savoia, proseguì la navigazione dirigendo verso Malta destinazione scelta dagli alleati, dove la formazione si sarebbe ricongiunta con il gruppo proveniente da Taranto guidato dall'ammiraglio Da Zara e costituito dalle corazzate Doria e Duilio e dagli incrociatori Cadorna e Pompeo Magno.

Dopo che si era concluso il recupero dei naufraghi il Capitano di Vascello Giuseppe Marini, comandante del Mitragliere, caposquadriglia della XII, tenuto conto dei molti feriti gravi a bordo, richiese al Regolo, l'autorizzazione a dirigere ad alta velocità verso Livorno, ma venne informato dal comandante del Regolo, che il comandante del gruppo cacciatorpediniere di squadra, il Capitano di Vascello Franco Garofalo, non era a bordo in quanto era stato autorizzato da Bergamini a imbarcarsi su una corazzata, ma la sua insegna era rimasta sul Regolo e a quel punto il comandante superiore in mare del gruppo di sette navi, come ufficiale più anziano, era proprio Marini, che si trovava all'improvviso a dover prendere delle decisioni, sprovvisto delle informazioni utili a questo scopo. Il gruppo si trovava nella impossibilità di mettersi in contatto con la formazione al comando dell'ammiraglio Oliva e con Supermarina, non ricevendo risposta ai loro messaggi e dalla intercettazione dei messaggi di Supermarina dimostravano l'impossibilità di rientrare in porti italiani per sbarcare i feriti che avevano urgente bisogno di cure ospedaliere per cui era a quel punto necessario raggiungere le coste neutrali più vicine per lo sbarco dei feriti che non era possibile curare a bordo a causa della gravità delle loro condizioni ed inoltre le navi avevano ormai una ridotta autonomia a causa della riduzione delle scorte di nafta.

Il comandante Marini, data la minore velocità delle torpediniere divise il gruppo in due e diede alle torpediniere libertà di manovra sotto il comando del Capitano di Fregata Riccardo Imperiali, comandante del Pegaso, assumando il comando del resto della formazione composta dal Regolo e dai tre cacciatorpediniere. Marini e Imperiali decisero autonomamente ed indipendentemente di dirigere le loro formazioni verso le Baleari, considerato che la Spagna era neutrale, sperando che avrebbe consentito lo sbarco dei feriti e forniti i necessari rifornimenti di carburante e acqua potabile, senza procedere all'internamento delle navi ed aveva il vantaggio di essere in posizione centrale rispetto a eventuali successivi spostamenti verso l'Italia, verso Tolone o verso l'Africa settentrionale italiana.

L'internamento alle Baleari e il rientro in Italia[modifica | modifica sorgente]

I due gruppi giunsero nelle Baleari nella mattinata del 10 settembre, con il gruppo di Marini che attracco a Porto Mahon nell'isola di Minorca e le tre torpediniere nella baia di Pollensa nell'isola di Maiorca. Dei seicentoventidue naufraghi recuperati, nove decedettero a bordo delle navi e sedici sarebbero deceduti all'Ospedale di Porto Mahon.

Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere in linea di fila al rientro a Taranto il 23 gennaio 1945 precedute dal Regolo

Nel primo pomeriggio del 10 settembre vennero sbarcati e trasportati all'ospedale 133 tra feriti e ustionati, mentre la mattina dell'11 settembre le salme di coloro che erano morti durante la traversata vennero deposte su un camion che si avviò al cimitero, seguito da un mesto corteo di marinai italiani, dove venne dato loro sepoltura. Nella notte tra il 10 e l'11 settembre a bordo del Regolo per evitare che lasciando le acque spagnole la nave dovesse consegnarsi agli alleati, alcuni avevano sabotato le turbine della nave. Nella stessa notte i comandanti del Pegaso e dell'Impetuoso Imperiali e Cigala Fulgosi alle 3 del mattino dell'11 settembre, dopo aver lasciato gli ormeggi autoaffondarono le due unità, i cui equipaggi raggiunsero terra con le imbarcazioni e furono internati. Il comandante Marini aveva cercato di avere i rifornimento di acqua e nafta, che gli spagnoli non concessero con vari espedienti e nel pomeriggio dell'11 settembre le autorità spagnole, senza aver dato il necessario preavviso, previsto dalla Convenzione dell'Aia, comunicarono al Comandante Marini che le navi non avendo lasciato gli ormeggi entro le previste 24 ore erano sotto sequestro per ordine del governo spagnolo.

I mesi che seguirono l'internamento furono carichi di tensione, con molti componenti degli equipaggi delle navi che simpatizzavano apertamente per la Repubblica Sociale Italiana. Nel gennaio 1944 vi fu la diserzione del direttore di macchina del Fuciliere, il capitano del genio navale Alberto Fedele, che insieme al direttore di tiro del Regolo, il Tenente di Vascello Mario Ducci, con l'aiuto dell'ex addetto navale italiano raggiunse il Nord Italia.

Forti tensioni vi furono a causa dell'astio che militari e civili spagnoli di fede falangista covavano verso gli equipaggi delle navi ritenuti badogliani.

Dopo molte trattative diplomatiche le navi vennero autorizzate a lasciare le acque spagnole il 15 gennaio 1945, raggiungendo Taranto il 23 gennaio.

Dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Classe Granatiere.

Diverse unità della classe servirono anche sotto la bandiera di marine estere. Lo "Squadrista" e il "Carrista", ancora in costruzione, vennero catturate dai tedeschi e fecero parte delle Torpedoboote Ausland, ma il Carrista non venne mai ultimato.

In base alle clausole del trattato di pace, nel 1948 Velite, Mitragliere e Legionario che facevano parte della IIa serie vennero cedute in conto riparazione danni di guerra alla Francia, stessa sorte toccata alle sorelle della Ia serie "Fuciliere" e Artigliere (ex Camicia Nera) che nel 1949 vennero ceduti all'Unione Sovietica.

Delle navi sopravvissute al conflitto Granatiere e Carabiniere entrarono a far parte della Marina Militare Italiana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Operazioni Navali nel Mediterraneo
  2. ^ Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, p. 296
  3. ^ il cacciatorpediniere Ascari in soccorso del Malocello
  4. ^ a b Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 272
  5. ^ la motivazione della Medaglia d'oro al comandante Ignazio Castrogiovanni
  6. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina fra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 357
  7. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 273
  8. ^ È morto Inghirami il re delle camicie in Corriere della Sera, 19 aprile 1996, p. 25. URL consultato il 2 gennaio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Gardiner, Roger Chesneau, Conway's All the World Fighting's Ships 1922-1946, Annapolis, US Naval Institute Press, 1980. ISBN 0-87021-913-8
  • Elio Andò, Erminio Bagnasco. Marina Italiana. Le operazioni nel Mediterraneo. Giugno 1940 - Giugno 1942. Milano, Intergest, 1976.
  • Erminio Bagnasco, Maurizio Brescia. La mimetizzazione delle navi italiane 1940-1945. Parma, Ermanno Albertelli Editore, 2006 ISBN 88-7372-519-8
  • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale

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