Ettore Fieramosca (sommergibile)

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Ettore Fieramosca
Il regio sommergibile Ettore Fieramosca
Il regio sommergibile Ettore Fieramosca
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo sommergibile/sommergibile portaerei
Classe Ettore Fieramosca
Proprietario/a Regia Marina
Cantiere Tosi, Taranto
Impostata 17 luglio 1926
Varata 14 giugno 1929
Entrata in servizio 15 dicembre 1931
Radiata 18 ottobre 1946
Destino finale demolito
Caratteristiche generali
Dislocamento in superficie: 1.556 t
in immersione: 1.965
Lunghezza 82,4 m
Larghezza 8,04 m
Pescaggio 5,3 m
Profondità operativa 100 m
Propulsione 2 motori diesel, con una potenza complessiva di 5500 hp; motori elettrici 2.000 hp
Velocità superficie: 18 nodi
immersione: 9 nodi
Autonomia 5300n.mi. a 8 nodi ( km a km/h)
Capacità di carico 145 t di carburante
Equipaggio 7 ufficiali, 71 sottufficiali e comuni
Armamento
Armamento artiglieria:

siluri:

Mezzi aerei 1 Piaggio P.8 o Macchi M.53
Note
classificato come Sommergibile di Grande Crociera (SO ); dati presi da RegiaMarina.net[1]

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L’Ettore Fieramosca è stato un sommergibile italiano.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Impostato nel 1926, avrebbe dovuto essere un incrociatore-sommergibile di grandi dimensioni e forte armamento: con un dislocamento in immersione di poco meno di 2000 tonnellate, sarebbe stato armato con un cannone da 203 mm, 4 mitragliere, 6 tubi lanciasiluri da 533 mm e 2 tubi lanciamine, con sistemazioni per trasportare 24 mine[2]; sarebbe stato inoltre dotato di un piccolo hangar per ospitare un idrovolante[3][4] (tipo Piaggio P.8 e Macchi M.53).

Durante la costruzione ci si rese però conto che un sommergibile con queste caratteristiche avrebbe avuto enormi costi e complessità e sarebbe risultato poco utilizzabile: ragion per cui si decise di eliminare, prima del completamento, il cannone da 203 mm (sostituito con uno da 120 mm) e i due tubi lanciamine (rimpiazzati da altri due tubi lanciasiluri da 533 mm)[5], nonché l'idrovolante ed il relativo hangar[4][3].

In sostanza fu un battello convenzionale ma decisamente sovradimensionato; inoltre, si guadagnò l'appellativo di "Fieroguaio" per i continui guasti (fra i quali si registra, durante una missione nel 1940, un'esplosione che devastò alcuni locali e causò diversi feriti), che si aggiungevano a una cattiva stabilità (sia in superficie che in quota) e ad una scarsa manovrabilità.

Fra il 1936 ed il 1937 partecipò clandestinamente alla guerra di Spagna compiendo due missioni per un totale di 32 giorni[4], svolgendo 12 attacchi [6]. Il 27 dicembre 1936 lanciò tre siluri contro l’incrociatore spagnolo repubblicano Mendez Nunez, che procedeva con la scorta di due cacciatorpediniere, ma non riuscì a colpirlo[6][3]. L’8 ed il 9 febbraio 1937 bombardò col cannone il porto di Barcellona, provocando lievi danni alla nave cisterna Zorrosa (4600 tsl ca.)[6][3].

All’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale si trovava al largo della costa francese, ma fece ritorno a La Spezia il 14 giugno senza aver individuato navi nemiche[3]. Compì una seconda e infruttuosa missione al largo di Tolone fra il 19 ed il 25 giugno, interrotta perché lo scoppio di una batteria aveva causato seri danni e vari feriti[3][7].

Fu poi destinato (dal 15 ottobre 1940) alla Scuola Sommergibili di Pola per la quale compì 28 missioni addestrative sino al 10 aprile 1941, quando fu messo in disarmo[3][7][4].

Il 18 ottobre 1946 fu radiato e quindi demolito[3][7][4]. In tutta la guerra aveva svolto 31 missioni (28 addestrative, 2 offensive, una per esercitazione)[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.regiamarina.net/subs/info/subs/subs_classes_specs_it.asp?class=Fieramosca
  2. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 123
  3. ^ a b c d e f g h Sommergibile "Fieramosca"
  4. ^ a b c d e f R. Sommergibile FIERAMOSCA
  5. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 604
  6. ^ a b c Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 192
  7. ^ a b c Untitled Document