Cesare Cremonini (filosofo)

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Cesare Cremonini

Cesare Cremonini (Cento, 22 dicembre 1550Padova, 19 luglio 1631) è stato un filosofo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Cesare Cremonini nacque a Cento da Mattea Pilanzi e da Matteo Cremonini, un pittore originario di Cremona - di qui il cognome, che era originariamente Zamboni - e rifugiatosi a Cento, di cui si conservano affreschi negli oratori delle chiese della Pietà e di San Rocco. Un fratello di Cesare, Giovan Battista, seguirà le orme paterne con qualche successo nelle città emiliane e in Bologna, dove morì nel 1610.

Cesare prese invece la strada degli studi umanistici: studente in legge nell'Università di Ferrara, scelse poi filosofia, allievo di Federico Pendasio, divenendo dal 1579 insegnante di filosofia naturale nello Studio ferrarese fino al 1589.[1] Cremonini tenne rapporti con la corte estense: di fronte a Leonora d'Este recitò il suo poemetto Le pompe funebri, e quando si trovò a essere oggetto di non chiarite gelosie e maldicenze da parte dei suoi colleghi dell'Università, il 20 maggio 1589 scrisse al duca Alfonso per richiedere un suo intervento[1].

Non risulta che Alfonso II abbia risolto i conflitti denunciati dal Cremonini, che perciò decise di trasferirsi altrove. Il 23 novembre 1590 fu chiamato a Padova per insegnare filosofia naturale in secundo loco, in sostituzione di Giacomo Zabarella, da poco defunto, mentre Francesco di Niccolò Piccolomini assumeva la prima cattedra. Il 27 gennaio 1591 Cremonini iniziò il suo corso, leggendo la prolusione Exordium habitum Patavii VI Kalendis Februarii 1591.

Contro il tentativo dei gesuiti di fondare a Padova un proprio Studio rivale dell'Università, il Cremonini si espresse il 20 dicembre 1591 con l'Oratione contro i gesuiti a favore della Università di Padova tenuta di fronte alla Signoria di Venezia, nella quale sostenne che Padova «per insegnare le scienze non ha bisogno dell'aiuto de' Padri Giesuiti», e paventò i rischi di dividere gli studenti in fazioni «come i Guelfi e Gibellini».[2] L'autorizzazione all'apertura dello Studio non fu rilasciata e i gesuiti furono poi espulsi dalla Repubblica nel 1606.

Amico e rivale di Galileo Galilei fu difensore della medicina averroista e sostenitore della mortalità dell'anima, legata indissolubilmente al corpo umano. Sospettato di eresia, nel 1598 venne denunciato all'inquisizione di Padova. Una seconda denuncia venne perpetrata il 12 aprile 1604 dal collega Camillo Belloni.

Morì di peste durante l'epidemia che colpì l'Italia nel 1629-1631.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Le pompe funebri ovvero Aminta e Clori, Ferrara 1590.
  • Lecturae exordium habitum Patavii VI Kalendis Februarii 1591, Ferrara, Benedetto Mammarelli, 1591.
  • Explanatio proœmii librorum Aristotelis De physico auditu, cum introductione ad naturalem Aristotelis philosophiam, continente tractatum De pædia, descriptionemque universæ naturalis Aristoteliæ philosophiæ, quibus adjuncta est præfatio in libros De physico auditu, Patavii, Melchiorem Novellum, 1596.
  • Oratio habita Ferrariae ad Clementem VIII pro S. P. Q. Centensi, Ferrariae, 1598.
  • Disputatio De formis quatuor corporum simplicium quæ vocantur elementa, Venetiis, 1605.
  • Oratio habita in creatione serenissimi Venetiarum principis Leonardi Donati, Venetiis, 1606.
  • Disputatio de cœlo, in tres partes divisa, de natura cœli, de motu cœli, de motoribus cœli abstractis. Adjecta est Apologia dictorum Aristotelis, de via lactea, et de facie in orbe lunæ, Venetiis, Thomam Balionum, 1613.
  • Oratione al serenissimo prencipe Giovanni Bembo nella sua essaltatione al Prencipato, 1616.
  • Apologia dictorum Aristotelis, de quinta cœli substantia adversus Xenarcum, Venetiis, Meiettum, 1616.
  • Il nascimento di Venezia, Venezia, 1617.
  • Oratione al serenissimo prencipe Antonio Priuli nella sua essaltatione al prencipato, 1618.
  • Il ritorno di Damone, Venezia, 1622.
  • Oratione in nome della Università di Padova, 1624.
  • Chiorindo e Valliero, Venezia, 1624.
  • Apologia dictorum Aristotelis De calido innato adversus Galenum, Venetiis, Deuchiniana, 1626.
  • Apologia dictorum Aristotelis De origine et principatu membrorum adversus Galenum, Venetiis, Hieronymum Piutum, 1627.
  • Expositio in digressionem Averrhois de semine contra Galenum pro Aristotele, 1634.
  • Tractatus tres. Primus est de sensibus externis. Secundus de sensibus internis. Tertius de facultate appetitiva, Venetiis, 1644.
  • Dialectica, Venetiis, 1663.
  • Le nubi, Venezia, Biblioteca Marciana, XIV, 47.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fonte: G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, riferimenti in Collegamenti esterni.
  2. ^ In A. Favaro, Lo Studio di Padova e la Compagnia di Gesù sul finire del secolo decimosesto, 1878, pp. 489-496.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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