Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

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Coordinate: 43°51′40″N 11°06′30″E / 43.861111°N 11.108333°E43.861111; 11.108333

L'ingresso del museo
Progetto per l'ampliamento del museo che prevede un anello sospeso attorno all'attuale parte frontale

Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato è il più importante museo di arte contemporanea in Toscana e tra i maggiori in ambito nazionale ed europeo.[senza fonte] È situato in viale della Repubblica 277, a Mezzana, poco lontano dall'uscita autostradale Prato Est dell'A11.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il centro fu costruito dall'architetto Italo Gamberini (autore anche della vicinissima Galleria Farsetti) su incarico dell'industriale pratese Enrico Pecci, in memoria del figlio scomparso Luigi Pecci. In un primo tempo venne elaborato un progetto, in collaborazione con l'ingegnere Attilio Mazzoni, ispirato al palazzo della Cee a Bruxelles (il cui modello venne presentato all'Amministrazione comunale alla fine del 1978). Finalmente nel 1981, approvato l'impianto urbanistico - consistente nell'edificio museale e in due corpi da destinarsi a terziario - e individuata l'area (un lotto di proprietà di una società di cui Pecci era consigliere delegato), Italo Gamberini ricevette l'incarico di procedere alla stesura definitiva del progetto e alla conseguente realizzazione. Lo studio urbanistico e architettonico fu approntato entro il dicembre del 1981: dopo numerosi incontri tra la committenza, l'amministrazione e il progettista, la concessione edilizia fu finalmente rilasciata il 28 febbraio del 1984. I lavori vennero avviati nel 1985; nell'autunno del 1986 era già completata la struttura (fondazioni, solai, telai metallici, scale esterne, e copertura), mentre i tamponamenti e le finiture furono portati a termine agli inizi del 1988. Il museo venne ufficialmente inaugurato il 25 giugno 1988 con la mostra panoramica Europa oggi.

Nel 2008 hanno avuto inizio i lavori di ampliamento che dovrebbero concludersi nel 2013.

Contesto urbanistico[modifica | modifica sorgente]

Il museo è situato alla periferia sud orientale della città di Prato e costituisce un polo visivo di riferimento per quanti giungono dall'autostrada: il lotto quadrangolare su cui esso insiste è infatti delimitato a sud da viale Leonardo da Vinci, asse viario sottolineato da un doppio filare di pini che raccorda l'autostrada e la viabilità provinciale con la città, e a ovest dal viale della Repubblica, sul quale si sono progressivamente addensati, a partire dagli anni Sessanta, edifici destinati al terziario che hanno finito per conferire all'intera zona l'aspetto di una piccola "city" degli affari e della cultura. I confini settentrionale e orientale sono invece costituiti da due edifici - a sviluppo longitudinale, pianta rettangolare e su 6 piani fuori terra - facenti parte del comparto urbanistico del museo e congiuntamente progettati: il primo, destinato ad uffici e raccordato al museo tramite una passerella coperta, ospita il Centro di documentazione delle Arti visive del museo; il secondo è destinato ad uffici e albergo. Per quanto concerne l'area di pertinenza del museo, questa è data da un giardino dal profilo articolato in cui il manto erboso, perimetrato da siepi di arbusti, è solcato da percorsi pedonali in cotto dall'andamento curvilineo e sovrappassato da aerei percorsi pedonali. Tale giardino è concepito come un vero e proprio open-air museum, nel quale le opere d'arte sono parte integrante del paesaggio: esso ospita la grande Mezzaluna in cemento di Mauro Staccioli; la scultura fontana in alluminio di Albert Hien; la colonna in acciaio di Anne e Patrick Poirier; la fontana in marmo e mosaico di Enzo Cucchi e infine la stele in ferro di Eliseo Mattiacci.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il museo presenta un impianto articolato e una volumetria compatta, sviluppata su due piani fuori terra più uno interrato adibito a garage e deposito delle opere d'arte.

L'immagine architettonica dell'oggetto è in prevalenza dovuta alla sintesi tra sperimentazione tecnologica e rigore geometrico: quest'ultima investe sia l'impianto, cinque nuclei a pianta rettangolare slittati l'uno rispetto all'altro così da formare una sorta di doppia "U", che i prospetti, laddove la maglia modulare dei telai metallici (modulo di 12x12) risalta decisamente grazie al cromatismo rosso acceso sul color avorio dei tamponamenti. Altri motivi qualificanti sono la copertura a shed, che se da una parte richiama l'architettura industriale dell'area pratese dall'altra risponde alla volontà di illuminare le opere d'arte con luce naturale proveniente dall'alto, e la risoluzione della massa volumetrica in forma di superficie il più possibile astratta, scelta confermata dalla mancanza di una "facciata" e di qualunque segnale specifico che ne individui l'ingresso. Il volume stereometrico dell'edificio è connotato plasticamente dai percorsi di collegamento orizzontale e verticale: i primi sono costituiti da alcune piccole rampe di sovrappasso e da due passerelle - rispettivamente a collegamento del museo con il CID e di accesso al primo livello - ammorsate ad un volume stereometrico; la prima coperta e articolata in due tratti disassati congiunti da una torretta in cemento, la seconda sostenuta da due pilastri con ampio capitello a bulbo.

I collegamenti verticali sono invece segnati in facciata tramite due rampe di scala articolate attorno ad un pilastro circolare. L'edificio si presenta dunque come un volume modulare, ritmato dal telaio in ferro controventato e dal profilo triangolare degli shed, differenziato nei due diversi livelli: il piano terra è costituito da una parete dal profilo curvilineo, con paramento in lecabloc, che si snoda nella maglia puntiforme dei pilastri circolari; il piano primo è invece costituito da rigorose pareti, a tamponamento del telaio, in pannelli quadrati (m.1x1) e porcellanati. Tale diversa articolazione, organica al primo livello e modulare al secondo, si ritrova anche all'interno: al piano terra, al quale si accede da un ingresso posto nell'angolo occidentale, si susseguono a semicerchio i diversi nuclei della reception, del dipartimento educazione, del bar e dell'auditorium, tutti caratterizzati da una pianta curvilinea e raccordati dal percorso sinuoso del corridoio: questo, finestrato sul lato nord, affaccia su un cortile interno (a pianta rettangolare e racchiuso tra le due ali laterali) che presenta sul fondo la cavea semicircolare del teatro all'aperto che conferisce a questo luogo la valenza di spazio per spettacoli ed al fronte del museo il ruolo di fondale architettonico.

Il piano primo, al quale si accede dall'interno tramite una scala situata nell'ala occidentale ed articolata attorno ad una pilastro circolare in cemento concluso da una clessidra lamellare in acciaio, ospita il museo vero e proprio e è costituito da una sequenza di 11 vani a pianta quadrata e rettangolare che scandiscono il percorso: questi, preceduti dal libreria, si connotano come successione di spazi senza soluzione di continuità (leggi senza porte ma raccordati da semplici tagli geometrici), semplicemente definiti dal candore delle pareti e dalla luce naturale proveniente dai lucernari, appositamente studiata per meglio godere le opere d'arte.

Questioni irrisolte e progetti futuri[modifica | modifica sorgente]

Il museo, concepito come centro di studio e ricerca e spazio museale, si rivela oggi insufficiente per quanto riguarda la seconda funzione: si è infatti posto il problema della conservazione delle opere d'arte (giacché lo statuto della fondazione del museo prevede l'acquisto di un'opera di ciascuno degli artisti espositori), problema ancor più rilevante nello specifico dell'arte contemporanea. A tal fine il museo ha acquistato un edificio ex industriale che entro breve sarà adibito a deposito, essendo oggi del tutto esaurito lo spazio a disposizione nei sotterranei.

Nel 2007 si è tenuto un concorso internazionale per un progetto di ampliamento del museo, che è stato vinto da uno gruppo olandese. I lavori di ampliamento sono iniziati nel 2008.

Fortuna critica dell'architettura[modifica | modifica sorgente]

Numerosi e decisamente positivi i giudizi critici, generalmente tesi a sottolineare il valore urbano dell'opera e la sintesi operata dal progettista tra tecnologia e forma: per Polano (1991) la ricerca tecnologica di Gamberini trova maturi esiti nel chiaro impianto e nell'accurato disegno e secondo Franchetti Pardo (1985) il museo, nella consueta gamberiniana chiarezza dell'impianto architettonico, si propone logicamente come struttura a più valenze: coagulo delle molte attività culturali, oggetto urbano qualificante una periferia cittadina spazialmente informe, contributo alla sperimentazione tecnica.

Più critico Castellano (1986), secondo il quale la qualità principale di questo spazio risiede invece nell'interno: il museo si configura infatti come un contenitore da modificare a piacere; ne risulta uno spazio interno che procede tra ambienti intercomunicanti di uguali dimensioni e caratterizzazione formale, all'insegna di quella fluidità spaziale promessa dal sistema strutturale e dal materiale impiegato e realizzata solo parzialmente. Più semplicemente Tramonti (1995) evidenzia il ruolo fondamentale della luce all'interno dello spazio "neutro" ed Anna Querci (1988) il riferimento del contenitore ad un'immagine a metà tra l'officina industriale e il palazzo per esposizioni.

Il percorso museale[modifica | modifica sorgente]

Il cuore del centro è rappresentato dalle grandi sale al primo piano, dedicate a mostre di artisti contemporanei, mentre la collezione permanente del museo è localizzata in una sezione attigua e si può visitare solo su prenotazione. Importante è anche il Centro d'Informazione e Documentazione e la biblioteca specializzata.

Le collezioni del centro, sia quelle esposte all'aperto che quelle nelle sale, sono in continua evoluzione, con l'acquisto periodico di opere di artisti contemporanei spesso al termine delle esposizione temporanee tenutesi al centro.

Artisti rappresentati[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anche in Italia un Museo d'Arte Contemporanea, Castellano A., "L'Arca", 2/1986, pp.37-41
  • Il Centro per l'Arte Contemporanea a Prato, Franchetti Pardo V. e Nigro M., in "Archivio. Bollettino Periodico del C.I.D.A.V", 1985, pp.11-17
  • Museo d'Arte Contemporanea a Prato, Gamberini I., "Bollettino degli Ingegneri", 10/1989, pp.5-12
  • Museo L.Pecci. Centro d'Arte Contemporanea a Prato, Gamberini "Professione Architetto", 4/1989, pp.8-19
  • Il Museo Pecci di Arte Contemporanea, Gamberini I., "Firenze, ieri, oggi, domani", 16/1991
  • Italo Gamberini. L'architettura dal razionalismo all'internazionalismo, Gurrieri F., Macci L., Tramonti U., Firenze, 1995, pp.98-99
  • Centro per l'Arte Contemporanea a Prato, Mandolesi D., "L'Industria della Costruzioni", 208/1989
  • Guida all'architettura italiana del Novecento, Polano S., Milano, 1991, p.358
  • Il P'Arc. Nuovo Museo a Prato, Querci A., "L'Arca", 20/1988, pp.56-89

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