Cappella Espiatoria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°35′28.32″N 9°16′07.5″E / 45.5912°N 9.26875°E45.5912; 9.26875

La cappella Espiatoria
La Pietà
bronzo di Ludovico Pogliaghi
Targa dedicatoria in bronzo
Particolare della cancellata opera di Alessandro Mazzucotelli

La cappella Espiatoria è un memoriale di Monza, voluto da Vittorio Emanuele III per commemorare l'assassinio del padre, Umberto I.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il re, poco tempo dopo la morte del padre (avvenuta il 29 luglio 1900), diede incarico del progetto all'architetto Giuseppe Sacconi, già autore del progetto del Vittoriano di Roma. I lavori erano ancora poco avanzati quando Sacconi morì e furono quindi proseguiti dal suo allievo Guido Cirilli, che introdusse varie modifiche al progetto originale. I lavori furono terminati nel 1910, così da renderlo pronto in occasione del decimo anniversario dell'attentato.

Qualche anno dopo la morte del regicida, Ezio Riboldi, primo sindaco socialista di Monza, fece visitare questo monumento all'allora giovane esponente della sinistra rivoluzionaria Benito Mussolini, il quale con un sasso puntuto incise la scritta: Monumento a Bresci[1].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il monumento si presenta nella forma di un'alta stele (in pietra di Oggiono), recante due croci latine traslucide di alabastro (proveniente da una antica cava romana in Algeria), e posta su di un basamento; il tutto raggiunge l'altezza di 35 metri. Ai piedi della stele è posto un gruppo bronzeo di Ludovico Pogliaghi rappresentante la Pietà. Sulla sommità è posta un'urna sormontata da un cuscino sul quale sono posati lo scettro, il Collare dell'Annunziata e la corona dei Savoia.

Le dimensioni dei particolari sono considerevoli anche se non si percepiscono a prima vista. Il monumento, costruito sul punto esatto dell'attentato, è circondato da un giardino alberato, chiuso da una cancellata di ferro battuto, opera di Alessandro Mazzucotelli. L'interno del tempio, a pianta circolare, è rivestito da mosaici di ispirazione bizantina e marmi di vari colori e di varie origini. Soggetti vari a mosaico su cartoni di Emilio Petrosi raffigurano, nelle vele, angeli con i simboli della Passione di Cristo e, nei tondi, santi e beati di Casa Savoia.

Dall'esterno si accede alla sottostante cripta, a pianta a forma di croce greca, rivestita di marmi policromi e di bronzi. Le volte sono a mosaico riproducente un cielo stellato. All'incrocio dei quattro bracci della cripta è posto un cippo di marmo nero che reca incisa la data del 29 luglio 1900.

Commemorazioni[modifica | modifica sorgente]

Ogni 29 luglio, come avviene dal 1911, si svolge una cerimonia di commemorazione del regicidio con una celebrazione nella cappella, promossa dall'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon. La notte di ogni 29 luglio il monumento è illuminato dall'interno attraverso le due croci di alabastro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Indro Montanelli, Ritratti, Rizzoli, 1988, pag. 296

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]