Bristol Cars

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Bristol Cars
Stato Regno Unito Regno Unito
Fondazione 1947
Sede principale Filton
Gruppo Frazer Nash
Settore Automobilistico
Prodotti automobili di lusso
Sito web www.bristolcars.co.uk/

La Bristol Cars è una casa costruttrice britannica di automobili di lusso con sede a Filton nelle vicinanze di Bristol, Inghilterra.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nacque nel 1947 da un accordo tra l'azienda aeronautica Bristol Aeroplane Company (che aveva una esuberanza di forza lavoro al termine della seconda guerra mondiale) con la casa automobilistica AFN Ltd (produttrice delle Frazer Nash) e iniziò l'attività con la produzione della 400, un'auto ispirata alla BMW 328.

Fino al 1961 la Bristol ha equipaggiato le sue "400" e derivate (401, 402, 403, 404, 405, 406, 450) con motori a sei cilindri in linea di chiara ed evidente derivazione BMW.

Il modello che segna una discontinuità tecnologica con il passato è la 407 che utilizza motori V8 di origine Chrysler, come tutti i modelli derivati dalla medesima serie (408, 409, 410 e 411).

Sempre negli anni sessanta nella compagine azionaria entrò il pilota di Formula 1 Tony Crook che arrivò a controllarne la maggioranza fino al 2001, anno in cui fu ceduta a Toby Silverton.

Nel 1975 fu presentata la 412, una "Targa" disegnata da Zagato, che nelle sue evoluzioni (la Beaufighter del 1980 e la cabriolet Beaufort del 1984) rimase in produzione sino al 1994[1].

In occasione del Salone di Londra 1976 viene presentata al pubblico la serie 603, anch'essa dotata di motori V8 Chrysler (da 5,2 o 5,9 litri) e completamente ridisegnata rispetto ai modelli precedenti[2]. Da essa derivarono i modelli Britannia e Brigand (entrambe del 1982; la Brigand è la versione sovralimentata della Britannia[3]) e Blenheim (1994[4]). La Blenheim, con la sua linea che ricorda vagamente la Ford Escort degli anni settanta, è stata in listino fino al 2008.

L'ultimo modello, la Fighter, è stato costruito nel 2006; nel rispetto della tradizione anche la Fighter è dotata di propulsore Chrysler, ma questa volta i cilindri sono 10 ed è praticamente il medesimo della Viper. Curiosa la genesi di questo propulsore V10 di oltre otto litri di cilindrata: una volta era un motore da autocarro, poi è stato rimaneggiato dalla Lamborghini, che negli anni '80 orbitava nella galassia Chrysler, e usato con successo nelle gare dello "sportscar". La Fighter è stata disegnata calcolando la deportanza aerodinamica usando solo goniometro e regoli, e la sua linea ricorda vagamente le berlinette sportive italiane degli anni sessanta, come la Ferrari 250 GTO del 1962 e l'Alfa Romeo Giulia TZ del 1964.

Negli ultimi anni lo standard di produzione della Casa è stato di poche unità (meno di 150 all'anno), praticamente su ordinazione. Per acquistare una Bristol, la cui peculiarità è di essere priva di una rete commerciale e distributiva, bisogna recarsi personalmente a Londra in Kensington High Street 368-370 per il ritiro. Da marzo 2011, però, anche a causa di una filosofia industriale piuttosto dispendiosa, l'azienda è finita in amministrazione controllata e 22 dei 27 lavoratori della sede di Filton sono stati messi a riposo, con conseguente sospensione della produzione. Nell'aprile 2011 l'azienda è stata rilevata dalla Kamkorp Autokraft, azienda parte del gruppo Frazer-Nash[5].

La Bristol e la Formula 1[modifica | modifica sorgente]

Bristol
Fornitore di Motori
Stagioni 1952-1957
GP disputati 17
GP vinti 0
Pole position 0

Tra il 1952 e il 1957 i motori Bristol (evoluzione di un modello 6 cilindri della BMW) sono stati utilizzati in Formula 1 dalle vetture Frazer Nash, ERA, Cooper e AFM.

Ultimi modelli prodotti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La storia della Bristol 412 e derivate sul sito del Bristol Owners Club
  2. ^ Quattroruote dicembre 1976, pag. 83
  3. ^ Tutte le auto del mondo 1988, Editoriale Domus, Rozzano (MI), 1988, pag. 94
  4. ^ La storia della Bristol Blenheim sul sito del Bristol Owners Club
  5. ^ Bristol Cars bought by Kamkorp Autokraft, BBC News, 21-04-2011. URL consultato il 27-12-2011.

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