Asma' bint Abi Bakr

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Asmāʾ bint Abī Bakr (in arabo: أسماء بنت أبي بكر; La Mecca, 592 ? – La Mecca, 692) è stata una Sahaba, figlia di Abu Bakr.

Sua madre era Qutayla bt. ʿAbd al-Uzzā, del clan dei B. ʿĀmir dei Quraysh, ed era quindi sorella consanguinea di ʿĀʾisha (della quale avrebbe avuto, secondo i cronisti musulmani, 10 anni in più) e di Muḥammad b. Abī Bakr. Svolse un ruolo assai importante durante i primi anni dell'Islam.

Asmāʾ fu la diciottesima persona a convertirsi all'Islam. Ebbe dal Profeta il soprannome di Dhāt al-Niṭāqayn (quella delle due cinture) per aver legato con due cinture della sua veste l'involucro contenente cibo e quello contenente acqua al momento della partenza di Maometto e di suo padre da La Mecca verso Medina, in occasione dell'Egira.
Asmāʾ era infatti colei che provvide a rifornire di vettovaglie i due mentre erano nascosti in una caverna a sud di Mecca

Andò sposa ad al-Zubayr ibn al-ʿAwwām e gli dette due figli: ʿAbd Allāh b. al-Zubayr, primo musulmano nato a Medina dopo l'Egira, e il noto tradizionista ʿUrwa b. al-Zubayr b. al-ʿAwwām.

Nel 692/93 (73 dell'Egira), suo figlio ʿAbd Allāh b. al-Zubayr le avrebbe fatto visita per chiederle consiglio: le sue truppe erano state sconfitte da al-Ḥajjāj b. Yūsuf, avrebbe ricevuto offerte di negoziati da parte di messaggeri degli Omayyadi in cui gli si offriva la vita salva e un feudo, a condizione che gli deponesse le armi e prestasse giuramento ad ʿAbd al-Malik ibn Marwān. Nel corso dell'incontro la madre avrebbe detto al figlio: «Sono affari, ʿAbd Allāh, e tu conosci la risposta meglio di me. Ma se tu credi di essere nel tuo diritto e di difendere la Verità, allora persevera e battiti, con la stessa perseveranza di cui i tuoi compagni morti sotto la tua bandiera hanno dato prova. Ma se tu desideri il mondo, che miserabile sarai! Sarai distrutto e avrai distrutto i tuoi uomini!»

ʿAbd Allāh morì quel giorno stesso, seguito dieci giorni più tardi da sua madre, allora centenaria.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ibn Kathīr, al-Bidāya wa l-nihāya Vol. 8, p. 372, Gīza, Dār al-fikr al-ʿarabī, 1933; Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, Tahdhīb al-Tahdhīb, 10 voll., p. 654, Arabo: Bāb fī l-nisāʾ, al-harf al-alif, Hyderabad, Dāʾirat al-maʿārif al-niẓāmiyya.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]