Alfonso d'Aragona (1481-1500)

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Regno di Napoli (1441-1503)
Trastamara
Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg

Alfonso I (1441-1458)
Figli
Ferdinando I (1458-1494)
Alfonso II (1494-1495)
Figli
Ferdinando II (1495-1496)
Federico I (1496-1503)
Figli
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Alfonso d'Aragona ritratto da Pinturicchio

Alfonso d'Aragona, Duca di Bisceglie, Principe di Salerno (Regno di Napoli, 1481Roma, 18 agosto 1500), fu un figlio illegittimo del re Alfonso II di Napoli e dell'amante Trogia Gazzela,

È noto come secondo marito di Lucrezia Borgia, ex signora di Pesaro e figlia di Papa Alessandro VI.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Flora di Bartolomeo Veneto, presunto ritratto di Lucrezia Borgia[1]
Alfonso II di Napoli, padre di Alfonso

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Secondo gli usi della famiglia Aragonese, Alfonso ricevette un'eccellente educazione umanistica. Il suo primo precettore fu Giuniano Maio, dell'Accademia Pontaniana. Successivamente fu istruito dal letterato fiorentino Raffaele Brandolini, anche detto "Lippus Brandolinus" perché soggetto a una grave malattia agli occhi che lo condusse alla cecità. Il Brandolini lo definì "l'infelice adolescente". Brandolini, come il fratello Aurelio, morto di peste nel 1497, era membro della nobiltà fiorentina e faceva parte degli eremiti agostiniani. Rimasto a vivere a Roma, dove Alfonso d'Aragona trascorse il periodo del matrimonio con Lucrezia Borgia, continuò a vederlo frequentemente e conservò sempre per il giovane l'affetto protettivo del buon maestro.[2]

Sin dall'infanzia si trovò implicato nella crisi che colpì la sua dinastia. Durante l'occupazione francese il padre fuggì in Sicilia dove morì. Alfonso si batté per il ritorno al trono del fratellastro Ferdinando II di Napoli, che morì un anno dopo la sua ascesa. Il successore, Federico I di Napoli zio di Alfonso, gli affidò i primi incarichi di una certa responsabilità; nel 1497 Alfonso assunse la luogotenenza generale in Abruzzo.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Papa Alessandro VI volle il matrimonio della figlia Lucrezia con Alfonso come base per poter poi far sposare Cesare con Carlotta d'Aragona e avere così un punto d'appoggio nel regno di Napoli.

Le nozze furono celebrate, dopo una complessa trattiva sulla dote di Lucrezia, il 21 luglio 1498, alla presenza dei familiari del Vaticano, del cardinale Ascanio Sforza, dei cardinali Giovanni Borgia e Giovanni Lopez e del vescovo Giovanni Marrades, a palazzo Santa Maria in Portico. Il capitano spagnolo Giovanni Cervillon tenne la spada snudata sulla testa dei giovani sposi durante la celebrazione del rito.[3] Il 5 agosto fu celebrata una seconda cerimonia.

Tentata fuga da Roma[modifica | modifica wikitesto]

La politica internazionale dei Borgia cambiava rapidamente: non più interessato a Napoli, Cesare intraprese una politica filofrancese sposando Charlotte d'Albret. Alfonso di Bisceglie era preoccupato dell'alleanza del papa con i francesi: era infatti stato messo all'erta da Ascanio Sforza, che alla fine di luglio lascerà Roma per andare a combattere i francesi a fianco del fratello Ludovico il Moro, dagli ambasciatori spagnoli e napoletani, e da sua sorella Sancia.[4]

Non sentendosi più sicuro a Roma, il 2 agosto 1499 Alfonso lasciò in segreto la città e Lucrezia incinta di sei mesi per recarsi nelle terre dei Colonna, amici di re Federico[5], e poi a Napoli. A Genazzano scrisse alla moglie affinché lo raggiungesse. La lettera però cadde nelle mani di Alessandro. Il papa inviò il capitano spagnolo Giovanni Cervillon presso il re di Napoli, Federico, a trattare, con promesse sull'avvenire di Alfonso, il ritorno del duca di BIsceglie. Si venne a stabilire che verso la metà di settembre questi avrebbe raggiunto la sposa; cosa che avvenne a Spoleto la sera del 19 settembre 1499. Il 23 settembre insieme alla moglie si recava a Nepi, nel castello tornato di proprietà del papa, dove li aspettava lo stesso Alessandro VI[6]. Il 14 ottobre tornarono a Roma e il 1º novembre, nascque il figlio della coppia, che l'11 novembre fu battezzato dal cardinale napoletano Carafa con il nome di Rodrigo d'Aragona.[7]

Prima aggressione[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 luglio 1500 Alfonso di Bisceglie era andato a visitare moglie e sorella e si era trattenuto a cena con il suocero. Salutati i familiari, usciva dal Vaticano passando dalla porta sotto la loggia della benedizione; era accompagnato da un gentiluomo di camera, Tommaso Albanese, e da uno staffiere. Nei pressi del palazzo di Santa Maria in Portico venne aggredito. Alfonso coraggiosamente si difese mostrando la tecnica dell'eccellente scuola d'armi napoletana, ma alla fine cadeva coperto di ferite alla testa, alle spalle e alla coscia. Nel frattempo lo staffiere a gran voce chiamava i soccorsi e cercava di trascinare il corpo sanguinante del suo padrone prima verso il palazzo di Santa Maria in Portico e poi, visto che su di loro continuava a incombere un grave pericolo, verso il Vaticano.

L'Albanese gli copriva splendidamente la ritirata, battendosi con la precisione dell'uomo d'armi e la volontà estrema della disperazione. Fortunatamente le porte del Vaticano si aprirono in tempo e la guardia papale mise in fuga le ombre assassine. I contemporanei raccontarono che Alfonso d'Aragona fu portato a braccia dai soldati, coperto di sangue, lacero, col viso della morte e mostrava sulla porta della sala dove Lucrezia stava conversando ancora con il padre e con Sancia. Quel poco di fiato che gi rimaneva fu usato per denunciare il suo aggressore, ma la moglie non lo sentì in quanto svenne.

Dopo l’attentato, Alfonso di Bisceglie era stato messo nella prima sala dell’appartamento della torre Borgia, affrescato da Pinturicchio. Lucrezia e Sancia dormivano su letti improvvisati a pochi passi dal ferito, lo assistevano preparavano per lui il cibo su un fornello da campo affinché non venisse avvelenato. Erano di guardia, fuori dalla stanza, i medici del papa e i pochi fidatissimi di casa Bisceglie, ad essi si aggiunsero presto, mandati da re Federico, due celebri medici napoletani, messere Galiano de Anna, chirurgo, e messere Clemente Gactula, fisico. Alfonso si poté presto dire salvato dalle molte cure e dalla propria robusta giovinezza.

Cesare Borgia era andato a visitare il cognato e si diceva avesse mormorato fra i denti che le cose non riuscite a desinare sarebbero riuscite a cena. Lucrezia , avvertendo il pericolo per il marito, aveva stabilito con re Federico di far partire Alfonso per Napoli appena egli avesse potuto viaggiare, pensando forse di accompagnarlo ella stessa o di raggiungerlo in un secondo tempo[8]. Circolava voce che il mandante fosse in realtà il cognato Cesare Borgia, affinché la sorella potesse essere utilizzata nuovamente come strumento politico matrimoniale. A conferma di questi sospetti c’è da annotare l’episodio che vide protagonista l’inviato veneziano e papa Alessandro VI. Questi, dopo gran discorsi sull’innocenza di Cesare, stretto dalle precise argomentazioni del suo interlocutore aveva finito per dichiarare che, se il Valentino avesse vibrato il corpo, era segno che Alfonso se l’era meritato.[9]

Fra i sospetti attendibili risulta anche la famiglia Orsini, poiché Alfonso simpatizzava con i Colonna, da tempo acerrimi nemici degli Orsini. La maggior parte dei sospetti ricadeva però sul figlio del papa. Il Calmeta, che ospitava Albanese scriveva in quei giorni alla duchessa di Urbino che il mandante dell'aggressione al duca di Bisceglie fosse il duca Valentino. Il celebre storico e cronista Sanudo scriveva “non si sa chi abbia fatto l'assassinio, ma si dice sia stata la stessa mano che ammazzò il duca di Gandia”, ovvero Cesare Borgia.[10]

Il cronista napoletano Notar Giacomo segnala al 15 luglio la notizia e aggiunge che “l-aveva fatto fare il Valentino per invidia”. Il Cattaneo è il più chiaro di tutti: “il mandante del delitto è certo uno che può più di lui, signore e nipote di re vivo, figlio di re morto e genero del papa”: come dire il Valentino[11].

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

« Dato che don Alfonso rifiutava di morire delle sue ferite, fu strangolato nel letto.[12] »
(Burcardo)

Il fiorentino Raffaele Brandolini, famoso umanista e predicatore cieco, nel pomeriggio del 18 agosto, scrive che il duca di Bisceglie stava nella sua stanza con pochi altri quando Cesare Borgia mandava una squadra di armati al comando di don Michelotto Corella con l’ordine di arrestare quanti si trovassero presso il cognato per rispondere di complotto antiborgiano preparato, diceva l’accusa, d’accordo con casa Colonna. Furono presi ed imprigionati tutti gli uomini del giovane duca, compresi messer Clemente il medico e messer Galiano il chirurgo. Lucrezia e Sancia accorsero immediatamente per chiedere spiegazioni in merito. Micheletto rispose che non aveva cognizioni esatte e le invitava ad andare dal papa, a due porte di distanza, a sollecitare da lui l’ordine di liberare i prigionieri prima che fossero condotti in fortezza. La soluzione sembrava non dare adito a sospetti ed era rafforzata dalle assicurazioni del papa e dalle maniere ingannevoli del Valentino nei giorni precedenti. L’inviato fiorentino riporta che il giovane, ancora vacillante, si alzò in piedi con la mano alzata come a domandare grazia. Micheletto parlò in seguito di una caduta accidentale che avrebbe cagionato al duca emorragia seguita da morte. Lucrezia e Sancia non ebbero nemmeno il permesso di vedere il corpo dell’assassinato, come non ebbero il premesso di seguire il modesto funerale fatto fare in gran fretta la sera del 18 agosto. Al lume di venti torce, con poca compagnia di frati oranti sottovoce, l’arcivescovo di Cosenza, Francesco Borgia, accompagnò il duca di Bisceglie nella sepoltura in Santa Maria delle Febbri, piccola chiesa presso San Pietro che sorgeva nel luogo occupato poi dalla sacrestia della Basilica. Cattanei e altri scrissero della disperazione di Lucrezia per la perdita.[13]

I familiari del duca di Bisceglie, arrestati il 18 agosto, attraversarono intanto giorni terribili: si disse che fossero stati messi alla tortura affinché confessassero il preteso complotto, ma non essendoci alcunché da confessare furono infine lasciati tornare a Napoli, cosa che per chi era stato preso dalla morsa di Castel Sant’Angelo aveva del miracolo. Non tutti tornarono, però: pochi giorni dopo l’assassinio di Alfonso, fu trovato morto sui prati di Castel Sant’Angelo, Giovanni Maria Gazullo, fratello di madonna Tuscia e zio del duca di Bisceglie; lo si era fatto tacere per evitare che potesse parlare, forse aveva molto da dire[14]

La giustificazione che Cesare diede al padre fu che Alfonso tramasse per ucciderlo. La notizia della morte violenta di Alfonso divenne presto di dominio pubblico, anche all'estero. Lucrezia venne fatta maritare di nuovo, due anni dopo, con Alfonso I d'Este.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso d'Aragona Padre:
Alfonso II di Napoli
Nonno paterno:
Ferdinando I di Napoli
Bisnonno paterno:
Alfonso V d'Aragona
Trisnonno paterno:
Ferdinando I di Aragona
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Alburquerque
Bisnonna paterna:
Giraldona Carlino
Trisnonno paterno:
Enrico Carlino
Trisnonna paterna:
Isabella Carlino
Nonna paterna:
Isabella di Chiaromonte
Bisnonno paterno:
Tristano di Chiaromonte
Trisnonno paterno:
Bartolomeo de Clermont-Lodève
Trisnonna paterna:
Caterina Orsini
Bisnonna paterna:
Sibilla Orsini Del Balzo
Trisnonno paterno:
Raimondo Orsini Del Balzo
Trisnonna paterna:
Maria d'Enghien
Madre:
Trogia Gazzella
Nonno materno:
Antonio Gazzella
Bisnonno materno:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Orsina Carafa
Bisnonno materno:
Giovanni Antonio Carafa
Trisnonno materno:
Tommaso Carafa
Trisnonna materna:
Sancia d'Aquino
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso d'Aragona è stato interpretato da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 978-88-04-45101-3
  2. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia , cit., p. 110
  3. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit., p. 89
  4. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit, p. 96
  5. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit., p. 97
  6. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit., p. 100
  7. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia , cit., p. 102
  8. ^ Lucrezia Borgia di Maria Bellonci; Mondatori, 1998; Pag. 117
  9. ^ Lucrezia Borgia di Maria Bellonci; Mondatori, 1998; Pag. 117-118
  10. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit., p. 116
  11. ^ M. Bellonci, Lucrezia Borgia, cit., p. 117
  12. ^ Cloulas, 1989, p. 241
  13. ^ Lucrezia Borgia di Maria Bellonci; Mondatori, 1998; Pag. 119
  14. ^ Lucrezia Borgia di Maria Bellonci; Mondatori, 1998; Pag. 121

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corrado Augias, I segreti di Roma, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-56641-0.
  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 1979. ISBN non esistente
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, Milano, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-55627-7.
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 978-88-04-42107-8.
  • Ivan Cloulas, I Borgia, Roma, Salerno Editrice, 1989, ISBN 88-8402-009-3.
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, Milano, Messaggerie Pontremolesi, 1990, ISBN 88-7116-814-3.
  • Mariangela Melotti, Lucrezia Borgia, Torino, Liberamente Editore, 2008, ISBN 978-88-6311-044-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Principe di Salerno Successore
Antonello Sanseverino 1486 - 1500 Roberto II Sanseverino

Controllo di autorità VIAF: 55454909