Aiazzone
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Aiazzone | |
|---|---|
| Nazione | |
| Fondazione | 1981 |
|
Fondata da |
|
| Sede principale | Biella, ITA |
|
arredamento |
|
|
mobili |
|
| Slogan | Provare per credere |
| Sito web | www.aiazzone.it |
Aiazzone è il nome commerciale di un gruppo imprenditoriale operante originariamente nel settore della produzione di mobili, passato poi alla loro commercializzazione ma sviluppatosi anche in quello delle televisioni commerciali, fondato a Biella da Giorgio Aiazzone; il gruppo si caratterizzò negli anni settanta e ottanta per l'utilizzo intensivo della pubblicità televisiva.
Crebbe sino alla morte del fondatore, avvenuta in un incidente aereo il 6 luglio 1986.
Indice |
[modifica] Storia del mobilificio
Il "mobilificio Piemontese", poi "mobilificio Aiazzone", fu fondato dall'imprenditore biellese Giorgio Aiazzone, che lo guidò fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1986, a 39 anni, in un incidente aereo. Il marchio venne reso noto negli anni settanta e ottanta da una serie di pubblicità televisive.
Aiazzone fu tra i primi sponsor nella prima fase pioneristica delle televisioni locali, allora nelle prime fasi della loro diffusione. Dopo il 1983 la notorietà di Aiazzone divenne nazionale quando il venditore Guido Angeli legò il suo nome e la sua immagine all'azienda. Lo slogan delle campagne curate da Angeli era "Provare per credere".
Al momento della morte del fondatore Giorgio Aiazzone, l'azienda aveva 170 dipendenti, nelle sua unica sede, a Biella (allora in provincia di Vercelli) e un budget pubblicitario di oltre 3 miliardi all'anno. Il fatturato era di circa 30 miliardi di lire dell'epoca. Nel 1999 il fatturato era di circa 17 miliardi di lire [1].
Il marchio "Aiazzone" è tuttora esistente, di proprietà di Semeraro, ed è presente con alcuni punti vendita nelle aree di Torino e di Milano.
[modifica] Interessi televisivi
Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta Aiazzone aveva cercato di creare un network televisivo nazionale acquistando il controllo e/o la proprietà di piccole emittenti locali che già condizionava come maggiore sponsor. La corsa al mercato televisivo partì da Biella con l'acquisizione, dal suo creatore, della prima televisione italiana, Tele Biella ed arrivò alla creazione di uno dei primi network televisivi italiani, il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo) che si stabilì nella zona di Milano [2] con a capo un esperto di televisione, il Sig. Calderola. Il GAT fu sciolto dopo la morte del fondatore. Del gruppo facevano parte Teleradiomilano 2, Telebiella, Tele Jolly e Video Brianza.
[modifica] L'incidente aereo
Con la morte in un incidente aereo di Giorgio Aiazzone, l'impresa in breve andò in crisi ed anche la formula da lui inventata fu abbandonata. I giornalisti Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini, nel loro testo Il mucchio selvaggio, dedicarono rilievo alla commemorazione televisiva tenutasi su Rete A il 15 luglio 1986.
[modifica] La "Filosofia Aiazzone"
Aldo Grasso nel suo saggio "Storia della televisione italiana" analizza quella che con una trasparente ironia chiama "filosofia Aiazzone" dei vari "provare per credere":
| « ...questa scheggia aforistica, dura ed esigente nella sua tesi appartiene a quella costellazione di pensiero che va ormai sotto il nome di filosofia Aiazzone... Queste emergenze, per tanti versi inaspettate, altro non sono che il trionfo della TV del sommerso; l'elogio della quotidianità, la legittimazione dell'arte di arrangiarsi; anche se c'è sempre qualcuno pronto a sostenere che questi spettacolini da mercato nero esprimono le idee profonde (lo spirito dei tempi) in realtà queste presenze denunciano preoccupanti smagliature, evidenti segni di debolezza all'interno di un sistema televisivo che comincia ad aver paura di considerarsi adulto. » |
|
A 10 anni da quando fu scritta questa pagina, lo stesso Grasso, nella nuova edizione di "La televisione del sommerso" ha in parte modificato le proprie posizioni sul fenomeno, riconoscendo che quelle formule che si basavano sulla Tv del sommerso, sull'elogio della quotidianità che lungi dal rimanere confinate sulle televisioni locali, hanno conquistato, sotto la spinta dei dati Auditel, un largo spazio anche sulle reti a diffusione nazionale.
[modifica] "Effetto Aiazzone"
Le tecniche pubblicitarie Aiazzone ed i loro effetti a medio-lungo termine sulle vendite, hanno portato alcuni esperti italiani di marketing a definire "effetto Aiazzone" quel fenomeno per il quale un eccesso di campagna pubblicitaria produce l'effetto opposto a quello desiderato: disaffezione, invece che fidelizzazione [3].
Il mobilificio Aiazzone fu costretto a togliere il marchio dai camion che effettuavano le consegne e tale episodio è stato rievocato quando Luigi Crespi [4] lo ha usato come esempio di effetti negativi di un eccesso di “presenzialismo” televisivo [5].
[modifica] Bibliografia
- Matteo Dotto, Sandro Piccinini Il Mucchio Selvaggio Edizioni Mondadori (2006) ISBN 88-04-53952-6
- Joseph Baroni Dizionario della televisione Raffaello Cortina ISBN 88-7078-972-1
- Aldo Grasso Storia della televisione italiana Garzanti Editore ISBN 88-11-73883-0
- Aldo Grasso La Tv del sommerso Edizioni Mondadori Milano, 2006 ISBN 88-04-56194-7
- Enrica Aiazzone, Roberto Cappio Giorgio Aiazzone l'uomo del fare Lineadaria Editore, 2007
[modifica] Note
- ^ Si veda in proposito il provvedimento n. 9409 dell' autorità garante della concorrenza e del mercato, che nell'esaminare la fusione tra l'azienda Mercatone uno con quello che resta del mobilificio Aiazzone, fornisce le cifre di fatturato del 1999: 956 miliardi di lire per il gruppo assorbente contro i 17 miliardi del punto vendita di Biella assorbito. In realtà il marchio e l'azienda Aiazzone srl passa al gruppo Euromercato Franceschini di Calenzano (FI) nel 1996/7 è successivamente il gruppo Euromercato Franceschini, che nel frattempo ha ceduto la sua sede di Calenzano a Mercatone Uno, che cerca di cedere, senza successo, il marchio Aiazzone allo stesso mercatone Uno.
- ^ Esattamente a Liscate
- ^ In proposito si veda [1] [2]
- ^ Crespi è stato l'ideatore delle campagne pubblicitarie di un partito che aveva vinto una tornata elettorale
- ^ Come riportato anche da un articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera

