Zucchetto

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Papa Francesco (al centro con lo zucchetto bianco), mentre saluta la presidente brasiliana Dilma Rousseff attorniato da Tarcisio Bertone (zucchetto rosso), Georg Gänswein, Giovanni Angelo Becciu e Dominique Mamberti (zucchetto paonazzo).

Lo zucchetto o papalina o pileolo (in latino: pileolus), o ancora solideo perché soli Deo tollitur (lo si toglie solo in onore di Dio), è un copricapo a forma di calotta emisferica a otto spicchi (gli ebrei e i rabbini lo portano a sette spicchi e sta a significare "la mano di Dio" sopra il capo, perché l'uomo rimanga sotto la protezione divina, oppure come limite per non andare oltre il cielo, che è dimora di Dio, come accadde per la torre di Babele che ha sfidato il cielo: dunque simbolo di umiltà della creatura umana) che viene indossato dagli ecclesiastici come segno di sacralità e anche di autorità nella Chiesa.

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo II con zucchetto bianco

Alcuni presbiteri o abati lo usano nero, altri insigniti di titolo monsignorile, come alcuni canonici e i protonotari, lo portavano nero di seta con una "filettatura" color paonazzo, o cremisi a seconda del loro grado, l'abate di Sant'Ambrogio, titolare nell'omonima antica basilica monastero di Milano, qualora non fosse vescovo portava, per privilegio diocesano, questo particolare zucchetto filettato (se l'abate è vescovo o abate nullius parificato dal diritto canonico all'ordinario, cioè al vescovo, oppure l'abate ordinario territoriale con giurisdizione su alcune parrocchie, lo indossa di colore paonazzo); i vescovi tutti, diocesani e titolari, lo usano in seta di colore paonazzo; i nunzi apostolici che rappresentano la Santa Sede, in seta moirée paonazzo, alcuni arcivescovi per diritto invalso o per la carica di primati lo portavano, e alcuni ancora lo portano, di colore rosso "cremisi", anche in seta moirée, (ad esempio l'arcivescovo metropolita di Udine, perché erede del soppresso patriarcato di Aquileia) come pure color rosso porpora (detto rosso ponsò, cioè più chiaro e tendente ad un rosso aranciato simile a quello dei cardinali) alcuni arcivescovi insigniti, nella storia, dal papa, pur non essendo cardinali, come attualmente ancora l'arcivescovo di Salisburgo, l'arcivescovo di Vercelli ed il patriarca di Venezia, il cui abito corale è dello stesso colore, portato soltanto nel territorio della propria provincia ecclesiastica e mai fuori di essa, se non per incontrare il pontefice in privato o in pubblico. I cardinali dal 1591 lo portano dunque rosso porpora (ponsò) in seta moirée; il papa e il papa emerito bianco in seta moirée.

Lo zucchetto viene indossato anche durante la celebrazione della messa, ma non da chi non sia insignito almeno di un titolo prelatizio, o che non abbia un indulto apostolico che lo autorizzasse[1]. Per evidenziare l'importanza dell'eucaristia, il celebrante e concelebranti tolgono dal capo lo zucchetto prima del prefazio e per tutta la liturgia eucaristica. Viene rimesso al termine dei riti di comunione, ovvero quando le specie eucaristiche sono state riposte nel tabernacolo. Sopra di esso si può anche indossare la berretta o tricorno.

Lo zucchetto è rivestito in pelle all'interno in modo da poter meglio stare sul capo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Per estensione, ricevere lo zucchetto rosso significa essere nominato cardinale.

Differisce dal camauro perché non ha prolungamenti sulle orecchie, essendo infatti emisferico.

È sinonimo di papalina che indica anche un copricapo usato in genere in casa da uomini anziani, simile allo zucchetto del papa.

Durante il pontificato di papa Francesco, si assiste a una curiosa consuetudine specialmente in occasione delle udienze del mercoledì. I fedeli sono soliti allungare le braccia e porgere al pontefice la papalina (anche più di una), il papa la prende, la indossa e in cambio dona la sua[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ludovico Trimeloni, Compendio di liturgia pratica, Marietti 2007, n. 405
  2. ^ Antonello Battaglia, L'abito dell'anima. Materiali e simboli delle vesti religiose in G. Motta (a cura di), La Moda contiene la Storia e ce la racconta puntualmente, pp. 178-179, Roma, Nuova Cultura, 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dieter Philippi, Sammlung Philippi - Kopfbedeckungen in Glaube, Religion und Spiritualität,, St. Benno Verlag, Leipzig, 2009, ISBN 978-3-7462-2800-6.
  • Antonello Battaglia, L'abito dell'anima. Materiali e simboli delle vesti religiose in G. Motta (a cura di), La Moda contiene la storia e ce la racconta puntualmente, Nuova Cultura, Roma, 2015, pp. 177–199.

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