Virgilio Ferrari

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Virgilio Ferrari
Virgilio Ferrari sindaco Milano.png
Virgilio Ferrari, al centro con il cappotto scuro, in visita alla Fiera di Milano nel 1957

Sindaco di Milano
Durata mandato25 giugno 1951 –
21 gennaio 1961
PredecessoreAntonio Greppi
SuccessoreGino Cassinis

Dati generali
Partito politicoPartito Socialista Democratico Italiano
UniversitàUniversità degli Studi di Pavia
ProfessioneMedico

Virgilio Ferrari (Pordenone, 9 marzo 1888Milano, 12 giugno 1975) è stato un medico e politico italiano, il secondo sindaco di Milano dopo la Liberazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio dei lombardi Achille Ferrari, sostenitore garibaldino, e Giuseppa Giorgi, nacque a Pordenone. Studiò a Como, poi, ottenuta una borsa di studio, alla Regia Scuola Superiore di Veterinaria, a Milano, che concluse a pieni voti nel 1904. Vinto un concorso, nel 1908 iniziò a lavorare presso il macello di Fiume. Si dimise già nel 1909, per iscriversi all'Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Medicina. Si laureò a pieni voti con Camillo Golgi, nel 1914. Divenne assistente volontario di Carlo Forlanini[1].

Medico tisiologo, fu per quasi un quarantennio primario del Sanatorio "Vittorio Emanuele III" di Garbagnate Milanese[2]. Ferrari fu anche medico clinico nel quartiere di Vialba (guadagnandosi l'appellativo di "dottore dei poveri", in quanto curava gratuitamente i più poveri), e docente di Tisiologia all'Università degli Studi di Milano, nonché presidente del Pio Istituto dei Rachitici. Si fece una fama nello studio delle malattie polmonari[2][3][4][5][6].

Nel 1919 fondò la Lega dei Medici Socialisti[2].

Antifascista, nel 1931 venne arrestato per aver favorito la fuga in Francia di Filippo Turati e dovette scontare un periodo di confino[2][7].

Nel novembre 1944 venne arrestato nella sua casa milanese da un drappello delle brigate nere di Bollate, nell'ambito di un rastrellamento del personale ospedaliero di Garbagnate. Ferrari venne brevemente internato nel carcere di San Vittore, per poi essere trasferito nel campo di concentramento di Bolzano; molto probabilmente anche in quel luogo dovette svolgere l'attività di medico[3][8][9].

Iscritto al Partito Socialista Italiano, nel 1946 entrò come consigliere nel primo consiglio comunale di Milano nella storia della Repubblica Italiana (consiglio precedentemente designato, nel 1945, dal Comitato di Liberazione Nazionale, con sindaco Antonio Greppi, successivamente confermato da elezioni il 7 aprile 1946). Nel 1947, passato al Partito Socialista Democratico Italiano, divenne assessore all'igiene[2].

Nel giugno 1951 fu eletto sindaco di Milano, succedendo a Greppi. Taciturno e riservato, l'opposto del suo predecessore, nel 1956 venne riconfermato per un secondo mandato, restando in carica fino al 21 gennaio del 1961[2].

Cattolico, accusato dai detrattori di conservatorismo e di essere un uomo di destra nei socialisti, Ferrari caratterizzò invece la sua amministrazione, oltre che da buona parte della ricostruzione della città distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, dal rilancio di Milano tramite importanti infrastrutture, come la metropolitana milanese, costruita principalmente nel periodo del suo mandato, e il rinnovamento dell'aeroporto di Milano-Linate[2][4][7].

In seguito si candidò alla Camera dei deputati nelle Elezioni politiche del 28 e 29 aprile 1963, ottenendo 6035 preferenze che non bastarono per la sua elezione[6]. Però nel febbraio 1964, quando un altro medico milanese, Pietro Bucalossi, dovette lasciare il posto da deputato poiché eletto sindaco della città meneghina, Virgilio Ferrari subentrò al suo posto e divenne deputato, sempre per il PSDI, nella IV legislatura, fino alla sua fine nel giugno 1968[2][10].

Morì alla Casa di Riposo Comunale di via Panigarola 14 dove era ricoverato. Per questa ragione la Casa di Riposo viene poi chiamata "Virgilio Ferrari" in memoria dell'ex Sindaco[4][7]; venne tumulato nel Civico Mausoleo Palanti, nel Cimitero Monumentale di Milano; il suo nome è iscritto al Famedio del medesimo cimitero[11].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1958[12]
Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Gran Croce al Merito con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al Merito con Placca dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca
— 1958

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ admin, Persona [collegamento interrotto], su MilanoAttraverso. URL consultato il 21 settembre 2019.
  2. ^ a b c d e f g h Giorgio Cosmacini, Maurizio De Filippis e Patrizia Sanseverino, La peste bianca: Milano e la lotta antitubercolare (1882-1945), FrancoAngeli, 1º gennaio 2004, ISBN 978-88-464-5505-5. URL consultato il 17 marzo 2017.
  3. ^ a b Luigi Emer - TESTIMONIANZE DAI LAGER (PDF), su testimonianzedailager.rai.it.
  4. ^ a b c Marina Moioli, I love Milano, Newton Compton Editori, 30 ottobre 2015, ISBN 9788854186934. URL consultato il 28 novembre 2017.
  5. ^ Maurizio De Filippis, L'Ospedale "Luigi Sacco" nella Milano del Novecento, FrancoAngeli, 2003, ISBN 9788846451521. URL consultato il 28 novembre 2017.
  6. ^ a b Massimilano Paniga, Welfare ambrosiano. Storia, cultura e politiche dell'Eca di Milano (1937-1978): Storia, cultura e politiche dell'Eca di Milano (1937-1978), FrancoAngeli, 25 maggio 2012, ISBN 9788856876161. URL consultato il 28 novembre 2017.
  7. ^ a b c Stefano Lorenzetto, Giganti: Italiani seri nel Paese del blablà, Marsilio, 17 marzo 2016, ISBN 978-88-317-4046-3. URL consultato il 17 marzo 2017.
  8. ^ Garbagnate: un monumento ricorda i medici e gli infermieri deportati - TR Aprile 1996 - ANED, in ANED. URL consultato il 28 novembre 2017.
  9. ^ EPISODIO DI GARBAGNATE (PDF), su straginazifasciste.it.
  10. ^ Virgilio Ferrari / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico, su storia.camera.it. URL consultato il 17 marzo 2017.
  11. ^ Famedio 2016, su mediagallery.comune.milano.it. URL consultato il 28 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2018).
  12. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Antonio Greppi 25 giugno 1951 - 21 gennaio 1961 Gino Cassinis
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