Villaggio Olimpico (zona di Roma)

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Villaggio Olimpico
Roma Stadio Flaminio - Villaggio Olimpico - Ponte Milvio.jpg
Veduta dello Stadio Flaminio e del soprastante Villaggio Olimpico, anni 1960 ca.
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma II
Data istituzione 29-30 luglio 1977[1]
Codice 2A
Superficie 1,15 km²
Abitanti 2 817 ab.[2] (2015)
Densità 2 449,57 ab./km²

Coordinate: 41°56′00.69″N 12°28′31.03″E / 41.933524°N 12.475287°E41.933524; 12.475287

Villaggio Olimpico è la zona urbanistica 2A del Municipio Roma II di Roma Capitale. Si estende sul quartiere Q. II Parioli.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La zona confina:

Il Villaggio Olimpico. Storia[modifica | modifica wikitesto]

Case in linea realizzate su progetto di Adalberto Libera

Nella piana tra la collina di Villa Glori e il Tevere, per gli eventi bellici si era costituito negli anni quaranta del secolo scorso un agglomerato di baracche di sfollati, conosciuto come campo Parioli. Per sgomberare e demolire l'agglomerato, fu colta l'occasione delle Olimpiadi di Roma, nel 1960.

Per ospitare gli atleti, un complesso edilizio nuovo, chiamato appunto Villaggio Olimpico, fu costruito nella piana negli anni 1958-59 su progetto degli architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti. Il complesso immobiliare fu edificato con il contributo economico del fondo pensioni degli impiegati dello Stato, il Comune di Roma ed il CONI. Successivamente, le opere edilizie furono consegnate all'INCIS (Istituto nazionale per le case degli impiegati statali), ed assegnate tramite concorso ad impiegati dello Stato. Costruito invece direttamente dallo stesso INCIS, adottando lo stesso progetto da parte degli stessi architetti, il quartiere gemello sito dalla parte opposta della città, sulla via Ostiense, chiamato Decima. Nel 1972 con lo scioglimento dell'INCIS la gestione del patrimonio passò allo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), con 111 abitazioni, mentre altre 38 sono gestite dal Comune. Nel 1985 gli assegnatari riscattarono fino ad oltre il 90% degli appartamenti, che sono diventati così di proprietà privata.

Per salvaguardare la qualità abitativa e l'organicità del nuovo complesso e creare, al contempo, un asse di scorrimento veloce tra il centro della città lato Parioli e la direttrice Cassia-Flaminia, fu creato il Corso di Francia, viadotto di un chilometro progettato da Pier Luigi ed Antonio Nervi, che scavalca il Tevere sul Ponte Flaminio.

Dopo anni di degrado, che avevano fatto della zona una delle tappe principali della prostituzione di strada, la costruzione e l'avvio dell'attività dell'Auditorium ne ha favorito una forte riqualificazione.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Nel quartiere sono collocati 4 gruppi bronzei realizzati dallo scultore Amleto Cataldi. I gruppi, raffiguranti il Calcio, la Corsa, la Lotta e il Pugilato, erano in origine collocati sulla faccia dello Stadio Nazionale [3], impianto sportivo demolito nel 1957 per la realizzazione dello Stadio Flaminio.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Progetto dell'architetto Francesco Berarducci.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Progetto dell'architetto Renzo Piano.

Architetture scolastiche[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Progetto dell'architetto Annibale Vitellozzi in collaborazione con l'ingegnere Pier Luigi Nervi.
Progetto dell'architetto Antonio Nervi in collaborazione con l'ingegnere Pier Luigi Nervi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per zone urbanistiche.
  3. ^ Mente antica - Gruppi bronzei del Cataldi a Roma ... la giusta paternità, menteantica.it, 21 maggio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edilizia Popolare, nº 35, Milano, ANIACAP, luglio-agosto 1960.
  • Piero Ostilio Rossi, Roma. Guida all'architettura moderna. 1909-2000, 3ª ed., Roma, Editori Laterza, 2003, pp. 209-212, ISBN 978-88-420-6072-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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