Tesoro della Corona d'Italia

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La Corona Ferrea, utilizzata come corona ufficiale del Regno d'Italia dalla sua costituzione nel 1861, venne da sempre considerata il primo tra i gioielli della Corona d'Italia anche se non venne mai utilizzata in cerimonie d'incoronazione.

Il tesoro della Corona d'Italia è il complesso dei gioielli della corona italiana appartenenti alla famiglia Savoia in qualità di casa regnante.

I gioielli della corona d'Italia comprendono pezzi d'alta gioielleria italiana e straniera fatti realizzare in gran parte sotto il regno di Umberto I; comprendono inoltre molti pezzi provenienti dalla collezione reale del Regno di Sardegna (di cui Vittorio Emanuele II di Savoia era originariamente reggente) e altri precedenti. Sono:

  • gioielli ufficiali, che comprendono quelli in uso al re ed alla regina di Sardegna prima e d'Italia poi;
  • gioielli privati, che comprendono i gioielli di uso quotidiano dei membri della famiglia reale;
  • gioielli del santuario di Oropa, che comprendono i doni effettuati da Casa Savoia al santuario di Oropa, il maggiore santuario mariano del Piemonte, per decorare la chiesa, altari o statue sacre.

Dopo il crollo della monarchia nel 1946, le prime due parti del tesoro sono sotto custodia dalla Repubblica Italiana subentrata al governo sabaudo. Oggi la famiglia Savoia si è dichiarata disposta a favorire la musealizzazione di questi beni, come affermato in alcune interviste[1]. Attualmente i gioielli si troverebbero quindi in un caveau della Banca d'Italia, precisamente in un cofanetto a tre ripiani in pelle di colore nero, con una fodera in velluto azzurro[2]. Lo stesso Umberto II avrebbe affidato il tesoro prima a Amedeo di Savoia-Aosta il 6 dicembre 1943[3], e poi a Falcone Lucifero, ministro della Casa Reale, affinché venissero custoditi all'interno della Banca.

Il verbale di consegna così recita: "L'anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17 nei locali della Banca d'Italia, via Nazionale n. 91 si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, nella sua qualità di reggente il Ministero della Real Casa con l'assistenza del Grand'Ufficiale Livio Annesi direttore capo della Ragioneria del Ministero suddetto - si legge in un documento in carta da bollo da 12 lire, redatto il giorno del deposito - L'avvocato Falcone Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da sua maesta' re Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale della Banca d'Italia per essere tenuti a disposizione di chi di diritto gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette 'gioie di dotazione della Corona del Regno', che risultano descritti nell'inventario tenuto presso il ministero della Real Casa e che qui di seguito si trascrivono'"

Gioielli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

La perduta corona del Regno di Sardegna, che oggi rimane come simbolo araldico nello stemma di Casa Savoia
Vittorio Amedeo III di Savoia: il giovane sovrano indossa il collare dell'Ordine della Santissima Annunziata e tiene tra le mani il bastone da comandante che sostituì il tradizionale scettro nel Settecento

I gioielli ufficiali erano i propriamente detti "Gioielli della Corona d'Italia" ovvero quel patrimonio di regalie ufficiali che venivano utilizzate dal re e dalla regina di Sardegna prima e d'Italia poi nelle occasioni solenni come le incoronazioni. Alcuni di questi pezzi sono andati distrutti o persi nel corso dei secoli. Tra i pezzi di maggiori rilievo ricordiamo:

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Corona d'Italia.
  • La Corona Ferrea utilizzata come corona reale del Regno d'Italia perché legata sacramentalmente al territorio della penisola e perché già utilizzata in passato dagli Imperatori tedeschi per essere incoronati come re d'Italia nel medioevo. Essa venne inoltre usata anche da Napoleone nel suo regno sull'Italia settentrionale ed in seguito da tutti i re del Regno Lombardo-Veneto. Quando Vittorio Emanuele II unificò l'Italia essa venne assunta come corona reale con l'obbligo però di non essere rimossa dal duomo di Monza dove veniva custodita da secoli e dove ancora oggi si trova. La corona è uno dei pezzi più importanti al mondo in fatto di corone non solo per la fabbricazione longobarda risalente all'VIII secolo, ma anche perché la tradizione vuole che contenga una lamina circolare ricavata dalla fusione di uno dei chiodi della croce di Cristo. In realtà il gioiello non fece mai effettivamente parte della collezione dei gioielli di Casa Savoia, ma rappresentò un simbolo della nazione italiana unita e non venne mai utilizzato durante le incoronazioni dei re d'Italia.
  • La corona del Regno di Sardegna fu una corona fatta costruire nel Settecento e rappresentava il simbolo politico del potere regale nel regno di Sardegna. La corona era realizzata in oro, diamanti, perle e pietre preziose, era ricoperta di velluto rosso sul medesimo. Essa era caratterizzata dalla base in oro decorata a nodi di Savoia ed alla sommità era sormontata da una croce di San Maurizio, che si rifaceva all'omonimo ordine cavalleresco di collazione sabauda. Utilizzata per l'incoronazione di Vittorio Amedeo III di Savoia, venne trafugata come bottino di guerra nel 1795, durante l'invasione francese del Piemonte; trasportata a Rotterdam venne smontata e i suoi materiali fusi o venduti separatamente. Successivamente la corona continuò ad essere utilizzata simbolicamente nei ritratti dei re sabaudi e nei loro stemmi anche se nessuno di loro ne fece realizzare più una nuova fisicamente.[4] Nel 1890 quando venne realizzato il primo decreto regio di araldica del neonato stato italiano venne prevista la presenza di una corona di stato, ma anche in quel caso essa non fu mai realizzata fisicamente. Nel 2017, in occasione della traslazione del corpo di Vittorio Emanuele III al santuario di Vicoforte venne realizzata una corona in tutto uguale a quella del Settecento che venne posta simbolicamente sulla bara durante i funerali del monarca.[5]
  • La corona del Ducato di Savoia fu una corona fatta realizzare nel Seicento forse da Carlo Emanuele II di Savoia per la propria incoronazione a Duca di Savoia. Essa fu alla base del modello della successiva corona reale del Regno di Sardegna ed era realizzata in oro e pietre preziose, costituita da una base a fioroni chiusa da velluto rosso e sormontata da due soli archetti così come appare nello stemma della famiglia dell'epoca. Di essa non si hanno più tracce e probabilmente venne smontata per la costruzione della corona reale nel 1720.
  • Lo scettro di Savoia era uno scettro realizzato in oro e pietre preziose terminante con una croce. Non si conosce la data precisa della sua realizzazione anche perché esso compare unicamente in un ritratto di Carlo Emanuele II di Savoia. Dalla proclamazione del regno di Sardegna nel 1720 si perdono completamente le sue tracce e viene sostituito dal bastone di comandante militare.
  • Il bastone da comandante era simile agli scettri dei generali dell'epoca e venne realizzato nel Settecento. Esso consisteva in un tubo d'argento ricoperto di velluto rosso con incise in bianco delle croci di Savoia. Il bastone era chiuso alle estremità da dei cappucci in oro.
  • Il collare dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata era l'insegna che il duca di Savoia portava in quanto capo dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata. Realizzato in oro, formato da quattordici maglie alte 3 centimetri, dentro ognuna delle quali vi sono le ultime due e le prime due lettere del moto FERT serrate da un nodo sabaudo, chiuso e smaltato di bianco e di rosso. Le maglie sono fra loro separate da quattordici rose d'oro, alternativamente smaltate sette di bianco e sette di rosso. Dal collare, al centro, scende un pendente in oro pieno, del diametro di 4,2 centimetri e sospeso da tre catenelle, racchiuso da tre nodi sabaudi e con, ne mezzo, l'immagine della Santissima Annunziata ornata con smalti bianchi, rossi e blu.

Gioielli privati[modifica | modifica wikitesto]

La duchessa d'Orleans che indossa la sua tiara
Umberto II e Maria José nel giorno delle nozze, indossando alcuni gioielli regali.
Fotografia d'epoca ritraente la Regina Margherita di Savoia con al collo la sua preziosa e lunghissima collana di perle

La collezione reale dei gioielli dei Savoia comprendeva anche un gran numero di gioielli di uso quotidiano che venivano utilizzati dai membri della famiglia reale italiana. Tra i pezzi di maggior rilievo vi sono:

  • Il diadema della duchessa d'Aosta, è un diadema in oro, argento e diamanti realizzato nel 1895, dalla gioielleria Musy di Torino, in occasione delle nozze di Elena d'Orléans con il duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta. La corona subì delle modifiche perché alcune parti di essa vennero vendute ed oggi rimane solo la parte frontale che veniva fermata sul capo con un apposito fermaglio ad incastro tra i capelli. La base del diadema è costituita da un motivo a nodi di Savoia mentre tutto il gioiello è integralmente tempestato di diamanti.
  • Il diadema in diamanti fu un gioiello appartenuto ad una delle dame di corte della regina Margherita che alla propria morte decise di farne dono alla regina. Esso è contraddistinto da un motivo con tre grandi fiori visibili sul fronte in oro, argento e diamanti. Il diadema ha la particolarità che i tre grandi fiori possono essere smontati dalla corona ed usati singolarmente come spille.
  • Il diadema a fiori venne realizzato all'inizio dell'Ottocento e anche questo gioiello, come il precedente, è realizzato in oro, argento e diamanti ed è completamente scomponibile. Da esso si possono ricavare quattro spille ed un paio di orecchini da utilizzare singolarmente.
  • La collana della regina Margherita, composta da un totale di 684 perle, appartenuta alla regina Margherita tale collana venne poi divisa dalla nuora Elena per donarla agli altri componenti della famiglia reale.
  • Il pendente con il simbolo della Croce Rossa Italiana appartenne alla duchessa d'Aosta, Elena d'Orléans, che per anni fu Ispettrice Generale della Croce Rossa Italiana. Il pendente è un gioiello realizzato in platino, diamanti e rubini e venne con tutta probabilità realizzato all'inizio della Prima guerra mondiale quando la duchessa iniziò la sua attività assistenziale. Il pendente è un medaglione circolare avente al centro il simbolo della Croce Rossa Italiana realizzato con rubini squadrati e circondato da diamanti.
  • Il braccialetto della regina Maria Teresa venne fatto realizzare su commissione della regina Maria Teresa d'Asburgo-Toscana nel 1830 dal gioielliere Jean-François Bautte di Ginevra, consiste in un braccialetto con nastro in pelle riportante nella parte superiore un grande medaglione a forma di cuore realizzato in smalti opachi colorati, sormontato a sua volta da una corona reale ed avente in centro due miniature raffiguranti i ritratti dei suoi due figli, Vittorio Emanuele e Ferdinando con le loro iniziali, "V" e "F".
  • Il bracciale di nozze della regina Maria Adelaide fu uno dei regali del re Carlo Alberto di Savoia a Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, futura moglie di suo figlio Vittorio Emanuele II di Savoia, in occasione del loro fidanzamento ufficiale. Esso è composto da un bracciale in oro, argento e diamanti con motivi a rosoni, realizzato nel 1841 ed avente nel rosone centrale uno scompartimento apribile da dietro nel quale si trovava in origine la miniatura di Vittorio Emanuele II. Nel 1855, alla morte di Maria Adelaide, ella lasciò il bracciale in eredità al nipote Umberto, che ne fece dono poi alla sua fidanzata Margherita facendo sostituire il ritratto del padre con il proprio. Successivamente il bracciale passò al nipote di Umberto, Umberto, principe di Piemonte che lo donò alla moglie Maria José del Belgio sostituendo anche in questo caso la miniatura del nonno con la propria.
  • L'anello con lo stemma di Casa Savoia è un anello realizzato in oro con al centro un grande zaffiro che reca inciso lo stemma di Casa Savoia. Il gioiello venne realizzato negli anni venti del XX secolo per conto di Umberto, principe di Piemonte e passò in seguito al ramo dei Savoia-Aosta.
  • L'anello con la perla nera è un anello che venne donato dall'allora primo ministro Benito Mussolini ad Irene di Grecia in occasione delle sue nozze con Aimone di Savoia-Aosta, duca di Spoleto, avvenute a Firenze il 1º luglio 1939. L'anello è composto da una struttura d'argento che sostiene una perla che, malgrado il nome tradizionale del gioiello, è di colore rosa scuro.
  • Gli orecchini pendenti per il diadema della regina furono un paio di orecchini commissionati da Umberto, principe di Piemonte nel 1930 per la fidanzata Maria José del Belgio da portarsi il giorno delle nozze abbinati al diadema reale. Essi sono composti da una struttura a piccoli fiori in oro, argento e diamanti aventi al centro due diamanti a pendente che potevano essere sostituiti per l'occasione con due perle della medesima grandezza.
  • La spilla delle dame di corte della duchessa di Pistoia venne realizzata come modello nel 1928 dalla ditta Musy di Torino e predisposta come obbligatoria per tutte le dame di corte della principessa Lydia d’Arenberg, avente il titolo di duchessa di Pistoia in quanto moglie di Filiberto di Savoia-Genova. Il gioiello consiste in una composizione di argento e diamanti raffigurante una "L" corsiva inscritta in un cerchio realizzato con nodi di Savoia intrecciati tra loro e sormontata inoltre dalla corona ducale. L'oggetto veniva portato appuntato a mo' di spilla sulla spalla sinistra ed è accompagnato da un nastro azzurro.
  • La spilla dei gentiluomini di corte della duchessa di Pistoia venne realizzata come modello nel 1928 dalla ditta Musy di Torino e predisposta come obbligatoria per i gentiluomini di corte della principessa Lydia d'Arenberg. Il gioiello consiste in una spilla ovale da portarsi sul bavero della giacca avente uno sfondo smaltato di blu sul quale si trovava raffigurata una "L" corsiva inscritta all'interno di un cerchio realizzato con piccoli diamanti e sormontata dalla corona ducale.
  • La spilla coi nodi di Savoia fu un dono commissionato da Umberto, principe di Piemonte per la promessa sposa Maria José del Belgio da utilizzare il giorno delle loro nozze. Il gioiello consisteva in una spilla composta di nodi di Savoia che si presentava come smontabile ed all'occasione poteva costituire due spille a nodi separati ed una a barretta.
  • La bomboniera in argento e smalti fu realizzata in occasione delle nozze di Umberto, principe di Piemonte e della principessa Maria José del Belgio. La scatola è completamente in argento e smalti e riporta nella parte superiore gli stemmi del Regno d'Italia e del Regno del Belgio accollati, circondati tutt'intorno da nodi di Savoia intrecciati tra loro e da fiori arancio in argento su sfondo smaltato di blu. Il bordo del coperchio, decorato con un motivo a nodi sabaudi, riporta sul retro la data delle nozze "Roma, 8 gennaio 1930".

Gioielli del santuario di Oropa[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di Oropa al cui museo appartengono molti dei tesori donati dai Savoia nel corso dei secoli

Il santuario di Oropa è il maggior centro di culto mariano nel Piemonte. Vi si venera una Madonna nera del XII secolo. Dal Seicento fu di collazione dei Savoia che lo trasformano e lo abbelliscono grazie alla perizia di architetti rinomati come Filippo Juvarra ed Ignazio Amedeo Galletti.

Tra i pezzi di questa collezione si ricordano:

  • La corona con foglie realizzata in oro con decorazioni in argento e completata dalla presenza di diamanti, perle, smeraldi, rubini e zaffiri. La corona venne commissionata da Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1681 per ringraziare la Madonna di Oropa della fine della guerra del Sale iniziata in Piemonte l'anno precedente. Il gioiello, con un motivo a fioroni sul modello di quelle araldiche, comprende sul fronte anche un grande topazio e sul retro, in corrispondenza, un cristallo. Essa subì diverse modifiche l'ultima delle quali risale al 1820 su commissione di Vittorio Emanuele I di Savoia. La corona venne realizzata dal torinese Giuseppe Bogetto e donata al santuario per essere utilizzata durante le "incoronazioni" simboliche della statua della Madonna nera.
  • La corona a due ordini con croce in smeraldi venne assemblata nel 1920 ad opera della ditta fratelli Bertarelli di Milano in occasione della quarta incoronazione della statua della Madonna del santuario di Oropa. La corona è realizzata sul modello del triregno papale e si compone sostanzialmente di due corone, una più grande alla base ed una più piccola leggermente sopraelevata. La corona di base venne realizzata nel 1681 per commissione di Vittorio Amedeo II di Savoia e presenta ancora oggi uno stile a fioroni mentre la corona superiore venne realizzata appunto nel 1920 seguendo lo stile della prima. Sul tutto sta una croce in argento e smeraldi realizzata nel primo Settecento.
  • La corona a due ordini venne realizzata nel 1720 secondo un progetto attribuito a Filippo Juvarra ed al gioielliere Bertollero di Torino il quale dissassemblò una precedente corona del 1620. La corona, come la precedente, è costituita su due piani, ciascuno composto di una corona in oro con decorazioni in argento con diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, ametiste e quarzi a smalto. Sulla cima è presente una croce di ametiste inserita nella corona nel 1920 in sostituzione di quella di smeraldi andata a decorare l'altra corona.
  • La corona del Bambin Gesù venne donata al santuario nell'agosto del 1820 dal re Vittorio Emanuele I di Savoia in occasione della visita dei sovrani presso il luogo di culto. Il disegno ricorda molto quello delle corone utilizzate dai re di Sardegna così come sono visibili in molti ritratti dei regnanti sabaudi dell'epoca. La corona è rimasta sul capo della statua sino al 1972 quando fu sostituita e inserita nel patrimonio del santuario. Essa è stata realizzata da un anonimo orafo piemontese su una base d'oro con decorazioni in argento e l'aggiunta di pietre preziose quali diamanti, ametiste, cristalli di rocca e paste vitree.
  • La corona marchionale venne donata dalla regina Maria Teresa d'Asburgo-Este al santuario nel 1820 in concomitanza con quella fatta realizzare per la statua di Gesù Bambino dal marito. Il gioiello si presenta per l'appunto come una corona araldica di marchese, realizzata in oro, diamanti, zaffiri, quarzi e un grande zircone al centro sul fronte. Venne realizzata dall'orafo piemontese Giuseppe Felice Borriani.
  • Il globo a pomo è un prodotto di squisita gioielleria risalente al 1672 quando Carlo Emanuele II di Savoia ne commissionò la realizzazione per la statua della Madonna del santuario di Oropa. Esso è costituito da un melograno d'oro con inciso sul davanti lo stemma del ducato di Savoia, avente due rami in oro smaltati con foglie, il tutto sormontato da una croce d'oro e diamanti. Il globo è dotato di un perno per poter essere incastrato nella mano della Vergine ed all'occorrenza essere montato su una mazza priorale da portare durante le processioni solenni.
  • Il pendente della Madonna, donato al santuario dalla regina Maria Cristina di Francia, moglie del defunto Vittorio Amedeo I di Savoia nella prima metà del Seicento è realizzata nella Germania meridionale in oro e diamanti con inserti realizzati a smalto. Nel medaglione del pendente sono raffigurati Sant'Anna e San Gioacchino con la piccola Vergine Maria.
  • La pettorina della Madonna è costituita da una decorazione da porre sul petto della statua della Madonna nera a mo' di pettorina appunto. Il gioiello è di forma triangolare ed ha una composizione molto complessa, costituita da fiori e volute a nastro realizzate in oro e argento con l'aggiunta di diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri e di un granato rosa di notevoli dimensioni sulla punta inferiore dell'oggetto. La pettorina venne commissionata nel 1758 da Carlo Emanuele III di Savoia e realizzata dall'orafo torinese Benedetto Giacomino su disegno del gioielliere Giovanni Amedeo Tempia.
  • Il medaglione della principessa Maria Clotilde è un medaglione risalente al 1859 che venne donato in quell'anno da papa Pio IX alla principessa Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II di Savoia in occasione del suo matrimonio con il principe francese Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte. Alla morte della principessa, nel 1911, secondo sue disposizioni testamentarie, il gioiello venne donato al santuario di Oropa fu posto dall'allora vescovo di Biella mons. Andrea Masera, che lo aveva ricevuto direttamente dalla principessa prima di morire, nella statua sulla quale compare ancora oggi. Il medaglione è formato da una rosa d'oro con decorazioni a smalti rosse avente al centro un grande ametista.
  • La spilla a fiocco venne realizzata per conto della corte sabauda verso la metà del XVIII secolo con il tipico motivo a fiocco (o Sévigné) molto in voga per l'epoca. Il gioiello è composto infatti da un grande fiocco d'oro e diamanti, ascrivibile alla manifattura piemontese. Di proprietà della famiglia reale, la spilla venne quindi donato dal Carlo Alberto di Savoia alla moglie Maria Teresa d'Asburgo-Toscana in occasione delle loro nozze, da cui il nome di "nodo d'amore" con cui spesso viene identificata. Dopo la morte del marito la regina Maria Teresa decise di non comparire più molto in pubblico e l'anno dopo essersi definitivamente ritirata nella nativa Toscana (nel 1852) fece dono del prezioso al santuario di Oropa facendovi apportare delle modifiche consistenti in due ganci d'oro e diamanti coi quali realizzare un sostegno a mo' di pendente per consentire alla spilla di essere applicata sulla statua della Madonna.
  • L'ostensorio a raggiera fatto realizzare dalla duchessa madre Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours nel 1700 è un ostensorio di pregevole fattura, con una struttura a sole nella parte superiore ove viene accolta la particola consacrata da portare in processione. L'ostensorio è realizzato integralmente in oro e i raggi della particola contengono un totale di 423 diamanti, 247 rubini, 33 smeraldi, 1 amanita[senza fonte], 13 topazi, 3 berilli, 1 zaffiro e 31 giacinti[senza fonte].
  • Il Cuore fiammato è un gioiello fatto realizzare dal re Carlo Felice di Savoia nel 1837 e consiste in un cuore in oro con fiamme in argento e diamanti incastonati. Sul fronte reca la data "1837" realizzata in argento e diamanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maurizio Lupo, I Savoia promettono a Torino i gioielli della regina, La Stampa, 21/06/03
  2. ^ Malisa Longo, Gioielli di Casa Savoia, storie e memorie, Secolo d'Italia, 26/02/03
  3. ^ Roberto Valeriani, Quelle perle dei Savoia, Il Sole 24 Ore, 03/08/03
  4. ^ vedi qui
  5. ^ vedi qui

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Gabriella di Savoia e Stefano Papi, Gioielli di Casa Savoia, Milano, Electa, 2002, ISBN 978-88-8310-206-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]