Telelavoro

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Diritto del lavoro in Italia








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Categoria:Diritto del lavoro
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Il telelavoro[1] può essere inteso come un modo di lavorare indipendente dalla localizzazione geografica dell'ufficio o dell'azienda, facilitato dall'uso di strumenti informatici e telematici e caratterizzato da una flessibilità sia nell’organizzazione, sia nelle modalità di svolgimento.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un concetto fortemente legato all'evoluzione delle tecnologie informatiche e quindi soggetto ad una continua trasformazione.

Il telelavoro è molto più di una tecnica per delocalizzare gli uffici: esso permette di liberare il lavoro dai vincoli spaziali e temporali, e, di conseguenza, le persone possono scegliere dove, quando e come lavorare. Spesso il telelavoro è un misto col lavoro tradizionale e richiede la presenza fisica in ufficio alcune volte alla settimana o al mese, oltre all'impegno a telelavorare entro un intervallo di orari flessibile -ma comunque limitato e non a completa discrezione del lavoratore- , in cui il lavoratore deve essere reperibile.

Il telelavoro non è una professione, né di un mestiere: chi telelavora resta comunque un traduttore, o un programmatore o qualsiasi altro tipo di professionista; tuttavia, per svolgere i suoi compiti, non dovrà più recarsi in ufficio per le classiche otto ore lavorative, perché il suo posto di lavoro sarà localizzabile ovunque ci sia una connessione alla rete aziendale o la possibilità di inviare file e messaggi.[2]

La dotazione hardware minima consiste in un computer, connessione Internet a banda larga, periferiche che possono essere già incorporate nel PC (cuffia con microfono, webcam, scanner). L'utente compie un accesso con funzioni di desktop remoto al proprio PC situato in ufficio con i relativi file e programmi, ovvero fa una connessione dal Pc di casa al server dell'azienda sul quale è installato e gira il software ERP.

Rispetto a una connessione effettuata in ufficio, l'utente noterà maggiori problemi di sicurezza e connessione più lenta perchè si entra da un nodo esterno al dominio aziendale, ma con le stesse funzionalità di base di un database management system, richieste allo stesso software quando è gli utenti si trovano fisicamente negli uffici dell'azienda: autenticazione degli utenti, tracciabilità di tutte le operazioni (di visualizzazione, cancellazione, aggiornamento), gestione dei conflitti in un file condiviso e in modifica presso due o più utenti, storage/ back-up e punto di ripristino, eventuale trasmissione cifrata dei dati e firma digitale.

Vantaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • fine del pendolarismo:
    • risparmio dei tempi e costi di trasporto quotidiani per il tragitto casa-lavoro,
    • drastica riduzione del traffico su strada e su ferrovia
      • con minori tempi di percorrenza
      • inquinamento e dipendenza estera dal petrolio
      • maggiore sicurezza, e meno incidenti e costi assicurativi
      • scomparsa dei picchi di traffico e possibilità di dimensionare le reti di trasporto (strade, autostrade e ferrovie) su valori medi, non massimi, con ingenti risparmi sugli investimenti
    • recupero dei "tempi morti" di viaggio e attesa, trasformati in tempi di riposo o di lavoro
    • ridimensionamento del servizio universale di trasporto pubblico locale (ferrovia e bus), e relativi minori oneri per lo Stato.
  • risparmio dell'affitto di un abitazione: scegliendo di spostarsi da casa nella sede di lavoro nei pochi giorni del mes ein cui questo è richiesto, senza dotarsi di una sistemazione nelle vicinanze del luogo di lavoro.
  • maggiore produttività e rdiotto turn-over del lavoratore: soddisfazione per maggiore autonomia, ridotti conflitti in famiglia e coi colleghi, stress per il trasporto
  • ottimo bilanciamento lavoro-vita famigliare: quanto più la gestione degli orari e del luogo di lavoro è lasciata a completa discrezione del lavoratore; possibilità di lavorare in vicinanza e prestare assistenza a figli minori, disabili, anziani a carico ecc.
  • eliminazione delle postazioni di lavoro:
    • risparmio di acquisto/locazione degli uffici,
    • risparmio costi di gestione (illuminazione, riscaldamento/aria condizionata, pulizia, manutenzione hardware, certificazione e messa a norma degli impianti),
    • abbattimento del tasso di assenteismo
    • riduzione del personale indiretto, che si occupa di servizi generali di stabilimento, non legato direttamente ad attività che generano profitti dal cliente finale;
    • costi di connessione Internet drasticamente ridotti per un'utenza privata rispetto alle tariffe per il segmento di clientela business.
    • meno problemi di convivenza e conflittualità tra i lavoratori, grazie a interazioni a distanza e ridotte ai minim itermini
    • maggiore produttività perchè si lavora per obiettivi.
  • facilità di crescita dimensionale e espansione geografica perchè non ci sono costi fissi alti che sono barriere all'ingresso (basta un Pc e una connessione Internet).

Tipi di telelavoro[modifica | modifica wikitesto]

La nozione di "telelavoro", fuori dall'ambito strettamente D.P.R. 70/99 giuridico, ha molte accezioni. In dipendenza della nozione adottata, nel concetto di telelavoro possono rientrare ipotesi molto distanti tra loro.

Si distinguono sei tipi di telelavoro, se basiamo la distinzione in ragione del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa (e queste tipologie sono definite "pure"):

  • Telelavoro domiciliare: il prestatore opera dal suo domicilio, e comunica con l'azienda per mezzo di PC, fax o altri strumenti. Il computer può essere connesso stabilmente alla rete aziendale, oppure vi si può collegare solo per la ricezione e l'invio del lavoro.
  • Telelavoro da "centro satellite": la prestazione è resa in una filiale appositamente creata dall'azienda. Tale particolare filiale si distingue dalla semplice filiale aziendale per il fatto che, mentre quest'ultima nasce per rispondere alle esigenze dei clienti che abitano in un determinato territorio, il centro satellite nasce per rispondere, in teoria, a tutti, data la possibilità di collegamenti attraverso l'uso del computer.
  • Telelavoro mobile: la prestazione si svolge per mezzo di un PC portatile e di altri strumenti mobili (cellulari, palmari, ecc.). Si tratta di modalità diffusa principalmente tra lavoratore autonomo ed azienda, per mezzo di lavoro a progetto.
  • Telelavoro da telecentri o telecottages: il telelavoro è svolto in appositi centri creati per lo scopo da un consorzio di aziende, da una azienda singola od anche da enti pubblici.
  • Remotizzazione: il telelavoro è svolto da più persone che si trovano in luoghi diversi, ma che sono collegate tra loro.
  • Sistema diffuso d'azienda: in pratica, con tale termine si suole indicare la cd. azienda virtuale, vale a dire un'azienda esistente solo in rete.

Secondo la ricerca ECATT coordinata nel 1999 dall'Istituto di ricerca Empirica, i lavoratori dipendenti che prestano la loro attività con la modalità del telelavoro costituiscono, in Italia, l'1,57% del totale della forza lavoro (contro una media europea del 1,96%). Se si comprendono nel computo anche i lavoratori autonomi e parasubordinati, nonché i telelavoratori "occasionali", la percentuale sale al 3,59% (contro la media europea del 6%). Ulteriori approfondimenti sui casi di telelavoro in Italia sono stati forniti dal progetto finanziato dal Ministero del Lavoro Tielledi'


La disciplina del telelavoro in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina del telelavoro, per quanto riguarda il settore privato, è dettata principalmente dall'accordo interconfederale del 9 giugno 2004, con cui i rappresentanti dei datori di lavoro e i sindacati confederali hanno recepito in Italia l'accordo quadro europeo sul telelavoro del 16.07.2002[3] (l'Italia è stato il quinto paese in ordine temporale ad aver recepito tale accordo). L'accordo quadro mira a fornire una disciplina generale dell'istituto, lasciando ai contratti collettivi di settore l'introduzione di norme più dettagliate.
Nei casi di telelavoro, si applica lo Statuto dei Lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale e dalle sede domestica della prestazione lavorativa. È perciò illegittimo l'uso di webcam o software per controllare la produttività del lavoratore.

Per quanto riguarda invece la pubblica amministrazione italiana il telelavoro è espressamente regolato dall' articolo 4, comma 3, legge n.191/19 e dal D.P.R. 8 marzo 1999 n. 70 art. 6[4], come dettagliato dalla Deliberazione AIPA n.16/2001, che, dapprima distingue tra lavoro a distanza e telelavoro (tale distinzione è basata sul criterio della prevalenza nell'utilizzo degli strumenti informatici), e, poi, detta nei successivi articoli la disciplina specifica della materia.

In materia di trattamento dei dati aziendali, la norma ISO/IEC 27001 indica i controlli minimi per la postazione di telelavoro e per evitare accessi non autorizzati ai dati aziendali. In caso di telelavoro domiciliare, il datore ha le stesse responsabilità in materia di sicurezza e salute, previste dal d. lgs. 66/2003 per la sede di lavoro originaria.

In questo senso, la Direttiva 89/391/CEE e n. 90/270/CEE relativa alle prescrizioni minime in materia di sicurezza e di salute per le attività lavorative svolte su attrezzature munite di videoterminali, dispone che i datori adottino analisi e misure per mitigare i rischi eventuali per la vista e i problemi di affaticamento fisico e mentale, ma non si applica ai sistemi denominati "portatili" ove non siano oggetto d'utilizzazione prolungata in un posto di lavoro.

Il principio fondamentale della disciplina è quello della volontarietà: il telelavoro è modalità di svolgimento della prestazione lavorativa che può essere adottata solo previo accordo, individuale o collettivo, tra le parti.
In genere, è demandato alal richiesta voontaria del singolo lavoratore, ed è sempre reversibile, nel senso che il lavoratore può chiedere di tornare a svolgere la propria mansione nei locali del datore, ovvero questi può disporre il rientro in sede se la qualità e la quantità del lavoro svolto dal teleavoratore non soddisfa gli standard richiesti.

L'accordo quadro pone a carico del datore di lavoro i costi di fornitura, installazione, manutenzione e riparazione degli strumenti informatici, nonché quelli necessari per fornire i supporti tecnici necessari allo svolgimento del lavoro. È inoltre previsto che il datore di lavoro debba adottare tutte le misure opportune per prevenire l'isolamento del lavoratore e per tutelarne la salute e la riservatezza.
Al lavoratore è posto l'obbligo di aver cura degli strumenti di lavoro e di informare tempestivamente l'azienda in caso di guasti o malfunzionamenti delle attrezzature. È inoltre previsto un espresso divieto di raccogliere o diffondere materiale illegale via internet.
Il prestatore è libero di gestire autonomamente il suo tempo di lavoro, fermo restando che i carichi di lavoro assegnati devono essere equivalenti a quelli dei prestatori presenti nei locali dell'azienda. Si è precisato infine che ai telelavoratori competono i medesimi diritti dei lavoratori "tradizionali", ad esempio per quanto attiene all'attività sindacale o all'accesso alla formazione.

La reversibilità del telelavoro limita fortemente i vantaggi del datore che non pò conseguire i risparmi di gestione derivanti dall'eliminazione definitiva della postazione di lavoro, sostituita da un telelavoratore a domicilio (costi di riscaldamento, illuminazione, pulizia uffici, affitto locali di lavoro, connessione Internet a banda larga, manutenzione hw, ecc.). La legge italiana impone a carico del datore gli obblighi di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, anche quando la prestazione lavorativa è eseguita dal domicilio del lavoratore: per questo motivo, al telelavoratore è richiesto di eseguire la prestazione in locali con abitabilità e certificazioni sanitarie, con impianti elettrici-telefonici-illuminazione-riscaldamento a norma e certificati, condizioni adeguate di microclima (ventilazione, temperatura, umidità), rumore e più in generale in termini di esposizione a agenti chimici, fisici e biologici.

Tutti questi aspetti, in altri Paesi sono demandati completamente al telelavoratore che, pure nell'ambito di un rapporto di lavoro dipendente, ha completa libertà nell'organizzazione del proprio ambiente domiciliare di lavoro con relativi costi a suo carico, oltrechè nella scelta degli orari di esecuzione dell'attività lavorativa. Il datore è sgravato di quesrti costi, che in Italia non sono eliminati, ma si "spostano" dai locali di lavoro al domicilio del telelavoratore, quando non si duplicano perchè la norma impone la reversiblità del telelavoro e quindi di mantenere anche nella sede un numero di postazioni adeguato all'eventuale rientro dei telelavoratori.
A ciò si aggiunge che, in virtù delle responsabilità in tema di sicurezza e salute nel luogo di telelavoro, il datore ottiene un diritto di ispezione e organizzazione del lavoro all'interno di una proprietà privata, il domicilio del telelavoratore, in linea teorica inviolabile, amcorchè subordinata al suo previo consenso che di fatto è obbligato, pena la perdita del posto di lavoro. E' possibile una semplificazione normativa, che avvicina i costi del telelavoro al resto d'Europa, essendo assurdo assimilare un domicilio privato ,in cui il lavoro si svolge presso una semplice postazione informatica (computer portatile, fax e postazione Internet), agli standard di qualità e sicurezza richiesti -ed economicamente sostenibili- per una realtà industriale.

Negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Nel Dicembre 2010, Obama firma il Telework Enhancement Act che invita tutte le agenzie governative a emanare policy in materia di telelavoro che estendano il più possibile il numero di lavoratori e di giornate svolte con questa modalità (non in sede), senza penalizzare la performance del lavoratore o l'operatività dell'agenzia.
Il report Status Telework del 2012 stima che vi siano più di 684.000 impiegati federali candidabili per il telelavoro, circa il 32% del totale, sparsi per 87 agenzie, di cui 144.000 hanno sottoscritto accordi individuali per il telelavoro con la propria agenzia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Conosciuto nei paesi anglosassoni come “Telework” o, nella versione americana, come “Telecommute” (ossia telependolarismo, accezione che focalizza l’attenzione sulla possibilità di sostituire gli spostamenti fisici delle persone con il trasferimento telematico)
  2. ^ Fonte: www.telelavoro-italia.com
  3. ^ fonte: Formez [1]
  4. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 25 marzo 1999 n. 70 - Serie generale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Di Nicola, P. Russo, A. Curti, Telelavoro tra legge e contratto, Ediesse, Roma, 1998, ISBN 88-230-0333-4
  • P. Di Nicola, Il nuovo manuale del telelavoro, Seam, Roma, 1999, ISBN 88-8179-384-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]